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Terzo Convegno delle Caritas Parrocchiali

Il vangelo della carità: gioia per la vita
 
La gioia di annunciare, celebrare e testimoniare il Vangelo della Carità ai nostri giorni, è il tema scelto dalla Caritas Diocesana di Tursi–Lagonegro, per l’annuale Incontro Formativo rivolto agli Operatori Caritas parrocchiali, tenutosi a Chiaromonte, il 16 marzo scorso.
Relatore è stato mons. Francesco Soddu, Direttore Nazionale di Caritas Italiana.
L’incontro ha visto i presenti impegnati in tre momenti essenziali: la preghiera, l’ascolto dell’intervento del Relatore, le domande e agli interventi degli Operatori Caritas Parrocchiali.
L’esortazione contenuta nella citazione dell’evangelista Marco (Mc 2,11), è tratta dalla guarigione del paralitico: l’attenzione è posta su quell’esortazione, un imperativo di Gesù rivolto al paralitico: “Alzati!”. “…siamo chiamati”, dice Mons. Soddu, rivolgendosi ad ogni Operatore Parrocchiale Caritas, “…a far penetrare questa vicenda all’interno del nostro vissuto; comunque ad esserne pervasi e illuminati; affinché la Parola di Dio, come avviene per tutta la nostra vita, illumini anche questo nostro incontro”.
Il tema del Convegno: Da persona a persona: la gioia di annunciare, celebrare e testimoniare il Vangelo della Carità, evidenzia due elementi: la relazione (da persona a persona) e la gioia (di annunciare, celebrare il Vangelo di carità) che per i cristiani, e in particolar modo per gli operatori della carità, inevitabilmente legati tra loro e ben cuciti dal filo visibile della fede, da cui tutta l’azione trae il suo fondamento. Benedetto XVI, in Porta Fidei, al n.14, scriveva: “La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sarebbe un sentimento in balia costante del dubbio. Fede e carità si esigono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cammino”.
La Carità, come l’annuncio della Parola di Dio e la celebrazione dei Sacramenti, è inserita nella Nuova Evangelizzazione, come intima natura della Chiesa e non è un’attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza (Benedetto XVI, Motu Proprio Intima Ecclesiae Natura).
Evangelizzare oggi, come afferma Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, equivale a rendere presente nel mondo, il Regno di Dio. Nel trattare contenuti inequivocabilmente sociali dell’annuncio, presenta l’ascolto come il fondamento della relazione, che in certi passaggi del discorso, assume le connotazioni del porre attenzione e perciò dell’aver cura.
“È sufficiente scorrere le Scritture per scoprire come il Padre buono desidera ascoltare il grido dei poveri… ”. (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 187)
L’ascolto in relazione avrà l’obiettivo di “far uscire la persona”, di instradarla in un percorso, non più caratterizzato dalla solitudine, dall’isolamento o dalla marginalità, ma in relazione, ad iniziare da colui che lo ascolta. Tale modo di mettersi in relazione l’uno con l’altro è una chiara edificazione reciproca.
Porre attenzione. È la caratteristica fondamentale e ricorrente che deve accompagnare l’ascolto. Essa suppone la serenità di colui (o coloro) che non è “disturbato” da altri fattori che, in tutti i casi formano delle vere e proprie barriere comunicative. Suppone la calma di colui che con pazienza segue e non rincorre, né tantomeno precede.
Aver cura. È la caratteristica conseguente. Questa comporta la preoccupazione affinché la persona ascoltata sia pienamente messa al centro, e non altro.
