Author: admindiocesi

La Lettera Pastorale di Monsignor Vincenzo Orofino alla Chiesa di Tursi-Lagonegro

consegnata alla Comunità ecclesiale in occasione dell'Assemblea diocesana del 20 settembre 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutta la ricchezza pastorale sperimentata in questi cinquant’anni di vita diocesana, i frutti ecclesiali della Visita Pastorale compiuta negli anni 2021 – 2024 e la forza propositiva del cammino sinodale ci chiedono di osare e di avere il coraggio di un reale cambiamento ecclesiale, consapevoli che ogni rinnovamento comporta sempre il recupero della sorgente originaria. Ci è chiesto di stare e operare nella Chiesa per quella che è: mistero di comunione missionaria, come ci ha insegnato il cammino sinodale. Dobbiamo imparare questo stile di vita, definito dalla comunione e dalla missione, evitando di darlo per scontato. Quanto di bello e di buono abbiamo vissuto in questi anni chiede di essere accolto, custodito e di farlo diventare metodo permanente di azione pastorale.
Non si tratta di aggiungere nuove iniziative a quelle esistenti, né di moltiplicare strutture e adempimenti, ma di assumere sempre più chiaramente lo stile sinodale come forma ordinaria della vita della Comunità diocesana e delle nostre parrocchie, «criterio di discernimento, modalità di esercizio dell’autorità, pratica di corresponsabilità e via concreta per annunciare il Vangelo nel tempo presente e in quello che verrà».Lo dobbiamo fare con scelte concrete, capaci di avviare reali processi di rinnovamento ecclesiale, con chiara e ferma decisione, ma anche con pazienza e perseveranza, evitando la tentazione di ottenere risultati immediati.

Siamo chiamati ad avviare, con pazienza e perseveranza, processi di vita cristiana tendenti a favorire relazioni ecclesiali più evangeliche e a formare testimoni credibili del Signore Gesù, per evitare di «parlare di sinodalità senza formare soggetti sinodali, di volere la corresponsabilità senza educare alla responsabilità, di invocare il rinnovamento senza generare cristiani adulti, di tutelare la parrocchia senza immergerla nel respiro ecclesiale, di custodire le tradizioni senza evangelizzarle, di moltiplicare le attività senza verificare se edificano il Regno di Dio, di ridurre l’opera della grazia a invadente attivismo, di confondere una comunità viva con una parrocchia semplicemente occupata». Tutto concorre a dire che il Signore ci chiede un vero rinnovamento, che può scaturire solo da un cuore ridestato dall’incontro con il Signore Gesù. Un incontro che deve riaccadere ogni giorno e ogni istante, per vivere tutto nel rapporto con Cristo. Questo è il culto spirituale che il Signore vuole da ciascuno di noi. Solo questo incontro può cambiare la nostra vita e quella della Comunità a cui apparteniamo. Quando questo accade tutto cambia: la missione non è percepita come mera occupazione, ma è vissuta come lieta e stupefatta testimonianza; il servizio non è un peso, ma espressione di grata condivisione; «l’obbedienza
non è mortificazione, ma fiducia in un bene più grande; la comunione non è un accordo psicologico, ma riconoscimento di una comune origine. La presenza cristiana diventa allora riconoscibile non perché ostenta simboli religiosi, ma perché introduce nel mondo un’umanità diversa: più libera, più lieta, più disponibile, più capace di stare davanti alle circostanze senza fuggire».

