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Secondo Seminario sulla “fede” della Consulta dei laici

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Fare carovana per attraversare il deserto
A conclusione del primo seminario dell’itinerario formativo organizzato dalla CDAL per l’Anno della fede, la relatrice (prof.ssa Giuseppina De Simone), accogliendo una nostra richiesta, aveva proposto quattro piste di riflessione. Associazioni e Movimenti le hanno utilizzate per approfondimenti al loro interno, prendendo in considerazione tutte o solo alcune delle suggestioni proposte. Una commissione nominata dalla Consulta stessa ha provveduto a sintetizzare gli esiti. Il lavoro ha richiesto confronti, aggiustamenti, riformulazioni… alla fine nessuna aggregazione ha ritrovato l’intero della sua proposta iniziale, ma tutte si riconoscono nel documento di sintesi perché ciascuna vi trova qualcosa di proprio, una parte che sente concordemente accolta e stimata. Ognuna delle quattro schede di sintesi, rispondenti alle quattro piste di riflessione, si chiude con “la domanda essenziale”: un interrogativo, un problema aperto, una sottolineatura che sembrava poter raccogliere il cuore della riflessione. Insieme, possono consentire di tessere il filo rosso fra i due seminari.
Ogni aggregazione ha dato il suo contributo restando fedele fino in fondo al proprio carisma. Questo ha reso possibile con-correre nel senso etimologico di correre insieme verso la meta comune. Se volete, è la trasposizione a livello di comunità dell’autenticità personale, che è molto più della coerenza.
L’esperienza condivisa ha ulteriormente rafforzato il valore della comunità, base della comunione. È l’antidoto alla deriva individualistica, che sembra la cifra del momento attuale nelle sue varie espressioni e che contribuisce a costruire i deserti nei quali camminiamo insieme: deserto di responsabilità genitoriale, deserto di corresponsabilità educativa, deserto sociale, deserto di solidarietà, … Possiamo attraversarli solo facendo carovana. La carovana è futuro, è andare “verso” non solo come luogo geografico, ma come realtà esistenziale fatta di incontri, comunicazione reciproca di progetti, ascolto, abbandono di false certezze, apertura al nuovo. Fare carovana è tradurre il valore della comunità nel lavorare non per gli altri, ma con gli altri. “Con” è più faticoso, ma più promettente, perché consente di assumere uno sguardo “oltre”, pensando non alla sommatoria, ma all’interazione dei carismi. Il valore aggiunto è il perché, un perché causale e finalistico, che riposa nella fede e nell’unica missione affidata al popolo di Dio di annunciare la buona novella con le parole e con lo stile di vita.
La riflessione fin qui condotta ha messo in luce che per corrispondervi sono necessarie:
– una robusta idea di Chiesa, ossia una rappresentazione ecclesiale adeguata, secondo la grande lezione conciliare della Lumen Gentium: “una forma di chiesa che si dia in una rete di relazioni comunicative, senza la quale la koinonia predicata rimane orizzonte regolativo vuoto” (S. Noceti);
– una forte e corretta idea di “presenza” della comunità ecclesiale, attraverso i fedeli laici, nelle diverse realtà secolari. E’ possibile avendo tutti chiaro il senso di comunità: communitas, cum-munus, un dono, ma anche un ufficio o compito per il bene comune.
Insomma, laici che ci sono e si sente. Ma oggi è davvero così o i laici stanno sperimentando, come asserisce Paola Bignardi, la “scarsa rilevanza ecclesiale” della loro testimonianza e rischiano di essere invisibili perché mancano luoghi concreti di discernimento comune “per l’approfondimento delle ragioni di quello che accade, il confronto con il Vangelo per valutare quello che accade”, scegliere e decidere in merito?
Con il secondo seminario intendiamo approfondire proprio l’ecclesiologia del Vaticano II.
L’appuntamento è ancora più significativo dopo l’elezione di Papa Francesco, che con i suoi primi gesti e parole ha richiamato una forma di Chiesa sinodale ed ecumenica, riportando all’essenzialità del Popolo di Dio in comunione con i suoi pastori e ricordando che la vita di comunione è radicata in una conversione consistente nel cambiare il cuore, prima ancora della mente.
 
PROGRAMMA (sabato 6 aprile 2013)
 ore 15.30 Accoglienza
ore 16.00 Preghiera Comunitaria
Introduzione ai lavori
– mons. Salvatore De Pizzo, vicario per il laicato
– prof.ssa Anna Maria Bianchi, presidente CDAL
relazione della Prof.ssa Serena Noceti (Vice Presidente Associazione Teologica Italiana)
Popolo di Dio in cammino nei deserti del mondo contemporaneo
ore 17.30 Intervallo
ore 17.45 Dialogo con la Relatrice
ore 18.45 Conclusioni di S. E. Rev.ma Mons. Francesco Nolè, Vescovo
Preghiera
 
