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su Twitter la voce del Papa

 
Da oggi (03.12.2012 ndr) Benedetto XVI fa sentire la sua voce in un ulteriore spazio di relazione, comunicazione, informazione: Twitter.
Uno spazio digitale, che volutamente non definisco “virtuale”, perché è invece assolutamente reale, anche se di una realtà immateriale, fatta di bit anziché di atomi.
Ma almeno per i cattolici l’idea di una realtà non materiale non dovrebbe costituire un problema!
Si tratta di una scelta coraggiosa e, credo, non priva di dubbi e titubanze (come ogni scelta dovrebbe essere). Ma, ciò che più conta, di una scelta che può aiutarci a liberarci di tutte le precomprensioni, i pregiudizi, le paure legati soprattutto a una scarsa o nulla conoscenza degli ambienti digitali; che rischiano di precludere la loro comprensione e, cosa assai più grave, la possibilità di viverli in maniera libera e responsabile, come uno dei territori che abbiamo oggi a disposizione per comunicare, metterci in relazione, annunciare e vivere il Vangelo.
«Niente è profano quaggiù per chi sa vedere», diceva Teilhard de Chardin. E questa affermazione coraggiosa gli è costata cara (si chiama parresìa: la verità non è mai a buon mercato). Eppure, oggi lo si riconosce, aveva ragione lui. La paura che la rete sia il luogo dei legami deboli, delle doppie e false identità, dell’inautenticità e dell’inganno è frutto di una cattiva coscienza. Il male esiste, in rete così come nelle relazioni faccia a faccia, e tutto ciò che attribuiamo al web esisteva ben prima che arrivassero i social network.
Nella rete portiamo ciò che siamo. Cerchiamo di essere migliori, e anche il web lo sarà.
Due esempi (tratti dalla vita “materiale”) possono forse aiutare a comprendere perché è fondamentale riuscire ad abbandonare l’atteggiamento dualista, che contrappone realtà e web anziché vedere il web come una dimensione della realtà.
Il primo riguarda la violenza sulle donne.
Sappiamo tristemente che la percentuale più alta di violenza sulle donne, compreso l’omicidio, ha come responsabili membri della famiglia, o persone legate affettivamente alle vittime. Diremo dunque alle nostre figlie non ti fidanzare, o non ti sposare, perché il tuo partner può diventare il tuo assassino? Non sarà invece la violenza dentro le famiglie, o tra partner, un segno del fatto che si è smarrito il senso di quella istituzione e di quella relazione, e che il male che vi si trova deve essere un’occasione ineludibile per ripensarne e rigenerarne il senso? Dato che il senso, il valore, la verità sono sempre passibili di tradimento, perché siamo umani e il male esiste. Ma è nostra responsabilità riumanizzare continuamente, senza arrenderci, il mondo in cui viviamo. E non smettere di continuare a cercare la verità che continuamente mortifichiamo.
Il secondo esempio riguarda l’abitare. Tanta parte degli studiosi, e anche della Chiesa, sostiene da tempo che il web è un «luogo antropologico», che va abitato e reso abitabile. E abitare è un modo di esistere tipicamente ed esclusivamente umano: gli animali non abitano, si “rintanano” per poter sopravvivere, per difendersi. L’essere umano, invece, se da una parte non può non adattarsi, non tenere conto delle caratteristiche dell’ambiente in cui si trova (gli eschimesi abitano diversamente dai sudanesi), dall’altra è capace di dare forma all’ambiente, iscrivendovi i propri simboli, i propri significati, i propri valori.
Trasformando lo “spazio” in un “luogo” che parla: basti pensare alla configurazione delle nostre città, che tutto il mondo ci invidia! Se abitare vuol dire iscrivere i propri significati nello spazio, allora non solo possiamo, ma dobbiamo abitare il web.
E se il prossimo messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali si intitola “Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione” significa che il dualismo va superato. Che non vuol dire essere acritici tecno–ottimisti. La vigilanza e il discernimento sono condizioni per abitare, ma abitare si deve! Grazie Santo Padre.
 

