Archivi della categoria: News

La Mariapoli 2012

Un piccolo libro… una grande rivoluzione
 
 
Con questo tema si è svolta la Mariapoli annuale per la Puglia e Basilicata, riunendo a Specchiola dal 20 al 22 aprile più di 850 persone di ogni età: dal bambino di 3 mesi alla nonnina di 91 anni e ha visto la partecipazione delle parrocchie di Tursi e Valsinni.
Il tema ha avuto vari svolgimenti con video di Chiara Lubich e Maria Voce, attuale presidente del Movimento dei Focolari in particolare ha detto:
“LA PAROLA VA VISSUTA come la cosa più importante da fare nella vita. Quante volte il nostro cuore è attirato verso le cose del mondo che ci circonda o che sono dentro di noi. E quanto spesso diamo il primo posto al lavoro, allo studio, al divertimento, siamo dominati da vanità! Quante volte siamo schiavi di cose che non piacciono per niente a Dio! La Parola di Dio deve essere, fra tutti, il nostro primo amore, deve essere il pilastro su cui poggia la nostra esistenza, la radice su cui la nostra vita fiorisce. È la Parola che deve illuminare ogni nostra attività, raddrizzare e correggere ogni espressione della nostra vita”.
Sono state comunicate esperienze varie che hanno toccato tutti gli ambiti, dalla famiglia alla scuola, dal problema giovanile a quello della legalità e dell’economia. In particolare sono state le relazioni del magistrato Gianni Gatti che ha illustrato come la legalità scaturisca dalla Parola di Dio e, tra l’altro, ha affermato che oggi si deve passare da una legalità dall’alto in basso a quella circolare-relazionale, concludendo con un appello a vivere e testimoniare la legalità in tutti gli ambiti. Sono state comunicate tante esperienze.
Tra tutte ne vorrei comunicare una significativa e bella. Una coppia con tre figli di nove e cinque anni e l’ultimo di quattro mesi desiderano venire tutti in Mariapoli ma per motivi economici non possono. Allora il figlio di nove anni ha pensato di mettere in comune i soldi dei loro salvadanai e non solo. Ha pensato di fare dei quadretti e “venderli” a tutti i parenti. Così mettendo tutto insieme sono riusciti a raccogliere i soldi per tutta la famiglia e così sono venuti in Mariapoli.
Momenti belli e diversi sono stati quelli dei ragazzi che hanno vissuto la Mariapoli attraverso il gioco, i cartelloni, lo scambio di esperienze, una visita a un casa di anziani, la pitturazione di un murales a scuola.
In conclusione possiamo dire che la PAROLA vissuta rivoluziona la vita di ognuno, facendo morire l’uomo vecchio, aprendo a vivere come Gesù, creando rapporti nuovi, relazioni sincere, abilitando a vivere il senso di responsabilità civile ed ecclesiale. In mondo pieno di egoismo, divisione ecc. La PAROLA ha realizzato tra noi un mondo nuovo; quella realtà vissuta da ognuno si impegna a farla risplendere e a viverla negli ambienti dove quotidianamente ci si trova.

Solidarietà ai “senza lavoro” e ai precari

DIOCESI DI TURSI – LAGONEGRO
Ufficio per la pastorale dei problemi sociali e del lavoro
 
Tursi, 30 aprile 2012
Nota di solidarietà in occasione del primo maggio
L’Ufficio per la Pastorale dei problemi sociali e del lavoro di Tursi-Lagonegro raccoglie il disagio in cui versano, e da tempo, numerosi figli di questa Terra ed esprime loro, e alle rispettive famiglie, viva solidarietà e cordiale vicinanza.
L’occasione della Festa di San Giuseppe lavoratore diventa preziosa per affidare alla sua intercessione quanti patiscono a causa della disoccupazione e della inoccupazione e quanti, in questi tempi di austerità, stanno sostenendo, ancor più del solito, prove tremende e incresciose fatiche per giungere a fine mese, oltre a restrizioni economiche tali da svilire la loro dignità personale.
Richiamiamo ancora una volta l’articolo 1 della Costituzione: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”.
Non si può e non si deve porgere a nessun lavoratore, in quanto persona, come “dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia” (Concilio Vaticano II, Decreto sull’apostolato dei laici Apostolicam Actuositatem, n. 8).
Aperti alla speranza che presto si dischiudano i sepolcri del silenzio, siamo fiduciosi che gli Amministratori interessati trovino a breve risposte concrete per i lavoratori. La luce della Pasqua irrompa nella storia di questa terra: nella Lucania, che tutti insieme amiamo, si conosca presto una stagione nuova di occupazione e di promozione di politiche che valorizzino le risorse ingenti soprattutto per creare lavoro e andare oltre il perdurante precariato.
È il grido di tanti che raccogliamo e rilanciamo perché l’occasione del primo maggio apra ad una riflessione comune e a decisioni sapienti per il presente e per il futuro della nostra gente.
Sac. Antonio Allegretti, Direttore

Buon Pastore e Conferimento dei Ministeri in Seminario

Sabato 28 aprile, ore 17,30: nei Primi Vespri della IV domenica di Pasqua, Solennità del Buon Pastore, Sua Eccellenza Mons. Giovanni Ricchiuti, Arcivescovo di Acerenza, presiede la Celebrazione eucaristica  nella Cappella del Seminario in Viale Marconi a Potenza. Nella Santa Messa avverrà il conferimento dei ministeri del Lettorato ai seminaristi Ekoude Mosè, Fintakpa Eric, Grippo Gaetano, Lopatriello Antonio, Martino Nino e dell’Accolitato ai seminaristi Agbemadou Gilles, Barbarito Francesco, Dell’Osso Donato, Martoccia Francesco, Musillo Egidio e Luigi Tuzio della nostra Diocesi.
Assicuriamo loro la nostra gioiosa preghiera perché realizzino l’ideale di vita santa che il Signore propone loro.
Nel contesto della giornata e della festa del buon Pastore viene presentata anche la mostra di icone di Giovanni Messuti: “Quando la vocazione si fa icona”
 

III Corso interdisciplinare: Bibbia, Arte e Comunicazione “PORTA FIDEI”