“La Chiesa ha riconosciuto che l’esigenza di ascoltare questo grido deriva dalla stessa ope¬ra liberatrice della grazia in ciascuno di noi, per cui non si tratta di una missione riservata solo ad alcuni… La parola “solidarietà”… indica molto di più di qualche atto sporadico di generosità. Richiede di creare una nuova men¬talità che pensi in termini di comunità, di priorità della vita di tutti, rispetto all’appropriazione dei beni da parte di alcuni” (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, 188).
Nella comunità Cristiana, la prima relazione evangelizzante è la medesima dinamica degli individui tra loro, secondo quanto contenuto nelle parole di Gesù: “Vi riconosceranno da come vi amerete”.
La Parrocchia è una comunità e per realizzare se stessa deve adoperarsi affinché nessuno ne sia escluso e tutti si sentano parte viva e attiva; in altre parole, essa deve investire in Carità!
Bisogna occuparsi creativamente, non in maniera estemporanea, né approssimativa e neanche ripetitiva, ma creativa, dinamica, generativa… mettendo in atto quanto il beato Giovanni Paolo II intendeva dire col termine “fantasia della carità”; e cooperare efficacemente per il bene di tutti: cooperare, ossia “operare-con”, insieme al territorio, collaborando a favore del bene comune e la cooperazione sarà tanto più efficace, quanto più intenti comuni sono convergenti, si incontrano ed interagiscono tra di loro. La Parrocchia, nel suo dialogo col territorio dovrebbe essere propositrice di piste di comunione, ossia di unione comune, al fine di costruire inclusione. Dire inclusione ed adoperarvisi significa essere costruttori di unità e di comunione; e questo perché “Nel cuore stesso del Vangelo vi sono la vita comunitaria e l’impegno con gli altri”.
L’azione è necessaria, sempre. Papa Francesco, già dai primi numeri della E.G. esorta a prendere sempre l’iniziativa (n.24): “La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. … La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore… e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi”.
La nascita, la crescita e l’attenzione all’indigente, non può e non deve essere lontana dalla gioia! Bisogna attivarsi, ma con gioia, in quanto, scrive Papa Francesco: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia… Perché, se qualcuno ha accolto questo amore che gli ridona il senso della vita, come può contenere il desiderio di comunicarlo agli altri?” (Papa Francesco, Evangelii Gaudium, nn. 1, 8)
Nessuno deve essere escluso, o lasciato fuori dalla gioia!
Facciamo sì che sia il fine verso cui si tende ed anche lo strumento con cui si agisce. Gioia e carità sono talmente connesse che chiunque, anche se non addetto ai lavori (o anche credente), è in grado di riconoscere immediatamente l’autenticità di un’azione di carità, secondo la misura della gioia profusa. Papa Francesco insiste: “La carità non è la conseguenza dell’evangelizzazione, quanto piuttosto ne sia il fondamento. Inoltre il servizio al povero oltre che essere atto intrinsecamente e moralmente buono, è anche radice e base di conversione”.
Secondo quanto appena affermato, mi pare anche interessante leggere rivolto alla Chiesa (in uscita), l’imperativo di Gesù: Alzati e cammina!
Il Convegno per gli Operatori delle Caritas Parrocchiali termina così, con la consapevolezza che solo partendo dalla nostra conversione potremmo essere strumenti di gioia, di riconciliazione, di pace, e inevitabilmente di carità.
 