Dialogo novembre 2012 in consegna

Finalmente pronto e in distribuzione il nuovo numero di Dialogo.
Il precedente è stato quello di aprile scorso e il prossimo è promesso per il Santo Natale.
Il periodico si apre con un pensiero sull’anno della fede e con la foto del Vescovo che accende la “Lampada della Fede”, segno della luce di Cristo che scaturisce dal cero pasquale e che percorrerà pellegrina tutta la Diocesi nell’arco dell’anno pastorale. In alto a destra è riportata la foto della “Lampada della Fede in stile francescano”, conservata nella Cappella dell’Episcopio, opera di Padre Tarcisio Manta.
C’è quindi un richiamo alla conclusione del Sinodo sulla nuova eangelizzazione e al commiato a Vincenzo Fucci, in seconda pagina; il Vescovo tra i terremotati a Rotonda e il ricordo della Giornata di agosto a Favino con i giovani in terza, il Convegno di AC su “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana” sulla quarta pagina, e l’invito a partecipare al sostentamento economico dei sacerdoti con la giornata del 25 novembre a pagina 5. Pagina 6 contiene il testo di don Sirufo della lettura teologico-artistica del “Battesimo di Gesù” di Vincenzo D’Acunzo, installato in Cattedrale il 1° novembre scorso.
Pagina 7 riporta alcuni stralci dell’omelia del Vescovo alla festa della Madonna di Anglona; le pagine centrali (8-9) sono dedicate alle ordinazioni diaconali dei sei giovani di Tursi-Lagonegro; 10 fa riferimento all’apertura diocesana dell’anno della fede e alla consegna delle lampade alla Cattedrale e alla Concattedrale, di cui nel prossimo numero sarà pubblicato il calendario della sosta in ogni parrocchia.
Da pagina 11 a pagina 15 la sezione che apre uno squarcio sui Movimenti e le Associazioni che hanno fatto pervenire all’Ufficio Comunicazioni Sociali della Diocesi notizie o testi di momenti di vita significativi da raccontare.
Pagina 16 riporta la locandina dell’evento di sabato 1° dicembre e il testo di Anna Maria Bianchi che spiega l’itinerario di formazione per l’anno della fede proposto dalla Consulta delle Aggregazioni laicali della Diocesi.
A tutti l’augurio di buona lettura e l’arrivederci al prossimo numero dove si troverà la sintesi della relazione della dott.ssa De Simone, intervenuta alla Due Giorni di Chiaromonte di Febbraio scorso, che non ha ancora trovato spazio sulle nostra colonne.

Al fianco dei preti

 “Insieme ai sacerdoti, insieme ai più deboli” è lo slogan scelto per la Giornata di sensibilizzazione per il sostentamento del clero, che si celebrerà domenica 25 novembre in tutta Italia. Scopo della Giornata è far conoscere lo strumento delle offerte dirette da parte dei fedeli, che si vanno ad aggiungere alla forma indiretta di sostegno alla Chiesa rappresentato dalla firma per la destinazione dell’8×1000 dell’Irpef, prevista dagli accordi concordatari. I 38 mila preti italiani vengono “sostenuti”, nel caso non siano titolari di un reddito o di una pensione propria, attraverso le due modalità (8×1000 e offerte deducibili). L’obiettivo minimo è di assicurare uno stipendio netto di almeno 883 euro per i preti e fino a 1.376 euro mensili per i vescovi. Per approfondire la conoscenza di questi strumenti, Luigi Crimella, per il Sir, ha intervistato mons. Pietro Farina, vescovo di Caserta e presidente del Comitato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica.

La Chiesa si rivolge ai fedeli e a tutti coloro che apprezzano la presenza dei presbiteri con la Giornata di domenica 25 novembre. Pensa che questa iniziativa possa avere successo?
“La Chiesa ha fiducia nella comprensione e generosità dei fedeli, che hanno sempre dato prova di affetto e vicinanza ai preti. Certo oggi la situazione di crisi si fa sentire e quindi potrebbe succedere che le offerte possano ridursi. È importante che i preti stessi per primi non temano di far conoscere ai fedeli questo importante strumento di aiuto”.

