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Auguri Santità

 
Il Papa: “Percorro l’ultimo tratto di strada, Dio mi aiuta”
 
16 e 19 aprile, 85° compleanno e 7° elezione
“Auguri, Santità, in orante gratitudine”
 
Ricorre lunedì 16 aprile, l’ottantacinquesimo compleanno di Joseph Ratzinger: il Presidente della CEI, Card. Angelo Bagnasco, e il Segretario Generale, mons. Mariano Crociata, in un telegramma rendono grazie al Signore – a nome della Chiesa che è in Italia – per il dono della vita e della fede, mentre riconoscono l’illuminato magistero e l’indefettibile testimonianza del Papa, di cui ricorre giovedì 19 il settimo anniversario dell’elezione.
Alla duplice ricorrenza, il quotidiano Avvenire dedica uno speciale nell’edizione di domenica 15 aprile, mentre l’emittente televisiva Tv2000 offre servizi di approfondimento nel palinsesto di lunedì 16 e di giovedì 19.
 
Lo splendido colonnato di San Pietro esprime il grande abbraccio che la Chiesa cattolica dà a Benedetto XVI per i suoi ottantacinque anni. In quell’abbraccio ideale e forte vi è anche il mondo che riconosce in lui una luce per l’umanità intera: luce mite e chiara che indica, con le parole di Gesù e della universale ragione, la verità e il bene.
È dunque una festa di famiglia, fatta di gratitudine al Signore che lo ha scelto come suo Vicario; al cardinale Joseph Ratzinger che ha accettato la volontà di Cristo sapendo che solo nell’obbedienza d’amore si sta vicini a Gesù; al Santo Padre Benedetto XVI, che con la preghiera e il pensiero, la parola e il governo, guida il popolo di Dio. Fin dall’inizio del supremo ministero, Benedetto XVI ha iniziato la sua “riforma” umile e lieta, consapevole che il problema urgente è quello della fede.
La gioia della fede è il filo d’oro che ispira e raccorda ogni suo intervento. Ed è questa la risposta più importante di cui il mondo ha bisogno nella sua complessità: non tanto di mutazioni organizzative, ma di riforma dei cuori, poiché sono questi che danno anima e fecondità ai programmi e alle strutture. La santità – centro della riforma lieta di Papa Benedetto – non è una astrazione o un ripiego per sfuggire alla modernità ma, al contrario, è scendere al centro dei problemi dell’uomo contemporaneo. È vivere la fede con gioiosa consapevolezza che cambia la vita dei singoli e genera una umanità nuova, rapporti diversi, organismi vitali. Se la fede irrora i modi di pensare e di agire, allora il Signore è reso presente, e le società, le culture, gli Stati, ne sono beneficati. Allora, ovunque vi è una zolla di umanità, lì germoglia la speranza.
È su questa strada di rinnovamento che il Papa conduce la Chiesa, sapendo che il mondo attende di intravvedere l’Invisibile attraverso la gioia dei redenti. E lo fa con mitezza, quasi in punta di piedi, sapendo di dover servire, ma anche con la tenacia del nocchiero in mezzo a venti a volte contrari. In forza di quel “sì” originario a Cristo, egli non porta avanti se stesso, non cerca il successo. Schivo, non vuole dimostrare nulla di personale né alla Chiesa né al mondo. L’unico desiderio è annunciare Gesù, luce delle genti. Qui sta la sua disarmante libertà, e quindi la pace.
Il suo Magistero ricorda la bellezza della fede, una bellezza da riscoprire fresca e operosa pensando al mondo vivace e generoso dei giovani, e alla testimonianza dei cristiani segnati dalla miseria o perseguitati fino al sangue. Ricorda che la libertà riposa sulla verità. Non teme di entrare nelle questioni anche le più delicate: vi entra senza violenza, sempre riconoscendo il lucignolo acceso. Ma anche senza rinunciare a far risplendere la verità: quella di Cristo e quella dell’uomo, che in Cristo scopre il suo vero volto. Mi sembra che qui emerga in modo particolare la “profezia” di Benedetto XVI: egli indica la via della verità e della vita. Nei viaggi apostolici, infatti, ha spesso ricordato che l’umanità rischia di smarrire la strada dell’”umano”, di andare contro se stessa: il Vangelo è svelamento di Dio, offerta della sua vita, libertà dalle illusioni, felicità vera. Il suo stemma rivela qualcosa di quest’uomo, che Cristo sceglie all’improvviso come strumento docile, e che, con la conchiglia del pellegrino, indica la strada alla Chiesa universale verso i pascoli alti di Dio.
Grazie Padre Santo. La Chiesa che è in Italia, insieme ai suoi Pastori, si stringe a Lei desiderosa di essere la prima e la più vicina, per dirLe: ad multos annos, Santità!
 
cardinale Angelo Bagnasco

Convegno Regionale dei Catechisti

Lo sforzo di rinnovamento dell’Iniziazione Cristiana, recepito e promosso dalle 3 Note e testimoniato dal diffondersi delle sperimentazioni a livello regionale, diocesano e parrocchiale ha giustamente posto l’accento in modo esplicito sulla comunità cristiana che vive in un territorio.
La dimensione regionale sembra offrire quel contesto in cui le varie esperienze di Iniziazione Cristiana possono confrontarsi in modo arricchente e operativo a beneficio di tutte le chiese che sono in Italia.
 
