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Dal Conflitto alla Comunione. Convegno Ecumenico a Policoro

Alla vigilia del Viaggio di Papa Francesco a Ginevra per l’occasione dei 70 anni del Consiglio ecumenico delle Chiese, a Policoro, nei locali dell’Oratorio del Buon Pastore, mercoledì 20 giugno si è svolto un Convegno dal titolo: “Dal Conflitto alla Comunione: i 500 anni dalla Riforma di Martin Lutero”, promosso dall’Ufficio Ecumenico della diocesi di Tursi-Lagonegro.
Luigi Angelucci di Policoro ha introdotto dicendo che per spiegare cos’è l’ecumenismo occorre richiamare le parole di Papa Giovanni XXIII: “Ciò che ci unisce è molto di più di ciò che ci divide, perché a unirci è la fede in Gesù Cristo”, consapevole che la fede ci rende fratelli, indipendentemente dalle specificità delle Chiese. Il fondamento della fratellanza è nella comune fede in Cristo.
Don Giovanni Messuti, direttore dell’Ufficio Ecumenico e docente di Ecumenismo presso l’Istituto Teologico di Basilicata, ha declinato le finalità del Convegno: il gusto della conoscenza e il desiderio dell’unità. Ha poi spiegato che l’ecumenismo è il movimento che tende all’unità dei Cristiani, che comprende attività e iniziative, a seconda delle varie necessità della Chiesa e dell’opportunità dei tempi, suscitate e ordinate a promuovere l’unità dei Cristiani (Unitatis Redintegratio, 4).
Nato in ambito protestante, l’Ecumenismo, con Giovanni XXIII, è diventato una necessità anche per la Chiesa Cattolica, perché si riscopre che di unità dei Cristiani ha parlato per primo Gesù che prega il Padre “perché tutti siano una sola cosa, perché il mondo creda” (Gv 17, 21). Se il mondo fatica a credere, dunque, è perché non siamo “uno”: la divisione è la prima fonte di non credibilità nell’annuncio del Vangelo. L’Ecumenismo esiste proprio perché siamo divisi. Messuti ha continuato raccontando come si stia riscoprendo negli ultimi anni l’esperienza di camminare insieme, di confrontarci con le altre confessioni cristiane. Gli ultimi Papi, da Giovanni XXIII in poi, si sono spesi per la causa dell’unità della Chiesa, a favore di una possibile riconciliazione tra i cristiani e per una concordia che renda visibile la comune testimonianza della carità. Oggi respiriamo il profumo di una fraternità ritrovata tra cristiani e tante occasioni ci hanno permesso di conoscere le Chiese e i fratelli presenti sul territorio.
Dieter Kampen, pastore della Chiesa Valdese di Trento e fondatore dell’Istituto per gli studi luterani di Venezia, è intervenuto richiamando che da poco abbiamo celebrato i 500 anni dalla Riforma. Nel 1500 ci sono state occasioni di grandi cambiamenti che hanno creato incertezze esistenziali e nuove domande: Chi si salva? Come ci si salva? Martin Lutero, meditando sulla giustizia di Dio, cominciò a riflettere su come Dio giustifica mediante la fede, e, studiando Sant’Agostino, accolse la verità che Dio dona la sua giustizia. La teologia di Lutero è costruita attorno a un’esperienza fondamentale: Dio giustifica per sola grazia. Le 95 tesi di Lutero, che parlano della penitenza e criticano le indulgenze “vendute” dalla Chiesa Cattolica, grazie all’invenzione della stampa vennero diffuse velocemente in tutta la Germania. Ne scaturì una grande riflessione. A Lutero fu chiesto di ritirare le tesi, ma lui affermò che non avrebbe potuto perché la sua coscienza era convinta di aver fatto bene, pertanto, nel 1521, ci fu la scomunica papale, a cui seguì quella imperiale. Il Luteranesimo si diffuse a partire dalla Germania. La Riforma poi fu accolta in altri paesi europei, e ci si divise ulteriormente in Luterani, Calvinisti e Anglicani. La Chiesa cattolica è entrata nel dialogo ecumenico con il Concilio Ecumenico Vaticano II. Nel 1999 è stata emanata la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, nella quale si afferma che le opere non sono la causa della giustificazione, ma è Dio che sceglie e salva. Negli scorsi anni è stato istituito un gruppo bilaterale di lavoro che mettesse insieme il risultato del cammino, in vista della comunione: nel 2013 si arriva al documento “Dal Conflitto alla Comunione” nel quale il racconto della storia della Riforma è finalmente condiviso da Cattolici e Luterani. Si precisa che al tempo della Riforma non poteva avvenire un dialogo sereno a causa di questioni economiche e politiche. Anche sulle realtà rituali e sacramentali oggi ci sono accordi sostanziali, a partire proprio dalla Cena del Signore. A oggi la parte più complicata del dialogo ecumenico è legata al “livello ecclesiologico” e ad alcune questioni tra Tradizione e Bibbia. Il Professor Kampen ha raccontato, infine, che in Germania circa il 25% dei matrimoni è di tipo misto cattolico-protestante e che le conferenze episcopali hanno lavorato per mettere a punto un documento condiviso che permetta a marito e moglie di partecipare liberamente alle celebrazioni della Cena del Signore, secondo i riti cattolico e protestante; tale documento è attualmente al vaglio dei competenti uffici del Vaticano.
 
