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Corso di formazione biblico-teologica

 
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Parrocchia e Nuova Evangelizzazione. La corresponsabilità dei Fedeli Laici” è il tema della due giorni di formazione biblico-teologica che la Diocesi di Tursi-Lagonegro propone per lunedì 18 e martedì 19 febbraio 2013 presso l’Ostello della Gioventù a Chiaromonte (PZ). 
A presiedere sarà S. E. Mons. Francesco Nolè, vescovo diocesano.
Il Programma si articola in tre momenti, due dei quali, al pomeriggio, sono rivolti ai Fedeli tutti della Diocesi, Sacerdoti, Religiosi e Laici, un terzo, quello di martedì mattina, è per i soli presbiteri.
 
Lunedì 18 Febbraio – ore 15,30
I Fedeli Laici: identità e partecipazione
relatore: don Pio ZUPPA, Istituto Pastorale Pugliese
 
 
Martedì 19 Febbraio – ore 9,30
(per i soli sacerdoti)
La promozione della corresponsabilità dei Fedeli Laici 
relatore: don Pio ZUPPA, Istituto Pastorale Pugliese
 
 
Martedì 19 Febbraio – ore 15,30
I Fedeli Laici: testimonianza e missione
relatore: don Giuseppe CITO, Istituto Pastorale Pugliese
 
 
– Il prof. don Pio Zuppa, catecheta e professore di teologia pastorale nella Facoltà Teologica Pugliese presso l’Istituto Teologico “Regina Apuliae” di Molfetta (Ba), è direttore della “Rivista di Scienze Religiose” dal 2010 e coordinatore didattico dell’IBF nell’Istituto Pastorale Pugliese (Molfetta). 
e-mail:   piozuppa@inwind.it 
 
– Il prof. don Giuseppe Cito, catecheta, è parroco nella chiesa matrice di Noci (Ba) e socio AICa, direttore dell’Ufficio Catechistico della diocesi di Conversano-Monopoli e componente dell’équipe di formatori dell’Istituto Pastorale Pugliese (Molfetta).      e-mail: donpici@libero.it
 
 
…invitati dalla Parola del Papa, nell’Anno della Fede
La stessa professione della fede è un atto personale ed insieme comunitario. E’ la Chiesa, infatti, il primo soggetto della fede. Nella fede della Comunità cristiana ognuno riceve il Battesimo, segno efficace dell’ingresso nel popolo dei credenti per ottenere la salvezza. Come attesta il Catechismo della Chiesa Cattolica: “«Io credo»; è la fede della Chiesa professata personalmente da ogni credente, soprattutto al momento del Battesimo. «Noi crediamo» è la fede della Chiesa confessata dai Vescovi riuniti in Concilio, o più generalmente, dall’assemblea liturgica dei fedeli. «Io credo»: è anche la Chiesa nostra Madre, che risponde a Dio con la sua fede e che ci insegna a dire «Io credo», «Noi crediamo»”.
Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimonianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato. 
(BENEDETTO XVI, Porta Fidei. Lettera apostolica in forma di motu proprio con la quale si indice l’Anno della Fede, Roma 11 ottobre 2011, nn. 10.6)
 
 
«La parrocchia – Chiesa che vive tra le case degli uomini – continua a essere il luogo fondamentale per la comunicazione del Vangelo e la formazione della coscienza credente; rappresenta nel territorio il riferimento immediato per l’educazione e la vita cristiana a un livello accessibile a tutti; favorisce lo scambio e il confronto tra le diverse generazioni; dialoga con le istituzioni locali e costruisce alleanze educative per servire l’uomo. Essa è animata dal contributo di educatori, animatori e catechisti, autentici testimoni di gratuità, accoglienza e servizio. La formazione di tali figure costituisce un impegno prioritario per la comunità parrocchiale, attenta a curarne, insieme alla crescita umana e spirituale, la competenza teologica, culturale e pedagogica».
(CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, Roma 4 ottobre 2010, n. 41)