I CONVEGNI REGIONALI sono sembrati pertanto uno strumento utile per rispondere a quella domanda di verifica e confronto sulle sperimentazioni che emerge dagli Orientamenti Pastorali e per offrire un contributo, a partire dalle realtà diocesane, alla riflessione dei vescovi circa il rinnovamento della catechesi.
In Lucania il Convegno regionale si svolgerà nei giorni 21- 22 Aprile
secondo il Seguente programma:
 
21 aprile 2012: Incontro delle equipes degli Uffici Catechistici Diocesani della Basilicata
POTENZA, Centro Formazione “Giovanni Paolo II”
PROGRAMMA
9.30 Preghiera d’inizio dei lavori
9.45 Comunicazioni dell’Arcivescovo delegato per la catechesi, S.E. Rev.ma Mons. Agostino Superbo
10.30 Discussione sulla sintesi regionale
12.30 Conclusione
 
 
22 aprile 2012: Convegno Regionale dei Catechisti
MATERA, Casa di Spiritualità “Sant’Anna”
PROGRAMMA
9.00 Accoglienza
9.30 Preghiera di inizio lavori
10.00 Relazione del prof. PORCARELLI:
“LA FIGURA DEL CATECHISTA EDUCATORE NELLA CULTURA ODIERNA”
11.15 Presentazione sintesi équipe regionale 
Dibattito in aula con S.E. Rev.ma Mons. Agostino Superbo
13.00 Pranzo
15.30 Arte e catechesi: itinerario biblico-artistico tenuto da don Pasquale Giordano, biblista
16.30 Celebrazione eucaristica presieduta da S.E. Rev.ma Mons. Salvatore.
 
La mattina del 22 Aprile partiranno da Maratea, Moliterno e Rotonda i pullman per i catechisti.
Si prega comunicare al coordinatore zonale il numero dei catechisti partecipanti.
Il viaggio è offerto dall’Ufficio Catechistico Diocesano.
Il pranzo è a sacco, a cura dei partecipanti.

Le Celebrazioni del Vescovo per la Pasqua

È Risorto, come aveva promesso
Nolè ha presieduto le celebrazioni della Notte e del Giorno di Pasqua
Maria Francesca Santagata
 
Sua Eccellenza, monsignor Nolè, ha presieduto le celebrazioni della Veglia pasquale e la Messa del giorno di Pasqua nella Cattedrale di Tursi, animate dalla corale Regina Anglonensis.
 “La celebrazione di Pasqua – ha sottolineato Nolè – è la celebrazione più solenne di tutto l’anno”. Ogni cristiano che vive con intensità la Quaresima attende con trepidazione l’annunzio e la gioia pasquale.
Il pensiero omiletico della “Madre di tutte le veglie ha ripercorso i quattro momenti in cui si struttura la celebrazione: la Liturgia della Luce, con la benedizione del fuoco, l’accensione del cero pasquale e la proclamazione dell’Exultet. Momento paradigma di una vita che si apre alla luce di Cristo che irrompe o può essere accolta a seguito di un cammino di autenticità aperta alla novità del Cristo che tutto rigenera. La Liturgia della Parola, con le letture dell’Antico Testamento che preparano, nella storia, ad accogliere il mistero pasquale di Cristo. Alla pienezza della rivelazione di sé Dio – ha rimarcato il Presule – si giunge con una progressione, con una gradualità che tante volte va rispettata in achi si apre all’incontro con il Dio Trinità che si è manifestato. La Liturgia battesimale con la benedizione del fonte battesimale e la rinnovazione delle promesse battesimali deve aprire i credenti alla piena consapevolezza che il Cristo viene per essere “nostro compagno di viaggio”; La Liturgia Eucaristica, momento culmine della veglia, momento privilegiato per essere commensali del Risorto che, come ai Discepoli di Emmaus, si è fatto vicini e pedagogo per permettere, a quanti lo stanno cercando, di riconoscerlo, accoglierlo e poterlo raccontare.
L’augurio del Vescovo – nel Giorno Santo della Risurrezione – ha raggiunto tutta la Chiesa locale. In modo particolare è stato rivolto alle famiglie, chiamate ad essere costruttrici principali di unità, perdono, solidarietà, fraternità e amore; alle autorità politiche costrette talvolta a decidere scelte impopolari a causa della crisi e dei tagli, affinché guidino in modo consapevole le Comunità e sappiano prodigarsi per i tanti che attendono da loro riposte immediate ai bisogni primari. Non ha tralasciato il Vescovo i “bisognosi di spirito”, quanti cioè necessitano di certezze, o forse, semplicemente della vicinanza di “un cristiano capace di comunicare loro che Cristo è risorto”, un sorriso, una presenza amica che sostenga e incoraggi!
L’altro augurio speciale è stato rivolto ai giovani della nostra terra, tante volte costretti dalle circostanze della vita a lasciare le loro comunità di nascita per realizzarsi lontano dalle loro famiglie: per loro l’auspicio che il Risorto sia accolto, lasciato vivere nella loro storia sì da sperimentare una piena appartenenza alla Chiesa e realizzare la loro vocazione per il bene proprio e della società, dimensioni complementari.
L’augurio finale di Sua Eccellenza è stato quello di “lasciarci fecondare dalla Parola di Dio, affinché Cristo possa risorgere nella nostra vita e in quella dei nostri fratelli”.
 

Commemorazione del Card. Brancati

Consapevoli della preziosa eredità ricevuta, la diocesi di Tursi-Lagonegro e la Parrocchia San Giacomo in Lauria Inferiore vogliono ricordare, a quattro secoli dalla sua nascita, il Card. Lorenzo Brancati, dei frati Minori Conventuali, che tanto ha onorato la Chiesa con il suo indefettibile amore e il suo fedele servizio.
Il 14 aprile 2012, a partire dalle ore 16.00, si svolgeranno a Lauria Inferiore, in ricordo della fulgida figura lucana, delle iniziative che vedranno la partecipazione di Sua Eminenza il Sig. Cardinale Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congragazione dei Vescovi.

Sei certo che ne sia degno?

