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Festa degli incontri dell’ACR

Davvero tanti i ragazzi, gli educatori e gli animatori che, insieme ad alcuni genitori e parroci, dai paesi della diocesi in cui è presente l’esperienza dell’ACR “sono scattati” alla buon’ora per recarsi a Maratea e vivere una giornata cordiale e festosa… Scatti fotografici, selfie e sguardi che sono stati capaci di imprimersi nel cuore con gioia e spirito di fraternità!
L’animazione degli animatori e la splendida accoglienza delle famiglie dell’oratorio “San Filippo Neri” di Maratea e la presentazione itinerante delle diverse parrocchie presenti con il racconto fotografico e verbale di alcune esperienze significative vissute nel corso dell’anno associativo sono state le perle del mattino. La celebrazione della Messa presieduta dal vescovo Mons. Vincenzo Orofino e il pomeriggio con i giochi offerti alle squadre parrocchiali e l’incontro per i genitori, con il mega uovo di cioccolato alla fine, hanno chiuso in dolcezza la giornata.
Mons. Orofino ha espresso la sua gioia alla celebrazione della Messa: “Il gesto di oggi è vero perché ci sono cammini abituali settimanali nelle nostre parrocchie. È una festa ritrovarci, è motivo di gioia fare esperienza di Gesù risorto in mezzo a noi. San Marco che ha accolto il racconto della risurrezione da San Pietro ci insegni ad essere testimoni, annunciatori della Pasqua e della grazia di Dio”.
Anna Maria Lofrano, responsabile diocesana dell’ACR, insieme all’assistente don Luigi Tuzio, ha attestato il suo compiacimento per ciò che i suoi occhi, insieme a quelli di tutti i presenti, hanno visto dall’inizio e alla fine della giornata.
Il grazie ai ragazzi e alle associazioni parrocchiali presenti, rivolto dal presidente parrocchiale di AC di Maratea, anche a nome del parroco don Donato Partepilo, si è allargato a considerare quanto si realizza nei percorsi abituali ed è diventato augurio: la gioia della festa degli incontri sia possibile fotografarla ogni giorno, ogni settimana anche in parrocchia.
Giovanni Lo Pinto

Giornata mondiale della Gioventù 2018

Sabato 24 marzo, con ritrovo alle ore 17.00, a Senise si celebrerà la Giornata mondiale della Gioventù a livello diocesano.
Il programma, nel percorso di preparazione verso Panama 2019, prevede:
Accoglienza, canti e balli, intervento del Vescovo, cammino a tappe, presentazione delle iniziative per la prossima estate, concerto e sarata di piazza.

La Convocazione diocesana del RnS

Si terrà domenica 11 marzo 208, a partire dalle ore 9.30 la Convocazione diocesana del Rinnovamento nello Spirito Santo della Diocesi di Tursi-Lagonegro. Appuntamento all’oratorio di Nova Siri Marina.
Il programma prevede:
ore 9.30 Accoglienza e preghiera comunitaria.
Insegnamento sul tema: “Coraggio, popolo tutto del paese, dice il Signore, e al lavoro, perché io sono con voi, il mio Spirito sarà con voi” (cfr Aggeo 2,4-5) a cura di Giuseppe Bitonte
ore 11.30 Santa Messa presieduta da S. E. Mons. Vincenzo Orofino
ore 15.00 Roveto ardente
ore 17.00 saluti e partenze.

La Via Crucis animata dalle Aggregazioni Laicali

A CAUSA DELLE AVVERSE CONDIZIONI METEO LA VIA CRUCIS E’ STATA RINVIATA A LUNEDI’ 26 MARZO, CON LO STESSO PROGRAMMA
Si terrà venerdì 23 marzo 2018, a San Giorgio Lucano, con appuntamento ai piedi della salita del Santuario di Santa Maria degli Angeli, la Via Crucis animata dalla Aggregazioni Laicali della Diocesi di Tursi-Lagonegro e organizzata dalla Consulta diocesana.
Il programma prevede:
ore 16.00 Raduno e possibilità di confessarsi
ore 16.45 Inizio della Via Crucis
ore 18.00 Celebrazione Eucaristica
per informazioni contattare:

La lettera del Vescovo alla Diocesi in occasione della Festa del Lentini

«La correzione non basta […]
bisogna che vi si unisca l’esempio.
E questo è il modo di santificare i figli.
L’esempio è un maestro
che si fa sentire senza parlare.
I fanciulli imparano
più con gli occhi che per le orecchie
e non sanno fare altro che copiare».
(D. LENTINI, Predica “L’educazione dei figli”)
 