Giulia Salerno
 
 
 

Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà

“Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza!”. Papa Francesco lo scrive nel suo primo messaggio per la Quaresima. Un testo nel quale Bergoglio, tra l’altro, descrive “tre tipi di miseria”, quella “materiale”, quella “morale” – che “può ben chiamarsi suicidio incipiente” perché causata non di rado da mancanza di lavoro, salute ed educazione – e quella “spirituale”. E invita i fedeli a vedere nel periodo che precede la Pasqua un “tempo adatto per la spogliazione”.
Nel breve messaggio, spiega il Papa, di aver preso lo spunto da un’espressione utilizzata da san Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi: “Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà”. Il messaggio si intitola, infatti, “Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà”. Si domanda il Santo Padre: “Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?”. In un primo paragrafo, dedicato alla “grazia di Dio”, Papa Francesco sottolinea che “l’amore rende simili, crea uguaglianza, abbatte i muri e le distanze”.
“E Dio ha fatto questo con noi” e precisa che “Dio non ha fatto cadere su di noi la salvezza dall’alto, come l’elemosina di chi dà parte del proprio superfluo con pietismo filantropico”.
Il Papa passa poi ad affrontare tematiche dal sapore sociale quando, nel secondo paragrafo intitolato “La nostra testimonianza”, spiega che sarebbe sbagliato pensare che la “via della povertà” sia esclusiva di Gesù “mentre noi, che veniamo dopo di Lui, possiamo salvare il mondo con adeguati mezzi umani”: “La ricchezza di Dio non può passare attraverso la nostra ricchezza, ma sempre e soltanto attraverso la nostra povertà, personale e comunitaria, animata dallo Spirito di Cristo”.
Papa Bergoglio distingue “tre tipi di miseria: la miseria materiale, la miseria morale e la miseria spirituale”. La miseria materiale, ovvero la “povertà”, “tocca quanti vivono in una condizione non degna della persona umana: privati dei diritti fondamentali e dei beni di prima necessità quali il cibo, l’acqua, le condizioni igieniche, il lavoro, la possibilità di sviluppo e di crescita culturale”. Di fronte a questa miseria la Chiesa “offre il suo servizio” per “andare incontro ai bisogni”, “guarire queste piaghe che deturpano il volto dell’umanità” e “fare in modo che cessino nel mondo le violazioni della dignità umana, le discriminazioni e i soprusi”.
Per il Papa, “quando il potere, il lusso e il denaro diventano idoli, si antepongono questi all’esigenza di una equa distribuzione delle ricchezze” e pertanto “è necessario che le coscienze si convertano alla giustizia, all’uguaglianza, alla sobrietà e alla condivisione”. Ma “non meno preoccupante”, per il Papa, “è la miseria morale, che consiste nel diventare schiavi del vizio e del peccato. Quante famiglie sono nell’angoscia perché qualcuno dei membri – spesso giovane – è soggiogato dall’alcol, dalla droga, dal gioco, dalla pornografia! Quante persone hanno smarrito il senso della vita, sono prive di prospettive sul futuro e hanno perso la speranza! E quante persone sono costrette a questa miseria da condizioni sociali ingiuste, dalla mancanza di lavoro che le priva della dignità che dà il portare il pane a casa, per la mancanza di uguaglianza rispetto ai diritti all’educazione e alla salute. In questi casi – scrive Papa Bergoglio – la miseria morale può ben chiamarsi suicidio incipiente”. Questa forma di miseria, “che è anche causa di rovina economica”, “si collega sempre alla miseria spirituale, che ci colpisce quando ci allontaniamo da Dio e rifiutiamo il suo amore”.
Il tempo di Quaresima, scrive infine il Santo Padre, “trovi la Chiesa intera disposta e sollecita nel testimoniare a quanti vivono nella miseria materiale, morale e spirituale il messaggio evangelico”. La Quaresima, in questo senso, “è un tempo adatto per la spogliazione; e ci farà bene domandarci di quali cose possiamo privarci al fine di aiutare e arricchire altri con la nostra povertà. Non dimentichiamo che la vera povertà duole: non sarebbe valida una spogliazione senza questa dimensione penitenziale. Diffido dell’elemosina che non costa e che non duole”.
 