«Come pietre vive, siamo chiamati a essere Chiesa ben radicata nel territorio, Chiesa che cammina in mezzo alle fatiche e alle speranze della gente, esperta nell’arte di ascoltare e di accompagnare, curando le relazioni». Confortati dall’esortazione che il Sommo Pontefice ha rivolto alla comunità cristiana di Pavia, anche noi dobbiamo riproporre con maggiore convinzione la ricchezza antropologica e la forza dirompente della Dottrina sociale della Chiesa attraverso tutte quelle iniziative che la nostra creatività riesce a mettere in atto per discernere con sguardo evangelico i fenomeni che orientano la vita sociale del nostro territorio.
In particolare, è bene dare seguito a quanto abbiamo compiuto lo scorso anno pastorale in ordine alla “profezia sociale” e approfondito durante il Convegno diocesano residenziale di Scalea (CS), con la relazione del dott. Gianpiero Perri e il discernimento del gruppo di studio 6. Occorre recuperare il protagonismo dei singoli e delle comunità, insito nella vita di coloro che seguono il Signore Gesù e sono affascinati dallo spettacolo della santità.


Percorso di Formazione Teologica per tutti

presso il Convento di Sant’Antonio – Largo Monastero – ad EPISCOPIA (PZ)

 

 

 

 

 

 

 

 

La Diocesi ha istituito uno specifico “Percorso di Formazione Teologica” per tutti coloro che desiderano approfondire la propria esperienza cristiana, nel rapporto con Cristo e nell’appartenenza al Suo Corpo che è la Chiesa.

A tal proposito, il nostro Vescovo, nella nuova Lettera Pastorale, esorta ad “essere pronti a ‘rendere ragione’ della nostra fede (cfr. 1Pt 3,15), approfondendo la conoscenza dei contenuti della dottrina e dell’esperienza cristiana” per pervenire a “una fede pensata e vissuta, che deve diventare cultura alta e autentica, modo specifico di essere e di vivere, criterio di giudizio dei fatti e della realtà. Una cultura teologica che, permettendo all’intelligenza della fede di diventare intelligenza della realtà, si propone a tutti come vera sapienza”.

 

Il percorso

Gli incontri si terranno con cadenza quindicinale presso il Convento di Sant’Antonio – Largo Monastero – ad Episcopia (PZ).

Le lezioni si svolgeranno il primo e il terzo lunedì di ogni mese, da ottobre a maggio e si svolgeranno dalle ore 16:30 alle ore 19:30.

 

Iscrizione

L’iscrizione è gratuita e deve avvenire entro il 28 settembre 2026, trasmettendo, debitamente compilato, il modulo allegato all’indirizzo segreteriapft@diocesitursi.it

Lo Studente potrà decidere se seguire l’intero percorso e/o sostenere un colloquio finale, oppure scegliere la modalità di uditore. Eventuale attestato di frequenza sarà rilasciato esclusivamente ai partecipanti che ne faranno formale richiesta e che avranno frequentato almeno i due terzi delle lezioni previste. Si precisa che il valore del Percorso di Formazione Teologica (e quindi dell’attestato finale) è esclusivamente “in funzione della crescita ecclesiale e spirituale di coloro che lo frequentano”.


Scuola diocesana di corresponsabilità ecclesiale

A Episcopia e a San Severino le lezioni

 

 

 

 

 