 
Filippo Oriolo

Il Ritiro Spirituale dei Preti a Lauria nel giorno in cui ricorre l’anniversario dell’Ordinazione del Lentini

Nella Festa del Sacro Cuore, Giornata per la Santificazione dei Sacerdoti, si è tenuto il Ritiro Spirituale del Clero diocesano a Lauria nella Chiesa che conserva le spoglie mortali del beato Domenico Lentini, nell’anniversario dell’ordinazione sacerdotale del Santo sacerdote lauriota avvenuta a Marsiconuovo l’8 giugno 1794. Nell’anno in cui ricorre la speciale ricorrenza del ventesimo anniversario della beatificazione del sacerdote di Lauria, il Vescovo mons. Vincenzo Orofino, nella meditazione, dopo aver invitato a ricordare anche i preti morti negli ultimi anni, ha invitato i sacerdoti e i diaconi presenti ad andare con la mente all’incontro primo da cui è iniziato il percorso di risposta alla chiamata ricevuta dal Signore, a quell’incrocio di sguardi con Gesù buon pastore che ha dato origine al cammino di risposta vocazionale. Nella preghiera accade questa esperienza: nel dialogo con il Signore si può giungere al Tabor perché nella rigenerazione delle motivazioni diventa più fecondo anche l’apostolato. La preghiera permette ai presbiteri di conservare al primo posto la gloria del Signore per non cadere nella mondanità spirituale (EG 93) che talvolta passa anche nei riti e nei gesti liturgici. Il Lentini ha cercato solo il gusto di Dio riconoscendolo il suo tesoro, il suo unico bene, il tutto della sua vita. La vita del Lentini, famoso per la carità operosa, mostra la gioia di un uomo non ripiegato su se stesso, la serenità di un uomo riuscito perché la sua umanità è pienamente realizzata nel suo sacerdozio. Non ci sono distanze tra ministero sacerdotale e la vita: è felice di essere ‘prete e basta’. Il prete triste ha bisogno di altro rispetto al suo sacerdozio. Il sacerdote realizza l’unità della propria vita nella missione stessa della Chiesa.
Il vescovo ha ribadito che occorre che i presbiteri tendano sempre più a identificare la vita con il ministero. La missione di Gesù è espressione della consapevolezza che ha di essere Figlio del Padre. Così per il Lentini: il suo stile di vita diventa ‘epifania della presenza di Dio’ nel suo cuore e del suo processo di ascesi, un cammino di santificazione che passa attraverso il servizio alla gente.
Gaudete et Exsultate, al numero 138 afferma: “la Chiesa ha bisogno di missionari appassionati, divorati dall’entusiasmo di comunicare la vera vita”. Domenico Lentini è un prete senza nessun ruolo. La sua sicurezza non dipende da una carica, da una parrocchia o da un ruolo. Il suo cuore è libero per la missione sapendo che il territorio e il mondo sono il campo in cui deve operare. Lo stile missionario garantisce la libertà dalle cose, dalle persone. La diocesi di Tursi-Lagonegro ha bisogno di preti missionari, felici di essere preti con uno stile di vita che risplenda dell’incontro con Cristo. Questo libera dalla logica del possesso e dalla tentazione del potere e abilita a un servizio più grande che permette di essere preti come la Chiesa chiede e come i preti santi mostrano possibile.
 