 
Al Popolo di Dio
che è in Tursi-Lagonegro
 
Amiche e amici carissimi,
nel bel mezzo di questo speciale «Anno Lentiniano», dedicato all’approfondimento della vita, dell’insegnamento e della testi-monianza evangelica del Beato Domenico Lentini – da me indetto in occasione del Ventennale della sua Beatificazione avvenuta il 12 ottobre 1997 – celebriamo oggi la sua festa liturgica, impreziosita dalla presenza del Cardinale Angelo Amato – Prefetto della Congrega-zione delle Cause dei Santi – e degli eccellentissimi arcivescovi e vescovi delle diocesi lucane e limitrofe.
Questo particolare anno ci deve aiutare a guardare con maggiore interesse e più profonda intensità la vita del nostro Beato per imitarlo nelle virtù e progredire nel cam-mino verso la “misura alta della vita cristiana ordinaria”, che è la santità.
Diventare santi? Sì, questo è il compito che abbiamo davanti, perché questa è la volontà di Dio: la nostra santificazione (cfr. 1Ts 4,3). Dobbiamo diventare santi! Ce lo chiede il Signore, ce lo chiede il nostro cuore, ce lo chiede il Beato Domenico, il quale esortava i genitori a «fare i figli non già nobili, ricchi e grandi, ma farli santi, eredi del Paradiso e coeredi di Gesù Cristo con una santa educazione».
È possibile diventare santi. Crediamoci! Anche noi possiamo diventare santi. Anche a noi è chiesto di vivere «come si conviene ai santi» (Ef 5,3), da «ottimi cristiani e santi cittadini».
Diventare santi è una meta affascinante ma anche un compito impegnativo, poiché non si diventa santi casualmente. Per tutti la santità è il traguardo alto e luminoso di un lungo e preciso cammino spirituale, ascetico, educativo. Siamo chiamati, perciò, a formarci continuamente e a convertirci veramente per pervenire a una fede adulta e matura, capace di tenere insieme tutti gli aspetti della vita in Cristo.
La fede in Gesù Cristo è il fondamento di tutte le azioni del Beato Domenico e l’alimento della sua esistenza. Gesù Cristo è il suo bene, il suo tesoro, il suo tutto. Soprattutto Gesù crocifisso, poiché per avere «il Paradiso come frutto» occorre prima «coltivare l’albero della Croce», come lui stesso annuncia durante una predica sul Paradiso. Il Lentini è totalmente conquistato dall’amore traboccante che promana dalla Croce, così come è straordinariamente affascinato e attratto dalla presenza reale del Signore nell’Eucaristia, tanto che quando celebra la Messa appare come un «Angiol sull’altare». Per tutta la sua vita e con tutte le sue forze il Lentini ha sempre e solo cercato Dio, il suo gusto, il suo volere, la sua gloria.
Anche il nostro Beato, tuttavia, ha fatto esperienza della fragilità umana e ha avvertito la fatica della perfetta corrispondenza alla volontà di Dio. Ha predicato e praticato, perciò, la penitenza, l’ascesi e la preghiera, con la consapevolezza che senza l’aiuto di Dio e l’abbandono filiale nelle braccia del Padre, senza la mortificazione dei sensi e la rinuncia ai piaceri futili, senza un profondo lavoro su di sé non è possibile vincere le tentazioni e piacere a Dio.
Totalmente plasmato dall’ascolto attento della Parola di Dio e dall’incontro vivo con Gesù Eucari-stico, il Lentini si è messo al servizio dei poveri, ha educato i giovani, ha accompagnato le famiglie, con l’unica preoccupazione di aiutare le persone a realizzare il proprio bene e quello della comunità, riuscendo a coniugare in modo mirabile la fedeltà a Dio con la fedeltà all’uomo.
A noi il privilegio di averlo in cielo come intercessore presso Dio e in terra come maestro da imitare nella sequela incondizionata del Signore Gesù e nell’appartenenza lieta al Suo Corpo che è la Chiesa.
Mettiamoci concretamente alla scuola del Beato Lentini, sintoniz-zando il nostro cuore con il suo, per fare della Parola di Dio l’alimento di ogni giorno, dell’Eucaristia il farmaco di vita buona, della Confessione il luogo dell’amore pacificante.
Solo così può iniziare in noi quel cammino di vera conversione che ci permetterà di servire i poveri con generosa carità, di accompagnare i giovani con umile passione educa-tiva, di sostenere le famiglie nella delicata missione di essere culle di vita e scuole di amore.
La Vergine Maria, teneramente amata e devotamente venerata da don Domenico Lentini, ci accompa-gni nel nostro cammino spirituale e ci insegni a vivere in modo tale che tutto in noi abbia in Dio il suo inizio, il suo fine e il suo compimento.
Di vero cuore vi benedico.
 