La Scuola diocesana di corresponsabilità ecclesiale nasce per aiutare le comunità della Diocesi di Tursi-Lagonegro a riscoprire la propria identità di Corpo di Cristo e a tradurla in uno stile concreto di comunione, partecipazione e missione. La corresponsabilità scaturisce dal Battesimo: ogni credente è incorporato a Cristo, partecipa alla vita e alla missione della Chiesa e riceve dallo Spirito doni e carismi per il bene comune. La Scuola intende offrire uno spazio nel quale questa appartenenza possa essere riconosciuta e vissuta attraverso
il contributo reale di ciascuno.
Lo scopo della Scuola non è imparare a fare qualcosa, acquisire tecniche pastorali o prepararsi a ricoprire nuovi incarichi. Il suo obiettivo più profondo è favorire una conversione della mentalità ecclesiale. Vogliamo imparare a guardare la Chiesa, le comunità e la missione secondo la prospettiva aperta dal Concilio Vaticano II. Una simile conversione non può avvenire rimanendo spettatori: richiede la disponibilità a coinvolgersi, a prendere la parola, ad ascoltare e a lasciarsi interrogare dall’esperienza degli altri.
Recepire il metodo del Vaticano II significa assumere la Chiesa come Popolo di Dio convocato dalla Parola, generato dai sacramenti e animato dalla varietà dei doni dello Spirito. Questo metodo educa ad ascoltare prima di progettare, a leggere i segni dei tempi alla luce del Vangelo, a riconoscere la dignità e la responsabilità di ogni battezzato, a mettere in dialogo vocazioni e competenze differenti e a discernere insieme ciò che il Signore domanda oggi alle nostre comunità. Lo stile sinodale è una forma ecclesiale da apprendere e incarnare: un modo di pensare, decidere e agire nel quale la comunione diventa metodo e la missione criterio delle scelte.
Per questo la Scuola non sarà costruita soltanto per i partecipanti, ma insieme con loro, attraverso il contributo che ciascuno offrirà secondo la propria vocazione, esperienza e responsabilità.
Il Concilio insegna che la vocazione cristiana è per sua natura vocazione all’apostolato e che nella Chiesa vi sono diversità di ministeri e unità di missione. I fedeli laici ricevono il diritto e il dovere dell’apostolato dalla loro unione con Cristo, nella quale sono inseriti mediante il Battesimo e rafforzati dalla Confermazione (cf. Apostolicam actuositatem, nn. 2-3 e 10). In forza della comune dignità battesimale, essi sono corresponsabili della missione della Chiesa insieme con i ministri ordinati e le persone consacrate (cf. Christifideles laici, nn. 15, 21 e 23). La loro vocazione non può essere ridotta al ruolo di aiutanti del parroco o all’esecuzione di compiti interni alla comunità. Essere corresponsabili significa riconoscersi soggetti attivi della vita ecclesiale e contribuire, nella comunione, al discernimento e alla missione.
La proposta prosegue il cammino indicato dal Vescovo mons. Vincenzo Orofino nella lettera pastorale “Per una conversione pastorale e missionaria” del 2017, che invita la Diocesi a crescere verso una reale, consapevole e matura corresponsabilità ecclesiale e a imparare uno stile sinodale fondato sulla comunione trinitaria, libero dal clericalismo e da ogni equivoco democraticistico (cf. nn. 24-25). Essa accoglie anche le indicazioni del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia “Lievito di pace e di speranza” sulla formazione sinodale dei battezzati e sulla corresponsabilità nella missione e nella guida delle comunità (cf. nn. 40, 59, 63 e 65).
Questa impostazione determinerà anche il metodo degli incontri. Sia il “Seminario di studio” sia, soprattutto, il “Laboratorio ecclesiale” prevedono il coinvolgimento attivo di tutti i partecipanti: non si verrà per assistere a una lezione, ma per mettere in gioco la propria esperienza, le domande e la responsabilità personale. L’approfondimento teologico sarà accompagnato da tempi residenziali di ascolto, narrazione, confronto e discernimento su situazioni pastorali concrete. Ciascuno sarà chiamato a offrire il proprio contributo alla costruzione del cammino comune. La corresponsabilità non sarà soltanto studiata, ma praticata: insieme si costruisce un modo nuovo di essere Chiesa.


Assemblea Diocesana e consegna alla Comunità dell’Agenda e della Lettera pastorale

presso il Cinema di Francavilla in Sinni Domenica 20 Settembre 2026

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si terrà domenica 20 Settembre 2026, con inizio alle ore 17.00, presso il Cinema di Francavilla in Sinni (PZ) l’Assemblea Diocesana presieduta da S.E. Mons. Vincenzo Orofino, Vescovo di Tursi-Lagonegro, durante la quale sarà presentata alla Comunità ecclesiale l’Agenda 2026-2027 e la Lettera pastorale.
A pochi giorni dalle celebrazioni in occasione dei 50 anni della nuova configurazione della Chiesa locale, l’Assemblea sarà l’occasione in cui verranno offerte ai Sacerdoti, ai Diaconi, ai Religiosi e ai fedeli laici le indicazioni pastorali e le linee guida dell’impegno ecclesiale.
Tutto il Popolo Santo di Dio della Diocesi è invitato a partecipare.