a cura della
Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali
 

Il “Progetto Policoro” nel Professionale di Policoro

Nuovo impegno per il Progetto Policoro della Diocesi di Tursi-Lagonegro: sono in programma martedì 19 marzo e venerdì 22 marzo degli incontri informativi e formativi per i ragazzi delle classi quinte dell’Istituto Professionale di Policoro, giovani studenti prossimi ad intraprendere le proprie scelte lavorative e/o universitarie.
Il Progetto Policoro è un Progetto della Chiesa Italiana che nella nostra diocesi vuole ri-partire proprio dalla città di Policoro dove tutto ebbe inizio oltre quindici anni fa; e da Policoro continuare quanto intrapreso da don Mario Operti per le drammatiche questioni che affligono il mezzogiorno di Italia. Dunque l’equipe diocesana ha pensato di programmare e parlare al cuore di coloro che vivono l’incertezza del futuro, raccontando loro la bellezza dei nostri territori e lo straordinario impegno che la Chiesa Italiana quotidianamente rinnova per il futuro e la speranza delle nuove generazioni. Saranno coinvolti negli incontri oltre all’animatrice di comunità della diocesi Sara Simeone; il coordinatore diocesano don Domenico Martino; il direttore della Pastorale giovanile don Adelmo Iacovino; il direttore regionale della Coldiretti Angelo Milo; il direttore di Confartigianato Nicola Timpone; il responsabile delle ACLI Giulio Sarli e altri testimoni che racconteranno della loro esperienza. Saranno tutti impegnati nell’offrire gli strumenti e le conoscenze necessarie per l’avvio di un progetto o attività imprenditoriale, a partire dal territorio locale e regionale.
Dunque un momento atteso dai ragazzi ,dai relatori e dai professori per rendere la Chiesa e la Società realtà che spendono le loro vite per il bene comune.
 
PROGRAMMA:
 
MARTEDIì 19 MARZO
ore 10.00 Il Progetto Policoro, attività di brain storming , “Storie al bivio” a cura dell’animatrice Sara Simeone
Ore 11.30 “Il concetto di lavoro per il cristiano” a cura del direttore della Pastorale giovanile della diocesi, don Adelmo Iacovino
 
VENERDI’ 22 MARZO
ore 9,30: ACLI- Compilazione di un Curriculum Vitae, studio e opportunità del territorio e il ruolo delle ACLI
ore 10,30: Coldiretti-Come si crea un Business Plan nel settore di competenza, studio e opportunità del territorio, ruolo della Coldiretti
ore 11,30: Confartigianato- Come si crea un business Plan nel settore di competenza, studio e opportunità del territorio, ruolo di Confartigianato.
 
Guida i lavori il coordinatore diocesano, don Domenico Martino.
Conclude il Vescovo Mons. Francesco Nolè.
E’ prevista inoltre una visita guidata a cura della scuola.

Habemus Papam: Bergoglio, è Francesco

«Habemus Papam»: è il cardinale di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, gesuita. Il nome che ha scelto per sé è Francesco. Alle 19.06 la tanto attesa fumata bianca ha annunciato l’elezione. Campane a festa a San Pietro e in tutta la Chiesa. Emozione in tutto il mondo. Fedeli in delirio in piazza. È il primo Papa sudamericano della storia.
 
Ecco le prime parole di Papa Francesco affacciato alla Loggia di San Pietro. «Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un vescovo a Roma; sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo alla fine del mondo. Ma siamo qui. Grazie dell’accoglienza. Preghiamo tutti insieme per il vescovo emerito di Roma». Un pensiero affettuoso a Ratzinger. Poi ha recitato con tutta la piazza il Padre Nostro, l’Ave Maria e il Gloria. «Adesso incominciamo questo cammino, vescovo e popolo, un cammino di fratellanza, di amore, di fiducia tra noi. Preghiamo sempre per noi, l’uno per l’altro, per tutto il mondo, perché ci sia una grande fratellanza. Vi auguro che questo cammino di Chiesa che oggi cominciamo sia fruttuoso per l’evangelizzazione di questa bella città. Vi chiedo un favore: prima che il vescovo benedica il popolo, vi chiedo che voi pregate il Signore perché mi benedica. In silenzio fate questa preghiera di voi su di me”. Dopo la benedizione Urbi et Orbi, si è accomiatato: “Pregate per me, ci vediamo presto, domani voglio andare a pregare la Madonna perché custodisca tutta Roma. Buon riposo».
 
L’annuncio
È Jorge Mario Bergoglio il nuovo Papa della Chiesa cattolica. L’annuncio poco dopo le 20, quando il protodiacono Tauran si è affacciato alla Loggia di San Pietro. È il primo Papa sudamericano della storia e il primo gesuita eletto papa. È nato nel 1936 a Buenos Aires da una famiglia di emigrati piemontesi. È cardinale dal dal 2001 e dal 1998 è arcivescovo della capitale argentina.
 
La fumata bianca
Alle 19.06 la tanto attesa fumata bianca ha annunciato l’elezione del nuovo Papa. Campane a distesa a San Pietro, folla in giubilo. Ma è festa in tutta la Chiesa. È la terza fumata ottenuta alla quinta votazione nel secondo giorno di Conclave. La folla in Piazza San Pietro è esplosa in un enorme boato. Ci vorrà almeno mezz’ora perché il nuovo Pontefice si affacci alla Loggia di San Pietro.
 