Monsignor Nolè commenta le dimissioni del Santo Padre

Sua Eccellenza Monsignor Francesco Nolè, vescovo di Tursi-Lagonegro, porta nel cuore con trepidazione l’incontro avuto con Papa Benedetto XVI appena tre settimane fa, nel contesto della Visita ad limina apostolorum, insieme agli altri vescovi lucani.
Monsignor Nolè ricorda: “Anche in quella circostanza Sua Santità si mostrava partecipe di quanto ascoltava dalle nostre labbra, attento ai bisogni della nostra gente, aperto a suggerire luci e speranze per la nostra Terra, segnata da tanti problemi ma anche, positivamente, dalla semplicità e da tanta devozione”. 
Inoltre ha appreso con sofferenza la notizia delle dimissioni. Nei confronti del Santo Padre Benedetto XVI conferma “il rispetto, la sua vicinanza e l’affetto che si fa preghiera per la sua salute fisica e per il bene della Chiesa. E’ un uomo di Dio straordinario, sicuramente fragile nel fisico, ma che ha dimostrato di avere una spiritualità eccezionale. La Chiesa è guidata dallo Spirito Santo. Sicuramente sarà Lui a condurla anche in questo delicato momento”.
don Giovanni Lo Pinto
 
don Giovanni Lo Pinto

E’ morto don Vincenzo Mazzei

 Il Vescovo, i Sacerdoti della Diocesi e la Comunità di Tursi annunciano il ritorno alla Casa del Padre di don Vincenzo Mazzei avvenuto venerdì 8 febbraio 2013 e lo raccomandano alla misericordia di Dio di cui è stato ministro.
Esprimono gratitudine e riconoscenza per il lavoro pastorale svolto alla guida delle Comunità parrocchiali di Fardella, San Chirico Raparo, Cersosimo e infine a Tursi, nella Parrocchia di San Filippo Neri e presso la Curia Vescovile.
Ordinato sacerdote il 29 giugno 1965, era nato l’11 novembre 1939.
La salma giungerà in Cattedrale sabato 9 febbraio 2013 ove saranno celebrate le esequie alle ore 11.00, muovendo da Francavilla in Sinni, dalla Casa di Cura nella quale è stato assistito negli ultimi mesi della sua vita terrena.
 
Mercoledì 13 febbraio, sarà celebrata una Santa Messa di suffragio presieduta da S. E. il Vescovo.

Giornata di spiritualità per Giovani e fidanzati

Il Comitato Regionale di Servizio del Rinnovamento nello Spirito Santo propone la Giornata di spiritualità per giovani e fidanzati sul tema: “O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo…(1Cor 6,19)
La giornata è prevista alla Casa di Spiriualità Sant’Anna a Matera domenica 10 febbraio 2013, secondo il programma che segue:
ore 9.00 accoglienza e preghiera comunitaria
Relazione di don Fulvio Bresciani, consigliere nazionale RnS ambito Giovani
ore 12.00 Celebrazione Eucaristica
Pausa pranzo
ore 15.00 Gruppi di condivisione Giovani e fidanzati
ore 17.00 Adorazione Eucaristica “In lui, come in uno specchio, si riflette la vera immagine della nostra vita”
ore 18.00 Congedo
 
 
Info: Segreteria regionale del RnS
Via Monginevro, 1/2b – 75025 Policoro (MT)
te. 0835981154 – 3409310481 