Omelia del Cardinale Pizzaballa e Saluto del Vescovo Orofino

Tursi, Santuario di Anglona, 8 Settembre 2026 - 50mo della Configurazione della Diocesi di Tursi-Lagonegro

 

 

 

 

 

Festa della Natività della Beata Vergine Maria

Basilica Santuario di Maria Santissima Regina di Anglona

 

Tursi, 8 settembre 2026

 

Carissimi fratelli e sorelle,

sono lieto di essere qui con voi, in questo antico Santuario di Maria Santissima Regina di Anglona, nel giorno in cui la Chiesa celebra la Natività della Beata Vergine Maria. Saluto con affetto il vostro Vescovo, Mons. Vincenzo Orofino, i Vescovi presenti, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, l’ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, le autorità e tutti voi, fedeli di questa Chiesa di Tursi-Lagonegro.

La celebrazione odierna si inserisce anche nel cinquantesimo anniversario della nuova configurazione della vostra diocesi. È dunque una festa mariana, ma anche un momento importante della vostra storia ecclesiale. Ricordare una data non significa semplicemente guardare indietro.

Significa piuttosto riconoscere il cammino compiuto, ringraziare per ciò che il Signore ha operato e domandarsi quale sia oggi la chiamata rivolta a questa Chiesa.

La festa della Natività di Maria può aiutarci a entrare in questa domanda.

Della nascita di Maria i Vangeli non ci dicono nulla. Non conosciamo le circostanze precise, né le parole che accompagnarono quel momento. La tradizione cristiana colloca la sua nascita a Gerusalemme, nei pressi della piscina di Betzaetà, nel luogo dove oggi sorge la chiesa di Sant’Anna. Ma il Vangelo non indugia sui particolari. Maria entra nella storia in silenzio, senza attirare l’attenzione. Nasce come ogni bambina, dentro una famiglia, un popolo, una storia. Eppure, con la sua nascita, qualcosa di nuovo ha inizio. Ancora non si vede nulla. Non vi sono annunci pubblici né segni straordinari. Ma la storia della salvezza sta già compiendo un passo decisivo. La nascita di Maria è come la prima luce del mattino: non è ancora il giorno pieno, ma la notte non è più la stessa.

È importante fermarsi su questo modo di agire di Dio. Noi siamo spesso attratti da ciò che appare, da ciò che produce risultati immediati, da ciò che si impone. Dio, invece, comincia quasi sempre in maniera discreta. La sua opera cresce nel silenzio, nella disponibilità di persone che forse nessuno conosce, nella fedeltà quotidiana, nei gesti che non fanno notizia.

La salvezza del mondo comincia con la nascita di una bambina. Dio non entra nella storia con la forza, ma chiedendo accoglienza. Non occupa uno spazio, ma cerca un cuore libero. Non si impone, ma si affida alla risposta di una giovane donna.

Il Vangelo di oggi ci presenta la lunga genealogia di Gesù. A un primo ascolto può sembrare soltanto un elenco di nomi lontani. In realtà, quella genealogia contiene tutta la concretezza della storia umana. Vi troviamo uomini e donne molto diversi: persone giuste e persone segnate dal peccato; momenti di fedeltà e momenti di tradimento; promesse accolte e promesse dimenticate.

Vi sono anche vicende irregolari, ferite familiari, violenze e rotture. Gesù non viene in una storia ideale. Entra in questa storia reale, così com’è. Non si tiene a distanza dalle sue contraddizioni, ma le assume. Dio non aspetta che l’umanità sia pronta o perfetta per visitarla. Viene dentro le nostre situazioni confuse, dentro i nostri fallimenti, dentro ciò che noi stessi fatichiamo a comprendere.