Accanto all’8×1000 lo strumento delle offerte deducibili sembra un po’ stentare a prendere piede. I fedeli non lo conoscono a sufficienza?
“Come dicevo prima, mentre lo strumento dell’8×1000 risulta abbastanza conosciuto e una decisa maggioranza lo firma con la dichiarazione dei redditi in favore della Chiesa, il secondo strumento delle offerte deducibili è meno utilizzato. Forse il problema è che viene visto come una ‘aggiunta’ all’8×1000, mentre in realtà dovrebbe raggiungere una sua fisionomia e portata, come previsto sin dalla sua istituzione”.

Cosa si potrebbe fare per aumentare la sua conoscenza presso i fedeli?
“Mi pare che l’aspetto centrale del problema consista in una giusta considerazione di cosa sia la Chiesa: se la si vede e la si vive come ‘comunione’, si capisce che tutti dobbiamo farcene carico, secondo le nostre possibilità. E pertanto l’aspetto tecnico, pur rilevante, diventa in un certo senso, secondario: quando si ha lo spirito giusto, si trova il modo di intervenire. Oggi abbiamo questi strumenti e siamo chiamati a usarli al meglio”.

 
Su cosa insistere maggiormente?
“Direi che la Chiesa è chiamata a mostrare che gestisce i beni e le risorse per finalità spirituali e così che è animata da un reale spirito di comunione. Davanti a questa realtà anche gli scettici si convincono e apprezzano la nostra presenza”.

Lei pensa che la Chiesa in futuro possa correre il rischio di entrare in crisi sotto il profilo economico, visto il perdurare delle difficoltà finanziarie a livello mondiale?
“Io penso di no perché certo la crisi c’è ed è molto diffusa. Tuttavia, penso che gli sforzi in atto per superarla prima o poi daranno i loro frutti e potremo tornare a una situazione più equilibrata. Una volta che la società si sarà assestata torneremo a una normalità anche per quanto riguarda gli aiuti alla Chiesa”.

Quindi, a suo avviso, occorre proseguire con l’opera di sensibilizzazione?
“Certo, perché da un lato c’è l’aspetto culturale e spirituale e tocca a noi, come Chiesa, di darci da fare per annunciare la bellezza del Vangelo. Per quanto riguarda i risvolti tecnici ed economici, bisogna invece dire che il sistema di sostegno alla Chiesa che abbiamo oggi è il meglio possibile e va conosciuto e utilizzato di più, specie per le offerte deducibili. Debbo sottolineare che è un sistema molto apprezzato dalle altre Conferenze episcopali”.