Il vostro Vescovo
+ Vincenzo
 
Tursi, 25 febbraio 2018
Festa del Beato Domenico Lentini

Mettiamoci in gioco

METTIAMOCI IN GIOCO è l’Appello rivolto agli elettori e ai candidati in vista delle votazioni politiche del 4 marzo dalla Consulta delle Aggregazioni Laicali della Diocesi di Tursi-Lagonegro, espressione del laicato associato che intende ispirare la propria azione ai principi della Costituzione e del Vangelo.
La Consulta guarda con preoccupazione al clima in cui arriviamo alle votazioni politiche per l’elezione dei parlamentari.
Un clima dominato fra i cittadini, soprattutto fra i giovani, da disaffezione crescente alla cosa pubblica e da dilagante tentazione di astenersi. Sarebbe molto pericoloso per la democrazia, perché verrebbe messa in discussione la sovranità del popolo, sancita dalla Costituzione, da parte dello stesso popolo. Quale futuro si prospetterebbe?
Un clima dominato nella campagna elettorale da toni sempre più alti e aggressivi per veicolare promesse di discutibile fattibilità, soprattutto sul piano della necessaria copertura finanziaria.
Senza programmi chiari e realistici fra i quali poter scegliere, quale speranza che dalle urne esca un responso che garantisca stabilità e governabilità? Quale futuro si prospetterebbe?
La Consulta dei Laici, pertanto, avverte il dovere di rivolgersi
– ai cittadini elettori, per richiamare il diritto-dovere di partecipare al voto, che tanto è costato e che non deve in modo alcuno essere svilito o calpestato, e il diritto-dovere di vigilare poi sull’operato degli eletti, richiamandoli a coerenza con programmi e promesse;
– ai candidati per richiamare il diritto-dovere di creare le condizioni affinché i cittadini tutti possano appassionarsi nuovamente alla politica e il diritto-dovere di formulare programmi chiari, credibili e fattibili, sui quali sia possibile agli elettori esercitare discernimento.
Lo fa attraverso un manifesto-appello in quattro punti che tracciano un itinerario ragionato:
perché andare a votare, come maturare un voto consapevole, quale profilo ha la politica che vogliamo rivolta al bene comune, perché il dopo voto conta ancora più del voto.
A chiunque abbia a cuore il futuro di regione e dell’intero Paese lancia la proposta di costituire insieme un contesto permanente per aiutarci reciprocamente a maturare scelte responsabili e ad esercitare opportuna vigilanza.
Per ulteriori informazioni si può contattare:
Anna Maria Bianchi, presidente CDAL, tel. 348 2100683, cdaltursi@gmail.com
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Clicca qui per il Manifesto

Inaugurazione del Complesso “oratoriale” al Buon Pastore in Policoro (MT)