Giornata della Vita consacrata 2013

«Prima che per ciò che fate, è per il vostro stesso essere, per la generosità e radicalità della vostra consacrazione, che voi parlate all’uomo di oggi. Vivendo con fedeltà la vostra vocazione tenete vivo, nella Chiesa, il senso della fedeltà al vangelo».
La Commissione Episcopale per il clero e la vita consacrata, in occasione della 17ª Giornata mondiale, si rivolge a quanti, «nelle diverse forme ed espressioni», hanno abbracciato una speciale consacrazione, affinché siano «testimoni e annunciatori della fede con la qualità della vostra vita spirituale, della vostra vita comunitaria e del vostro servizio al prossimo».
Riprendendo il recente Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, il Messaggio della Commissione guarda alla vita consacrata quale «custode del senso ultimo, pieno e radicale della vita», testimone dell’«orizzonte ultraterreno del senso dell’esistenza umana», nonché «segno di un mondo futuro che relativizza ogni bene di questo mondo».
Nell’attuale contesto ecclesiale e culturale, i Vescovi esortano i consacrati a unire radici e rinnovamento: «Siate fedeli alla vostra tradizione carismatica e allo stesso tempo siate capaci di interpretare in modo attuale il carisma, mostrandone la fecondità. Siate testimoni e annunciatori della fede con la qualità della vostra vita spirituale, della vostra vita comunitaria e del vostro servizio al prossimo».

La “Visita ad limina” apostolorum dei Vescovi della Basilicata

Si è svolta tra il 16 e il 18 gennaio scorso la “Visita ad limina apostolorum” dei Vescovi della Basilicata. La visita ad limina è il momento in cui ogni vescovo del mondo che è tenuto a recarsi dal Papa per riferirgli dello stato della diocesi affidatagli. Un incontro per conservare la comunione e una tradizione che risale agli albori della Chiesa.
Così prescrive il Codice di Diritto Canonico:  “Il Vescovo diocesano è tenuto a presentare ogni cinque anni una relazione al Sommo Pontefice sullo stato della diocesi affidatagli, secondo la forma e il tempo stabiliti dalla Sede Apostolica. (…) Il Vescovo diocesano nell’anno in cui è tenuto a presentare la relazione al Sommo Pontefice, se non è stato stabilito diversamente dalla Sede Apostolica, si rechi nell’Urbe per venerare le tombe dei Beati Apostoli Pietro e Paolo e si presenti al Romano Pontefice (cann. 399 e 400).
Un gesto in tre tempi: il pellegrinaggio, il colloquio con Benedetto XVI e quello con i responsabili dei dicasteri vaticani. L’incontro dei pastori con Pietro, secondo la «Pastores gregis», è come il sangue che torna al cuore dalle estremità del corpo.
Il senso della visita ad limina è trattato nel “Direttorio della Congregazione dei vescovi”, pubblicato nel 1988, e afferma che queste non sono un “semplice atto giuridico-amministrativo consistente nell’assolvimento di un obbligo rituale, protocollare e giuridico”. Esse portano un “arricchimento di esperienze” al ministero del Papa e al suo “servizio di illuminare i gravi problemi della Chiesa e del mondo”, diversi a seconda dei “luoghi, dei tempi e delle culture”.
S. E. Mons. Francesco Nolè così ricorda l’incontro con Benedetto XVI concesso a lui e ai vescovi delle diocesi lucane: “L’udienza che il Santo Padre, dopo sette anni dall’ultima Visita, ha concesso a me e agli altri cinque Vescovi della Basilicata il 18 gennaio u.s., è stata la conclusione di una serie di incontri con i Dicasteri Vaticani, per presentare il cammino pastorale fatto in Diocesi negli ultimi anni, e illustrare i progetti e gli impegni pastorali futuri.
Al Papa ho portato il saluto, l’affetto e la preghiera di tutta la Diocesi per la sua persona e per il delicato e prezioso ministero pastorale a servizio della Chiesa e del mondo intero.
Ho chiesto di benedire tutti i nostri fedeli, i nostri Sacerdoti e i Consacrati, in particolare gli ammalati, gli anziani e i sei giovani Diaconi che nella prossima estate saranno ordinati Presbiteri.
Il Santo Padre, oltre a benedire tutti, si è compiaciuto dei due grandi doni che il Signore ha elargito alla nostra Diocesi: anzitutto il dono della santità nelle persone di Sant’Andrea Avellino, del Beato Domenico Lentini e del Beato Giovanni da Caramola; e il dono delle vocazioni sacerdotali alla Vita Consacrata e alla vita familiare.
Si è compiaciuto, inoltre, per la nostra fede popolare, semplice, autentica, contrassegnata dalla grande devozione alla Madonna presente in ogni paese della Diocesi.
Si è detto vicino ai nostri problemi e alle nostre povertà, soprattutto vicino ai giovani in cerca di lavoro e di un futuro ricco di serenità e di speranza, auspicando che ognuno faccia la sua parte per il bene della Regione e dei suoi diletti figli”.
 