Rendere visibile il grande sì della fede

La Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali (CDAL) di Tursi-Lagonegro, costituita da un anno circa, è un organismo di comunione, di confronto dei cammini che ogni associazione, movimento e realtà ecclesiale porta avanti per l’edificazione degli aderenti.
Per l’Anno della Fede ha pensato ad un itinerario formativo con dei “seminari di approfondimento”, sul tema: “Rendere visibile il grande Sì della fede”.
Si è celebrato il primo di questi nella Sala Conferenze della Cattedrale di Tursi sabato 1 dicembre scorso. Presenti: il Vescovo, don Salvatore De Pizzo, nelle vesti di vicario episcopale per il laicato, e Anna Maria Bianchi, presidente della CDAL.
È stata invitata la prof.ssa Giuseppina De Simone, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale in Napoli e responsabile della CDAL della Diocesi di Nola.
Questo primo seminario è stato voluto attorno al tema: “Laici credenti oggi, provocati dal Concilio”.
Sottolineato lo specifico dei fedeli laici nella Chiesa, la Bianchi ha ribadito che “tocca a loro portare il messaggio di Cristo in quei luoghi dove, senza il loro apporto, non potrebbe mai giungere il Vangelo”. Oggi, come cinquant’anni fa, occorre animare la storia dal di dentro, con questo slancio.
La De Simone è partita dall’affermare che il Concilio continua ad essere “provocazione per la vita di ogni credente, ad avere una forza vitale per ogni battezzato, qualsiasi sia la vocazione specifica a cui è chiamato”.
Papa Benedetto ha riaffermato che il Vaticano II sia un dono, un segno ed una forza vitale per la Chiesa. Non per nulla Giovanni Paolo II lo diceva “bussola”, criterio di orientamento e di lettura del presente, aperti al futuro.
Il Concilio è stato davvero un evento di grazia, che ha ringiovanito il volto della Chiesa e l’ha aperta ad un nuovo stile, dialogico, ricucendo il rapporto tra Chiesa e mondo!
Cinquant’anni nella vita della Chiesa sono poca cosa, siamo in un cammino aperto.
Paolo VI diceva paradigma della spiritualità del Concilio il Buon Samaritano, inteso come “colui che si mette al servizio perché l’altro sia aiutato a ritrovare la sua vita”.
La Chiesa sa di non poter non essere nel mondo. Il suo rapporto con il mondo deve incarnare la relazione di Cristo col mondo, come Cristo, con Cristo e per Cristo; è un piegarsi perché l’altro trovi il suo orientamento, cammini verso e con la Verità.
L’autocoscienza della Chiesa oggi la porta a guardare il mondo con gli occhi di Dio, sapendo che è Lui l’unico salvatore e che Lei, sua Sposa, sia mediatrice e sacramento della salvezza stessa.
Ribadita la prospettiva cristocentrica del Concilio, la relatrice ha insistito sulla svolta antropologica che porta a leggere l’uomo nella sua realtà misterica, destinatario dell’amore di Dio e, al contempo, chiamato a valorizzare doni e carismi a lui affidati. A questo è chiamato ogni cristiano.
Infine la De Simone alla domanda su che cosa devono fare i fedeli laici per compiere le opere di Dio, rispondeva che non possono prescindere da “confessare, celebrare, testimoniare la fede”. Occorre essere sapientemente impegnati a comprendere i contenuti della fede e a dire le ragioni della fede!
Il mondo attende una testimonianza credibile (Porta Fidei, 15)! Provocati dal Concilio occorre cominciare e continuare a cantare, senza posa, le meraviglie del Signore!
Il Vescovo Nolè ha concluso citando Benedetto XVI e affermando che l’unico vangelo che il mondo legge oggi è la vita dei credenti! Paragonata la fede ad un cerino, l’ha definita quella luce che non si può fingere di non vedere. Ha inoltre incoraggiato tutti i fedeli laici a conoscere i documenti del Concilio e a insegnarli, a comunicarli con zelo e impegno.
La fede è bellezza. Di tutti il dovere di convincerne il mondo.
Il prossimo appuntamento è per sabato 6 aprile 2013 a Lagonegro – San Giuseppe, quando la CDAL ha programmato il secondo seminario.
 
 
 

La fede sia fuoco

 
 
“Il nostro Vangelo si è diffuso con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione” (1 Ts 1,5)
 