Il pdf del pieghevole preparato dalla Diocesi e distribuito nelle parrocchie

Il sorriso di Dio sulle ferite della vita

Aumentano gli anziani non autosufficienti (in Italia oltre 3 milioni, risiedono per lo più in casa), come anche le persone segnate da sofferenza psichica e i giovani feriti dalle ludopatie. La XXII Giornata Mondiale del Malato – che si celebra martedì 11 febbraio, memoria liturgica della Madonna di Lourdes – nelle parole del direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute diventa occasione per un ascolto attento del territorio e per una riflessione sulla cultura evangelica del dono, a partire dal Messaggio del Papa.
“Il Figlio di Dio fatto uomo non ha tolto dall’esperienza umana la malattia e la sofferenza – scrive Papa Francesco, approfondendo il tema della Giornata, Fede e carità. “Anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1Gv 3,16) – ma, assumendole in sé, le ha trasformate e ridimensionate. Ridimensionate, perché non hanno più l’ultima parola, che invece è la vita nuova in pienezza; trasformate, perché in unione a Cristo da negative possono diventare positive”.
Proprio sulla proposta di fare della vita un dono per i fratelli, d. Carmine Arice, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della salute della CEI, osserva: “Sono tanti i malati che in tal senso, offrono la loro testimonianza di fede pur nella fatica della quotidiana sofferenza. E non mancano neppure operatori sanitari che, come buoni samaritani del nostro tempo, danno la vita per i fratelli”. E, citando il Messaggio del Papa, aggiunge: “Quando ci accostiamo con tenerezza a coloro che sono bisognosi di cure, portiamo la speranza e il sorriso di Dio nelle contraddizioni del mondo”.
Le iniziative che in questi giorni si svolgono nelle diocesi, spiega d. Arice, hanno “un duplice scopo: un’approfondita riflessione sul significato antropologico ed evangelico del dono – dimensione costitutiva dell’uomo maturo – e un ascolto attento del territorio per cogliere una domanda di cura talvolta inascoltata, la fatica a trovare le risorse per le spese sanitarie crescenti, il bisogno di essere accompagnati in percorsi molte volte segnati da solitudine e tristezza”.
Tale percorso di riflessione avrà un momento importante nel Convegno nazionale organizzato dall’Ufficio CEI, dal 9 all’11 giugno 2014 ad Abano Terme, sul tema: “La pastorale della salute nelle periferie esistenziali. Dalle crescenti disuguaglianze alla comunità che accoglie, che educa, che cura”.
 

A Chiaromonte la due giorni biblico-teologica

Tradizionale appuntamento annuale anche la due Giorni biblico Teologica per la diocesi di Tursi-Lagonegro. 
Articolata in tre momenti, due dei quali, il pomeriggio del lunedì e del martedì, per tutti i fedeli della Diocesi, sacerdoti, religiosi e laici, di cui fa seguito il programma dettagliato, la Due Giorni prevede anche un incontro per i soli presbiteri e diaconi permanenti al mattino di martedì 18, a partire dalle ore 9.30, occasione per riflettere sul secondo capitolo della Esortazione apostolica Evangelii gaudium di Papa Francesco, a partire dalla sintesti che la Zona Sinnica offrirà ai presenti.
Missione e Misericordia, il tema generale. Relatore sarà Monsignor Dario Viganò, Docente di Teologia della Comunicazione e Direttore del Centro Televisivo Vaticano
 
 
PROGRAMMA
 
Lunedì 17 Febbraio 2014
ore 15.30 Accoglienza e Preghiera Comunitaria
ore 16.00 Presentazione del Corso
Relazione: “Papa Francesco e la Chiesa missionaria
del Prof. mons. Dario Viganò
ore 17.00 Intervallo
ore 17.15 Dialogo con il Relatore
 
 
Martedì 18 Febbraio 2014
ore 15.30 Accoglienza e Preghiera Comunitaria
ore 16.00 Relazione: “La questione della Misericordia nel Magistero di Papa Francesco
del Prof. mons. Dario Viganò
ore 17.00 Intervallo
ore 17.15 Dialogo con il Relatore
Conclusione del Vescovo
Preghiera
 
Clicca qui per l’invito

Assemblea diocesana elettiva di AC

Si terrà Domenica 26 gennaio 2014 presso l’ “Ostello della Gioventù” di Chiaromonte (PZ), l’assemblea diocesana elettiva dell’Azione Cattolica.
L’assemblea diocesana ordinaria è celebrata ogni tre anni al termine del cammino assembleare parrocchiale che si snoda da ottobre a gennaio e vede il rinnovo degli organi dell’associazione parrocchiale.
L’assemblea diocesana è per l’Azione Cattolica un momento fondamentale del percorso associativo per vivere la scelta della democraticità ed il suo essere a servizio della Chiesa nei fratelli. Si tratta di un’occasione preziosa per riflettere sul cammino compiuto, per leggere e approfondire con sguardo profetico le sfide a livello ecclesiale, culturale e sociale del nostro tempo, per discernere le priorità della vita dell’AC nel prossimo triennio, alla luce del Vangelo, del magistero del Papa e dei Vescovi, del piano pastorale della nostra Diocesi. Tale riflessione caratterizzerà la mattinata che si concluderà con la Santa Messa, celebrata dal nostro Vescovo Mons. Francesco Nolè.
Nel pomeriggio, dopo il pranzo comunitario, ci sarà l’elezione del nuovo consiglio diocesano elettivo.
 