Folla in delirio
Folla in delirio in piazza San Pietro dopo la fumata bianca che annuncia l’elezione del nuovo Papa. Grida di entusiamo, sventolio di bandiere tra le migliaia di fedeli che sono accorsi nonostante la pioggia. Al suono delle campane, la gente continua ad accorrere per poter vedere il Pontefice che tra qualche minuto si affaccerà al mondo intero. In piazza San Pietro sono entrate la banda pontificia e il picchetto delle Guardie Svizzere in alta uniforme. La banda che ha intonato l’inno dello Stato della Città del Vaticano, portando la bandiera bianca e gialla si è schierato sul sagrato della Basilica sotto la Loggia centrale da dove tra poco si affaccerà il protodiacono, cardinale Tauran per annunciare al mondo il nome del nuovo papa. Poco dopo è giunto in piazza anche un drappello delle Forze armate, anch’essi in alta uniforme per rendere l’omaggio del nostro Paese al Papa eletto.
 
L’attesa
In questo intervallo di tempo, che sembra lunghissimo, il nuovo Papa dovrà seguire alcuni riti: prima della fumata c’è già l’atto di accettazione nelle mani del cardinale Giovanni Battista Re. Segue la fumata, poi il passaggio nella Stanze delle lacrime per indossare le vesti papali, poi il ritorno nella Sistina, una piccola cerimonia di preghiera, poi l’atto di ossequio e obbedienza dei cardinali al nuovo Papa e l’intonazione del Te Deum che segna la chiusura del Conclave. Poi l’affaccio alla Loggia.
 
Sarà il primo dei cardinali diaconi, Jean Louis Tauran, ad annunciare al popolo in attesa l’avvenuta elezione e il nome del nuovo Papa.

Il Vescovo incontra i Fidanzati

Un incontro con i Fidanzati della Diocesi che si preparano a Celebrare il Sacramento del Matrimonio, quello programmato per domenica 17 marzo alle ore 16.00 presso la sala ricevimenti “Piccolo Paradiso” di Agromonte di Latronico, sulla S.S. Sinnica (km 17+500).
Monsignor Francesco Nolè, cogliendo nella Quaresima il tempo utile per maturare scelte decisive per la propria esistenza, secondo lo stile che è proprio a questo periodo dell’Anno Liturgico, invita quanti nelle Parrocchie si stanno preparando a divenire “Chiesa domestica”, famiglia, comunità d’amore a raccogliersi attorno al Pastore della Chiesa di Tursi-Lagonegro per un momento di fraternità e di incoraggiamento, come già avvenuto precedentemente in altre occasioni.
“La preparazione al matrimonio, alla vita coniugale e familiare, – si legge già in un documento del Pontificio Consiglio per la Famiglia dal titolo Preparazione al Sacramento del Matrimonio (13.05.1996) – è di rilevante importanza per il bene della Chiesa. Di fatto il sacramento del Matrimonio ha un grande valore per l’intera comunità cristiana e, in primo luogo, per gli sposi, la cui decisione è tale che non potrebbe essere soggetta all’improvvisazione o a scelte affrettate. In altre epoche tale preparazione poteva contare sull’appoggio della società, la quale riconosceva i valori e i benefici del matrimonio. La Chiesa, senza intoppi o dubbi, tutelava la sua santità, consapevole del fatto che il sacramento del Matrimonio rappresentava una garanzia ecclesiale, quale cellula vitale del Popolo di Dio. L’appoggio ecclesiale era, almeno nelle comunità realmente evangelizzate, fermo, unitario, compatto. Erano rare, in genere, le separazioni e i fallimenti dei matrimoni e il divorzio veniva considerato come una «piaga» sociale.
Oggi (…) la preparazione al sacramento del Matrimonio, e alla vita che ne segue, emerge come una grande necessità pastorale innanzitutto per il bene degli sposi, per tutta la comunità cristiana e per la società”.
Consapevoli dell’impegno della Chiesa in questa direzione, si voglia far risuonare la voce di Benedetto XVI, ora Potenfice emerito, che il 12 ottobre scorso affermava: “Il matrimonio, costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi… L’unione dell’uomo e della donna, il loro diventare «un’unica carne» nella carità, nell’amore fecondo e indissolubile, è segno che parla di Dio con forza… Il matrimonio, come unione d’amore fedele e indissolubile, si fonda sulla grazia che viene dal Dio Uno e Trino, che in Cristo ci ha amati d’amore fedele fino alla Croce… C’è un’evidente corrispondenza tra la crisi della fede e la crisi del matrimonio… Ai nostri giorni il matrimonio è chiamato ad essere non solo oggetto, ma soggetto della nuova evangelizzazione”
Decisivo nel percorso di preparazione alla Celebrazione del Matrimonio oggi è per gli sposi lasciarsi “educare all’amore e accompagnare nel percorso del fidanzamento” in giorni difficili, in cui “i mutamenti culturali e sociali (sembrano) tali da mettere radicalmente in discussione l’esistenza stessa dell’istituto del matrimonio”.
“La comunità cristiana… riconosce ancor più e ribadisce il valore e la fiducia nella persona umana come essere educabile all’amore totale, unico, fedele e fecondo, come è l’amore degli sposi, attraverso un percorso progressivo e coinvolgente. Crede, infatti, che la radice dell’amore sia in Dio uno e trino e il suo compimento sia in Cristo, morto e risorto, che dona la sua vita per l’umanità. Crede che questo amore abiti ogni essere umano, che ancora oggi lo ricerca per una vita buona e felice. La comunità cristiana, per questo, non si stanca di riproporlo ai ragazzi e ai giovani, convinta che le ombre del presente non siano tali da oscurare il loro futuro e che ancora siano attratti dalla luce che promana dall’amore vero” (cfr. Presentazione di Mons. Enrico Solmi, Vescovo di Parma e Presidente della Commissione Episcopale per la famiglia e la vita agli Orientamenti pastorali sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia della Conferenza Episcopale Italiana (ottobre 2012).
Proprio credendo alla possibilità di educare e crescere nell’amore, l’occasione di questo incontro, vuole rinnovare la lucida consapevolezza del valore del fidanzamento come tempo necessario e privilegiato per conoscersi tra innamorati, per compiere passi importanti e per accogliersi come dono reciproco, se questo è nel pensiero di Dio.
 