La quinta Convocazione dei Gruppi del Rinnovamento nello Spirito Santo ha avuto luogo a Lauria, nell’accogliente  Parrocchia S. Nicola, in cui si venerano le spoglie del Beato Lentini.  Da subito, i partecipanti sono stati come avvolti dalla sua presenza benedicente.
Un clima di profonda preghiera ha introdotto, infatti,  i partecipanti all’acclamante e gioiosa  lode al Signore, al Dio di Gesù Cristo, Re e custode del suo popolo, rinnovandolo nel suo amore.
La profezia di Ezechiele sulle ossa aride (37,4-11) è stata interiorizzata e pregata, suscitando un desiderio ardente di consacrarsi all’Unico Dio, capace di ridare vita e le cui ossa possono ritornare a vivere, in nome ed in funzione di un amore grande e prodigioso!
Il coordinatore diocesano, Nicola Fortunato, ha salutato i partecipanti, offrendo una sintesi della Preghiera comunitaria e presentando la giornata nei suoi dettagli; affidando al Coordinatore Regionale, Rosario Sollazzo, la presentazione della relatrice, Prof.ssa Alessandra Vicino:  felice sposa e madre di tre figli, insegnante di Religione Cattolica, presso il Liceo Scientifico di Policoro e coordinatrice del Gruppo “Comunità di Gesù” di Policoro.
Le parole colme di amore per il Rinnovamento, letto alla luce del Magistero di Benedetto XVI, hanno fatto da sfondo e da introduzione alla relazione di Alessandra. Dopo aver introdotto e presentato la Lettera ai Tessalonicesi dell’Apostolo Paolo, presentando la forte attualità dello scritto paolino, è stato sottolineato che si tratta di una comunità giovane nell’esperienza della fede e  che si trova a vivere in contesti di grande persecuzione, vivendo anche il dramma delle persecuzioni. Con  parrusia  evangelica  la relatrice  ha asserito che lo Spirito non è in cerca di uomini e di donne che fungano da semplici microfoni della Parola di Dio, come meri ripetitori; ma Egli è alla ricerca di uomini e di donne che mettano nelle mani di Dio la loro esistenza, vivendo, leggendo e interpretando la realtà alla luce del Vangelo e proclamando il Vangelo con profonda convinzione.
Citando alcuni passaggi del ricco Magistero del Concilio Vaticano II, di cui si sta celebrando il cinquantesimo anniversario della sua apertura, è stato sottolineato il grande desiderio della Chiesa dello Spirito Santo. Essa lo desidera e lo invoca con tutte le sue forze, perchè non può vivere senza di esso! Le parole, confortanti e confermanti la bellezza, la grazia e l’opportunità dell’esperienza del Rinnovamento nello Spirito Santo nella Chiesa sono state affidate al Magistero di Benedetto XVI, che nel Motu Proprio “La Porta della Fede”, dove il Pontefice afferma che  il nostro tempo ha bisogno di cristiani che siano affascinati e afferrati da Cristo… che siano un libro aperto, che narrino con la loro vita la vita nuova che vivono nello Spirito.
Il Parroco don Vincenzo Iacovino ha presentato ai presenti la misura alta del profilo biografico del Beato Lentini, “uomo dello Spirito”, – pionere dell’evangelizzazione, tutto dedito al Sacerdozio a beneficio del popolo affidato alle sue cure.
La Celebrazione Eucaristica, presieduta da S. E. Mons. Francesco Nolè ha introdotto nella Prima Settimana del Tempo Liturgico dell’Avvento. La riflessione omiletica ha puntato sulla denuncia e pericolosità dei messaggi effimeri che la società produce a danno delle nuove generazioni, fino a rendere gli uomini del nostro tempo incapaci di individuare il male e di chiamare per nome il peccato! Ha invitato i presenti,  non solo gli aderenti al Movimento, ma anche i parrocchiani e i pellegrini presenti, a tenere a cuore, in questo Tempo di Avvento la Preghiera e la vigilanza spirituale “perché il Natale o lo si prepara e festeggia nel cuore o non è vero Natale”. Inoltre, ha ricordato di come sia “necessario divenire cone viventi perché il mondo veda quanto è bello ed affascinante il cristianesimo e vi aderisca e creda!”.Ricorda, inoltre, che i veri poveri non sono solo coloro che non hanno da mangiare ma sono coloro che non riescono ad accogliere la realtà come segno della Rivelazione di Dio!
Al termine della Celebrazione, prima della benedizione e del concedo, il Coordinatore diocesano, ringraziando Monsignor Nolè, le ha presentato “Zia Rosina”, l’appartenente al Movimento probabilmente più anziana ma non solo di età. Attraverso il gesto dell’abbraccio tutta la comunità diocesana del Rinnovamento ha potuto esprimere la sua gratitudine al Pastore. 
La pausa del pranzo comunitario ha segnato il compimento della prima parte della giornata.
L’Adorazione Eucaristica del pomeriggio ha visto tutti i presenti impegnati nel chiedere allo Spirito Santo la grazia  del “fuoco divorante, fonte e forza per riannunciare Cristo nell’Anno della Fede!”.
Le tre testimonianze di Alessandro, Mirella e Pasqualina hanno sottolineato come anche nel nostro tempo il “Signore è all’opera!”.
Lui, il vivente è presente nella storia di ogni uomo che si affida a Lui, ed è felice di compiere prodigi per chi confida in Lui. 
 