Adorazione eucaristica ad Anglona

Appuntamento mensile che riprende anche nel 2014, a partire da sabato 25 gennaio, quello dell’ultimo sabato del mese al Santuario di Anglona dalle 20.30 alle 24.00.
E’ prevista la celebrazione della Santa Messa alle 20.30 e a seguire l’Adorazione Eucaristica guidata e animata.

Giornata della Vita 2014 a Francavilla in Sinni

“Generare futuro” è il tema che i Vescovi italiani hanno scelto e sviluppato nel Messaggio che hanno fatto giungere in occasione della Giornata della Vita che anche quest’anno la Commissione per la Pastorale della Famiglia di Tursi-Lagonegro ha voluto celebrare, a livello diocesano, a Francavilla in Sinni domenica 2 febbraio scorso.
La nostra società è carente di adeguate politiche familiari e gravata da una grande pressione fiscale e da una triste cultura diffidente verso la vita. Questa consapevolezza dovrebbe richiamare il nostro Paese ad adottare un modello di civiltà indispensabile per coltivare il valore della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento alla nascita e alla morte, sostenendo un’autentica “cultura dell’incontro”, come chiede papa Francesco. In questi nostri strani tempi, logiche di convenienza materiale ci vorrebbero allontanare dal rispetto della vita e della sofferenza, e dalla solidarietà per l’individuo, specialmente se debole, come si verifica con la tendenza ad abbandonare al loro destino ammalati anziani o disabili o persone in fin di vita, dimettendoli anzi tempo dalle strutture sanitarie per un concetto di risparmio, senza una adeguata protezione alternativa. È indubbio che da tempo in Italia si registrano tentativi di legalizzare forme diverse e indirette di eutanasia, trascurando problemi di assistenza ai malati, spingendo la società ad essere selettiva sulla vita e sulla morte dei suoi membri attraverso una licenza di uccidere in contrasto anche con gli insegnamenti di Ippocrate, padre della medicina.
La regia entusiasta del Centro di Aiuto alla Vita di Policoro ha messo insieme esperienze e testimonianze belle e significative: Paola Geraci, ginecologa, direttore dell’Ufficio di Pastorale della Salute della Diocesi di Palermo, ha svolto la relazione principale. Con un taglio di fiducia nell’operato di tanti educatori, aperta alla speranza cristiana, la Geraci ha aperto con il riferimento alla necessità di conoscere e “combattere” la teoria del gender. Benedetto XVI e i Vescovi italiani – ha ricordato la relatrice ai presenti – hanno insistito tanto sulla sfida educativa, per dirimere il percorso che porta alla deriva culturale. Ha richiamato, quindi, il percorso seguito all’approvazione della Legge sull’aborto, cosiddetta “Legge della tutela della Maternità”. Sostenere la vita, in ogni stagione dell’esistenza, è compito a cui educarci in uno stile di amore intergenerazionale.
Straordinaria la testimonianza di Fabio e Tiziana, coniugi romani che, con un solo stipendio dentro casa, hanno accolto, come dono di Dio, undici figli. Hanno presentato la loro esperienza familiare con una normalità sconvolgente: preghiera quotidiana, gesti di tenerezza e di affetto, di amore a Dio e alla vita. Paternità e maternità sono compiti che appagano davvero l’esistenza umana. I segreti della loro famiglia e della loro gioia? Fiducia nello Spirito Santo, costanza di un rapporto con la Provvidenza divina, amore reciproco e lo stile di sobrietà.
L’Associazione “Family Line”, presentata dal prof. Cifarelli e dalla dottoressa Ferraiuolo, che opera in Basilicata, è una realtà nuova di supporto e cura di situazioni di vita che vanno dalla compagnia a persone anziane al supporto psicologico e all’assistenza a tutto tondo: dai bisogni quotidiani al sostegno spirituale. Modi costruttivi di aprirsi al futuro, aiutando ad amare, e talvolta ad accettare, il presente.
I canti di Gianni Guerriero, ode straordinaria alla vita, tratti dal cd “Un soffio di speranza”, scritto e cantato da lui, giovane cantautore senisese, ha fatto vibrare sentimenti e cuori dei presenti. “Soffio di speranza”, “Il timoniere”, “Se sarai con lui”, “Eterno Padre” e “Benedicici”, i brani che ha cantato durante la celebrazione della Giornata.
Un momento davvero bello, motivante, che incoraggia l’impegno di tutti i giorni: Monsignor Francesco Nolè, nostro Vescovo, ha concluso affermando che occorre mostrare la bellezza della vita, dell’accoglienza della vita, del matrimonio: “Accogliere e accompagnare nella crescita ogni vita umana, nella serenità di una famiglia normale, non ci faccia chiudere ma ci apra alla gioia”.
Generare la vita è generare il futuro, anche e soprattutto oggi, nel tempo della crisi; da essa si può uscire mettendo i genitori nella condizione di realizzare le loro scelte e i loro progetti. Non lo dicono solo i Vescovi italiani. Lo conferma la logica di chi è capace di valorizzare il buon senso umano, aperto alla cultura dell’incontro, rigettando quella dello scarto.
 