 
Giovanni Lo Pinto
 

Il vescovo Orofino incontra i sindaci e i parroci dei comuni della Diocesi

Da lunedì 4 giugno a giovedì 7 il vescovo di Tursi-Lagonegro, mons. Vincenzo Orofino, ha programmato quattro incontri per ritrovarsi con i sindaci e i parroci delle zone pastorali. Un momento perché ci si dica, in maniera informale, il desiderio di essere al servizio delle stesse persone che abitano il territorio nel quale si è presenti. L’obiettivo è creare le condizioni per un confronto cordiale, semplice e ricco al contempo. “Perché – ha detto Orofino al primo di questi incontri che si è tenuto nell’Episcopio di Tursi, il 4 giugno con la zona Jonica – sindaci e parroci guardano e amano la stessa realtà, devono prendersi cura delle stesse persone. Credo nell’unità armonica e sinfonica e non nell’omologazione, quell’unità che fa diventare creativi. Incontriamoci per discutere su problematiche o tematiche sociali, per aiutarci a guardare il territorio nel suo insieme, valorizzando le vocazioni specifiche dei nostri paesi: agricoltura, turismo, sostegno ai deboli e percorsi educativi e formativi, dialogando anche con gli istituti scolastici”.
Ricchezza che si inserisce in un cammino che la Chiesa di Tursi-Lagonegro porta avanti sin dallo scorso anno pastorale. Lo ha precisato don Gianluca Bellusci, vicario episcopale per la pastorale, richiamando l’attesa della gente all’indomani del Convegno ecclesiale di Paestum (aprile 2017) di incontri fattivi e di collaborazione tra le istituzioni presenti sul territorio. Tutto questo è espresso anche nella lettera pastorale del Vescovo “Al fine di edificare il Corpo di Cristo”: la centralità dell’appartenenza ecclesiale e della persona, cuore della pastorale, oltre alla dimensione del territorio e della cultura come apertura e collaborazione della Chiesa con le istanze della gente. Abbiamo vissuto il cammino di Scuola di Cristianesimo e gli incontri sui quattro principi della Dottrina Sociale: con il vescovo Filippo Santoro che ha presentato il concetto di persona, sottolineando la correlazione tra ambiente, lavoro e sviluppo del territorio; con Enrico Letta sul bene comune che ha aiutato ad allargare l’orizzonte leggendoci dentro un “sistema paese” che dialoga con il mondo più agevolmente perché è in un contesto comunitario; con Maurizio Lupi riflettendo sulla sussidiarietà, volendo promuovere tutti e custodire ciascuno; con il cardinale Montenegro che ha messo in correlazione la valorizzazione di ogni uomo e la testimonianza della carità.
Dall’incontro di Tursi è venuto fuori che non esistono questioni campanilistiche da privilegiare perché è importante sapersi leggere, anche a livello amministrativo, come già si prospetta a livello pastorale, in contesti comprensoriali, riconoscendoci all’interno di un territorio che ha tante risorse. Paesi piccoli e grandi che, insieme, possono sostenere l’intraprendenza dei privati anche con l’aiuto di risorse pubbliche e fondi europei per dare occupazione e sostenere la creatività dei giovani. L’accento è caduto anche sulle criticità delle infrastrutture che non agevolano investimenti di grandi aziende e l’inserimento in processi economici importanti per le attività presenti, soprattutto a livello di produzioni agricole e di turismo.
Richiamata la questione del ridimensionamento scolastico, una riflessione ha avuto luogo anche sui processi virtuosi di integrazione che avvengono e sulle esperienze di valorizzazione del patrimonio storico-artistico e delle iniziative in essere in alcuni comuni che sempre di più, si spera, possano avere ricadute sociali ed economiche a vantaggio dell’intera zona.
Tutti concordi anche sul fatto che occorra rafforzarci e fare coesione: andare oltre i facili allarmismi su problematiche come l’acqua, i tumori e l’inquinamento e investire in cultura, ricerca e conoscenza scientifica e creare vere strutture di terzietà nel controllo, a tutela dei cittadini. Anche a proposito di petrolio e di compensazioni i presenti hanno considerato che non si può dilapidare un patrimonio naturale non rinnovabile senza creare le condizioni per un futuro degno da consegnare alle nuove generazioni.
Don Giuseppe Gazzaneo, direttore di Caritas diocesana, ha invitato a spendersi continuando nel lavoro dei piani sociali di zona a proposito di politiche sociali di inclusione, passando anche per il REI, usando le forme possibili per combattere ludopatia e slot, valorizzando anche la legge regionale 26/2015 sulle eccedenze alimentari.
Tutti i presenti, parroci e sindaci, si dicono fiduciosi perché c’è grande desiderio di fare comunità, di mettersi in rete, di ascoltarsi e di cercare, ciascuno nelle sue possibilità e competenze, di essere fedeli alla propria missione. La sinergia tra le realtà che operano sul territorio è fondamentale.
Con l’auspicio che ci siano incontri periodici per creare reciprocità ci si è lasciati con la richiesta che già a settembre ci si possa ritrovare per trattare tematiche specifiche, magari ancora invitati dal Vescovo.
 