Sarà presentato nell’Auditorium “Immacolata” del Pontificio seminario Minore di Potenza, Via Marconi, il volume “sei certo che ne sia degno? 50 anni di ordinazioni sacerdotali nelle Chiese di Basilicata” di don Vitantonio Telesca venerdì 13 aprile 2012 alle ore 10.00.
Saranno presenti: don Francesco Sirufo, don Mauro Gallo, don Cesare Covino, padre Emanuele Bochicchio, il prof. Vittorio Prinzi, il prof. Vittorino Andreoli e concluderà S. E. Mons. Agostino Superbo, Arcivescovo Metropolita di Potenza – Muro Lucano – Marsiconuovo.
Nel pomeriggio, alle ore 16.00, nel medesimo luogo, il prof. Vittorino Andreoli tratterà il tema: “Desiderio di amoree passione educativa”.

Auguri Santa Pasqua 2012

Santa Pasqua 2012
«Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le
cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra
di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù,
non a quelle della terra».
(Col 3,1-2)
 
 
Agli auguri del Vescovo
Mons. Francesco Nolè
si aggiungono di cuore
i miei e quelli dello staff
delle Comunicazioni Sociali di Tursi-Lagonegro
 
Papa Benedetto XVI, nella Via Crucis al Colosseo nel venerdì santo, ha detto:
«La Croce di Gesù è il segno supremo dell’amore di Dio per ogni uomo, è la risposta sovrabbondante al bisogno che ha ogni persona di essere amata. Quando siamo nella prova, quando le nostre famiglie si trovano ad affrontare il dolore, la tribolazione, guardiamo alla Croce di Cristo: lì troviamo il coraggio per continuare a camminare; lì possiamo ripetere, con ferma speranza, le parole di san Paolo: “Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? …
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati”».
 
E’ pensiero che facciamo nostro, certi che Pasqua è il giorno più grande della storia, è il segno dell’Alleanza che anche quest’anno si rinnova. Il Sangue di Cristo ci porge la salvezza. Ogni uomo la desidera. E noi vogliamo raccontargliela e porgergiela, con amore e con spirito di servizio e abnegazione.
 
don Giovanni

Messa del Crisma

TURSI – Consegnato alla Diocesi di Tursi-Lagonegro lo splendido pastorale e la mitra gemmata che era appartenuta al Cardinale Michele Giordano, figlio di questa Diocesi, originario di Sant’Arcangelo e Arcivescovo di Napoli dal 1987 al 2006. Deceduto da poco più di un anno, nella stessa Chiesa Cattedrale dove il Cardinale era stato consacrato vescovo, mons. Salvatore Ardesini, per diciannove anni segretario particolare di Giordano, durante la Messa del Crisma (celebrata nel mercoledì santo) nella Cattedrale di Tursi ha porto ufficialmente a mons. Francesco Nolè le sacre insegne, che a sua volta erano dono di mons. Alfredo Vozzi, anche lui nativo della Diocesi.
Monsignor Nolè, che li ha indossati a conclusione della Celebrazione, ha avuto nell’omelia e nei saluti conclusivi, un taglio prettamente comunionale, richiamando i documenti del Vaticano II e il Magistero sul ministero ordinato e il Sacerdozio, ormai alle porte dell’Anno della Fede.
A proposito della vita comunitaria dei preti il Vescovo ha così concluso, prendendo spunto da una riflessione dei seminaristi teologi della Diocesi che “i sogni non sono follia, la tentazione di demordere diventerà sempre più martellante, ma con l’aiuto di Dio e l’utilizzo della nostra volontà ci si può riuscire. In fondo, colui che divide è più debole di Colui che unisce!”
Ha inoltre annunciato un’ordinazione sacerdotale il 25 agosto a Fardella (PZ) e l’ordinazione di sei diaconi a Tursi (MT) il 14 settembre prossimo.
 
Clicca sul link sottostante per il testo dell’omelia di Mons. Francesco Nolè in pdf

Nuovo numero di Dialogo

Consegnato il 2 aprile alle Poste per la distribuzione agli “abbonati” il numero di Aprile 2012.
Contiene al suo interno, oltre agli auguri per Pasqua di Mons. Nolè,
due pagine dedicate al Sito internet e al profilo facebook della Diocesi,
un articolo che richiama la presenza di Mons. De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro,
a Lauria, in occasione della festa del Beato Lentini,
sintesi delle relazioni di don Mastantuono alla Due Giorni di Chiaromonte,
uno speciale sull’Animazione Vocazionale dei Seminaristi di Potenza a Nova Siri,
articolo sul Convegno Caritas a Chiaromonte,
una pagina che presenta una leggenda di Chiaromonte su Ponzio Pilato…
 
 Puoi cliccare sul link per visualizzare il giornale in formato pdf.
 
 

Pubblicato il Messaggio del Santo Padre per la Giornata della Gioventù 2012

«Siate sempre lieti nel Signore!» (Fil 4,4)
 
Cari giovani,
sono lieto di rivolgermi nuovamente a voi, in occasione della XXVII Giornata Mondiale della Gioventù. Il ricordo dell’incontro di Madrid, lo scorso agosto, resta ben presente nel mio cuore. E’ stato uno straordinario momento di grazia, nel corso del quale il Signore ha benedetto i giovani presenti, venuti dal mondo intero. Rendo grazie a Dio per i tanti frutti che ha fatto nascere in quelle giornate e che in futuro non mancheranno di moltiplicarsi per i giovani e per le comunità a cui appartengono. Adesso siamo già orientati verso il prossimo appuntamento a Rio de Janeiro nel 2013, che avrà come tema «Andate e fate discepoli tutti i popoli!» (cfr Mt 28,19).
Quest’anno, il tema della Giornata Mondiale della Gioventù ci è dato da un’esortazione della Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi: «Siate sempre lieti nel Signore!» (4,4). La gioia, in effetti, è un elemento centrale dell’esperienza cristiana. Anche durante ogni Giornata Mondiale della Gioventù facciamo esperienza di una gioia intensa, la gioia della comunione, la gioia di essere cristiani, la gioia della fede. È una delle caratteristiche di questi incontri. E vediamo la grande forza attrattiva che essa ha: in un mondo spesso segnato da tristezza e inquietudini, è una testimonianza importante della bellezza e dell’affidabilità della fede cristiana.
La Chiesa ha la vocazione di portare al mondo la gioia, una gioia autentica e duratura, quella che gli angeli hanno annunciato ai pastori di Betlemme nella notte della nascita di Gesù (cfr Lc 2,10): Dio non ha solo parlato, non ha solo compiuto segni prodigiosi nella storia dell’umanità, Dio si è fatto così vicino da farsi uno di noi e percorrere le tappe dell’intera vita dell’uomo. Nel difficile contesto attuale, tanti giovani intorno a voi hanno un immenso bisogno di sentire che il messaggio cristiano è un messaggio di gioia e di speranza! Vorrei riflettere con voi allora su questa gioia, sulle strade per trovarla, affinché possiate viverla sempre più in profondità ed esserne messaggeri tra coloro che vi circondano.
 