Si terrà dal 4 all’8 luglio a Matera, presso la casa di spiritualità S. Anna (via Lanera, 14) il “III Corso interdisciplinare Bibbia – Arte – Comunicazione” per animatori biblici, operatori della comunicazione, catechisti ed educatori, che avrà per tema “Portæ fidei. La Bibbia, l’Arte e la Comunicazione a confronto sugli inizi della fede”. Il corso, organizzato dal Settore Apostolato Biblico dell’Ufficio Catechistico Nazionale e dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, sarà inaugurato mercoledì 4 luglio alle ore 17.00 dal saluto del vescovo di Matera – Irsina, mons. Salvatore Ligorio, cui faranno seguito l’introduzione di don Dionisio Candido, responsabile del Settore Apostolato Biblico, e la relazione del biblista don Pasquale Giordano, dal titolo “Dio ci apra la porta della parola (Col 4,3). Iniziare alla fede biblica con l’Arte”. La giornata di giovedì 5 prevede, dopo la lectio divina sul Vangelo del giorno (che come ogni giorno sarà tenuta dalla teologa Valeria Poletti) la relazione del biblista don Sebastiano Pinto, sul tema “Le figure bibliche della soglia”. Seguirà un laboratorio su pagine scelte dell’Antico Testamento. Alle ore 16.00 Marcello Panzanini, teologo ed iconografo, interverrà su “L’immaginario artistico della porta”, dopo di che sono previsti un laboratorio su pagine scelte del Nuovo Testamento e un cineforum. Venerdì 6 luglio il programma del mattino prevede la relazione del biblista don Marco Scordo su “L’inizio del discepolato alla sequela di Gesù”, cui seguirà un laboratorio sulla storia dell’arte sacra. Alle ore 16.00 ancora il prof. Panzanini terrà una relazione su “L’arte come ingresso nella fede”, dopo di che sono previsti un laboratorio su arte e fede e una visita alla Cripta del Peccato Originale. Sabato 7 luglio al mattino sarà la volta di don Ivan Maffeis, vice direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, che interverrà su “Libertà di scelta: l’avvio di itinerari di fede nell’epoca dei social network”, relazione che precederà un laboratorio su comunicazione e fede. Alle ore 16.00 la prof.ssa Annalisa Guida, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, terrà una relazione su “Inizi senza fine: il senso cristiano della relazione”, prima dell’ultimo laboratorio sulla teologia biblica . Le conclusioni del corso, domenica 8, sono state affidate a don Dionisio Candido.
 
informazioni:

CDAL – Considerazioni sul Documento programmatico per lo Statuto

DIOCESI DI TURSI-LAGONEGRO
Consulta Diocesana della Aggregazioni Laicali
 
CONSIDERAZIONI SUL DOCUMENTO PROGRAMMATICO PER LO STATUTO
 
La Consulta, espressione delle aggregazioni laicali cattoliche della diocesi di Tursi-Lagonegro, rispondendo al diritto-dovere di essere parte attiva nel processo di progettazione dello Statuto regionale, vera carta di identità da vivere della società di Basilicata,  offre il proprio contributo di riflessione sul Documento programmatico per lo Statuto, ispirandosi ai principi della Dottrina Sociale della Chiesa.
Il contributo si articola in alcune considerazioni che riguardano il Documento nella sua globalità (Premessa) e in successive sottolineature sui vari paragrafi
 
PREMESSA
E’ evidente la necessità di stilare un nuovo Statuto regionale, perché il quadro attuale dell’intero Paese e del nostro territorio è interessato da profonde trasformazioni culturali, sociali ed economiche i cui effetti non possono più essere governati in base a  norme che si avvertono ormai vetuste. Vorremmo, però, che quanto si appalesa ancora valido nello Statuto originario venisse recuperato, magari rendendolo con terminologia più attuale.
Apprezziamo la decisione  di coinvolgere tutte le parti sociali, perché l’operazione Statuto è occasione per far emergere il volto della comunità lucana attraverso lo strumento principe per rappresentarsi e rappresentare all’esterno la propria identità, così che sia punto di ispirazione per  scelte programmatiche e costruzione di futuro. Va ammesso che l’identità regionale è ancora in costruzione e le contrapposizioni emergono ad ogni occasione. Il primo compito che attende è dunque fare sintesi fra esigenze, interessi legittimi, sensibilità, attese variegate, prendendo atto della frammentazione culturale, sociale e politica che ancora caratterizza le nostre comunità per operare una sintesi che guardi al bene comune e non ceda  a compromessi di basso livello. Ricomporre un rapporto fecondo fra società ed istituzione regionale, meta dichiarata nel Documento, è quanto mai urgente, dato l’attuale scollamento fra politica e realtà sociale, con conseguente aumento di sfiducia nelle istituzioni.
L’impegno dichiarato di riavvicinare politica e società per essere praticato richiede ascolto vero anche dei corpi sociali intermedi nei quali la società si organizza ed esprime al di là di quelli istituzionali o tradizionali come partiti e sindacati. Condividiamo, pertanto, in linea generale la previsione di istituti di partecipazione popolare, il coinvolgimento maggiore del Consiglio Regionale, la trasparenza dell’azione politica e amministrativa più volte richiamata
Punto apprezzato e condiviso sono le quattro “parole chiave” che tratteggiano il profilo della regione che “c’è e che si vuole costruire”. Resta il problema di come si tradurranno operativamente nella programmazione. Struttura e terminologia del Documento proposto, al momento, non agevolano in questa direzione: poche le scelte chiare presenti, molte le dichiarazioni generiche e le formulazioni sintetiche, ma soprattutto eccessivo il rimando a decisioni future, che rende il documento opaco, poco incisivo e non facilita la formulazione di proposte concrete.
Comprendiamo che le declinazioni operative dovranno essere affidate ai regolamenti, ma ci pare opportuno che le linee guida siano inserite in modo chiaro e inequivocabile nell’articolato statutario, ad evitare declinazioni incongruenti. Mettere in stretta connessione principi, compiti e struttura organizzativa è essenziale se non si vuole che i principi restino pure dichiarazioni d’intento. Un esempio: all’interno dei principi della persona, della democrazia o della sostenibilità, manca il richiamo chiaro e definito al merito come criterio nell’assegnazione degli incarichi amministrativi di pertinenza regionale. Anche dalla palese mancata applicazione di questo criterio deriva la situazione gravissima che la nostra regione vive. Come cattolici non possiamo non opporci a questo per garantire il rispetto del  diritto fondamentale della persona, in particolare dei giovani, a veder riconosciuto il proprio valore, anche attraverso giuste gratificazioni economiche e professionali.
Apprezziamo in modo particolare l’aver collocato al primo posto il valore costituzionale della persona e alla luce di tale valore leggiamo i paragrafi del Documento.
 