Domenica 18 febbraio 2018 la comunità di Policoro e l’intera Diocesi vivranno un momento di particolare importanza nella propria vita pastorale: l’inaugurazione dell’intero complesso “oratoriale” adiacente la Chiesa del Buon Pastore. Alle ore 19.00 è prevista la Santa Messa presieduta da S. E. Mons. Vincenzo Orofino e a seguire la benedizione dei locali.
Il Complesso parrocchiale è dotato di aule, di un piccolo teatro che, all’occorrenza, potrà trasformarsi in sala convegni, di due campi di calcio e numerose attrezzature sportive, di una capiente Sala Ristoro e sarà luogo deputato non soltanto alla Catechesi, alla formazione e allo svago; essenzialmente, sarà il luogo della Carità: Mensa Caritas, Centro di ascolto e incontro solidale. Tutto nella ricerca di una dimensione sociale e di uno stile di vita aperto a Dio e in dialogo con i fratelli.
In che modo può incidere un avvenimento simile nel quotidiano della città di Policoro?
Don Giuseppe Gazzaneo, parroco del Buon Pastore di Policoro e Vicario episcopale per la Carità, paragona il complesso parrocchiale all’oratorio dove poter svolgere “l’azione educativa della Chiesa a favore di ragazzi e giovani”, e al contempo può essere definito “laboratorio della fede e della vita delle nuove generazioni”, o “luogo cristiano specifico dei ragazzi e giovani”, “luogo di formazione e di gioco”, “luogo di incontri e di sport”, “luogo di fede e di gioia”, “luogo quotidiano della vita delle nostre comunità che accompagnano e vivono con le generazioni più giovani”.
Tutto questo e ancora di più. È il luogo semplice e comune che può rendere unico un incontro, una relazione, un’esperienza. È la certezza che, dove la Parola di Dio incontra un cuore aperto e una fede che si impegna, lì è capace di generare una vita bella, piena, felice, ricolma di amore, come Dio la vuole. Diventa una scommessa sulle persone, perché chiunque può accogliere i doni di Gesù e della sua Parola se “si prepara il terreno” e si creano le condizioni per un incontro entusiasmante che segna la vita e invita alla conversione.
È l’impegno ad abitare la vita di tutti i giorni al massimo, scegliendo di essere testimoni del Vangelo, discepoli di Gesù in mezzo alla gente, anzi ancora di più “apostoli” del Signore in mezzo agli altri, al mondo e alle sue mode, con uno stile irripetibile e dirompente; è la volontà di stare nel mondo trasformandolo da dentro, sostenendolo con il nostro essere, con la nostra unicità e differenza, senza creare distanze o esclusioni, ma promuovendo sempre nuove occasioni di accoglienza, integrazione, fiducia.
In poche parole, sarà il luogo deputato alla realizzazione di un nuovo modo di essere in missione “da cristiani”, avendo il coraggio di uscire dal “proprio guscio”, aumentando il più possibile le opportunità di bene nella formazione, nel tempo libero, e nello sport.
Come suggerisce il nostro Vescovo, Mons. Orofino, nella lettera pastorale triennale dal titolo “Al fine di edificare il Corpo di Cristo”: “Le Parrocchie dei nostri paesi restano il naturale luogo dell’educazione alla fede, ma anche lo spazio più significativo dell’incontro e del confronto, dove è possibile dialogare e aggregare, progettare e impegnarsi, parlare alle persone nei momenti più rilevanti della loro esistenza ed accompagnarle nell’esperienza quotidiana” (n. 12). Proprio per questo, prosegue affermando che “il compito principale è quello dell’Evangelizzazione attraverso la testimonianza dell’amore in mezzo agli uomini, nella concretezza delle vicende della vita” (n. 32).
Si tratta di “essere Chiesa in maniera operosa e creativa” e per noi cristiani questo richiede impegno assoluto e disinteressato. Perché essere Chiesa nella contemplazione e nella preghiera non significa mancanza di azione o rinuncia alla vita attiva, ma capacità di narrazione dei giorni, della propria quotidianità, della distanza e gerarchia delle cose: il vissuto di chi prega diventa il luogo di incontro con Dio in Cristo in una prospettiva di presenza storica, di incarnazione.
La vita contemplativa non può essere interpretata come una “fuga dal mondo” che può diventare indifferenza, disimpegno e mancato esercizio della responsabilità. Verrebbe negata la decisione divina dell’incarnazione. Solo nell’amore incondizionato per il prossimo, solo nell’amore per gli altri, nelle diverse figure che esso può assumere, si può ricevere, trovare e testimoniare la grazia liberante di Dio. E dove esiste questo Amore è all’opera lo Spirito di Gesù: ero affamato, assetato, nudo, straniero, ammalato, prigioniero … e voi mi avete o non mi avete riconosciuto e accolto. Qui è la differenza radicale. Quella che decide il rapporto con Dio. «Il Signore libera i prigionieri, il Signore dona la vista ai ciechi, il Signore rialza chi è caduto, il Signore ama i giusti, il Signore protegge i forestieri, egli sostiene l’orfano e la vedova, ma sconvolge le vie dei malvagi».
Ancora di più: il complesso parrocchiale di prossima inaugurazione a Policoro, si indirizza nella logica di Papa Francesco, quando nella Evangelii Gaudium chiede una nuova e globale spinta missionaria alla Chiesa cattolica; “una Chiesa in uscita”, nella quale e attraverso la quale il corpus dottrinale deve riprendere vita nello stile pastorale. Rideterminare la dottrina all’interno del processo kerigmatico dell’evangelizzazione, rappresenta una riaffermazione radicale dell’identità cristiana. Non una sua negazione. È una “conditio sine qua non” che porta verso la restituzione della dignità umana nei contesti, nei luoghi, nelle situazioni in cui viene negata. Questa uscita da sé di Dio manifesta la sua natura amante e misericordiosa.
Analogamente, la Chiesa, coinvolgendo in questo processo di conversione tutto il Popolo di Dio come soggetto comunitario, può essere nuovamente «il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possono sentirsi accolti, amati, perdonati, incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo».
In un’epoca difficile come quella contemporanea, l’Amore per il prossimo non può limitarsi ai rapporti tra i singoli individui. È necessario che l’Amore torni a realizzarsi nella responsabilità pubblica di ciascuno, nei diversi settori sociali, politici e istituzionali. Il miracolo dell’amore disinteressato, che appare così assurdo alla mentalità di molti, possa riprodursi nella nostra Comunità, nella nostra storia di vita. Il compito sociale e politico va riconosciuto e riproposto anche sul piano educativo sia al singolo cristiano, sia a quanti guardano alla propria presenza in parrocchia quale lo specchio della ricerca di Dio, ciascuno secondo le diverse situazioni e competenze.
Alla Chiesa come tale va chiesto di rendere credibile il suo amore per gli uomini e le donne di oggi attraverso l’annuncio del Vangelo. La Chiesa non è una società umanitaria. Se così fosse tradirebbe la propria natura e missione. Essa nasce dal costato aperto di Cristo, ed è chiamata a testimoniare la dignità divina di questo Amore che Dio ha per l’uomo. Per questo, per amore, la Chiesa e i cristiani non possono non interagire criticamente nei confronti di ogni realtà. Oggi Papa Francesco dice di preferire una Chiesa ”ferita e sporca” per essere uscita per strada, piuttosto che una Chiesa chiusa in se stessa. È un appello a riprendere le strade del mondo.
In questo contesto, in un’ottica così definita, il complesso oratoriale di Policoro diventa, per la Comunità e per tutta la Diocesi di Tursi-Lagonegro, la grande sfida dell’immediato futuro. Sapere quali stili, azioni, testimonianze potranno essere lasciate alle nuove generazioni. Successivamente, dopo avere cercato di creare comunità più accoglienti, più fedeli e più autentiche, bisogna correre il rischio della libertà, consapevoli che Dio risuona sempre e continuamente nelle coscienze di ognuno.
Mons. Vincenzo Orofino ci esorta nella lettera pastorale: “Questa chiesa dobbiamo edificare e rendere presente nel territorio in cui abitiamo. Siamo chiamati a farlo dentro la ricchezza e la fecondità della storia, della vita e della comunione di tutta la Chiesa universale”. E ancora “i nostri sguardi, i nostri cuori e le nostre azioni devono essere più ecclesiali, più cattolici, cioè più diocesani. Solo allora riusciremo a stare bene nelle parrocchie e a servire la fede dei fratelli e delle sorelle che il Signore ci mette accanto” (n. 23).
Migliore definizione possibile di quanto sta per accadere in Policoro credo sia impossibile da trovare!
 