In attesa e in preghiera

Nel pomeriggio di martedì 12 marzo si apre il Conclave e da mercoledì 13 fino all’annuncio dell’avvenuta elezione del nuovo Pontefice, ogni giorno alle ore 18,00 verrà celebrata una messa nella basilica di San Giovanni in Laterano. A presiedere le liturgie, nelle quali si pregherà in maniera specifica per l’elezione del vescovo di Roma, saranno i cardinali non elettori. Apre il ciclo il cardinale Camillo Ruini, vicario generale emerito della diocesi di Roma. La diocesi romana intensifica la sua preghiera allo Spirito Santo perché, spiega il direttore dell’Ufficio liturgico padre Giuseppe Midili, “guidi le scelte del Collegio cardinalizio e, come auspicato anche da Benedetto XVI, il Signore indichi ai cardinali la persona che è voluta da Lui”. Sempre per i giorni del conclave, l’Ufficio liturgico propone alcune tracce di intenzioni particolari per la preghiera universale: per i cardinali chiamati a eleggere il Pontefice e per la Chiesa di Roma. All’annuncio dell’elezione del nuovo Papa, lo stesso Ufficio invita parroci, rettori e superiori delle case religiose della diocesi a suonare le campane a festa per alcuni minuti e a raccogliere la comunità per una solenne preghiera di ringraziamento. Dall’annuncio dell’elezione, il Pontefice viene ricordato nella Preghiera eucaristica e nelle intercessioni della Liturgia delle Ore, con la formula consueta (SIR)

Una Chiesa viva, in cui i Giovani occupano un posto importante

 

Monsignor Agostino Superbo, a nome dei Vescovi lucani, ha indirizzato al Santo Padre Francesco un telegramma, col quale porge, assieme al rispetto filiale e all’obbedienza, la “vicinanza spirituale e pastorale, per l’annuncio della vita buona del Vangelo ai giovani, ai più deboli e indifesi”.

I sei presuli lucani si sono incontrati sabato 23 marzo scorso, in occasione del raduno regionale dei Giovani, svoltosi a Policoro. Festa, preghiera per i missionari martiri, lungo la marcia con la croce, e l’incoraggiamento a lasciarsi segnare la vita dall’accoglienza di Cristo e della sua grazia che bussano al cuore dei giovani.
 
Sicuramente più di millecinquecento i giovani lucani, giunti nella cittadina jonica per vivere questo momento di fede, voluto da tutte le diocesi della Basilicata come manifestazione di gioia, in preparazione alla GMG che si terrà a Rio de Janeiro (23-28 luglio) e all’evento regionale a Maratea che si terrà in contemporanea con l’evento del Brasile il 27-28 luglio. La Giornata di sabato 23 rimarrà scolpita nel cuore e nella mente dei tanti che erano presenti e non solo.
 
“Una chiesa viva, nella quale i Giovani occupano un posto importante. Il richiamo costante di Papa Francesco alla speranza, fondata sulla fede in Cristo morto e risorto e sulla certezza della sua misericordia, sempre, ci incoraggia a proporre ai giovani ideali sempre più veri e impegnativi a misura della vita buona del Vangelo”. Lo ha affermato Monsignor Francesco Nolè, vescovo di Tursi-Lagonegro, diocesi che ha accolto l’evento.
 