Carmela Romano
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IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA: 
– ore 8.30 ACCOGLIENZA e PREGHIERA comunitaria carismatica
– RELAZIONE della prof.ssa Alessandra Vicino
Tema: “Il nostro vangelo… si è diffuso con la potenza dello Spirito e con profonda convinzione” (1Ts 1,5a)
– SALUTO di don Vincenzo Iacovino, parroco di Lauria Superiore, “I santi, pionieri dell’evangelizzazione
– ore 11.30  SANTA MESSA presieduta da S. E. Mons. Francesco Nolè, vescovo di Tursi-Lagonegro
– ore 15.30 PREGHIERA CONCLUSIVA: inviati a “riannunciare Cristo all’umanità di oggi” nell’Anno della Fede

I vescovi lucani scrivono a Monti sulla questione delle province lucane

Con lettera indirizzata al Presidente del Consiglio, mons. Agostino Superbo, Presidente della Conferenza Episcopale di Basilicata, a nome dei vescovi delle diocesi della Basilicata, da voce alla loro preoccupazione in merito alla decisione di accorpare le province di Potenza e Matera; i vescovi esprimono «una parola radicata nella conoscenza dei problemi del territorio lucano».
«Le ragioni dell’accorpamento delle due Province destano non poche perplessità, se si tiene conto delle pesanti conseguenze della annunciata “semplificazione” dell’ordinamento locale e della conseguente riorganizzazione periferica dello Stato».
Il disagio avvertito sul territorio e il dissenso del popolo lucano «è segno che la nuova organizzazione istituzionale non appare fondata su evidenti basi economiche, democratiche e culturali, né su ragioni universalmente condivise». «Il popolo lucano – sottolineano i vescovi – non si oppone mai per partito preso, alle riforme e ai sacrifici richiesti dal Paese, quando riconosce le loro motivazioni e il loro fondarsi sul bene comune».
I vescovi sono vicini ai sentimenti dei lucani che «temono, non senza fondamento, che la semplificazione istituzionale comporti un dimezzamento della partecipazione democratica, lasciando senza voce le aree più fragili e marginali della regione»; l’eliminazione di una delle due province verrebbe vissuta come «una mortificazione del legittimo protagonismo e delle aspirazioni di partecipazione dei diversi territori che compongono il mosaico regionale».
I vescovi, pertanto, desiderano associarsi alle comunità della regione nella richiesta che sia confermato l’attuale assetto delle province, che appare più equo e conforme al bene comune, anche in considerazione della tortuosa struttura geografica della regione.
I pastori delle diocesi della Basilicata si uniscono all’impegno perché si trovino le strade più giuste perché sia mantenuta «l’identità della regione, attraverso la sua organica unità, derivante anche dalla attuale articolazione delle province».

Potenza, 9 novembre 2012
 

Il portavoce della CEB
Mons. Mauro Gallo  

ufficiostampa.ceb@gmail.com

 

Convegno Ecclesiale Sovvenire

La Commissione Regionale per il Sovvenire promuove per sabato 1° dicembre 2012, nel pomeriggio, un Convegno ecclesiale dal titolo “Cooperare al sostegno economico della Chiesa lucana”, a partire dalle ore 16.00.
Detto Convegno si svolgerà presso l’Auditorium dell’Immacolata, presso il Seminario Regionale (in Viale Marconi, 104) a Potenza.
Un momento che si propone di rilanciare, anche in Basilicata, l’invito a sostenere e a sovvenire alle necessità della Chiesa e di riscoprire la corresponsabilità dei fedeli laici.
Perché questa riscoperta sia fruttuosa e proficua è necessario che, ogni parrocchia, individui e comunichi all’incaricato diocesano, quanto prima, un membro, possibilmente del Consiglio per gli Affari economici che, in quanto “referente per il Sovvenire” faccia da tramite tra la Diocesi e la parrocchia, così da far rientrare l’attività del “Sovvenire” nella pastorale ordinaria della stessa.
Tutto questo, prima ancora che per cominciare a costruire una rete di azione, per creare una trama di relazioni e di condivisione.
 
Di seguito il programma:
ore 16.00 Preghiera iniziale
ore 16.15 Saluto di don Domenico Lorusso, incaricato regionale
ore 16.20 Introduzione di S. E. Rev.ma Mons. Vincenzo Orofino, vescovo delegato della Conferenza Episcopale di Basilicata, sul tema: “Perché siamo qui. Fondamenti ecclesiologici del Sovvenire
ore 17.00 Intervento del sig. Stefano Gasseri, delegato nazionale di Sovvenire, sul tema: “La figura del referente parrocchiale al Sovvenire nella pastorale ordinaria
ore 18.15 Conclusioni di S. E. Rev.ma Mons. Agostino Superbo, presidente della Conferenza Episcopale di Basilicata, e preghiera finale
 
modera: don Giuseppe Abbate, incaricato diocesano di Tricarico
 
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La lettera che don Vincenzo Lo Frano ha indirizzato ai preti della Diocesi
in occasione della Giornata di sensibilizzazione al sostentamento del Clero (25 novembre 2012)
 