1. II nostro cuore è fatto per la gioia
L’aspirazione alla gioia è impressa nell’intimo dell’essere umano. Al di là delle soddisfazioni immediate e passeggere, il nostro cuore cerca la gioia profonda, piena e duratura, che possa dare «sapore» all’esistenza. E ciò vale soprattutto per voi, perché la giovinezza è un periodo di continua scoperta della vita, del mondo, degli altri e di se stessi. È un tempo di apertura verso il futuro, in cui si manifestano i grandi desideri di felicità, di amicizia, di condivisione e di verità, in cui si è mossi da ideali e si concepiscono progetti.
E ogni giorno sono tante le gioie semplici che il Signore ci offre: la gioia di vivere, la gioia di fronte alla bellezza della natura, la gioia di un lavoro ben fatto, la gioia del servizio, la gioia dell’amore sincero e puro. E se guardiamo con attenzione, esistono tanti altri motivi di gioia: i bei momenti della vita familiare, l’amicizia condivisa, la scoperta delle proprie capacità personali e il raggiungimento di buoni risultati, l’apprezzamento da parte degli altri, la possibilità di esprimersi e di sentirsi capiti, la sensazione di essere utili al prossimo. E poi l’acquisizione di nuove conoscenze mediante gli studi, la scoperta di nuove dimensioni attraverso viaggi e incontri, la possibilità di fare progetti per il futuro. Ma anche l’esperienza di leggere un’opera letteraria, di ammirare un capolavoro dell’arte, di ascoltare e suonare musica o di vedere un film possono produrre in noi delle vere e proprie gioie.
Ogni giorno, però, ci scontriamo anche con tante difficoltà e nel cuore vi sono preoccupazioni per il futuro, al punto che ci possiamo chiedere se la gioia piena e duratura alla quale aspiriamo non sia forse un’illusione e una fuga dalla realtà. Sono molti i giovani che si interrogano: è veramente possibile la gioia piena al giorno d’oggi? E questa ricerca percorre varie strade, alcune delle quali si rivelano sbagliate, o perlomeno pericolose. Ma come distinguere le gioie veramente durature dai piaceri immediati e ingannevoli? Come trovare la vera gioia nella vita, quella che dura e non ci abbandona anche nei momenti difficili?
 
2. Dio è la fonte della vera gioia
In realtà le gioie autentiche, quelle piccole del quotidiano o quelle grandi della vita, trovano tutte origine in Dio, anche se non appare a prima vista, perché Dio è comunione di amore eterno, è gioia infinita che non rimane chiusa in se stessa, ma si espande in quelli che Egli ama e che lo amano. Dio ci ha creati a sua immagine per amore e per riversare su noi questo suo amore, per colmarci della sua presenza e della sua grazia. Dio vuole renderci partecipi della sua gioia, divina ed eterna, facendoci scoprire che il valore e il senso profondo della nostra vita sta nell’essere accettato, accolto e amato da Lui, e non con un’accoglienza fragile come può essere quella umana, ma con un’accoglienza incondizionata come è quella divina: io sono voluto, ho un posto nel mondo e nella storia, sono amato personalmente da Dio. E se Dio mi accetta, mi ama e io ne divento sicuro, so in modo chiaro e certo che è bene che io ci sia, che esista.
Questo amore infinito di Dio per ciascuno di noi si manifesta in modo pieno in Gesù Cristo. In Lui si trova la gioia che cerchiamo. Nel Vangelo vediamo come gli eventi che segnano gli inizi della vita di Gesù siano caratterizzati dalla gioia. Quando l’arcangelo Gabriele annuncia alla Vergine Maria che sarà madre del Salvatore, inizia con questa parola: «Rallegrati!» (Lc 1,28). Alla nascita di Gesù, l’Angelo del Signore dice ai pastori: «Ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,11). E i Magi che cercavano il bambino, «al vedere la stella, provarono una gioia grandissima» (Mt 2,10). Il motivo di questa gioia è dunque la vicinanza di Dio, che si è fatto uno di noi. Ed è questo che intendeva san Paolo quando scriveva ai cristiani di Filippi: «Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino!» (Fil 4,4-5). La prima causa della nostra gioia è la vicinanza del Signore, che mi accoglie e mi ama.
E infatti dall’incontro con Gesù nasce sempre una grande gioia interiore. Nei Vangeli lo possiamo vedere in molti episodi. Ricordiamo la visita di Gesù a Zaccheo, un esattore delle tasse disonesto, un peccatore pubblico, al quale Gesù dice: «Oggi devo fermarmi a casa tua». E Zaccheo, riferisce san Luca, «lo accolse pieno di gioia» (Lc 19,5-6). E’ la gioia dell’incontro con il Signore; è il sentire l’amore di Dio che può trasformare l’intera esistenza e portare salvezza. E Zaccheo decide di cambiare vita e di dare la metà dei suoi beni ai poveri.
Nell’ora della passione di Gesù, questo amore si manifesta in tutta la sua forza. Negli ultimi momenti della sua vita terrena, a cena con i suoi amici, Egli dice: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore… Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,9.11). Gesù vuole introdurre i suoi discepoli e ciascuno di noi nella gioia piena, quella che Egli condivide con il Padre, perché l’amore con cui il Padre lo ama sia in noi (cfr. Gv 17,26). La gioia cristiana è aprirsi a questo amore di Dio e appartenere a Lui.
Narrano i Vangeli che Maria di Magdala e altre donne andarono a visitare la tomba dove Gesù era stato posto dopo la sua morte e ricevettero da un Angelo un annuncio sconvolgente, quello della sua risurrezione. Allora abbandonarono in fretta il sepolcro, annota l’Evangelista, «con timore e gioia grande» e corsero a dare la lieta notizia ai discepoli. E Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!» (Mt 28,8-9). E’ la gioia della salvezza che viene loro offerta: Cristo è il vivente, è Colui che ha vinto il male, il peccato e la morte. Egli è presente in mezzo a noi come il Risorto, fino alla fine del mondo (cfr Mt 28,20). Il male non ha l’ultima parola sulla nostra vita, ma la fede in Cristo Salvatore ci dice che l’amore di Dio vince.
Questa gioia profonda è frutto dello Spirito Santo che ci rende figli di Dio, capaci di vivere e di gustare la sua bontà, di rivolgerci a Lui con il termine «Abbà», Padre (cfr Rm 8,15). La gioia è segno della sua presenza e della sua azione in noi.
 