Questo è già un annuncio di speranza. Non perché tutto finirà automaticamente bene, né perché i problemi si risolveranno da soli. La speranza cristiana non è un facile ottimismo. Essa nasce dalla certezza che nessuna storia è estranea a Dio e che nessuna ferita, se consegnata a Lui, è incapace di diventare luogo di salvezza.

Al termine della genealogia compare Maria: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo». Qui la genealogia cambia forma. Si interrompe la ripetizione: “generò… generò… generò”. Gesù nasce da Maria, ma la sua origine è in Dio. La storia degli uomini giunge fino a Maria e, in lei, si apre all’iniziativa dello Spirito.

Maria sta dunque al punto d’incontro tra l’attesa dell’umanità e la risposta di Dio. Porta con sé tutta la storia del suo popolo, ma nello stesso tempo si apre a qualcosa che quella storia da sola non avrebbe potuto produrre. In lei, l’attesa diventa accoglienza.

La grandezza di Maria non consiste nell’aver fatto opere straordinarie. Consiste nell’aver fatto spazio. Ha permesso che la Parola di Dio entrasse nella sua vita, la modificasse e la conducesse dove lei non aveva previsto. Non ha compreso tutto dall’inizio. Ha conosciuto domande, silenzi e dolore. Ma non ha lasciato che la paura chiudesse il suo cuore.

Anche Giuseppe, nel Vangelo, è posto davanti a una situazione che non comprende. Il suo progetto di vita sembra improvvisamente spezzato. E proprio lì riceve la parola dell’angelo: «Non temere». Non gli viene data una spiegazione di tutto. Gli viene chiesto di fidarsi, di accogliere Maria e di entrare in un disegno più grande di lui.

Maria e Giuseppe ci mostrano che la fede non elimina l’incertezza, ma permette di attraversarla. Credere non significa avere tutte le risposte. Significa non interrompere la relazione con Dio quando non comprendiamo più ciò che accade.

Questa parola raggiunge oggi anche la vostra Chiesa di Tursi-Lagonegro. Cinquant’anni sono un tempo sufficientemente lungo per riconoscere il bene ricevuto e costruito, ma sono anche soltanto una tappa. Una diocesi non vive semplicemente perché possiede una storia, delle strutture o delle tradizioni. Vive se continua ad ascoltare ciò che lo Spirito dice oggi.

Questo territorio ha conosciuto generazioni di fede semplice e tenace. La presenza di questo Santuario lo testimonia. Qui molte persone hanno portato a Maria gioie, fatiche, domande, malattie, speranze familiari. Questa memoria è preziosa, ma non può essere soltanto conservata. Deve diventare ancora vita, capacità di leggere il presente e di accompagnare le nuove generazioni.

Celebrare la nascita di Maria significa allora chiederci che cosa deve nascere oggi nelle nostre Chiese. Quali spazi dobbiamo aprire perché Dio possa ancora entrare nella vita delle persone? Quali paure dobbiamo superare? Quali abitudini dobbiamo lasciare? Quali relazioni dobbiamo ricostruire?

Vengo dalla Terra Santa, la terra nella quale Maria è nata, ha vissuto, ha ascoltato la Parola e ha dato alla luce Gesù. Maria non è legata soltanto alla memoria di luoghi santi. È parte della vita quotidiana della nostra Chiesa. La incontriamo nelle preghiere delle nostre comunità, nelle case delle famiglie, nei santuari e, soprattutto in questo tempo, nel pianto e nella speranza di tanti.

La terra di Maria è oggi profondamente ferita. Vi sono famiglie distrutte, persone private della casa, bambini che crescono conoscendo quasi soltanto la paura e la violenza. Vediamo quanto facilmente l’altro venga ridotto a una categoria, a un nemico, a qualcuno di cui non si riconoscono più il volto e il dolore. E quando si perde il volto dell’altro, diventa possibile dire e fare ciò che prima sembrava impensabile.