La celebrazione della Giornata regionale ha proposto, di fatto, poi le stesse parole di Papa Francesco (gioia, croce e giovani) attorno a cui ha articolato l’omelia nella celebrazione delle Palme.
Parlando specialmente ai giovani, Papa Bergoglio ha affermato: “Ci sentiamo deboli, inadeguati, incapaci, ma Dio non cerca mezzi potenti: è con la croce che ha vinto il male”. Quindi “non dobbiamo credere al Maligno che ci dice: non puoi fare nulla contro la violenza, la corruzione, l’ingiustizia, contro i tuoi peccati… Non dobbiamo mai abituarci al male, con Cristo possiamo trasformare noi stessi e il mondo”.
L’invito del Papa è quello di “portare la vittoria della Croce di Cristo a tutti e dappertutto; portare questo amore grande di Dio”. Il Signore “chiede a tutti noi di non avere paura di uscire da noi stessi, di andare verso gli altri”, di imparare “a guardare in alto verso Dio, ma anche in basso verso gli altri, verso gli ultimi”. Inoltre, rivolto ai giovani ha ancora detto: “Non dobbiamo avere paura del sacrificio: la croce di Cristo abbracciata con amore non porta alla tristezza, ma alla gioia… Con Cristo il cuore non invecchia mai. Però tutti noi lo sappiamo e voi lo sapete bene che il Re che seguiamo e che ci accompagna è molto speciale: è un Re che ama fino alla croce e che ci insegna a servire, ad amare. E voi non avete vergogna della sua Croce, anzi la abbracciate: è nel dono di sé che si ha la vera gioia, con l’amore Dio ha vinto il male”.
 
A nome della Conferenza Episcopale di Basilicata, Monsignor Agostino Superbo, formula inoltre gli auguri al Papa di “fecondo ministero pastorale, auspicando celesti grazie e benedizioni anche nella ricorrenza della Santa Pasqua”.
 
 
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Una Giornata Mondiale della Gioventù, quella di Rio de Janeiro, che per tanti tratti si assomiglia con quella di Colonia del 2005. A invitare è stato Benedetto XVI, come allora era stato Giovanni Paolo II. Papa Benedetto, che si era presentato al mondo “umile servitore della vigna del Signore”, scelto dai Cardinali il 19 aprile 2005, successore di Giovanni Paolo II il “grande”, voluto patrono delle GMG, raccolse l’eredità e sorprese il mondo con la sua semplicità e comunicatività, proseguendo il percorso già segnato per la vita della Chiesa. Una Chiesa giovane, più volte detta così da Papa Wojtyla. 

Una “Chiesa viva”, ha ricordato Benedetto XVI, commosso, all’udienza generale del 27 febbraio 2013, l’ultima del suo Pontificato. Consapevole che negli otto anni in cui ha avuto tra le mani il timone, ci siano stati “giorni felici, ma anche momenti non facili, nei quali mi sono sentito come San Pietro in barca con i pescatori. Il Signore sembrava dormire, ma ho sempre saputo che in quella barca c’era. La barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua, e il Signore non la lascia affondare”, papa Benedetto è certo, lo ha ricordato ancora anche negli ultimi giorni del suo Pontificato, che la Chiesa è di Dio e non degli uomini. 

Sarà Lui a scegliere chi gli succederà e, quindi, chi andrà in Suo nome anche a Rio de Janeiro, in Brasile, dal 23 al 28 luglio prossimo.

Invitando i giovani alla GMG Papa Ratzinger ha voluto scrivere loro sul tema dell’incontro: «Andate e fate discepoli tutti i popoli!» (cfr Mt 28,19). Il messaggio coglie in queste parole di Gesù “la grande esortazione missionaria che Cristo ha lasciato alla Chiesa intera e che rimane attuale ancora oggi, dopo duemila anni”. È nell’Anno della fede che si inserisce il percorso di preparazione alla GMG e la celebrazione della stessa; all’indomani del Sinodo dei Vescovi, dedicato a «La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana». Il Pontefice emerito, nello stesso Messaggio, ha invitato i giovani cristiani di tutto il mondo ad essere “coinvolti in questo slancio missionario di tutta la Chiesa: far conoscere Cristo è il dono più prezioso che potete fare agli altri”.

Un invito che Papa Francesco ora è dunque chiamato a personalizzare, con l’impronta della gioiosa umiltà e la significativa semplicità che lo contraddistigue. Camminare, edificare, professare, i verbi usati per attualizzare la Parola di Dio nel contesto della Celebrazione per la Chiesa il 14 marzo scorso, si prestano benissimo quali pilastri su cui continuare a lavorare con i Giovani, nel solco della tradizione pontificia, aperti alla novità dello Spirito Santo che continua a soffiare.

La Pastorale Giovanile della Basilicata raccoglie tutto questo e vuole porgerlo con forza ai giovani della Regione. 