 
 

Lasciamoci affascinare dal Mistero di Dio che si fa Bambino

E’ stato consegnato alla posta il 20 dicembre il nuovo numero di Dialogo (dicembre 2013).
Sarà possibile ritirarlo anche in parrocchia, come consueto.
Subito dopo il Messaggio del Vescovo per l’Avvento e il Natale, quattro le sezioni portanti:
1. Anno della Fede – le Consegne
2. Ripensando alla GMG 
3. Asssemblea e Convegno diocesano
4. Momenti di vita diocesana
 
Gli auguri affettuosi per il Santo Natale da tutta la Redazione.
 
Clicca qui per l’edizione pdf 
 

La fraternità sconfigge fame, guerre e corruzione

Le guerre e le violenze, la corruzione, le organizzazioni criminali, la devastazione delle risorse naturali, lo sfruttamento del lavoro, i traffici illeciti di denaro e la speculazione finanziaria, la prostituzione, il traffico di esseri umani, gli abusi contro i minori, la schiavitù, la tragedia dei migranti: sono tutti crimini contro la fraternità e un ostacolo alla pace. «Fraternità, fondamento e via per la pace» è il titolo del messaggio di Papa Francesco in occasione della 47ma Giornata mondiale della pace che si celebra il 1° gennaio 2014.
 
Nel documento Bergoglio parla dell’«anelito insopprimibile alla fraternità», che alberga nel cuore di ogni uomo e ricorda come la fraternità si cominci ad imparare «solitamente in seno alla famiglia» che dunque «è anche il fondamento e la via primaria della pace». Il Papa osserva però, citando Benedetto XVI, che la globalizzazione «ci rende vicini, ma non ci rende fratelli», e che «nuove ideologie, caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali». Il racconto biblico di Caino e Abele insegna infatti che «l’umanità porta inscritta in sé una vocazione alla fraternità, ma anche la possibilità drammatica del suo tradimento». Francesco spiega che «la radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio» e che la fraternità umana è «rigenerata in e da Gesù Cristo con la sua morte e risurrezione».
 