Al Papa la gratitudine del Popolo santo di Dio che è in Tursi-Lagonegro; al Vescovo la riconoscenza per aver portato con sé le attese, le speranze, le gioie e le prove dei Cristiani tutti della Chiesa locale a lui affidata.
Da parte di ciascuno la rassicurazione dell’impegno a continuare a pregare perché il Santo Padre e il Vescovo continuino ad essere fari luminosi di santità e maestri tenaci che spronino, incoraggino e sostengano il gregge loro affidato perché giunga ai pascoli ubertosi del Cielo.
 

Anche l’ambiente virtuale è continuazione del reale, quindi Comunità da abitare ed evangelizzare

“Una nuova agorà, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità”. È quanto “stanno contribuendo a far emergere” le “reti sociali digitali”. Al loro “sviluppo” è dedicato il messaggio di Benedetto XVI per la 47ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (12 maggio 2013), sul tema: Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione. Gli “spazi” digitali, scrive il Papa nel testo, presentato oggi nella sala stampa vaticana, “quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana”. Al riguardo, seguendo la linea di pensiero dei precedenti messaggi, il Pontefice ribadisce che “lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno” perché esse “sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo”.

“La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione – prosegue il Santo Padre -, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori”. Per questo, “i social media hanno bisogno dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre”. Per il Papa, “la sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove”. Infatti, “i credenti avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante”, in particolare i giovani. Da qui l’invito a “una comprensione attenta di questo ambiente”, “prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso”.

 