I PRINCIPI
Regione della persona
Il diritto fondamentale, da rispettare e proteggere, è quello alla vita, presupposto su cui si innestano tutti gli altri diritti della persona, così come li troviamo  nella Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino, nella nostra Carta costituzionale (art. 2), nella Convenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia.
Risulta quindi fondamentale e doveroso che il nuovo Statuto continui a  salvaguardare,  difendere e
tutelare incessantemente i diritti umani: della famiglia, dei minori, delle persone diversamente abili, all’abitazione, alla salute e al lavoro, utilizzando e sfruttando la rete comunicativa rappresentata dai mezzi di comunicazione di massa locali e coinvolgendo sempre più i giovani e i “luoghi e contesti di vita”: famiglia, scuola, parrocchia, associazioni, organismi culturali…
 Da qui alcune proposte:
– Accentuare “nella ricchezza delle relazioni” cogliendo l’obiettivo di lavorare per il bene comune.
– Introdurre, accanto a sostenere e promuovere i diritti, l’impegno della Regione a lavorare per la formazione ai doveri di cittadinanza. Una via concreta è prevedere norme che favoriscono la realizzazione di  attività di questo genere iniziando dalla scuola e dalla parrocchia, luoghi ideali per imparare a conoscere, rispettare e praticare i diritti umani, anche al fine di sensibilizzare maggiormente, attraverso i bambini, il mondo degli adulti.
– Per il diritto alla salute, migliorare la tutela sanitaria delle fasce sociali più deboli, i cittadini colpiti da gravi malattie e i cittadini extracomunitari, coinvolgendo anche le associazioni di volontariato.
– Includere fra i diritti della persona quello al lavoro, facendo sì che attraverso la tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori si concretizzi la considerazione per chi non ce la fa.
Regione della solidarietà
E’ un campo in cui si intrecciano riforma del lavoro e rispetto dello Statuto dei lavoratori.
Per la Regione rispetto del diritto al lavoro non può significare soltanto prevedere forme di aiuto dignitose per chi è senza lavoro, come avvenuto con le iniziative  del Reddito minimo di inserimento e i programmi di Cittadinanza solidale. La solidarietà è valore positivo, ma non deve diventare (o continuare ad essere)  assistenzialismo, strada per tenere soggiogate le persone attraverso il loro bisogno. Il diritto al lavoro collocato nella zona della solidarietà risulta ancora più aiuto materiale che attenzione alla persona in tutta la sua globalità, più assistenza che solidarietà e promozione. Per questo sosteniamo l’opportunità di spostarlo nella zona  della persona: promozione implica collaborazione reciproca, accompagnamento, liberazione, e il diritto al lavoro è essenziale per un reale esercizio di libertà, che non può esserci dove il bisogno mette in discussione la dignità della persona. 
La metodologia di concertazione alla base del Progetto “Obiettivo Basilicata 2012” è una buona traccia per porre fine a un’epoca di progetti che  hanno fruttato più per le agenzie di formazione che per l’occupazione dei giovani, nel concreto ancora troppo legata alla raccomandazione. Per rompere il cerchio occorre pensare strategicamente alle fasce più deboli e contrastare gli effetti più evidenti della delusione dei giovani: emigrazione, fuga dei cervelli, impoverimento della nostra regione e compromissione del suo futuro. E’ questione di cambiare mentalità, intervenendo sulla povertà culturale che è l’anticamera di quella economica e non viceversa. Si tratta di creare occasioni per richiamare in regione chi è stato costretto ad andare fuori, riproponendo nella sostanza e dando piena attuazione all’art. 8 dello Statuto attuale
Regione della democrazia
Plaudiamo alla decisa affermazione circa l’irrinunciabilità dell’unità nazionale.
Le altre affermazioni vanno viste in rapporto al tema della partecipazione, per coglierne le implicanze concrete.
Regione della sostenibilità
Valutiamo positivamente aver messo in stretto rapporto beni naturali, cultura e sviluppo economico. Il bene cultura è certamente da mettere al primo posto, non con dichiarazioni, ma con scelte concrete. Le scelte sul formato delle zone di programma, sulla dislocazione delle unità scolastiche autonome, sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche devono discendere da questa priorità. Attualmente non ci pare lo siano: anche le ultime scelte per il piano triennale 2012-2015  sembrano rispondere a logiche poco rispettose dei principi di solidarietà, centralità della persona, tutela delle zone svantaggiate. 
E’ scelta culturale, prima ancora che economica, decidere in merito alla cosiddetta vocazione agraria e turistica della Basilicata.Un esempio: agricoltura basata sulla proprietà diretto-coltivatrice e industria legata all’agricoltura erano le scelte di 40 anni fa. Sono da buttare, ancora prima di averle pienamente realizzate, perché non più attuali o sono ancora valide? Ovviamente, tenendo conto che oggi l’intervento in questo settore va coniugato con sviluppo tecnologico, innovazione, globalizzazione, differenziazione delle aree e specificità produttive territoriali.  La Regione deve fare ripartire la “macchina produttiva” del mondo del lavoro, per dare speranza agli inattivi, a coloro che non hanno un lavoro e non lo cercano più, perché stanchi o scoraggiati; i disoccupati, i cassintegrati, i giovani alla ricerca di un primo lavoro, le donne e gli immigrati. Nel farlo, però, occorre tener presenti le nuove esigenze economiche mondiali, abbracciare il mondo produttivo moderno basato principalmente sull’organizzazione della “Green economy”, l ‘agricoltura biologica e biodinamica, l’agriturismo denominato “Green Farm”, nonché puntare sul concetto di biologico in senso stretto.
Può essere un modo concreto di prestare attenzione alle zone interne, soprattutto a quelle più marginali, a rischio di spopolamento, non solo in termini di “conservazione”, ma anche e soprattutto in termini di sviluppo. Discende dalla centralità della persona e dalla solidarietà: quanti si trovano in condizione di bisogno, i poveri sotto ogni aspetto, non sono persone a cui guardare, ma da cui guardare per capire e agire e con cui guardare , per renderli protagonisti della ripresa.
Dare voce a queste zone deve avere riflessi diretti anche sulle scelte per l’organizzazione politica e amministrativa                                        
LE ISTITUZIONI E LA SOCIETA’ REGIONALE
Plaudiamo alla dichiarazione di voler puntare sulla partecipazione attiva dei cittadini, espressione con la quale intendiamo la capacità, da parte degli stessi, di dare voce alle proprie esigenze di natura politica, sociale, economica e culturale, non solo attraverso le rappresentanze politiche elette, ma intervenendo direttamente, sfruttando la comunicazione interattiva e multimediale conosciuta con il termine di e-democracy.
Condizione preliminare per rendere possibile la partecipazione ai processi decisionali è assicurare informazione preliminare e in itinere, attualmente disponibile solo saltuariamente.
È molto importante che i cittadini sappiano qual è l’interlocutore politico, amministrativo e civico cui rivolgersi per partecipare più attivamente ai processi decisionali che influenzano la loro quotidianità. I giovani, soprattutto, hanno spesso maggiori difficoltà ad entrare in contatto con le Istituzioni, quindi la consultazione on-line e l’interattività su piattaforma virtuale accrescerebbe il livello di conoscenza e partecipazione politica della fascia giovanile, visto che il mezzo di comunicazione utilizzato dai giovani è oramai il computer.
Positiva l’istituzione dell’Albo della partecipazione, se si definiscono i criteri di accesso in modo da non escludere associazioni o gruppi particolari. Ad esempio, il volontariato non è solo quello socio-assistenziale; non ci sono solo le Onlus o le associazioni con partita Iva; le associazioni o i gruppi impegnati prioritariamente in ambito ecclesiale devono avere pieno diritto di partecipazione in quanto curando la formazione della persona in vista del bene comune, contribuiscono sicuramente al bene comune della regione.
Perché sia garantito un potere sostanziale della società civile, dell’associazionismo e del volontariato nell’indirizzare le politiche e la programmazione regionale, alcuni interrogativi attendono risposta: quale può essere  l’effettivo contributo delle associazioni aderenti all’Albo? C’è obbligo o semplice opportunità di ascoltarle? Se si, per decisioni in quali materie?
Più in generale, che cosa significa partecipazione ai procedimenti amministrativi? Semplice possibilità di moral suasion o potere vincolante? Se si, in quali campi e in che modo?
Per non svuotarlo dall’interno, al diritto di interrogazione deve corrispondere per chi amministra  il dovere di risposta
Anche per l’iniziativa di legge popolare occorre prevedere esplicitamente l’obbligo per il Consiglio regionale di prendere in esame la proposta entro un tempo definito, ad evitare che questo istituto venga  svuotato di ogni senso. Sarebbe procedura snella e trasparente, che potrebbe evitare un eccessivo ricorso  al referendum approvativo, il quale rappresenta comunque un istituto apprezzabile e innovativo per una partecipazione autentica. Banco di prova della sua funzionalità sarà la definizione del quorum: fissato in certi termini potrebbe rendere de facto impossibile la richiesta.
Non convince la debolezza che connota l’istruttoria pubblica (l’adozione può essere preceduta… il provvedimento tiene conto delle risultanze…) Occorre rafforzare l’istituto, strutturando l’iter in modo che sia effettivo spazio di partecipazione alla presa di decisioni.
Abbiamo perplessità per la Consulta Statutaria, specie dopo la limitazione di campo d’azione introdotta dalla Corte costituzionale.
Si rileva, infine, l’importanza della Commissione pari opportunità, auspicando che possa diventare più incisiva sul territorio (pareri vincolanti; aiuto alle donne da parte dell’Ufficio della consigliera regionale di parità; …)
IL SISTEMA POLITICO ISTITUZIONALE
Il paragrafo presenta molti punti che condividiamo, con alcune sottolineature:
– separazione fra funzione di indirizzo, di amministrazione e di controllo.
– Previsione di Statuto dell’esecutivo, Statuto del Consigliere e Statuto dell’ opposizione; necessita l’unificazione in uno unico testo dei diversi statuti sul funzionamento del Consiglio Regionale per evitare asimmetrie di normazione e duplicazioni.
– Allargamento dell’iniziativa legislativa.
– Bidirezionalità delle Commissioni consiliari, da rafforzare individuando modi concreti di raccordo commissioni/società civile.
– Rapporto Giunta-Consiglio, all’interno del quale va affrontato un problema:  prevedere per le nomine di maggior importanza (Direttori Generali) una forma di coinvolgimento forte del Consiglio, ad evitare che l’eccessiva discrezionalità della Giunta nelle decisioni possa alimentare forme di clientelismo e favori personali.
– Previsione di un controllo qualità delle leggi, fondamentale in relazione a comprensibilità, coerenza con le altre fonti normative, impatto sul cittadino.
 – Dibattito annuale sullo stato della regione, il cui  punto di merito sta nell’opportunità di costruire una mentalità di rendicontazione/bilancio sociale ancora pochissimo diffusa.
Lascia dubbi la scelta praticamente già effettuata dell’elezione diretta del Presidente, punto delicato e nevralgico che avrebbe necessità di ulteriore approfondimento prima di addivenire ad una scelta definitiva. Comprendiamo e condividiamo l’esigenza di garantire governabilità e stabilità, ma se  si vuole mantenere l’elezione diretta, perché suggerito in via transitoria dalla Costituzione o perché ritenuta più opportuna del sistema precedente (quali le ragioni?) vanno almeno previsti contrappesi che evitino forme di presidenzialismo e derive individualistiche, che la mancata limitazione del numero dei mandati concorre a innescare.
Non convince il principio del “simul stabunt simul cadent”. Se è sfiduciato il Presidente, il Consiglio deve poterlo sostituire (sistema fiduciario come il parlamentare), anche se ci rendiamo conto di quanto sia problematico trovare una modalità per individuare i candidati che riesca a superare  i veti incrociati dei partiti.
Composizione del Consiglio e modalità di elezione devono garantire la tutela anche delle  zone interne, marginalizzate, a scarsa densità demografica, in caso contrario è a rischio la democrazia a favore della sola logica dei numeri. Numero dei consiglieri,  garanzie per l’opposizione, ecc. hanno a che fare con questo problema, ad evitare che il Consiglio regionale rappresenti solo gli attuali capoluoghi di provincia e poco più. Assumere quest’ottica significa uscire da un’idea di rappresentanza esclusivamente politica e istituzionale, per allargare al diritto di rappresentanza dei territori e dei soggetti sociali,  elementi di democrazia compiuta E’ anche questo un modo per affrontare il delicato equilibrio fra democrazia rappresentativa e democrazia diretta.
Risparmiare sui costi della politica è oggi più che mai un dovere e una necessità. Si può perseguirlo attraverso la riduzione secca del numero degli eletti, (purchè con le garanzie di cui sopra), ma si può ottenere anche in modi diversi , ad esempio agendo sulla consistenza delle indennità (ridurle almeno del 30%), sulle modalità dei rimborsi (solo a piè di lista con documentazione delle spese sostenute), abolendo il vitalizio. Sarebbe anche un segnale, doveroso, di rinuncia a privilegi in nome della solidarietà, nonché la concretizzazione dell’affermazione che la Basilicata vuole essere esempio di “intelligenza, inventiva, coraggio” (cfr. Introduzione). Una proposta risolutiva può essere prevedere indennità unica di funzione del Consigliere regionale, da rapportare per l’entità a quella del Dirigente di I livello.
Per motivi analoghi siamo contrari alla presenza di Assessori esterni, mentre ci trova favorevoli l’ipotesi di allargamento delle Commissioni consiliari ad altri soggetti, ovviamente a titolo onorifico.
Chi scrive l’atto costitutivo deve inoltre pensare a: incompatibilità, limite numerico dei mandati (per noi due), divieto di cumulo di incarichi, evitare che l’eletto possa cambiare a suo piacimento la compagine di appartenenza (è stato eletto proprio perché facente parte di quel determinato partito, con quel preciso programma; in caso di dissenso con il partito, dovrebbe dimettersi dalla carica di consigliere), obbligo di un certo numero di donne fra i Consiglieri eletti (auspicabile una norma che preveda di raggiungere quanto prima nel corso degli anni il traguardo del 50%) e di nominare donne fra gli Assessori almeno in numero proporzionale a quello delle donne elette nel Consiglio.
Un’ultima sottolineatura, anche se non direttamente attinente allo Statuto: la rappresentanza politica non deve farsi conoscere solo al momento delle elezioni, ma anche qui utilizzare tutti gli strumenti comunicativi informatici e non, al fine di rendere efficace la partecipazione attiva dei cittadini e garantire il criterio di trasparenza.
 