Nel messaggio, sulla scia delle encicliche «Populorum progressio» di Paolo VI e «Sollicitudo rei socialis» di Papa Wojtyla, si ricorda la fraternità fra le nazioni e il dovere di coloro che sono più favorite: «il dovere di solidarietà, che esige che le nazioni ricche aiutino quelle meno progredite; il dovere di giustizia sociale, che richiede il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni difettose tra popoli forti e popoli deboli; il dovere di carità universale, che implica la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri».
 
La pace «o è bene di tutti o non lo è di nessuno» e può essere realmente conquistata solo se si attiva da parte di tutti «una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune». Ciò implica di non farsi guidare dalla «brama del profitto» e dalla «sete del potere». Occorre avere la disponibilità a «“perdersi” a favore dell’altro invece di sfruttarlo, e a “servirlo” invece di opprimerlo per il proprio tornaconto».
 
Nel messaggio Francesco cita anche la «povertà di relazioni» dovuta alla «carenza di solide relazioni familiari e comunitarie», e ricorda che se la «povertà assoluta diminuisce», cresce invece «la povertà relativa, cioè disuguaglianze tra persone o gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale». Il Papa parla anche della «necessità di politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito».
 
«Un modo di promuovere la fraternità – e così sconfiggere la povertà – che dev’essere alla base di tutti gli altri», spiega, «è il distacco di chi sceglie di vivere stili di vita sobri ed essenziali, di chi, condividendo le proprie ricchezze, riesce così a sperimentare la comunione fraterna con gli altri».
 
La fraternità è da riscoprire anche nell’economia, «dove allontanamento dell’uomo da Dio e dal prossimo, e ricerca avida di beni materiali, e depauperamento relazioni interpersonali e comunitarie hanno spinto a cercare felicità e sicurezza nel consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia». Le crisi economiche devono portare «al recupero delle virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza».
 
Nel paragrafo dedicato alle guerre, Francesco ricorda come «nell’anno trascorso, molti nostri fratelli e sorelle hanno continuato a vivere l’esperienza dilaniante della guerra, che costituisce una grave e profonda ferita inferta alla fraternità. Molti sono i conflitti che si consumano nell’indifferenza generale. A tutti coloro che vivono in terre in cui le armi impongono terrore e distruzioni, assicuro la mia personale vicinanza e quella di tutta la Chiesa».
 
E la Chiesa «alza la sua voce per far giungere ai responsabili il grido di dolore di quest’umanità sofferente e per far cessare, insieme alle ostilità, ogni sopruso e violazione dei diritti fondamentali dell’uomo. Per questo motivo desidero rivolgere un forte appello a quanti con le armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi». Bergoglio rinnova anche l’appello «in favore della non proliferazione delle armi e del disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico», perché «finché ci sarà una così grande quantità di armamenti in circolazione come quella attuale, si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilità». In ogni caso, osserva ancora Francesco, gli accordi internazionali «non sono sufficienti», serve una «conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello di cui prendersi cura».
 
«Mi auguro – aggiunge – che l’impegno quotidiano di tutti continui a portare frutto e che si possa anche giungere all’effettiva applicazione nel diritto internazionale del diritto alla pace, quale diritto umano fondamentale, pre-condizione necessaria per l’esercizio di tutti gli altri diritti».
 
Francesco parla quindi dell’egoismo che si sviluppa socialmente «sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, colpiscono al cuore la dignità della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose».
 
«Penso al dramma lacerante della droga – afferma ancora il Papa – sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili; alla devastazione delle risorse naturali e all’inquinamento in atto; alla tragedia dello sfruttamento del lavoro; penso ai traffici illeciti di denaro come alla speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povertà milioni di uomini e donne; penso alla prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti, soprattutto tra i più giovani rubando loro il futuro; penso all’abominio del traffico di esseri umani, ai reati e agli abusi contro i minori, alla schiavitù che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, alla tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell’illegalità».
 
Il Papa però ci tiene a ricordare che l’uomo «si può convertire e non bisogna mai disperare della possibilità di cambiare vita. Desidererei che questo fosse un messaggio di fiducia per tutti, anche per coloro che hanno commesso crimini efferati, poiché Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva».
 