Sabato 23 marzo 2013, nel pomeriggio, ha programmato un Raduno regionale di Giovani cristiani a Policoro (MT) perché vivano un momento forte in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, che si celebra in tutto il mondo nella Domenica delle Palme. All’accoglienza in Piazza Segni (ore 16.00) seguirà una “marcia con la croce” (Via Crucis) e la Catechesi, con uno spazio di tempo da dedicare al dialogo. A seguire alle 19.30 è previsto il concerto della rock band cristiana “Fuoco vivo”

Un momento davvero importante per le Chiese di Basilicata che prepareranno poi la “missione dei giovani” (luglio prossimo in un luogo ancora da definire) e l’evento regionale di Maratea, programmato per il 27-28 luglio. Lì ci si raccoglierà ai piedi del Cristo Redentore, statua molto simile a quella maestosa di Rio in Brasile, in comunione con quanti saranno in America Latina, per seguire e accogliere la parola del prossimo Papa, riconoscendo in Lui il vicario di Cristo, colui che in suo nome, sarà in grado di abbracciare con il cuore tutta la Gioventù, presente e futuro della Chiesa. 

 

 

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Benedetto XVI ha salutato il mondo: il commiato della speranza

Gli ultimi due giorni del Pontificato di Benedetto XVI rimarranno certamente scolpiti nella memoria di innumerevoli persone e segneranno una tappa importante, nuova e inedita, della storia della Chiesa in cammino. Per molti e’ stata quasi una scoperta dell’umanita’ e della spiritualita’ del Papa, per altri una conferma della sua umile e insieme altissima vita nella fede.

Se Papa Wojtyla aveva dato con coraggio ammirevole davanti agli occhi del mondo la sua testimonianza di fede nella sofferenza della malattia, Papa Ratzinger con non minore coraggio ci ha dato la testimonianza dell’accettazione davanti a Dio dei limiti della vecchiaia e del discernimento sull’esercizio della responsabilita’ che Dio gli aveva affidato. Ambedue ci hanno insegnato, non solo con il magistero, ma anche e forse ancor piu’ efficacemente con la vita, che cosa vuol dire cercare e trovare ogni giorno la volonta’ di Dio per noi e per il nostro servizio, anche nelle situazioni piu’ cruciali dell’esistenza umana.

Come ci ha detto efficacemente lui stesso, la rinuncia del Papa non e’ in nessun modo un abbandono, ne’ della missione ricevuta, ne’ tantomeno dei fedeli. E’ un continuare ad affidare a Dio la Sua Chiesa, nella sicura speranza che Egli continuera’ a guidarla. Con umilta’ e serenita’ Benedetto XVI afferma di aver “cercato di fare” tutto il possibile per servire bene la Chiesa, una Chiesa che non e’ sua, ma di Dio e che per la continua opera dello Spirito “vive, cresce e si risveglia nelle anime”.

In questo senso il lascito di Papa Benedetto e’ oggi un invito alla preghiera e alla responsabilita’ per tutti. Anzitutto naturalmente per i cardinali a cui incombe il compito dell’elezione del Successore, ma anche e non meno per tutta la Chiesa, che deve accompagnare nella preghiera il discernimento degli elettori e dovra’ accompagnare il nuovo Papa nel compito di annunciare efficacemente il Vangelo “per il bene della Chiesa e dell’umanita'”, e di guidare la comunita’ ad una fedelta’ sempre piu’ grande allo stesso Vangelo di Cristo. Perche’ questo nessun Papa puo’ farlo da solo. Lo faremo dunque anche noi con lui, e il “Papa emerito” continuera’ ad accompagnarci “lavorando” per questo – sono le sue ultime parole pubbliche – “con il suo cuore, con il suo amore, con la sua preghiera, con la sua riflessione”. Grazie, Papa Benedetto.

(www.avvenire.it)

 