 
Giovanni Lo Pinto

L’amore e la misericordia di Dio, il senso della nostra esistenza

L’amore e la misericordia di Dio, il senso della nostra esistenza. Un’ode alla bontà di Dio che si incarna nel vissuto storico di una Diocesi, un “popolo in cammino” che a fine anno porge il ringraziamento a Dio Trinità con una festa. Il senso di una giornata, sotto il sole cocente di Policoro, allietata dalla brezza della letizia di cuore e di spirito. Una festa di famiglia, la Famiglia diocesana di Tursi-Lagonegro, come ha detto il Vescovo all’inizio della Messa. Non il caldo e nemmeno la commozione possono però riservarsi l’ultima parola. Tutti i presenti, andando via, hanno attestato gratitudine per l’esperienza vissuta perché le parole di Claudia Koll si sono stampate nel cuore. Intervistata da don Michelangelo Crocco, direttore dell’Ufficio di Pastorale familiare, l’attrice ha richiamato la sua vita, le fragilità e anche il cammino di riappropriazione di un’identità che si era smarrita: “Andavo tutti i giorni a Messa ma solo al capezzale di un malato ho capito cosa significhi amare. Con un po’ di tempo ho capito perché Dio ha voluto il sacramento della Confessione: il momento in cui consegnare la fragilità e chiedere a Dio di essere rigenerati, resi nuovamente belli nell’anima. Proprio l’incontro con un malato di aids, Giuseppe, nel 2000 mi ha premesso di attraversare una porta santa. Ho avuto a che fare con tante persone, malati terminali, che portavano con loro il bisogno di trovare senso alle sofferenze… Così cominciavo a comprendere e a poter dire loro che il Signore mi stava dando la forza di affrontare le mie sofferenze, quindi ne avrebbe data tanta anche a loro”. Claudia ricorda ancora che con questi malati andava a Messa per un po’… ma un giorno Giuseppe non poté andare perché non aveva le forze. Dopo la Messa passò a incontrarlo e lì l’esperienza inaspettata: “Gli stringo la mano visto che non poteva più parlare e i suoi occhi si aggrappano ai miei. La percezione chiara che l’amore di Dio è dolce, accarezza il cuore. E quando ho riletto il capitolo 25 del Vangelo di Matteo ho riconosciuto che Cristo mi chiedeva di amarlo nel sofferente, in Giuseppe”. La lezione che Claudia ha fatto propria: mettendosi a servizio degli altri il Signore manifesta il suo amore, in uno scambio di amore.
Lo stesso amore cantato dalle due famiglie che fanno offerto le testimonianze al mattino, Anna e Pasquale, Nadia e Francesco, due coppie residenti a Nova Siri: attraverso il cammino annuale di Betania hanno avuto la gioia di toccare con mano la grazia che il Signore ha usato alle loro persone, alle loro famiglie.
Alessandra Vicino e Gaetano Antonucci, responsabili della Commissione per la Pastorale familiare, insieme al gruppo musicale che ha guidato la festa del mattino e la celebrazione della Messa hanno aiutato i presenti, oltre millecinquecento, a sperimentare gioia e fraternità respiratesi anche per merito dell’ottima accoglienza da parte di don Giuseppe Gazzaneo e dei parrocchiani del Buon Pastore di Policoro e dalla logistica curata da Filippo Oriolo.
Non sono mancate le attrazioni per i più piccoli e neppure lo zucchero filato…
All’inizio della Celebrazione della Messa monsignor Vincenzo Orofino ha richiamato il perché della giornata: “Siamo qui come una grande famiglia. La Chiesa è fatta di famiglie, piccola chiesa. Quella di oggi è una festa della fede perché ci siamo da tutte le comunità nelle quali viviamo nella luce del Vangelo e nella grazia di appartenere a Cristo. Abbiamo vissuto un anno centrato sul senso dell’appartenenza alla Chiesa, alla Chiesa diocesana e alla Chiesa universale. Dunque un gesto ecclesiale che mette insieme le nostre famiglie e ci fa sperimentare un senso autentico di unità. La vita nella famiglia è la forma più immediata