La giornata di formazione regionale per i Responsabili del RnS

«È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti di Israele. Ma io ti renderò luce delle nazioni perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra». È stato il tema della prima giornata di formazione regionale del Rinnovamento nello Spirito Santo, per i responsabili del Movimento, vissuta il 20 Gennaio a Policoro, presso la Casa di spiritualità di Padre Minozzi, organizzata dal Comitato e dal Consiglio regionale.
La scelta del tema, tratto dal Libro del Profeta Isaia (41,6), ha impegnato per l’intera giornata i coordinatori e gli animatori dei 22 Gruppi presenti in tutta la regione, a confrontarsi con la propria fede, a rispolverare la grazia ricevuta nell’incontro personale con Gesù e a verificare il livello di fedeltà al carisma proposto dallo stesso movimento.
I lavori della giornata sono stati aperti con un momento molto intenso di preghiera, in cui il Signore ha da subito, scandito l’atmosfera determinando ogni istante della giornata, con i due termini “chiave”, riprese poi nella relazione: gioia e fuoco nello Spirito! La stessa gioia e lo stesso fuoco che ha caratterizzato l’esperienza dei Profeti e dei Santi.
Il Relatore, Rosario Sollazzo, coordinatore regionale, ha da subito affermato, riprendendo una espressione di Benedetto XVI, tratta dalla Deus Caritas est, 1: «All’inizio dell’essere cristiano – e quindi all’origine della nostra testimonianza di credenti – non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con la Persona di Gesù Cristo, “che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva». Il relatore, ha evidenziato, sostenuto dalla sua fede, incoraggiato dal Magistero di Giovanni Paolo II e dalla ricca esperienza bimilennaria della Chiesa, che il suo “evidente amore grande per la Chiesa nasce proprio da questo incontro personale della sua libertà con questa Persona singolare, Gesù Cristo, che manifesta una statura umana, “una umanità così singolare perché veicola anche il Suo essere Dio”.
Dalla catechesi è emerso che la fede che anima il cristiano, in modo cristallino, diviene un vero e proprio itinerario di vita nuova nello Spirito, che va dall’incontro con l’umanità di Gesù, alla confessione pubblica della Sua divinità. Ha incoraggiato, inoltre, i presenti a cogliere attraverso la rilettura delle gesta, dei miracoli, delle parole di Gesù, che “in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Col 2, 9). Accogliendo Gesù, il credente è pronto ad assumersi una responsabilità visibile all’interno della società! Ed ecco che la gioia cristiana diviene fuoco e questo spinge a testimoniare che “la nostra vita è stata tutta ricostruita dalle mani di Dio” e con una immagine biblica molto bella ha indicato con quali materiali preziosi Dio ricostruisce l’uomo: oro, zaffiri, diamanti…
L’appuntamento del Roveto Ardente, un’ora di Adorazione Eucaristica, ha permesso ai 300 partecipanti di “sperimentare” questa Grazia.
I canti, i momenti di silenzio e le acclamazioni al Dio di Gesù Cristo, che si manifesta in parole ed opere, ha rinfrancato i cuori dei presenti, introducendoli alla sessione pomeridiana di un tempo di confronto, sostenuti da una pista di riflessione, organizzata su alcune indicazioni di ordine “pastorale” prese da alcuni Padri della Chiesa. I responsabili, così, si sono potuti confrontare su quattro “pilastri” fondanti una reale esperienza di fede: ambito dell’identità e appartenenza carismatica al movimento, ambito della formazione, dell’ecclesialità e della missionarietà!
La ricchezza della condivisione è stata densa di contenuti, da dove è emerso che molto lavoro è stato fatto all’interno del Movimento ma ancora molto bisogna farne, perché lo stesso continui a rispondere alla sua chiamata originaria: “permeare la società della cultura dello Spirito”, secondo l’auspicio affidato da Giovanni Paolo II ai responsabili del RnS nella storica udienza privata, in occasione del XXX anniversario di nascita del movimento!
La Celebrazione dell’Eucarestia, presieduta da don Paolo Torino, la cui vocazione è nata proprio all’interno del Movimento, diversi anni fa, è stata vissuta dai partecipanti con uno spirito di gratitudine verso Dio per la giornata, e ha ben introdotto a pregare per la Settimana dell’Unità dei cristiani e a rendere grazie a Dio per il dono della Chiesa. 
 