Celebrato il Beato Lentini, penitente perché innamorato di Dio

Lauria e la diocesi di Tursi-Lagonegro hanno celebrato il Signore nella memoria liturgica annuale del Beato Lentini.
A presiedere la solenne Celebrazione Eucaristica, nella mattina del 25 febbraio, S. E. Mons. Nunzio Galantino, Vescovo di Cassano allo Jonio (CS), nel giorno in cui ricorreva il primo anniversario della sua consacrazione episcopale. Hanno concelebrato, insieme ai sacerdoti di Lauria e ad altri sacerdoti, Monsignor Francesco Nolè e Monsignor Antonio Cantisani.
Nella sua omelia, il Vescovo della vicina diocesi calabrese, ha contestualizzato la festa del Beato nel tempo della Quaresima, collegando la santità del Lentini all’umiltà di Papa Benedetto XVI che, per amore a Gesù Cristo e alla Chiesa, ha rinunciato lo scorso 11 febbraio al ministero petrino -con un annuncio che ha scritto una straordinaria pagina di storia-, in ragione della sua età e del venir meno delle forze, per il bene della Chiesa stessa.
Monsignor Galantino ha affermato: “Il bisogno sempre più forte che avvertiamo, come credenti, di vivere la Quaresima come tempo privilegiato in cui sentirci chiamati con più insistenza a contemplare l’Amore e a rispondere all’Amore, non può che giovarsi se noi guardiamo al modo in cui il Beato Domenico ha vissuto la dimensione penitenziale della vita. La penitenza non ha senso al di fuori del desiderio e dell’esercizio dell’amore. Il Lentini è stato un uomo innamorato, -ha continuato il presule- o meglio uomo penitente perché innamorato di Dio e segnato dalla passione per gli uomini e le donne che il buon Dio aveva affidato al suo ministero. […] 
Molto spesso la penitenza (oggi) richiesta sono i gesti e gli impegni domandati, giorno per giorno, dall’amore per le persone e per i compiti affidati. E’ così per un papà o una mamma, ai quali viene domandato di rimanere fedeli al loro ruolo di educatori perché innamorati dei figli che il buon Dio ha loro dato. […] E’ l’amore che rende la fatica del papà e della mamma e la fedeltà del consacrato ingredienti sostanziosi di un cammino quaresimale credibile. Entrambi sono chiamati a sintonizzarsi nella loro vita con Gesù che anche attraverso l’esempio dei Santi continua a dirci che il tempo è compiuto… e (occorre) convertirsi e credere al Vangelo…”. 
Ancora. Il Vescovo ha continuato nell’omelia dicendo: “Le nostre feste, ed il devoto riferimento ai Santi, se non ci aiutano a sentire rivolti a noi questi inviti finiscono per essere dei pericolosi diversivi per la nostra vita. I Santi sono uomini e donne che colti dalla Parola e dallo sguardo di Gesù, sanno caricare di senso nuovo e passione vera quello che fanno. […] Quanti preti stavano a Lauria al tempo del Beato Lentini! Ma oggi noi ricordiamo solo lui: perché si è lasciato affascinare da Gesù ed ha preso sul serio la chiamata a seguirlo senza riserve e “senza aggiunte”, come è stato scritto: Prete e basta! E’ l’invito che con decisione e con grande umiltà ha cercato e sta cercando di trasmetterci Benedetto XVI. Solo un uomo di preghiera – come Benedetto XVI – poteva, con la libertà dei grandi uomini, scegliere di cambiare il suo modo di stare nella Chiesa, come ha detto lo stesso Pontefice all’Angelus di domenica 24 febbraio, salendo sul monte a pregare, aiutandoci a capire come si serve la Chiesa, senza servirsi della Chiesa”.
Ha infine concluso riassumento il convenire per la celebrazione del Lentini guardando alla vita cristiana alla luce di due imperativi: Convertiti! e Seguimi!
Parole così semplici eppure così determinanti, da cui attingere gioia e slancio, nell’Anno della Fede.
 
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(Le fotografie sono state scattate e inviate da Giusy Labanca)

Ritiro Adulti e Giovani dell’AC diocesana

La Presidenza diocesana dell’Azione Cattolica comunica le date del Ritiro per i Giovani (10 marzo) a Rotonda e del Ritiro per gli Adulti (17 marzo) a Moliterno.
“Il Mercoledì delle Ceneri – si legge nella lettera che ha inviato ai Presidenti e responsabili parrocchiali – abbiamo dato inizio all’itinerario quaresimale che nel contesto dell’Anno della fede, ci offre una preziosa occasione per meditare sul rapporto tra fede e carità: tra il credere in Dio, nel Dio di Gesù Cristo, e l’amore, che è frutto dell’azione dello Spirito Santo e ci guida in un cammino di dedizione verso Dio e verso gli altri, come ha affermato Benedetto XVI nel Messaggio per la Quaresima 2013”. 
 
La Giornata di Ritiro per giovani e giovanissimi si terrà a Rotonda, domenica 10 Marzo 2013, presso il Cineteatro “Selene”. 
Il ritiro si inserisce all’interno del percorso dei laboratori della fede ed avrà il seguente programma:
9.00 Accoglienza e saluti
9.30 Lodi Mattutine e introduzione al Ritiro
Meditazione di Don Vito Piccinonna, Assistente Nazionale Settore Giovani di AC,
        dal tema: “La fede nel Dio di Gesù Cristo: riscoperta, accolta, testimoniata
11.30 Santa Messa presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Francesco Nolè
         Adorazione Eucaristica e Confessioni individuali
13.30 Pranzo al sacco in condivisione e pomeriggio di fraternità  (e Incontro per i responsabili parrocchiali)
16.30 Preghiera conclusiva e sintesi della giornata. Comunicazioni 
 
Il Ritiro per gli Adulti si terrà a Moliterno, domenica 17 Marzo 2013, presso la Scuola Elementare, con il seguente programma:
9.00 Accoglienza 
9.30 Lodi Mattutine  e introduzione al ritiro
Meditazione di Don Enio De Mare, Assistente Diocesano Settore Giovani di AC 
11.30 Santa Messa nella Parrocchia “Maria SS. Assunta”; Adorazione Eucaristica e Confessioni
13.30 Pranzo al sacco in condivisione
          Pomeriggio di fraternità e cura associativa
15.30 Assemblea di settore “Cristiani maturi  e cittadini responsabili. Adulti destinatari e soggetti della proposta associativa
16.45 Preghiera finale e saluti
 
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“Nascosto al mondo, vicino a ciascuno”

S. E. Mons. Francesco Nolè, in occasione della conclusione del Ministero petrino di Papa Benedetto XVI, esorta i Sacerdoti, i Religiosi e le associazioni ecclesiali di fedeli laici a vivere alcune ore di adorazione in tutte le Comunità parrocchiali e religiose, giovedì 28 febbraio 2013, possibilmente nelle ore vespertine.
E’ il segno del ringraziamento al Signore che ha voluto affidare a Ratzinger la guida della Chiesa in questi anni.
E’ anche segno di riconoscenza al Santo Padre per quanto ha fatto e continuerà a fare con la sua presenza, nascosta al mondo, prossima a ciascuno, per amore del Dio Vivente.
 