attraverso cui il Signore ci ama e ci accompagna”. E all’omelia ha rinnovato il grazie per aver accolto l’invito con un grande sì, un eccomi generoso a vivere una festa: l’anno pastorale non può essere una fatica ma deve essere un cammino lieto che si fa insieme agli amici, senza lasciare indietro nessuno. Orofino ha quindi richiamato che il primo verbo usato da Papa Francesco appena eletto è stato “camminare”: la Chiesa è il Popolo Santo di Dio che cammina verso la meta. “La qualità della nostra vita – ha detto il Vescovo – dipende soprattutto dalla meta, non da dove si parte. Ciò che conta è la bellezza di dove vogliamo arrivare: Cristo è la meta, il paradiso è la sua persona gloriosa. Il regno di Dio è in mezzo a noi: la persona di Gesù è tutto. Tutto si concentra nell’incontro permanente con Cristo, un incontro che sempre va rinnovato perché sia bella la nostra vita. È la festa della fede, di coloro i quali hanno fede e vivono la fede. Non dimentichiamo che con Gesù sempre nasce e rinasce la gioia. Il volto dei cristiani deve essere gioioso, mai finto, non da quaresima ma trasfigurato dall’incontro con il Risorto. Le parrocchie della Diocesi più si aprono alla vita della Chiesa locale più godono di una ampiezza di respiro e di vedute”.
Quindi il Vescovo ha richiamato la fedeltà di Dio al suo patto, all’alleanza perché ha pensato gli uomini come suoi partner e tutto fa per amore: “Il compito della nostra vita è corrispondere al suo amore. Questo amore si impara a vivere nella Comunità Cristiana, la Chiesa e nelle famiglie. Attraverso i sacramenti Dio mantiene la sua fedeltà. La Chiesa è sacramento di Cristo e la famiglia è consacrata dal sacramento del matrimonio, dono di grazia. L’appartenenza alla Chiesa è condizione per la nostra fede, per la santità: diventare santi è possibile perché apparteniamo a questa Comunità di salvati”.
Nel pomeriggio è stata offerta ai presenti la rappresentazione teatrale “La bottega dell’orefice”, il cui testo venne pubblicato per la prima volta nel 1960. Autore l’allora vescovo ausiliare di Cracovia Karol Wojtyla. “Meditazioni sul sacramento del matrimonio che di tanto in tanto si trasformano in dramma”, recita il sottotitolo. Claudia Koll, passata dai riflettori ad essere riflesso della misericordia di Dio, ne ha interpretato i monologhi perché ora ne è certa: l’amore è il senso della sua esistenza, consapevole che il Signore le ha donato una pienezza che prima non aveva. “Il Signore mi ha preso in braccio e ha sanato tante ferite che mi portavo nel cuore. Questo mi porta a vedere la vita in modo diverso. Ora affronto i problemi con la preghiera, con atti costanti di fede perché è bello accogliere ciò che il Signore chiede. Oggi dedico la mia vita a Dio e alle opere di carità, a favore dei carcerati e dei senza fissa dimora a Roma e attraverso alcune realtà in Burundi. L’associazione Le Opere del Padre, con la spiritualità della Divina Misericordia, mi aiuta anche ad aggregare fratelli per educarci a fidarci di Dio: preghiera e opere non possono essere separate”.
Ha concluso il Vescovo ripetendo che Dio che è amore è davvero la spiegazione di tutto. Dobbiamo superare l’equivoco che l’amore possa essere ridotto a qualcosa di dolciastro. Dio è la spiegazione di tutto perché è la mia vita, è la mia vocazione. Dio è origine e compimento della nostra vita personale. “Dio è il mio tutto, il mio bene, il mio tesoro” ha ribadito richiamando le parole del sacerdote Domenico Lentini di cui stiamo celebrando lo speciale anniversario nel ventesimo della beatificazione. Infine l’invito: “Nelle nostre famiglie accada un’educazione integrale e integrante perché siamo veramente felici, proprio come Claudia”.
Un augurio, una certezza: chi ha partecipato ha respirato una bellezza, quella che segna la vita.
Giovanni Lo Pinto