3. Conservare nel cuore la gioia cristiana
A questo punto ci domandiamo: come ricevere e conservare questo dono della gioia profonda, della gioia spirituale?
Un Salmo ci dice: «Cerca la gioia nel Signore: esaudirà i desideri del tuo cuore» (Sal 37,4). E Gesù spiega che «il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo» (Mt 13,44). Trovare e conservare la gioia spirituale nasce dall’incontro con il Signore, che chiede di seguirlo, di fare la scelta decisa di puntare tutto su di Lui. Cari giovani, non abbiate paura di mettere in gioco la vostra vita facendo spazio a Gesù Cristo e al suo Vangelo; è la strada per avere la pace e la vera felicità nell’intimo di noi stessi, è la strada per la vera realizzazione della nostra esistenza di figli di Dio, creati a sua immagine e somiglianza.
Cercare la gioia nel Signore: la gioia è frutto della fede, è riconoscere ogni giorno la sua presenza, la sua amicizia: «Il Signore è vicino!» (Fil 4,5); è riporre la nostra fiducia in Lui, è crescere nella conoscenza e nell’amore di Lui. L’«Anno della fede», che tra pochi mesi inizieremo, ci sarà di aiuto e di stimolo. Cari amici, imparate a vedere come Dio agisce nelle vostre vite, scopritelo nascosto nel cuore degli avvenimenti del vostro quotidiano. Credete che Egli è sempre fedele all’alleanza che ha stretto con voi nel giorno del vostro Battesimo. Sappiate che non vi abbandonerà mai. Rivolgete spesso il vostro sguardo verso di Lui. Sulla croce, ha donato la sua vita perché vi ama. La contemplazione di un amore così grande porta nei nostri cuori una speranza e una gioia che nulla può abbattere. Un cristiano non può essere mai triste perché ha incontrato Cristo, che ha dato la vita per lui.
Cercare il Signore, incontrarlo nella vita significa anche accogliere la sua Parola, che è gioia per il cuore. Il profeta Geremia scrive: «Quando le tue parole mi vennero incontro, le divorai con avidità; la tua parola fu la gioia e la letizia del mio cuore» (Ger 15,16). Imparate a leggere e meditare la Sacra Scrittura, vi troverete una risposta alle domande più profonde di verità che albergano nel vostro cuore e nella vostra mente. La Parola di Dio fa scoprire le meraviglie che Dio ha operato nella storia dell’uomo e, pieni di gioia, apre alla lode e all’adorazione: «Venite, cantiamo al Signore… adoriamo, in ginocchio davanti al Signore che ci ha fatti» (Sal 95,1.6).
In modo particolare, poi, la Liturgia è il luogo per eccellenza in cui si esprime la gioia che la Chiesa attinge dal Signore e trasmette al mondo. Ogni domenica, nell’Eucaristia, le comunità cristiane celebrano il Mistero centrale della salvezza: la morte e risurrezione di Cristo. E’ questo un momento fondamentale per il cammino di ogni discepolo del Signore, in cui si rende presente il suo Sacrificio di amore; è il giorno in cui incontriamo il Cristo Risorto, ascoltiamo la sua Parola, ci nutriamo del suo Corpo e del suo Sangue. Un Salmo afferma: «Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci in esso ed esultiamo!» (Sal 118,24). E nella notte di Pasqua, la Chiesa canta l’Exultet, espressione di gioia per la vittoria di Gesù Cristo sul peccato e sulla morte: «Esulti il coro degli angeli… Gioisca la terra inondata da così grande splendore… e questo tempio tutto risuoni per le acclamazioni del popolo in festa!». La gioia cristiana nasce dal sapere di essere amati da un Dio che si è fatto uomo, ha dato la sua vita per noi e ha sconfitto il male e la morte; ed è vivere di amore per lui. Santa Teresa di Gesù Bambino, giovane carmelitana, scriveva: «Gesù, è amarti la mia gioia!» (P 45, 21 gennaio 1897, Op.
Compl., pag. 708).
 