IL SISTEMA PUBBLICO REGIONALE
Punti di forza del paragrafo: assunzione del metodo della programmazione, obbligo di motivazione degli atti, riferimento esplicito al principio di sussidiarietà. E’ fondamentale  che quest’ultimo venga assunto nella pienezza del suo significato, nella completezza della visione antropologica da cui nasce, che traduce nella vita politica, economica e sociale una concezione in cui fulcro dell’ordinamento giuridico è la persona in relazione. Per questo l’intervento pubblico deve avvenire nel rispetto del principio di prossimità del livello decisionale a quello di attuazione. In concreto le funzioni pubbliche devono competere in prima istanza a chi è più vicino alle persone e ai loro bisogni e alla Regione compete creare le condizioni che permettono alla persona e alle aggregazioni sociali – i cosiddetti corpi intermedi –  di agire liberamente senza sostituirsi ad essi nello svolgimento delle loro attività. In una parola, occorre riconoscere (non concedere!) maggiore autonomia all’azione  degli enti amministrativi pubblici e agli organismi privati per poter soddisfare al meglio i bisogni dei cittadini.
Punto problematico: per esercitare concretamente sussidiarietà occorre definire forme di consorzio territoriale per la gestione dei servizi essenziali (educazione e istruzione almeno a livello di scuola dell’obbligo, assistenza sanitaria, servizi sociali, informazione, …) dotandole delle necessarie condizioni di esercizio. Vale soprattutto per i piccoli Comuni, realtà prevalente nella nostra Regione e che va, quindi,  salvaguardata per non indebolire il tessuto sociale e politico.
Per gli Enti che gestiscono risorse pubbliche è bene eliminare le duplicazioni di funzione e procedere ad accorpamenti.
Punto non accettabile: il mancato riferimento esplicito al merito per le nomine dei Direttori Generali.
Per la nomina dei dirigenti è essenziale che l’aspetto tecnico-amministrativo sia assolutamente scisso dalle nomine politiche. I Direttori Generali sono di nomina tecnica e nel loro reclutamento sono fondamentali il criterio del merito e la trasparenza delle procedure. Via maestra e ordinaria è abolire le nomine e procedere per  concorso pubblico, anche se ci rendiamo conto che strutturazione del bando e iter conseguente sono  lunghi  e complessi. Nell’interim, ad evitare i possibili effetti negativi dell’eccessiva discrezionalità della Giunta oltre che per rendere effettiva ed efficace la prevista partecipazione del Consiglio a procedure di nomina, sarebbe possibile demandare al Consiglio l’individuazione di criteri che guardino a competenze documentate, elevata professionalità, prolungato esercizio della dirigenza in quel settore con verifica degli esiti, conoscenza del territorio e competenza sul territorio e la Giunta potrebbe procedere alla scelta sulla base di questi criteri. Ribadiamo che si tratterebbe di una soluzione momentanea, perché occorre arrivare in tempi rapidi alle procedure di selezione concorsuale, assicurandone la trasparenza sia attraverso l’accesso consentito agli atti, sia attraverso la pubblicità dei criteri utilizzati. 
IL SISTEMA INTERISTITUZIONALE
Condividiamo la previsione del Consiglio delle Autonomie Locali e segnaliamo l’opportunità di strutturare al meglio quanto riguarda i suoi compiti e attribuzioni, anche nella  prospettiva dell’abolizione delle Province,  (che cancellerà un altro anello intermedio, dopo le Comunità Montane, fra Regione e Comuni) e tenendo conto dei comprensori istituiti con le aree di programma.
Altro punto che accogliamo con favore è la Conferenza regionale per la programmazione. Il largo ventaglio di soggetti che la compongono è promettente per  un libero e ampio coinvolgimento sociale. Servirà la sensibilità di favorirlo il più possibile, facendo della partecipazione degli ex consiglieri ed ex parlamentari un’ opportunità e non un condizionamento.  Resta, poi, un interrogativo non marginale: i pareri di questo organo consultivo di che tipologia saranno? Se nessuno di essi è vincolante, molto presto nascerà disaffezione, anticamera dell’implosione, e si perderebbe un’opportunità preziosa.
 