Diocesi di Tursi – Lagonegro
Servizio Promozione del sostegno economico alla Chiesa Cattolica
 
Carissimi confratelli,
puntuale, anche se ancora dopo più di 20 anni non fa parte degli eventi ecclesiali da noi attesi e desiderati, ritorna nella ricorrenza della Festa di Cristo Re, il 25 novembre 2012, la Giornata Nazionale delle offerte per il sostentamento economico di noi Sacerdoti.
E’ una giornata di promozione e non solamente di esposizione del materiale pervenuto a tutte le parrocchie (alcune parrocchie si auto esonerano anche da questo compito).
I nostri fedeli sono disponibili a sostenere i loro sacerdoti, però non conoscono le modalità stabilite dalla Conferenza Episcopale Italiana. La giornata di promozione serve innanzitutto a questo.
Promuovere vuol dire affrontare un percorso educativo faticoso e lungo a partire da noi e che, “provvedere alle necessità della Chiesa contribuendo secondo le leggi o le usanze”, fa parte dei 5 precetti della Chiesa cattolica. Forse anche noi sacerdoti l’abbiamo dimenticato da quando non si fa più riferimento al Catechismo di S. Pio X.
Occorre molto garbo. Però questo lavoro va fatto come atto di carità verso i sacerdoti dei prossimi decenni che potrebbero non trovare più questa “tavola imbandita”  considerata da noi come diritto acquisito.
Educare al Sovvenire porterà i suoi frutti solo se entrerà a far parte della pastorale ordinaria sia diocesana che parrocchiale. Nelle prime comunità cristiane il sovvenire coincideva e si identificava con la celebrazione eucaristica quando lo spezzare il pane non voleva dire soltanto, come si fa oggi, il gesto simbolico dello spezzare l’ostia consacrata, ma era la condivisione concreta del cibo e la colletta che si faceva per sostenere i poveri e gli apostoli.
Nessuno nella Chiesa deve dire ”non mi riguarda”: nella Chiesa ciascuno e tutti insieme si grida “mi sta a cuore”. Da ciò scaturisce l’importanza che nei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici sia nominato un referente del “Sovvenire” che, in continuo e fraterno collegamento con l’incaricato diocesano, deve farsi carico di suscitare, custodire e potenziare il senso della responsabilità attiva, come pure quello della trasparenza delle gestioni
Vi faccio pervenire i dati diocesani del 2011 comparati con quelli dell’anno precedente, con una preghiera: abbiate la libertà di lasciarvi giudicare dall’esito della vostra parrocchia.
In linea generale la nostra Diocesi ha retto bene anche quest’anno. Ha perso un punto (da 309 a 308) riguardo al numero degli offerenti, ma è passata da 11.2412,00 del 2010 a 11.715,00 euro con un incremento del 2,7% riguardo all’importo complessivo del 2011.
Ringraziandovi di cuore vi auguro buon lavoro.
 