Oltre l’errore, la luce. Storia di una contagiosa redenzione carceraria

Si terrà sabato 21 Aprile 2018 alle ore 10,30, presso la sala riunioni della Cassa Rurale e Artigiana di Castellana Grotte di POLICORO, Corso Alcide De Gasperi n. 4, un appuntamento letterario: ci sarà, infatti, la presentazione del libro “Oltre l’errore, la luce – storia di una contagiosa redenzione carceraria”.
 
L’evento è organizzato dal RnS (Rinnovamento nello Spirito Santo).
 
L’incontro sarà introdotto dalla dott.ssa Marcella Clara Reni, Presidente di Prison Fellowship Italia, e vedrà la partecipazione di Michele Guzzardi, protagonista della storia e autore del libro, di S. E. Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro, e del coordinatore regionale RnS-Basilicata, Rosario Sollazzo.
 
Ecco cosa si evince dalla descrizione generale del libro:
Nel suo libro Michele Guzzardi racconta la sua conversione avvenuta in carcere, l’impulso instancabile nel darne testimonianza, l’impegno straordinario del movimento ecclesiale “Rinnovamento nello Spirito Santo” all’interno degli istituti penitenziari. Parole che commuovono, interrogano, spingono a portare il Vangelo di Cristo nella grande e complessa periferia del carcere, spesso dimenticata, ma così ricca di sorprendente umanità.
 
POLICORO (MT), 21 aprile 2018 ore 10,30, Sala riunioni della Cassa Rurale e Artigiana Castellana Grotte
Corso Alcide De Gasperi, 4
 
info: Segreteria regionale RnS Basilicata
cell. 340 6777459

Vacanza a Courmayeur (Valle d’Aosta)

I nostri uffici diocesani organizzano per i prossimi mesi estivi momenti formativi e ricreativi per tutti (ragazzi, giovani, adulti e famiglie). Si tratta di gesti (“estate ragazzi – grest”, “vacanze estive”, “campi scuola”) che nella tradizione della Chiesa hanno sempre segnato e ancora oggi contraddistinguono la vita delle parrocchie pastoralmente più vivaci e delle aggregazioni ecclesiali. In tanti ne abbiamo sperimentato l’efficacia educativa e la fecondità pastorale in quanto momenti di intensa esperienza ecclesiale, di alto valore formativo e spirituale, di fruttuosa testimonianza missionaria.
«Il tempo della vacanza – infatti – è un tempo libero dal lavoro e dagli impegni che scandiscono la vita di tutti giorni. Questo è un tempo pieno, denso, carico. Cioè l’occasione preferenziale per sorprendere e approfondire con gli amici ciò per cui tutto l’anno ti sei mosso, ciò per cui vivi. La vacanza, perciò, è il tempo della libertà, il tempo più nobile dell’anno, perché è il momento in cui uno si impegna come vuole con il valore che riconosce prevalente nella sua vita o non si impegna affatto con niente» (Don Giussani).
Quest’anno andremo in Valle D’Aosta, a Courmayeur. Le associazioni e i movimenti comunicheranno i loro appuntamenti appena possibile. I luoghi scelti e le modalità adottate sono suggerite dal desiderio di lasciarsi stupire dalla bellezza del creato e farsi condurre da una compagnia di amici per vivere un’autentica esperienza di libertà e di vita ecclesiale.
Occorre iscriversi nella propria parrocchia fino ad esaurimento posti (comunque entro e non oltre domenica 13 maggio 2018), versando il 50% del costo totale delle vacanze (il saldo dovrà avvenire entro il 15 giugno). Vi aspettiamo! Con paterno affetto.
Il Vescovo e i sacerdoti
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Terzo e Quarto appuntamento di Dottrina sociale della Chiesa