 
L’Editoriale di Francesco Addolorato (da www.basilicatanotizie.net)
Nascosto al mondo ma non fuori dal mondo. Tra le tante affermazioni che in questi giorni hanno accompagnato l’annuncio di Benedetto XVI di lasciare il soglio pontificio, quella che colpisce di più è la frase in cui il Santo Padre, nell’indicare il futuro della propria vita nella chiesa dopo aver ricoperto il ministero che fu di San Pietro, ha usato una parola che al nostro mondo suona strana, o meglio estranea: “nascondimento”. Una persona nascosta non è una persona che non c’è. Anche Dio nell’Antico Testamento viene indicato spesso come il Dio nascosto, ma non per questo “assente” o peggio “inesistente”. Nascosto, dunque, non significa inoperoso, e questa verità la conosce bene la Chiesa che nel 1927, con Papa Pio XI, proclamò patrona delle missioni, insieme a San Francesco Saverio, Santa Teresa di Lisuex, una piccola donna che indicò la piccola via per l’incontro con Dio, nella preghiera e nella contemplazione. Santa Teresa non uscì mai dal convento, eppure la Chiesa la volle riferimento per i missionari. Questo fa capire l’aspetto operativo della vita contemplativa e della preghiera, e getta una luce diversa sulla scelta di Benedetto XVI di lasciare il ministero petrino: non un abbandono, una fuga, ma la scelta di occupare un posto diverso nella Chiesa per contribuire alla stessa missione. Questo dopo aver servito per anni la Santa Madre Chiesa come teologo e cardinale e poi, chiamato a raccogliere la grande eredità di Giovanni Paolo II, come guida e pastore universale. Sembrava che Dio stesso avesse scritto con i suoi velati segni questo avvicendamento, quando insieme al vento che sfogliava le pagine del vangelo sulla bara di Papa Wojtyla, la voce che celebrava le esequie era proprio la sua, del Cardinal Ratzinger, che sembrava a tutti noi il condottiero cui aggrapparci nei giorni oscuri in cui abbiamo perso uno dei più grandi uomini di Dio nella storia della Chiesa. Eppure a molti oggi quella barca sembra navigare in mezzo alla tempesta. Ma non è così. Uno degli interventi più importanti di Benedetto XVI, in questi giorni di transizione, è senz’altro quello tenuto al clero romano nel quale il Papa si sofferma a lungo, anche attraverso aneddoti inediti, a parlare del Concilio Vaticano II, pietra miliare del cammino della Chiesa. Senza dubbio questa grande, ultima catechesi sul Concilio, che lui ha definito “una chiacchierata”, suona come il testamento ecclesiale che egli intende lasciare a quello che ha definito “il mio clero”. Ponendo l’accento sul Concilio il Papa ha indicato una strada, ha dato una interpretazione delle necessità e dei bisogni della Chiesa contemporanea, indicando nella comunione dei Vescovi, e quindi della Chiesa tutta, la strada da seguire per rilanciarne la missione.
“Noi siamo la Chiesa, la Chiesa non è una struttura; noi stessi cristiani, insieme, siamo tutti il Corpo vivo della Chiesa. E, naturalmente, questo vale nel senso che noi, il vero ‘noi’ dei credenti, insieme con l’’Io’ di Cristo, è la Chiesa; ognuno di noi, non ‘un noi’, un gruppo che si dichiara Chiesa. No: questo ‘noi siamo Chiesa’ esige proprio il mio inserimento nel grande ‘noi’ dei credenti di tutti i tempi e luoghi.”
Nel sottolineare con forza, nel suo discorso al clero, questo passaggio conciliare, Papa Ratzinger ci offre probabilmente una lettura della sua scelta, che mostra una Chiesa meno “struttura” e più “vita”, realtà storica che si incarna in ciascuno grazie alla comunione con l’Io di Cristo. È facile, in momenti come questi, lasciarsi prendere dallo scoraggiamento pensando che persino il Papa “si arrende” di fronte ai problemi della Chiesa e del mondo. Ma non è così. È proprio questo gesto che ci fa capire che la strada da percorrere non è quella della delega, ma quella del coinvolgimento in prima persona dentro una realtà storica nella quale Dio opera attraverso gli uomini, tutti i credenti in Cristo. E se un Papa sceglie la via della preghiera e del “nascondimento”, non per questo abbandona la sua missione. Papa Ratzinger ha fortemente presente il valore storico della Chiesa e la centralità dello Spirito Santo nella sua azione. Per questo ha scelto di “operare” nella preghiera e affidare il timone di Pietro a chi avrà maggiore vigore.