In questa situazione non abbiamo parole capaci di spiegare tutto. E dobbiamo guardarci dalle parole facili, anche da quelle religiose. Ma proprio lì comprendiamo meglio il significato della nascita di Maria. Essa ci dice che Dio non abbandona la storia, neppure quando la storia sembra contraddirlo. Dio continua a cercare persone disponibili, capaci di custodire la vita, di riconoscere il volto dell’altro, di non lasciare che l’odio determini ogni pensiero e ogni parola.

Anche oggi, in Terra Santa, vi sono piccoli segni che raramente vengono raccontati: persone che assistono i feriti senza domandare a quale popolo appartengano; comunità che condividono il poco che hanno; famiglie che, pur colpite, rifiutano di educare i figli all’odio; sacerdoti, religiosi e laici che rimangono accanto alla loro gente. Questi gesti non cambiano immediatamente il corso degli eventi, ma custodiscono l’umano. E custodire l’umano, oggi, è già preparare la strada alla pace.

Il legame tra la vostra Chiesa e la Terra Santa non consiste soltanto nell’affetto o nell’aiuto, pure necessario. È un legame ecclesiale. Apparteniamo all’unico Corpo di Cristo. Le ferite di una Chiesa riguardano tutte le Chiese; la fede e la testimonianza di una comunità sostengono anche le altre.

La mia presenza qui vuole essere anche un segno di questa comunione: la Chiesa di Gerusalemme viene a incontrare la Chiesa di Tursi-Lagonegro, e insieme ci poniamo sotto lo sguardo di Maria.

Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Noi abbiamo bisogno della vostra preghiera, della vostra vicinanza e della vostra capacità di non dimenticarci quando l’attenzione del mondo si sposterà altrove. E voi potete ricevere dalla Terra Santa il richiamo all’essenziale: alla Parola fatta carne, alla fede vissuta dentro la storia, alla speranza che non fugge dalla croce.

La speranza cristiana, infatti, non consiste nel negare il male o nel minimizzare il dolore. Maria ai piedi della croce non ha chiuso gli occhi davanti alla morte del Figlio. È rimasta. La sua speranza ha preso la forma della presenza. Forse è ciò che viene chiesto anche a noi: rimanere accanto a chi soffre, non lasciare solo nessuno, non stancarci di costruire legami, non permettere che la violenza abbia spazio anche nel nostro linguaggio e nel nostro modo di giudicare.

In questa festa chiediamo dunque a Maria di accompagnare il cammino della vostra diocesi dopo questi cinquant’anni. La aiuti a essere una Chiesa capace di generare, non soltanto di conservare; una Chiesa radicata nel proprio territorio e, proprio per questo, aperta alla comunione universale; una Chiesa che sa stare accanto alle persone, soprattutto quando la vita diventa più difficile.

E affidiamo a lei la Terra Santa. Non le chiediamo di dispensarci dalle nostre responsabilità, ma di renderci capaci, come lei, di dire il nostro “sì” a Dio dentro la storia concreta che ci è stata affidata.

La nascita di Maria ci ricorda che Dio può iniziare qualcosa di nuovo anche quando noi ancora non lo vediamo. Questa certezza non ci consente di restare passivi. Ci chiede, al contrario, di diventare anche noi disponibili, perché attraverso la nostra vita la sua Parola possa ancora trovare casa e diventare carne.

Amen.

+ Pierbattista Pizzaballa

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Santuario di Anglona – Tursi, 8 Settembre 2026

 

Saluto al Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini

 

Benvenuto tra noi, Eminenza!

Grazie per avere accolto il nostro invito a presiedere questa solenne Concelebrazione Eucaristica, in un momento così importante per la nostra Comunità diocesana.

Grazie per il dono della Sua presenza e della Sua testimonianza, che accogliamo e custodiamo con cuore commosso e lieto. Eminenza, grazie!