L’Incaricato diocesano
don Vincenzo Lo Frano
 

Il Concilio Vaticano II e la Nuova Evangelizzazione

Il Concilio Vaticano II e la Nuova Evangelizzazione
Questo il tema della brillante relazione tenuta da don Roberto Repole, presidente della Associazione Teologica Italiana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2012-2013 dell’Istituto Teologico di Basilicata (ITB) a Potenza, il 12 novembre scorso. Alla presenza del Moderatore dell’Istituto teologico, Mons. Agostino Superbo, Arcivescovo metropolita di Potenza – Muro Lucano – Marsiconuovo, del Direttore dell’ITB, don Francesco Sirufo, che ha anche introdotto i lavori presentando il relatore, hanno preso parte all’iniziativa, oltre agli studenti e ai docenti, anche una nutrita rappresentanza di presbiteri della regione e di laici. La solenne inaugurazione dell’Anno accademico si è tenuta nell’Auditorium dell’Immacolata dei Seminari di Basilicata, in Viale Marconi. Don Roberto Repole, giovane teologo della sezione torinese della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, ha saputo rapire subito l’attenzione dei presenti, conducendoli ad una approfondita e nutrita riflessione sul Concilio Vaticano II, in questo Anno della Fede indetto dal Santo Padre Benedetto XVI a 50 anni dall’apertura dell’Assise ecumenica che ha cambiato il volto della Chiesa. Con il suo intervento, ricco e profondo, l’illustre teologo ha tracciato alcune linee di riflessione emergenti dal dettato conciliare e capaci di provocare istanze per una Nuova Evangelizzazione, anche all’indomani della chiusura del Sinodo dei Vescovi, tenuto nel mese di ottobre scorso in Vaticano. La relazione di don Roberto è stata articolata attorno a quattro snodi tematici, che continuano ad interrogare la teologia e la prassi pastorale della Chiesa. Prima di tutto si è sottolineata la novità del tenore dei testi del Concilio Vativano II rispetto a quelli precedenti. Nei concili della storia, infatti, la Chiesa si esprimeva con un linguaggio di condanna, in cui risuonavano gli attacchi agli errori della società. Di fronte alla complessità della società del XX secolo, invece, il Concilio Vaticano II ha proposto uno stile di documenti che sono stati definiti “costituzionali” (Hünermann), forieri dell’immagine di una Chiesa che conforta, illumina, orienta, chiarifica e dialoga con la società stessa. Per la Nuova Evangelizzazione essi ci insegnano che il vero cammino è quello di attingere all’autentica Tradizione della Chiesa, senza cedere nella tentazione del tradizionalismo, che “canonizza” schemi ecclesiologici degli ultimi decenni dell’800 e dei primi del ‘900, senza cogliere le provocazioni della contemporaneità. Nel secondo snodo tematico, definito come “modernità riconciliata”, don Repole ha sottolineato come per la Nuova Evangelizzazione sia necessario tener presente che il “regime di cristianità”, nel quale la Chiesa coincideva  pienamente con l’umanità intera, sia ormai superato e quindi la possibilità di non credere sia oggi molto più forte. Oggi, dunque, si deve pensare davvero ad un nuovo modo di evangelizzare, non secondo il vecchio schema pastorale di conservazione della cristianità. “Irruzione dell’alterità in varie dimensioni”, questo il titolo del terzo snodo tematico. Tenendo presente che la Chiesa si è lasciata interrogare dalla presenza delle altre religioni, il teologo ha citato il famoso testo della costituzione pastorale Gaudium et Spes, nel quale si legge: «Cristo, infatti, è morto per tutti e la vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina; perciò dobbiamo ritenere che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire associati, nel modo che Dio conosce, al mistero pasquale» (n. 22).
Da questa affermazione di portata epocale viene fuori come per la Nuova Evangelizzazione sia necessario recuperare un cristocentrismo radicale, che confermando la verità radicale della fede in Cristo, non teme il dialogo e il confronto con gli altri, a qualunque credo appartengano. Come snodo tematico finale, quindi, don Roberto ha proposto l’aspetto pastorale del Concilio, atteggiamento permanente di aggiornamento da parte della Chiesa. In questo modo la Nuova Evangelizzazione sarebbe quell’atto coraggioso mediante il quale interpretare la Parola di Dio eterna e immutabile, alla luce delle esigenze mutevoli degli uomini di ogni tempo.
 
don Luciano Labanca
 
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Il Direttore dell’Istituto Teologico del Seminario Maggiore di Basilicata, affiliato alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, prof. don Francesco Sifufo, è lieto di invitare alla inaugurazione dell’Anno Accademico 2013/2013 che si terrà a Potenza, presso l’Auditorium dell’Immacolata (in Viale Marconi, 104) lunedì 12 novembre 2012 alle ore 10.30.
Terrà la prolusione con una lectio magistralis il prof. don Roberto Repole, Presidente dell’Associazione Teologica Italiana e docente di Teologia Dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale (Torino).
Tema che sarà trattato: “Il Concilio Vaticano II e la Nuova Evangelizzazione”.
Presiede S. E. Rev.ma Mons. Agostino Superbo, Moderatore dell’Istituto Teologico, Arcivescovo di Potenza – Muro Lucano – Marsiconuovo e Metropolita di Basilicata.