Carmela Romano

Famiglia e lavoro per lo sviluppo del Mezzogiorno

La Commissione Regionale del Laicato, in collaborazione con le Commissioni della Famiglia, Lavoro e Giovani ha promosso il primo week-end sociale del laicato cattolico, dal tema: “Famiglia e lavoro per lo sviluppo del Mezzogiorno“. L’incontro si è tenuto nella Casa di spiritualità della Famiglia di Padre Minozzi a Policoro, il 16 e 17 Febbraio scorsi. Nel saluto introduttivo l’incaricato regionale del laicato Rosario Sollazzo, ha contestualizzato l’incontro, ringraziando il Santo Padre Benedetto XVI, per la sua fede schietta ed esemplare, e per  la grande assunzione di responsabilita’ di dimettersi, dopo un pontificato intenso, durante il quale ha dato e fatto tutto cio’ che era nelle sue forze.
Due autorevoli relazioni hanno introdotto i circa 150 partecipanti alle attività laboratoriali. La prima relazione, e’ stata curata da S. E. Mons. Agostino Superbo, Arcivescovo di Potenza – Muro Lucano – Marsiconuovo, Presidente della Conferenza Episcopale della Basilicata. La relazione dal titolo “Lavoro e famiglia per la dignità della persona” ha sottolineato la triplice dimensione antropologica, teologica e pastorale del concetto di persona, alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa. Partendo dal concetto di persona, il relatore ha sottolineato la dimensione della libertà responsabile dell’uomo, ribadendo che essa consiste nel rispondere liberamente e con maturità all’assunzione delle sue responsabilità e dei suoi compiti. “La persona umana e’ un essere intelligente e cosciente, capace di riflettere su se stesso e quindi di aver coscienza di se’ è dei propri atti. Non sono, tuttavia, l’intelligenza, la coscienza e la libertà a definire la persona, ma è la persona che sta alla base degli atti di intelligenza, di coscienza, di libertà. Tali atti possono anche mancare, senza che per questo l’uomo cessi di essere persona”, ha chiarito. Partendo da questa considerazione Monsignor Superbo ha sottolineato l’importanza della comunità cristiana che ha il ruolo di essere a completo servizio dell’uomo, secondo la proposta del Concilio Vaticano II, così come si evince dalla Gaudium et Spes: “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore”. Certo, l’umanità oggi vive un tempo di straordinari mutamenti, provocati al contempo dall’intelligenza e dall’attività creativa dell’uomo ma nonostante questo si conviene che generalmente sia i credenti che i non credenti concordano nel ritenere che tutto quanto esiste sulla terra deve essere riferito all’uomo, come a suo centro e a suo vertice. Inoltre, è stato messo in luce che la profonda e rapida trasformazione della realtà esige, con sempre più urgenza, che si combatta per superare ogni forma di individualismo. Il tutto ha portato a considerare il vero e profondo valore dell’attività umana. L’uomo deve ritornare a considerare che ogni sua azione contribuisce all’edificazione dell’umanità o all’impoverimento di sé, come si evince dal progetto di salvezza e di cooperazione proposto dal Dio di Gesù Cristo. Ha, inoltre, sottolineato come l’uomo passi attraverso una scuola di arricchimento umano che è la famiglia. “Il bene della persona e’ connesso alla realizzazione di un grande progetto di salvezza”, che passa anche dalla realtà della famiglia”, ha affermato aconra il Relatore.
Il tempo delle attività destinate ai cinque laboratori: politiche e sviluppo per la Basilicata; lavoro; giovani; famiglia, hanno visto i partecipanti ad interrogarsi e per approfondire con le suggestioni e i sentimenti che la ricca e profonda relazione ha offerto. Tante le risonanze e tutte confermanti la bellezza del “fatto cristiano” e di come in gioco ci sia il concetto stesso di persona, con tutto ciò che ne può derivare. La condivisione inoltre si è come “spinta” sulla domanda “che cosa si intende con l’espressione bene comune?”, anticipando quasi la relazione del Professor Nino D’Agostino, economista ed esperto conoscitore della “questione” meridionale, approfondita la domenica mattina.