STRUMENTI  DI  RACCORDO
Si sottolinea l’opportunità che la regione Basilicata dia il suo apporto per rafforzare la politica regionale europea,  ridurre le differenze strutturali esistenti tra le regioni dell’Unione, favorire lo sviluppo equilibrato del territorio comunitario nonché la promozione di un’effettiva parità di possibilità tra i cittadini dei vari Stati..
Conclusione 
Volendo pensare in positivo, si potrebbe affermare che le formulazioni vaghe o generiche contenute nel Documento programmatico potrebbero essere un punto a favore, nel senso che, proprio perché scritto così, il Documento è aperto a tutte le osservazioni, declinazioni  e integrazioni.
Forse alcune proposte avanzate appaiono utopistiche, ma l’utopia è il binario del futuribile e come cattolici dobbiamo sempre avere il coraggio di tentare di cambiare, sperando anche contro ogni speranza.
Assicuriamo che, come CDAL della diocesi di Tursi-Lagonegro, continueremo a dare il nostro contributo nelle fasi successive dell’iter per la redazione e l’approvazione del nuovo Statuto, auspicando che sia occasione per un rinnovato patto sociale basato su leale collaborazione, trasparenza, credibilità e che il documento statutario finale risponda chiaramente ed efficacemente agli effettivi bisogni dei cittadini lucani tenendo presenti tutte le realtà che entrano in contatto diretto con i cittadini stessi.
 