Catechesi quaresimali del Vescovo

Si terranno a Tursi di lunedì e a Lagonegro di giovedì le Catechesi quaresimali del nostro Vescovo Vincenzo che ha programmato di dialogare con i fedeli sulla sua lettera pastorale per una conversione pastorale e missionaria 2017-2020 “Al fine di edificare il Corpo di Cristo (Ef 4,12)”.
A TURSI gli incontri si terranno nella Sala Conferenze della Cattedrale, alle ore 20.00, nei giorni: 19 febbraio, 5 marzo e 19 marzo 2018; a LAGONEGRO nel Salone della Parrocchia San Giuseppe, alle ore 18.30,
22 febbraio, 8 marzo e 22 marzo 2018.
 

A Policoro Campo Interregionale per Studenti

Per la prima volta la diocesi di Tursi-Lagonegro ospiterà il CIPS (Campo Interregionali Per Studenti), organizzato dal Movimento Studenti di Azione Cattolica, che si terrà dal 9 all’11 Marzo a Policoro, presso il Centro giovanile “Padre Minozzi”. Saranno tre giorni intensi per scoprire come si può essere, da studenti, protagonisti del nostro tempo, per confrontarsi su temi caldi dell’istruzione (alternanza scuola-lavoro, organi collegiali, inclusione e valutazione), mettendo a disposizione della comunità i sogni e le speranze dei cristiani. 
I CIPS sono rivolti a studenti dai 15 ai 20 anni. Le iscrizioni terminano il 10 febbraio.
Rivolgersi in parrocchia o ad Antonella Agata (tel. 333 8711400) e Saverio Lanzillo (tel. 331 9536873).
 
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