La preghiera delle Lodi e il gesto condiviso della Celebrazione Eucaristica, presieduta da S.E. Mons. Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza, è stata l’occasione nella quale motivare i laici presenti ad essere corresponsabili dell’azione pastorale della Chiesa; in Essa possono godere dell’opportunità di dire e fare molto nella società. Molto più di quanto possa fare il clero, perché situati in luoghi ben precisi e di attività che spettano proprio a loro, secondo il “dono di grazia ricevuto”. Questo week end è un segno che va interpretato come un superamento sempre più forte delle distanze tra clero e laici. Il lavoro, nell’omelia, del Pastore, è stato presentato come un valore non negoziabile. “La Chiesa, infatti, promuove i valori che provengono dalla visione che ha il Cristo sull’uomo. Questi valori sono per i credenti e per non credenti; sono per tutti gli uomini di buona volontà. A questo riguardo, desidero porre la vostra attenzione sulla necessità di ritornare al Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, dove il lavoro è inserito tra le grandi questioni del nostro tempo e se ne parla subito dopo la famiglia, che rimane la prima preoccupazione della Chiesa!”.
La  relazione dell’economista D’Agostino è stata un’altra grande e felice occasione per approfondire alcuni aspetti che hanno come evidenziato il ruolo e il compito reale del laico cristiano nell’impegno per il bene comune. Il contenuto della relazione “Politiche attive per il lavoro e la famiglia” ha come entusiasmato i presenti, offrendo spunti e considerazioni per leggere meglio ed interpretare le ragioni di un impegno nel sociale dei cristiani cattolici. Sono stati presentati, quelli che il Professore ha definito essere gli “attori sociali” con le funzioni e i ruoli che spettano alla politica, che ha il compito di considerare la reale spesa pubblica in funzione dello sviluppo, dell’interesse collettivo e non solo per creare consenso; essa deve impegnarsi per distribuire le risorse con criteri di giustizia sociale: far prevalere il bene della società al posto di favoritismi personali. Altro protagonista importante per lo sviluppo della regione è quello delle imprese. “Il lavoro bisogna crearlo. I giovani in questo scenario hanno un ruolo fondamentale, imparando a cogliere le opportunità di lavoro che il territorio può fornire. Capire e cogliere gli spazi produttivi”.
Anche i Sindacati possono contribuire al risveglio della Regione, con l’attenzionare gli interessi generali e difendendo il lavoro e non il posto di lavoro. Altri soggetti importanti sono: i luoghi terzi. Essi sono: Scuola, Università e Chiesa cattolica. “Le risorse naturali che la Regione possiede sono tali da soddisfare il fabbisogno di oltre un milione di persone, oggi invece non soddisfano neppure i 500mila abitanti residenti. Le risorse, infatti, sono veramente notevoli come: l’acqua, il petrolio, il capitale umano, l’ambiente, il turismo, l’artigianato, l’agricoltura… La donna! E’ fondamentale che le politiche sociali tornino a valorizzare la donna, con opportune politiche al suo ingresso nel mondo del lavoro e della produzione”.
Il contributo dei laboratori ha puntualizzato alcune proposte significative, come per esempio: aumentare le occasioni dello “stare insieme” in modo così dialogico che crea ricchezza e formazione umana, teologica e formativa, necessaria per saper dare “le ragioni della speranza”. Si auspica la creazione di un osservatorio che proponga e “controlli” l’operato politico. Contribuire alla lettura dei reali bisogni e creare un “tavolo” di dialogo e confronto con le istituzioni regionali. Maggiore approfondimento del Progetto Policoro, come occasione per creare una nuova cultura del Lavoro. Le conclusioni, curate da S. E. Mons. Francesco Nole’, Vescovo di Tursi-Lagonegro, hanno sottolineato che leggere i “segni dei tempi” significa stare nella storia con cognizione di causa. Essere capaci di dire e fare la verità, sempre, in ogni situazione. Fare la verità significa mettere l’uomo al centro di ogni attenzione. Si parla dell’uomo contemplato nel disegno originario di Dio: sua immagine e sua somiglianza! “Il cammino non sempre è facile; ma il segreto rimane quello di superare ogni forma di individualismo, in ogni campo. Il rapporto quotidiano con gli altri deve essere contraddistinto da un atteggiamento di carità vera”, ha asserito il Vescovo. Riprendendo, infine, l’immagine con la quale il Prof. D’Agostino ha concluso la sua relazione, che cioè “la donna salverà la Basilicata”, ha affermato che “non solo la Basilicata sarà l’immagine della donna impegnata che si riappropria della sua originaria vocazione – che è di apporto significativo allo sviluppo della regione – ma questa stessa donna che corrispondendo al piano di salvezza di Dio, sarà immagine del  mondo intero che si salva!” . Ha infine auspicato una reale diaconia, dove la fede sia la vera protagonista nelle azioni che guidano il cristiano nel suo quotidiano.
Carmela Romano
 