Preparazione Grest 2012

Passpartù. Di’ soltanto una parola
Presentato il Grest 2012 agli animatori
 
Lucia Stigliano
Sant’Arcangelo – Come ogni anno molte parrocchie attendono con ansia l’estate per iniziare la grande avventura del grest! I ragazzi, dai più piccoli ai più grandi, diventano protagonisti dell’estate, collaborano e si uniscono per conoscersi meglio, per scherzare, per ballare ma soprattutto per divertirsi con fede!
Il grest infatti non è un luogo in cui i genitori “parcheggiano” i propri figli perché non si sa a chi affidarli; il grest è un tempo in cui tutti, educatori e animatori, indipendentemente dall’età, danno e ricevono qualcosa, crescendo sempre di più con sani principi e con una buone fede da “coltivare” insieme ai propri fratelli.
I bambini ogni giorno vivranno anche quest’anno, nelle comunità in cui queste attività verranno proposte, prove diverse: sentirsi parte della propria squadra, cooperare con gli altri componenti, mettersi in gioco davanti a tutti in qualsiasi attività e non tirarsi mai indietro. Spesso però quando si parla di grest si sottovaluta il valore e l’importanza che assume nella dimensione della crescita per un animatore.
Animare ed educare non è infatti un compito semplice poiché nella delicata età dell’infanzia anche un gesto apparentemente banale e insignificante può essere preso come modello dal bambino e utilizzato anche al di fuori del contesto-grest.
La Giornata di Formazione per Animatori del Grest (Gruppo ricreativo estivo) del trenta aprile è stata dedicata proprio per questi motivi, alla formazione e alla preparazione di un “buon educatore” prendendo in considerazione tutte le caratteristiche importanti e meno importanti che bisogna avere per far emergere il meglio che c’è in ognuno. Alcune delle caratteristiche indispensabili che sono emerse sono: l’allegria, l’educazione, il rispetto, la fede, la creatività, la fratellanza, il coraggio, la pazienza e tante altre…
Il buon educatore è colui che si preoccupa di proporre nuove attività, di coinvolgere tutti, di instaurare un clima di serenità e fratellanza e di far divertire trasmettendo insegnamenti. Essere animatori significa immedesimarsi nel bambino e guardare il mondo con i suoi occhi per assorbire tutti gli insegnamenti che Dio stesso vuole trasmettere.
Il tema di quest’anno, PASSPARTU vuole infatti dare un valore alla parola, perché ne basta una (la chiave) per entrare nel mondo della gioia e dell’amore verso il quale Dio indirizza. Presentati dunque, soprattutto per l’interessamento di Suor Roberta Bassanelli e della Consulta Regionale di Pastorale Giovanile il tema, storia, canti, bans, danze e tanto altro materiale perché sia un momento a cui si giunga più pronti e motivati. Numerosi sono stati i partecipanti all’incontro che si è tenuto a Sant’Arcangelo, guidato da due giovani di Lodi che vivono l’esperienza della FOI.
 
 
 
_____________
La Giornata  di Formazione per Animatori del Grest (Gruppo ricreativo Estivo) è tenuta  da alcuni Animatori dell’Equipe di Pastorale Giovanile della Diocesi di LODI in collaborazione con le suore Figlie dell’Oratorio;
 
La Giornata si propone di:
– formare adolescenti e giovani per essere animatori dei bambini e dei ragazzi in Oratorio durante l’estate
– presentare il GREST 2012 proposto dalle Diocesi Lombarde: tema, storia, canti, bans, danze, materiale.
 
DESTINATARI: Adolescenti e giovani (a partire dai 14 anni) che desiderano prepararsi adeguatamente ad  essere animatori del GREST 2012 nelle proprie Parrocchie.
 