4. La gioia dell’amore
Cari amici, la gioia è intimamente legata all’amore: sono due frutti inseparabili dello Spirito Santo (cfr Gal 5,23). L’amore produce gioia, e la gioia è una forma d’amore. La beata Madre Teresa di Calcutta, facendo eco alle parole di Gesù: «si è più beati nel dare che nel ricevere!» (At 20,35), diceva: «La gioia è una rete d’amore per catturare le anime. Dio ama chi dona con gioia. E chi dona con gioia dona di più». E il Servo di Dio Paolo VI scriveva: «In Dio stesso tutto è gioia poiché tutto è dono» (Esort. ap. Gaudete in Domino, 9 maggio 1975)
Pensando ai vari ambiti della vostra vita, vorrei dirvi che amare significa costanza, fedeltà, tener fede agli impegni. E questo, in primo luogo, nelle amicizie: i nostri amici si aspettano che siamo sinceri, leali, fedeli, perché il vero amore è perseverante anche e soprattutto nelle difficoltà. E lo stesso vale per il lavoro, gli studi e i servizi che svolgete. La fedeltà e la perseveranza nel bene conducono alla gioia, anche se non sempre questa è immediata.
Per entrare nella gioia dell’amore, siamo chiamati anche ad essere generosi, a non accontentarci di dare il minimo, ma ad impegnarci a fondo nella vita, con un’attenzione particolare per i più bisognosi. Il mondo ha necessità di uomini e donne competenti e generosi, che si mettano al servizio del bene comune. Impegnatevi a studiare con serietà; coltivate i vostri talenti e metteteli fin d’ora al servizio del prossimo. Cercate il modo di contribuire a rendere la società più giusta e umana, là dove vi trovate. Che tutta la vostra vita sia guidata dallo spirito di servizio, e non dalla ricerca del potere, del successo materiale e del denaro.
A proposito di generosità, non posso non menzionare una gioia speciale: quella che si prova rispondendo alla vocazione di donare tutta la propria vita al Signore. Cari giovani, non abbiate paura della chiamata di Cristo alla vita religiosa, monastica, missionaria o al sacerdozio. Siate certi che Egli colma di gioia coloro che, dedicandogli la vita in questa prospettiva, rispondono al suo invito a lasciare tutto per rimanere con Lui e dedicarsi con cuore indiviso al servizio degli altri. Allo stesso modo, grande è la gioia che Egli riserva all’uomo e alla donna che si donano totalmente l’uno all’altro nel matrimonio per costituire una famiglia e diventare segno dell’amore di Cristo per la sua Chiesa.
Vorrei richiamare un terzo elemento per entrare nella gioia dell’amore: far crescere nella vostra vita e nella vita delle vostre comunità la comunione fraterna. C’è uno stretto legame tra la comunione e la gioia. Non è un caso che san Paolo scriva la sua esortazione al plurale: non si rivolge a ciascuno singolarmente, ma afferma: «Siate sempre lieti nel Signore» (Fil 4,4). Soltanto insieme, vivendo la comunione fraterna, possiamo sperimentare questa gioia. Il libro degli Atti degli Apostoli descrive così la prima comunità cristiana: «spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore» (At 2,46). Impegnatevi anche voi affinché le comunità cristiane possano essere luoghi privilegiati di condivisione, di attenzione e di cura l’uno dell’altro.
 
5. La gioia della conversione
Cari amici, per vivere la vera gioia occorre anche identificare le tentazioni che la allontanano. La cultura attuale induce spesso a cercare traguardi, realizzazioni e piaceri immediati, favorendo più l’incostanza che la perseveranza nella fatica e la fedeltà agli impegni. I messaggi che ricevete spingono ad entrare nella logica del consumo, prospettando felicità artificiali. L’esperienza insegna che l’avere non coincide con la gioia: vi sono tante persone che, pur avendo beni materiali in abbondanza, sono spesso afflitte dalla disperazione, dalla tristezza e sentono un vuoto nella vita. Per rimanere nella gioia, siamo chiamati a vivere nell’amore e nella verità, a vivere in Dio.
E la volontà di Dio è che noi siamo felici. Per questo ci ha dato delle indicazioni concrete per il nostro cammino: i Comandamenti. Osservandoli, noi troviamo la strada della vita e della felicità. Anche se a prima vista possono sembrare un insieme di divieti, quasi un ostacolo alla libertà, se li meditiamo più attentamente, alla luce del Messaggio di Cristo, essi sono un insieme di essenziali e preziose regole di vita che conducono a un’esistenza felice, realizzata secondo il progetto di Dio. Quante volte, invece, costatiamo che costruire ignorando Dio e la sua volontà porta delusione, tristezza, senso di sconfitta. L’esperienza del peccato come rifiuto di seguirlo, come offesa alla sua amicizia, porta ombra nel nostro cuore.
Ma se a volte il cammino cristiano non è facile e l’impegno di fedeltà all’amore del Signore incontra ostacoli o registra cadute, Dio, nella sua misericordia, non ci abbandona, ma ci offre sempre la possibilità di ritornare a Lui, di riconciliarci con Lui, di sperimentare la gioia del suo amore che perdona e riaccoglie.
Cari giovani, ricorrete spesso al Sacramento della Penitenza e della Riconciliazione! Esso è il Sacramento della gioia ritrovata. Domandate allo Spirito Santo la luce per saper riconoscere il vostro peccato e la capacità di chiedere perdono a Dio accostandovi a questo Sacramento con costanza, serenità e fiducia. Il Signore vi aprirà sempre le sue braccia, vi purificherà e vi farà entrare nella sua gioia: vi sarà gioia nel cielo anche per un solo peccatore che si converte (cfr Lc 15,7).
 