“La SOLIDARIETÀ è l’altro nome della carità, è quanto è capace di umanizzare l’uomo distratto del nostro tempo, è ciò che mette in discussione eppure rende l’uomo capace di sentirsi felice di esistere perché l’altro lo completa, gli rivela la sua identità”.
Lo ha detto il Cardinal MONTENEGRO, don Franco, che è intervenuto al Cinema di Francavilla in Sinni nel contesto di Scuola di Cristianesimo, “voluta – ha ribadito Orofino – perché maturi un criterio di giudizio per stare nella realtà. Non un corso ma una scuola perché la fede ha a che fare veramente con la vita e vogliamo che diventi cultura”.
Le parole di Montenegro sono stata una lezione di vita offerta da una persona semplice, felice di amare, lui testimone e maestro autorevole della “chiesa del grembiule”, di come ci si prende cura dell’altro, ovunque… quindi anche a Lampedusa, nella diocesi da lui guidata. Sua Eminenza ha richiamato che si ha a che fare con Dio quando si prega e quando si continua il dialogo con l’Eterno a contatto con la sua carne, ogni uomo, povero incluso. Perché ogni creatura umana, nella sua unicità, è volto di Cristo, sua manifestazione storica. “E alle caritas, nelle parrocchie, – ha aggiunto il porporato – non compete sostituirsi ai fedeli nell’esercizio della delega all’amore ma tocca educare a questo stile di prossimità vero ogni cristiano delle nostre comunità”. Si è felici se si ama Cristo e se si aspira lietamente alla santità. Il sorriso sincero e il volto serafico del Presidente di Caritas Italiana, oltre che vescovo di Agrigento, ne sono prove incontestabili.
Giovanni Lo Pinto
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Bellissimo l’incontro a Francavilla in Sinni sul “bene comune, la dimensione sociale e comunitaria del bene morale“. Presente l’onorevole Enrico Letta che, con l’arte narrativa e lo spiccato acume di un “maestro vero”, ha offerto una lezione che ha abbracciato a tutto tondo lo scenario internazionale, la realtà educativa e l’impatto dei mezzi di comunicazione nei contesti vitali attuali. Partendo dalla Sacra Scrittura, dalla storia di Giuseppe e del faraone, ha presentato un incoraggiante quadro relazionale ed educativo. Non è mancato uno sguardo attento alla geografia e ai cambiamenti demografici dell’ultimo cinquantennio. Un europeista convinto che ha invitato a far sì che i valori fondanti la nostra civiltà possano essere al centro delle scelte: welfare (senza il quale non ci sarà bene comune), lotta alla corruzione e all’evasione fiscale (solo la comune appartenenza allo Stato aiuta a sostenere la causa di tutti). E infine ha affermato che solo una sussidiarietà autenticamente vissuta aiuta a leggere il Sud in un quadro profondamente unitivo del Paese che vada oltre federalismi e regionalismi mal interpretati che aprono alla sfiducia nei confronti di una “questione meridionale” perennemente aperta. Il tema era stato sollecitato da Edmondo Soave che, introducendo, ha presentato la forza della speranza cristiana che ardisce cercare il bene comune anche in una terra in cui, a cusa di tante vicissitudini, rischia di farla apparire fioca. La logica dell’incarnazione, ha affermato Soave, chiede di leggere la realtà con l’intelligenza della fede e questa è la sfida che sottostà al percorso di Scuola di Cristianesimo della Diocesi di Tursi-Lagonegro.
Il vescovo Mons. Vincenzo Orofino ha concluso invitando a rinnovare l’incontro con Gesù Cristo che cambia la vita e le dona una direzione decisiva. Appartenere alla Chiesa – ha affermato il presule – fa la differenza. Ha lodato infine l’argomentazione del concetto di “restituzione” caro al già premier Letta che aveva presentato l’esperienza di una “scuola” alla quale prendono parte cento giovani italiani, sostenuta da borse di studio create con la generosità di tante persone che si sono realizzate nella vita lavorativa e che ora possono incoraggiare altri ragazzi ad uno sguardo oggettivo e lucido sulla realtà offerto da 40 figure autorevoli che diventano testimonial e narratori di come sia possibile “pensare e fare in grande”.
La sussidiarietà – ha affermato Letta – rende grande la persona e, al contempo, la società.
Appuntamento al 28 aprile quando sarà presente il Cardinale Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana, che guiderà la riflessione sulla solidarietà, principio sociale e virtù morale.
Tutti possono partecipare mentre sono particolarmente invitati, oltre agli operatori pastorali, gli amministratori e gli operatori sociali.
Giovanni Lo Pinto
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Orofino alla Crismale: grazie per il Sacerdozio, perdono per le infedeltà