DATA e SEDE: Lunedì 30 Aprile 2012 dalle 9 alle 17 a Sant’Arcangelo presso il Polifunzionale Comunale situato a San Brancato
 
COSTO: Offerta libera della Parrocchia- Pranzo al sacco
ISCRIZIONI: Suor Roberta Bassanelli Sant’Arcangelo (PZ) tel. 0973.619194 cell. 3483681137 e-mail: suoroberta68@yahoo.it
 
 

Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni

Si celebra domenica 29 aprile la 49ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che invita a riflettere sul tema: “Le vocazioni dono della Carità di Dio”.
Il Papa, nel suo Messaggio, ricorda che “in ogni tempo, alla sorgente della chiamata divina c’è l’iniziativa dell’amore infinito di Dio, che si manifesta pienamente in Gesù Cristo”. Dopo aver esortato ad “aprire la nostra vita a questo amore” e “alla perfezione dell’amore del Padre” a cui “ci chiama Gesù Cristo ogni giorno”, auspica che “nella Chiesa si creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti «sì», quali generose risposte alla chiamata di amore di Dio”.
Per questo chiede che “le Chiese locali, nelle loro varie componenti, si facciano «luogo» di attento discernimento e di profonda verifica vocazionale, offrendo ai giovani e alle giovani un saggio e vigoroso accompagnamento spirituale”.
Nei sussidi, predisposti dal Centro Nazionale Vocazioni, approfondimenti, tracce di preghiera e materiale per l’animazione. In particolare, don Nico Dal Molin, direttore del Centro, spiega che “la verità profonda della nostra esistenza è racchiusa in questo sorprendente mistero: ogni persona umana è frutto di un pensiero e di un atto di amore di Dio… La scoperta di questa realtà è ciò che cambia veramente la nostra vita…”. In vista della Giornata, Dal Molin richiama al compito di “riannunciare la bellezza invitante di questo amore divino: esso è la molla segreta, è la motivazione che non viene meno, anche nelle circostanze più difficili”.
 
 
 
La preghiera per la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni 2012
Beata sei tu Maria Vergine dal cuore infinito.
Intuisci con affetto di Madre
le segrete attese di ogni persona,
che cerca il senso autentico della propria Chiamata.
Incoraggia con cuore di Madre
il profondo desiderio di ogni vita,
che sa farsi dono e servizio nella Chiesa.
Donaci la tua mano dolce,
quando la strada delle scelte
si fa ardua e faticosa.
Donaci la tua fede trasparente,
quando il nostro cuore
è dubbioso ed inquieto.
Donaci la tua preghiera fiduciosa,
per capire, per partire, per servire.
Vergine Madre, semplice nel cuore;
Vergine Sorella, sostegno nel cammino;
Vergine Amica, infinito Sì all’Amore.
Intercedi per noi sante Vocazioni,
dono gioioso della Carità di Dio. Amen.

Giornata dell’Università Cattolica

Messaggio per l’88ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore
22 aprile 2012 
 
Il futuro del Paese nel cuore dei giovani 
 
 
«Si può pensare legittimamente che il futuro dell’umanità sia riposto nelle mani di coloro che sono
capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza»
(Gaudium et spes, n. 31) 
 
 
Il senso della responsabilità per l’edificazione della città dell’uomo nella prospettiva del Vangelo è costitutivo della vita di fede nel suo porsi, nel suo configurarsi riflessivo e nel suo dispiegarsi fattivo, articolato e multiforme: «L’azione in favore della giustizia e la partecipazione nella trasformazione del mondo ci appaiono chiaramente come una dimensione costitutiva della predicazione del Vangelo, cioè come la missione della Chiesa per la redenzione del genere umano e la liberazione da ogni stato di cose oppressivo» (GIOVANNI PAOLO II, Centesimus annus, n. 54).
La salvezza che il Vangelo proclama non si restringe certo nell’angusto perimetro socio-economico, ma riguarda l’uomo nella sua integrità, come soggetto posto in relazione costitutiva con Dio e virtuosa con gli altri uomini e con il creato. L’agire cristiano trova forma distintiva nel precetto della carità evangelica che, compiutamente, si esprime come profezia e prassi: «La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo, e perciò guida l’intelligenza verso soluzioni pienamente umane» (Gaudium et spes, n. 11). È una nuova creazione (cf 2Cor 5,17). Essa tocca anzitutto la dimensione personale, nell’intimità profonda del soggetto: nessun rinnovamento è possibile sul piano storico e sociale se non è preceduto, sostenuto e motivato dalla conversione del cuore.
Nel nostro tempo, colpito da un marcato ripiegamento nel privato e dominato dalle forme avare dell’individualismo tecnocratico, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, fedele alle proprie radici, si pone in prima fila come istituzione culturale ed educativa volta a formare protagonisti capaci e convinti della civiltà dell’amore. Non si tratta di cosa facile. In una società non più caratterizzata dal riconoscimento di valori comuni, la relazione educativa tende a configurarsi non come comunicazione di contenuti consolidati, quanto, piuttosto, come relazione informativa, segnata dalla tolleranza formale e da prossimità debole: nel contesto familiare la capacità educativa incontra difficoltà e tende alla delega; la scuola appare crocevia affollato di pluralismi dispersi e di anonimato culturale; il maestro rischia di non essere più figura di riferimento, ma operatore funzionale all’apprendimento di capacità strumentali.
La crisi della fiducia illuministica nella ragione, poi, non promette esiti convincenti, sia sul piano etico-valoriale – benché da molti annunciato e auspicato (il cosiddetto ritorno dell’etica) – sia su quello specificamente educativo, benché oggetto di pronunciamenti molteplici. L’epoca moderna, infatti, non manca di segnalare l’impegno educativo tra le priorità della società e ne allarga i confini: educazione permanente, scolarizzazione diffusa, specializzazione articolata. Ma non sembra incline a porre in attenzione e valore le eredità culturali, non ama legami consistenti o addirittura vincolanti con i patrimoni di riferimenti consolidati e condivisi, in specie etici e religiosi.
L’ipertrofia della razionalità tecnico-scientifica e l’atrofia della razionalità etico-valoriale hanno causato l’estenuazione del pedagogico, ridotto a mera metodologia. E, tuttavia, prevale in noi la fiducia, lo sguardo costruttivo, la dinamica progettuale. Questo si respira in “Cattolica”; questa dovrebbe essere l’atmosfera prevalente nelle nostre comunità cristiane. È proprio dei giovani amare la vita, immergersi in essa con passione ed entusiasmo, ma anche ritrarsene, a volte, sconfitti da brucianti esperienze; troppo spesso delusi proprio da coloro in cui avevano riposto fiducia e disegnato ideali. Esplodono, allora, forme radicali ed esasperate; si verifica quella tragica distorsione per cui il valore della vita viene sottoposto al potere autonomo della decisione soggettiva o si disperde nell’insignificanza effimera dell’attimo fuggente.
È necessario, perciò, un solido e convinto riferimento alla verità piena: «Il nucleo generatore di ogni autentica cultura è costituito dal suo approccio al mistero di Dio […] È a partire da qui che si deve costruire una nuova cultura» (GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Convegno ecclesiale di Palermo, 23 novembre 1995, n. 4). È per questo che l’Università Cattolica del Sacro Cuore si sente parte viva di una Chiesa, che «essendo a servizio di Dio, è a servizio del mondo in termini di amore e di verità» (BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 11), ponendo quel nesso di illuminazione
dell’esistenza che rischiara il suo significato fondamentale e rende ragione della speranza mentre opera con generosa dedizione.
Gesù è un personaggio storico, non del passato. Egli vive, e come vivente cammina innanzi a noi; ci chiama a seguire Lui, il vivente, e a trovare così anche noi la via della vita. Nel suo splendido magistero pasquale, Benedetto XVI ritorna con insistenza su questo punto: «Essa [la Resurrezione] è – se possiamo una volta usare il linguaggio della teoria dell’evoluzione – la più grande “mutazione”, il salto assolutamente più decisivo verso una dimensione totalmente nuova, che nella lunga storia della vita e dei suoi sviluppi mai si sia avuta: un salto in un ordine completamente nuovo, che riguarda noi e concerne tutta la storia. […] La risurrezione fu come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che sciolse l’intreccio fino ad allora indissolubile del “muori e divieni”. Essa inaugurò una nuova dimensione dell’essere, della vita, nella quale, in modo trasformato, è stata integrata anche la materia e attraverso la quale emerge un mondo nuovo» (Omelia nella Veglia Pasquale, 15 aprile 2006).
È il nuovo spazio aperto in cui si dilatano gli orizzonti della creatività e si moltiplicano le figure mai ripetute della vocazione cristiana, per trasformare il mondo. Non c’è posto per le ideologie della violenza, per la corruzione, per la smania di potere e di possesso. La prospettiva escatologica, apre il credente ai cieli nuovi e ad una terra nuova (cfr Ap 21,1) dove Dio «asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la
morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate. E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”» (Ap 21,4-5). A cominciare dall’umile, fattivo, impegno quotidiano. 
 