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per informazioni e contatti: tel. 333 6846983
e-mail: commissioneregionalelaicato@gmail.com

Visita “ad limina apostolorum”

Venerdì 18 è previsto, per i Vescovi lucani, l’incontro con Papa Benedetto XVI, inserito nel contesto della visita “ad limina apostolorum”.
La visita ad limina è quella di ogni vescovo del mondo che è tenuto a recarsi dal Papa per riferirgli dello stato della diocesi affidatagli.
Un mezzo per conservare la comunione e una tradizione che risale agli albori della Chiesa.
Un gesto in tre tempi: il pellegrinaggio, il colloquio con Benedetto XVI e quello con i responsabili dei dicasteri vaticani. L’incontro dei pastori con Pietro, secondo la «Pastores gregis», è come il sangue che torna al cuore dalle estremità del corpo.
 
Da Avvenire di domenica 13 gennaio, pag. 6
Quella visita ogni cinque anni alle tombe degli Apostoli (DI GIACOMO GAMBASSI)
Ai vescovi italiani che fra il novembre 2006 e l’aprile 2007 avevano partecipato alla lo­ro prima visita ad limina del pontificato di Benedet­to XVI, il Papa aveva spie­gato di aver vissuto «un’e­sperienza di gioia oltre che un’occasione per conosce­re meglio le diocesi e per condividere le soddisfazio­ni e le preoccupazioni che accompagnano la solleci­tudine pastorale». E il per­corso gli era servito per co­noscere «la geografia ‘spi­rituale’ della bella Italia».
Nelle parole di Benedetto XVI è racchiuso il senso di questa tradizione che affonda le sue radici nei pri­mi secoli della Chiesa e che è sintetizzata nella formula latina del linguaggio eccle­siale da cui prende il nome. Un’espressione che è in realtà la contrazione della locuzione più ampia ad li­mina Apostolorum, ossia «alle soglie degli Apostoli». Ed è sulle tombe di Pietro e Paolo che giungono ogni cinque anni i pastori di tut­to il mondo. «Una manife­stazione e insieme un mez­zo di comunione fra i ve­scovi e la cattedra di Pietro», chiama le visite ad limina l’esortazione apostolica po­st-sinodale di Giovanni Paolo II Pastores gregis del 2003, che delinea la missio­ne del vescovo. Già il Codice di diritto ca­nonico stabilisce che cia­scun pastore «è tenuto a presentare ogni cinque an­ni una relazione al Sommo Pontefice sullo stato della diocesi affidatagli» e, quan­do deve consegnarla, si re­ca «nell’Urbe per venerare le tombe dei beati Aposto­li». Proprio la preghiera di fron­te ai sepolcri di Pietro e Paolo, che «indica il riferimen­to all’unica fede di cui essi diedero testimonianza a Roma con il loro martirio», è il primo dei tre momenti attorno a cui si snodano le visite ad limina. Certo, non si tratta di un appunta­mento protocollare, ma di un vero e proprio pellegri­naggio nei luoghi santi del­la città. La seconda tappa è l’incon­tro con il Papa. Un collo­quio personale fra il suc­cessore di Pietro e ogni ve­scovo che consente di san­cire «l’unità nella diversità» e creare una sorta di ponte fra la Chiesa universale e le Chiese particolari. L’esorta­zione Pastores gregis para­gona questo scambio al «movimento per il quale il sangue parte dal cuore ver­so le estremità del corpo e da queste torna al cuore». Così il «vedere Pietro» che è al centro della visita e ri­manda alla «garanzia ulti­ma dell’integrità della tra­dizione trasmetta dagli A­postoli» diventa anche e­spressione di collegialità.
Il terzo aspetto è l’incontro con i responsabili dei dica­steri della Curia Romana, che vengono informati «sui problemi concreti» delle diocesi in modo da «svol­gere al meglio il loro servi­zio». Con la formazione delle Conferenze episcopali, le visite ad limina si svolgono secondo una chiave territo­riale. Accadrà anche per la Chiesa italiana che Bene­detto XVI incontrerà nei prossimi mesi in base alle sedici regioni ecclesiasti­che.
Del resto questo istituto può essere considerato un segno tangibile della catto­licità della Chiesa. E nei pellegrinaggi «sulle soglie degli Apostoli» i pastori affidano nelle mani del Papa tutte le diocesi che, attraverso il lo­ro ministero episcopale, so­no unite al vescovo di Ro­ma. Da qui il richiamo alle legittime varietà che nello stile della collaborazione vengono valorizzate nel le­game con la Chiesa di Roma la quale, affermava sant’I­gnazio d’Antiochia, presie­de alla comunione univer­sale della carità. 
 
 
 
Il Video di TRMH24 che dice della partecipazione dei Vescovi alla mostra