Un pensiero è dedicato ai carcerati e alla loro condizione. «Nel contesto ampio della socialità umana, guardando al delitto e alla pena, viene anche da pensare alle condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo, soffocato anche in ogni volontà ed espressione di riscatto. La Chiesa fa molto in tutti questi ambiti, il più delle volte nel silenzio. Esorto ed incoraggio a fare sempre di più, nella speranza che tali azioni messe in campo da tanti uomini e donne coraggiosi possano essere sempre più sostenute lealmente e onestamente anche dai poteri civili».
 
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Il Vescovo incontra gli universitari della Diocesi

Anche quest’anno il Vescovo ha programmato il tradizionale incontro con gli Universitari della Diocesi nel periodo natalizio. L’appuntamento è per sabato 28 dicembre 2013, alle ore 17.00 a SENISE (PZ), presso il Centro Parrocchiale “Don Egidio Guerriero”.
 
PROGRAMMA
– Preghiera dei Vespri
– Introduzione di Michele Tridente, presidente diocesano AC
– Intervento di Maria Pellegrino, equipe nazionale settore giovani di AC
– Condivisione e dialogo
– Conclusioni di S. E. Mons. Francesco Nolè
 
N.B. L’incontro è aperto a tutti i giovani studenti degli ultimi anni delle scuole superiori
 
Papa Francesco nei primi vespri della prima Domenica di Avvento il Papa si è rivolto agli universitari degli atenei romani. Dal Pontefice è giunta l’esortazione a non lasciarsi condizionare dall’opinione dominante e ad andare controcorrente rimanendo fedeli ai principi etici e religiosi cristiani.
Un forte appello a “non guardare la vita dal balcone”, ma a “stare lì dove ci sono le sfide del mondo contemporaneo perché “non vive chi non risponde alle sfide” inerenti i temi della vita, dello sviluppo, della lotta per la dignità delle persone, contro la povertà e a favore dei valori cristiani. Il Papa lo rivolge ai giovani universitari chiedendo loro di andare controcorrente, oltre l’ordinario, non rassegnarsi alla monotonia del vivere quotidiano, coltivare progetti di ampio respiro, non lasciarsi imprigionare dal pensiero debole e dal pensiero uniforme:
“Se non vi lascerete condizionare dall’opinione dominante, ma rimarrete fedeli ai principi etici e religiosi cristiani, troverete il coraggio di andare anche contro-corrente”.
“Non siate spettatori, ma protagonisti degli accadimenti contemporanei, non lasciatevi rubare l’entusiasmo”.
Il Pontefice si lascia guidare nella riflessione offerta ai giovani dalla parole di San Paolo ai Tessalonicesi: “Il Dio della pace vi santifichi fino alla perfezione”. La pienezza della vita cristiana – constata – è “sempre insidiata dalla tentazione di cedere allo spirito mondano, per questo Dio ci dona il suo aiuto”. “La natura umana è debole e l’intervento di Dio in favore della nostra perseveranza è espressione della sua fedeltà”. “Tale fiducia – avverte Papa Francesco – richiede però la nostra collaborazione attiva e coraggiosa”:
“Cari giovani universitari, la vostra volontà e le vostre capacità, unite alla potenza dello Spirito Santo che abita in ciascuno di voi dal giorno del vostro Battesimo, vi consentono di essere non spettatori, ma protagonisti degli accadimenti contemporanei”.
No ad una globalizzazione intesa come omologazione – dice il Papa – sì alla vera globalizzazione che è “buona”, in quanto consente di mantenere peculiarità e caratteristiche proprie, senza abbassare il livello etico:
“Il modello da seguire non è la sfera, in cui è livellata ogni sporgenza e scompare ogni differenza; il modello è invece il poliedro, che include una molteplicità di elementi e rispetta l’unità nella varietà”.
La “pluralità di pensiero e individualità – continua Papa Francesco – è riflesso della multiforme sapienza di Dio quando si accosta alla verità, alla bontà e alla bellezza con onestà e rigore intellettuale”.