6. La gioia nelle prove
Alla fine, però, potrebbe rimanere nel nostro cuore la domanda se veramente è possibile vivere nella gioia anche in mezzo alle tante prove della vita, specialmente le più dolorose e misteriose, se veramente seguire il Signore, fidarci di Lui dona sempre felicità.
La risposta ci può venire da alcune esperienze di giovani come voi che hanno trovato proprio in Cristo la luce capace di dare forza e speranza, anche in mezzo alle situazioni più difficili. Il beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925) ha sperimentato tante prove nella sua pur breve esistenza, tra cui una, riguardante la sua vita sentimentale, che lo aveva ferito in modo profondo. Proprio in questa situazione, scriveva alla sorella: «Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la Fede mi darà forza sempre allegro! Ogni cattolico non può non essere allegro… Lo scopo per cui noi siamo stati creati ci addita la via seminata sia pure di molte spine, ma non una triste via: essa è allegria anche attraverso i dolori» (Lettera alla sorella Luciana, Torino, 14 febbraio 1925). E il beato Giovanni Paolo II, presentandolo come modello, diceva di lui: «era un giovane di una gioia trascinante, una gioia che superava tante difficoltà della sua vita» (Discorso ai giovani, Torino, 13 aprile 1980).
Più vicina a noi, la giovane Chiara Badano (1971-1990), recentemente beatificata, ha sperimentato come il dolore possa essere trasfigurato dall’amore ed essere misteriosamente abitato dalla gioia. All’età di 18 anni, in un momento in cui il cancro la faceva particolarmente soffrire, Chiara aveva pregato lo Spirito Santo, intercedendo per i giovani del suo Movimento. Oltre alla propria guarigione, aveva chiesto a Dio di illuminare con il suo Spirito tutti quei giovani, di dar loro la sapienza e la luce: «È stato proprio un momento di Dio: soffrivo molto fisicamente, ma l’anima cantava» (Lettera a Chiara Lubich, Sassello, 20 dicembre 1989). La chiave della sua pace e della sua gioia era la completa fiducia nel Signore e l’accettazione anche della malattia come misteriosa espressione della sua volontà per il bene suo e di tutti. Ripeteva spesso: «Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io».
Sono due semplici testimonianze tra molte altre che mostrano come il cristiano autentico non è mai disperato e triste, anche davanti alle prove più dure, e mostrano che la gioia cristiana non è una fuga dalla realtà, ma una forza soprannaturale per affrontare e vivere le difficoltà quotidiane. Sappiamo che Cristo crocifisso e risorto è con noi, è l’amico sempre fedele. Quando partecipiamo alle sue sofferenze, partecipiamo anche alla sua gloria. Con Lui e in Lui, la sofferenza è trasformata in amore. E là si trova la gioia (cfr Col 1,24).
 
7. Testimoni della gioia
Cari amici, per concludere vorrei esortarvi ad essere missionari della gioia. Non si può essere felici se gli altri non lo sono: la gioia quindi deve essere condivisa. Andate a raccontare agli altri giovani la vostra gioia di aver trovato quel tesoro prezioso che è Gesù stesso. Non possiamo tenere per noi la gioia della fede: perché essa possa restare in noi, dobbiamo trasmetterla. San Giovanni afferma: «Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi… Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena» (1Gv 1,3-4).
A volte viene dipinta un’immagine del Cristianesimo come di una proposta di vita che opprime la nostra libertà, che va contro il nostro desiderio di felicità e di gioia. Ma questo non risponde a verità! I cristiani sono uomini e donne veramente felici perché sanno di non essere mai soli, ma di essere sorretti sempre dalle mani di Dio! Spetta soprattutto a voi, giovani discepoli di Cristo, mostrare al mondo che la fede porta una felicità e una gioia vera, piena e duratura. E se il modo di vivere dei cristiani sembra a volte stanco ed annoiato, testimoniate voi per primi il volto gioioso e felice della fede. Il Vangelo è la «buona novella» che Dio ci ama e che ognuno di noi è importante per Lui. Mostrate al mondo che è proprio così!
Siate dunque missionari entusiasti della nuova evangelizzazione! Portate a coloro che soffrono, a coloro che sono in ricerca, la gioia che Gesù vuole donare. Portatela nelle vostre famiglie, nelle vostre scuole e università, nei vostri luoghi di lavoro e nei vostri gruppi di amici, là dove vivete. Vedrete che essa è contagiosa. E riceverete il centuplo: la gioia della salvezza per voi stessi, la gioia di vedere la Misericordia di Dio all’opera nei cuori. Il giorno del vostro incontro definitivo con il Signore, Egli potrà dirvi: «Servo buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo padrone!» (Mt 25,21).
La Vergine Maria vi accompagni in questo cammino. Ella ha accolto il Signore dentro di sé e l’ha annunciato con un canto di lode e di gioia, il Magnificat: «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore» (Lc 1,46-47). Maria ha risposto pienamente all’amore di Dio dedicando la sua vita a Lui in un servizio umile e totale. E’ chiamata «causa della nostra letizia» perché ci ha dato Gesù. Che Ella vi introduca in quella gioia che nessuno potrà togliervi!
 
Dal Vaticano, 15 marzo 2012
 
Benedetto PP. XVI

27ma Giornata Mondiale della Gioventù

Quando la Vita diventa Amore
La Giornata diocesana dei Giovani
Maria Francesca Santagata
 