“Perdonatemi se la mia voce non risponde alle vostre attese”, quasi a dire: “perdonatemi se l’influenza non mi permette di rivolgermi a voi con la solita determinazione”. E’ iniziata con questa affermazione la celebrazione della santa Messa Crismale nella Cattedrale di Tursi, presieduta per la seconda volta da Mons. Vincenzo Orofino che a giugno prossimo compie due anni alla guida della Diocesi dei due mari della Basilicata. Tanta attesa nel Popolo Santo di Dio, accorso particolarmente numeroso per l’occasione della celebrazione di quest’anno, poche settimane dopo quanto è stato oggetto di tanta attenzione da parte di alcuni giornali e causa di sofferenza, penitenza e mortificazione per il Clero diocesano e per l’intera comunità diocesana, come Mons. Orofino stesso ha richiamato nel corso dell’omelia.
“Cari confratelli, siamo chiamati a vivere nella fedeltà le promesse sacerdotali di castità, povertà e obbedienza, e fanno bene i fedeli laici ad aspettarsi che noi sacerdoti corrispondiamo alle attese con una fedeltà grande, con un amore totalizzante perché non si può pensare alla vita di un sacerdote come ad un part time. Il sacerdozio è una realtà totalizzante: il sacerdote è presbitero, egli si identifica con il suo ministero, la sua vita deve esprimere la bellezza di un mistero, quello dell’appartenenza a Cristo sacerdote, re e profeta che si fida di creature fragili per porgere al mondo la gioia della vita nuova che scaturisce dalla pasqua”. Le lacrime di commozione del Vescovo, quando ha richiamato i cinquant’anni di sacerdozio vissuti nella fedeltà da don Giacinto Giacobino (ordinato il 16 marzo 1968) e da don Giovanni Lippolis (ordinato il 14 settembre 1968), siano preziose agli occhi di Dio e della Comunità diocesana: nonostante le infedeltà di qualcuno, il presbiterio desidera rendere visibile Cristo buon pastore ed eterno sacerdote, portare a tutti il buon profumo di Cristo che il crisma consacrato nella celebrazione rende visibile. “Servite tutti, servite con gioia, servite sempre il Corpo santo di Cristo, la sua Chiesa, il mondo intero”, il Vescovo lo ha chiesto ai presbiteri in maniera più forte del solito quest’anno consapevole dello “scandalo che c’è stato” ma invitando in maniera ancora più decisa ad essere vicini a chi ha provocato tanto smarrimento nei fedeli. 
Al termine della celebrazione è stato Egidio Giordano, segretario del consiglio pastorale, ex sacerdote, a porgere gli auguri al Vescovo e al presbiterio in occasione della Festa del Sacerdozio. 
 
Clicca qui per scaricare l’omelia del Vescovo Mons. Vincenzo Orofino

Incontro formativo per i Catechisti

Domenica 15 aprile 2018 all’Ostello di Chiaromonte si terrà l’incontro formativo per i Catechisti della Diocesi dalle ore 17.00 alle ore 19.00. 
 
Il Programma prevede:
Accoglienza e preghiera dei Vespri
 
Saluto introduttivo
di don Enio De Mare, Vicario episcopale per la Catechesi e l’Evangelizzazione
 
Come il Catechista vive ed educa a stare nella Chiesa
Relazione di don Enzo Fiore, Direttore dell’Ufficio Catechistico Regionale
 
Avvio all’esperienza dei laboratori catechistici
Intervento di Carmela Romano, Direttore dell’Ufficio Catechistico Diocesano
 
CONCLUSIONI del Vescovo S.E. Mons. Vincenzo Orofino