Roma, 16 aprile 2012 
 
                                                                                                  LA PRESIDENZA DELLA 
                                                                                    CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
 

A Roma il Convegno dei Direttori degli Uffici Scuola

Si svolge a Roma nei giorni 16-17 aprile 2012 il Convegno nazionale dei direttori e responsabili IRC, sul tema “Impegno comune per un Irc di qualità”.
 
Per il 2012 il Servizio Nazionale per l’Irc e il Servizio Nazionale per gli studi superiori di teologia e di scienze religiose hanno scelto di celebrare congiuntamente il Convegno Nazionale dei Direttori e Responsabili diocesani dell’Irc e dei Presidi delle Facoltà Teologiche e Direttori degli ISSR, scegliendo come tema “Impegno comune per un Irc di qualità.
In apertura del Convegno – che si svolge lunedì 16 e martedì 17 aprile a Roma, presso l’Hotel NH Midas (via Aurelia, 800) – Mons. Vincenzo Annicchiarico, Responsabile del Servizio Nazionale per l’Irc, ne ha evidenziato le finalità: “gettare le basi per una collaborazione volta a consolidare l’impegno comune a favore della formazione iniziale e permanente degli insegnanti di religione cattolica”.
Anche il titolo del Convegno “Impegno comune per un Irc di qualità” è servito a Mons. Annichiarico a mettere in evidenza “le due parole chiave su cui i Servizi, hanno lavorato con intelligenza e tenacia: sinergia e qualità, prefigurando la possibilità di un cammino di convergenza che coinvolga più soggetti nella realizzazione di itinerari di formazione che, pur nella diversità degli approcci, pongano al centro la persona e la sua formazione integrale secondo la visione cristiana”.
Il Responsabile del Servizio, richiamando gli Orientamenti pastorali del decennio, ha anche spiegato che l’Ircnon è solo una “officina di senso” come ogni altra disciplina scolastica, ma è anche “l’espressione dell’impegno culturale della Chiesa, capace di promuovere un cammino, un curriculum, attraverso un sistema di significati che è dato dallo statuto epistemologico della disciplina stessa che ha come elementi di fondo quelli relativi alla dimensione religiosa dell’essere umano e cioè: gli interrogativi su Dio, l’interpretazione del mondo, il significato e il valore della vita, le norme dell’agire umano”.
Il Convegno ha offerto la possibilità di ringraziare S.E. Mons. Nunzio Galantino, Vescovo di Cassano allo Ionio, per l’impegno e la dedizione con cui ha promosso lo studio della teologia nelle Chiese che sono in Italia: il testimone ora passa a don Andrea Toniolo, Preside della Facoltà Teologica del Triveneto.
Lunedì sera 16 S.E. Mons. Mariano Crociata, Segretario Generale della CEI, ha presieduto la celebrazione della S. Messa per i partecipanti al Convegno. Nell’omelia ha richiamato che “la formazione iniziale e permanente dei docenti resta esigenza di prima grandezza per garantire efficacia ad un insegnamento chiamato a dare un contributo strutturante all’educazione delle nuove generazioni”.
Ha, inoltre, evidenziato la necessità dell’impegno ad “abitare una riflessione attenta a tenere vive le ragioni della presenza dell’insegnamento nella scuola pubblica: un compito reso tanto più urgente da un dibattito, sia in Italia che in Europa, a cui non ci è consentito di rimanere estranei”.