Il 31 marzo 2012, vigilia della Domenica delle Palme, come ogni anno, in tutte le diocesi del mondo si è celebrata la 27a Giornata mondiale della Gioventù.
Quella della diocesi Tursi-Lagonegro si è svolta presso la Basilica Minore di Anglona (Tursi).
Eravamo circa 200, tra ragazzi e ragazze. Tanti. Vale la pena chiedersi: perché in tanti abbiamo partecipato? Cosa ci ha spinti ad essere lì? Sicuramente “Qualcosa di più grande”.
In un mondo pieno di ambizioni, che ci propone attraverso i media, continuamente, modelli e stili di vita stereotipati e apparenti, in realtà ognuno di noi nel proprio cuore si chiede: a cosa stiamo puntando? A cosa stiamo andando incontro con le nostre scelte?
Il nostro cuore è inquieto, ha bisogno di certezze, sicurezze e ricchezza d’amore. E’ lui che ci spinge a non accontentarci dei piccoli e futili compromessi quotidiani, ma al contrario, ci spinge con forza a riporre la nostra fiducia nelle “Giuste Mani”.
Amare ed essere amati è l’aspirazione più profonda del nostro cuore ed è stato questo il tema della Giornata Diocesana dei Giovani: Quando la vita diventa Amore.
La prima parte è stata animata dalla Comunità Nuovi Orizzonti, fondata nel 1991 da una giovane ragazza: Chiara Amirante.
Chiara, dopo aver raggiunto l’Amore vero, scoprendo che “Gesù è l’Amore venuto ad abitare in mezzo a noi per donarci il segreto della gioia, per rivelarci la Verità che ci rende liberi”, ha deciso di comunicare questa sua gioia a tutti, in un modo particolarmente originale.
 Allora ventenne, Chiara girava per le strade di Roma, di sera, sola, avvicinandosi a chi si sentiva “abbandonato dalla vita”, chi era finito nelle vie di “morte”: droga, depressione, alcolismo, sesso- dipendenza, solitudine… Oggi lei gestisce vari Centri di Accoglienza; ha “riportato alla vita” tanti giovani, i quali sono, a loro volta, chiamati a riaccendere la speranza in altre persone che si sono abbandonate alla disperazione, e a portare l’abbraccio misericordioso di Dio a quanti soffrono. “Comunicare l’Amore che Gesù ci ha insegnato, portare la Rivoluzione del Vangelo in tutto il mondo”: è questo l’obiettivo di Nuovi Orizzonti.
Alla testimonianza diretta di un ragazzo della Comunità, ha fatto seguito un momento di spiritualità: Adorazione eucaristica, “dialogo con il Signore” e confessioni individuali, alternate da preghiere, canti e momenti di silenzio.
Non è stato un caso se l’incontro si è aperto con l’atto di portare la Croce in chiesa in processione; Cristo si è fatto obbediente fino alla morte di croce per tutti noi: è Lui l’esempio a cui ogni uomo deve tendere.
Il Vescovo, mons. Francesco Nolè, è stato fraternamente e silenziosamente presente durante l’intera Veglia di Preghiera, ha meditato e pregato con e per noi, donandoci, al termine, il suo pensiero: “E’ Cristo l’unica vera Via da seguire, ma non dimentichiamo che ognuno ha bisogno dell’altro. Bisogna affidarsi, in ogni prova che affrontiamo, a chi ci vuole bene ed è disposto a dare la propria vita per noi.”
 
 
 
 
 
COMUNICATO
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Si celebra al Santuario di Anglona (TURSI) sabato 31 marzo 2012, a partire dalle ore 16.00, la Giornata Mondiale della Gioventù, a livello Diocesano.
Presiederà lo speciale momento di reciprocità, di celebrazione del sacramento della penitenza e di adorazione eucaristica monsignor Francesco Nolè, vescovo di Tursi-Lagonegro.
Saranno i veri protagonisti proprio i giovani che, numerosi, parteciperanno. Già diverse comunità hanno fatto sapere che arriveranno con un pullman.
Animerà la Giornata la Comunità Nuovi Orizzonti, fondata da Chiara Amirante, che intesserà un dialogo di presentazione e confronto con i giovani presenti proprio nel primo momento del pomeriggio.
 
Qual è l’esperienza e la vita di Nuovi Orizzonti?
La Comunità Nuovi Orizzonti opera con l’intento di curare alcuni ambiti del disagio sociale: per questo realizza azioni di solidarietà a sostegno di chi vive situazioni di grave difficoltà; svolge la sua attività avendo presenti le realtà di emarginazione sociale, in modo particolare del mondo giovanile; per esso propone specifici interventi innovativi e un proprio programma di ricostruzione integrale della persona che unisce la dimensione psicologica a quella spirituale e umana.
Inoltre propone i valori della solidarietà, della condivisione, della cooperazione e della spiritualità come elementi essenziali per una piena realizzazione della persona.
 
Significativo il tema: “Siate sempre lieti nel Signore” (Fil 4,4). Rimarcando la citazione di San Paolo, papa Benedetto XVI ha inviato a tutta la Chiesa un messaggio speciale rivolto ai giovani. Il Vescovo lo attualizzerà al contesto locale della Diocesi, alla luce del tema che il Servizio diocesano di Pastorale Giovanile ha indicato: “Quando la Vita diventa Amore”.
Nel messaggio del Papa, infatti, la gioia è presentata come “un elemento centrale dell’esperienza cristiana”. Richiama quindi il contesto della Giornata Mondiale della Gioventù – nel mese di agosto scorso vissuta a livello mondiale a Madrid (Spagna) – in cui “abbiamo fatto esperienza di una gioia intensa, la gioia della comunione, la gioia di essere cristiani, la gioia della fede”. Benedetto XVI invita a vedere la grande forza attrattiva che la gioia possiede e dona: “in un mondo spesso segnato da tristezza e inquietudini, è una testimonianza importante della bellezza e dell’affidabilità della fede cristiana”.

Il Santo Padre non manca di rimarcare che “la Chiesa ha la vocazione di portare al mondo la gioia, una gioia autentica e duratura, quella che gli angeli hanno annunciato ai pastori di Betlemme nella notte della nascita di Gesù (cfr Lc 2,10): Dio non ha solo parlato, non ha solo compiuto segni prodigiosi nella storia dell’umanità, Dio si è fatto così vicino da farsi uno di noi e percorrere le tappe dell’intera vita dell’uomo”.
Proprio alle porte dei giorni santi che racchiudono la celebrazione del Triduo pasquale di passione, morte e risurrezione del Signore Gesù, il vescovo Nolè intende riaffermare con forza, ai giovani della sua Diocesi, che, mentre sono tanti i coetanei intorno a loro che hanno un immenso bisogno di ascoltare l’annuncio del messaggio cristiano, è necessario che ciascuno giovane cristiano sappia soffermarsi a gustare anche gli slanci e la portata del messaggio di gioia e di speranza che vengono dalla Pasqua, sapendo cercare “le cose di lassù” (cfr. Col 3,1-2) e non camminando solo a tentoni tra le realtà del mondo.