Con Lei saluto e ringrazio gli eccellentissimi arcivescovi e vescovi concelebranti, le Autorità istituzionali – civili e militari di ogni ordine e grado -, il clero, le persone consacrate e i fedeli laici, accorsi numerosi e festanti.

Eminenza, oggi – nella Festa liturgica della Natività della Beata Vergine Maria, da noi celebrata con il titolo di Santa Maria di Anglona, patrona principale della Diocesi – ricorre il cinquantesimo anniversario dell’attuale denominazione e configurazione territoriale di questa diocesi. Una realtà vasta e variegata dal punto di vista territoriale, culturale e pastorale, che in questi cinquant’anni ha compiuto un fecondo cammino ecclesiale e spirituale.

Eminenza, la Sua presenza ci riporta alle origini, alla Terra dove è nato, da Maria di Nazareth, il Signore della nostra vita e ci aiuta a vivere questo evento fissando lo sguardo su Gesù, per imparare da Lui la “magnifica umanità creata da Dio”.

Grazie, Eminenza, per la squisita testimonianza evangelica che con fedeltà e abnegazione offre al mondo intero, dando voce e sostegno a tutti coloro che soffrono a causa dell’odio, della guerra, delle discriminazioni, delle contese, della povertà. La Sua opera impreziosisce e rende onore alla “credibilità” di tutta la Chiesa; incoraggi e sostenga anche la nostra. Con la preghiera e la carità fraterna, desideriamo condividere con Lei “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce” del Popolo che abita nella Terra di Gesù, affidato alla Sua carità pastorale.

Consegniamo i nostri desideri all’intercessione della Vergine Maria, Madre della Chiesa e Regina della Pace, perché accompagni il Suo ministero e protegga tutti dall’odio e dalla violenza.

Il Signore benedica i nostri propositi di bene.

Grazie, Eminenza, a nome di questa diletta Comunità diocesana e dell’intera Basilicata. Ci siamo proprio tutti! Non manca nessuno, Ci porti sempre nel cuore, mentre prega. Grazie!

 

+ Vincenzo Carmine Orofino

Vescovo di Tursi-Lagonegro

Il Cardinal Pizzaballa a Tursi-Lagonegro per i 50 anni della nuova configurazione della Diocesi

Martedì 8 Settembre alle ore 18.00 la Celebrazione al Santuario di Anglona

 

 

 

 

 

 

Cinquant’anni di storia per dare avvio a un nuovo percorso nel segno della identità, della corresponsabilità e della missione. È il desiderio del Vescovo, Monsignor Vincenzo Orofino, che, insieme agli organismi diocesani di partecipazione alla vita ecclesiale, ha prospettato la Festa della Madonna di Anglona, patrona della Diocesi di Tursi-Lagonegro, come una grande occasione di rilancio dell’impegno pastorale, in diocesi, nelle zone, nelle parrocchie, con le associazioni e i movimenti, a servizio del Popolo di Dio e del territorio. Una terra genuina, feconda di vocazioni e prospera di doni celesti, che in maniera corale vuole rendere grazie a Dio per i benefici vissuti nei cinque decenni di storia dalla nuova configurazione (1976), con la guida dei vescovi: Vincenzo Franco (+2017), Gerardo Pierro (+2025), Rocco Talucci (che il 6 settembre 2026 compirà 90 anni), Francesco Nolé (+2022) e oggi di Vincenzo Orofino che la conduce dal 2016.

Martedì 8 settembre 2026, presso la Basilica Santuario “Maria SS. Regina di Anglona” in Tursi (MT) sarà presente sua beatitudine il Cardinal Pierbattista Pizzaballa, patriarca latino di Gerusalemme, per presiedere la Solenne Celebrazione dell’Eucaristia, che avrà inizio alle ore 18.00, concelebrata dai Vescovi lucani e dal Clero diocesano. Alla Vergine Santa si intende affidare anche la speranza della pace nella Terra Santa, scelta da Dio Trinità perché, attraverso l’incarnazione di Gesù Cristo, manifestasse la sua gloria a ogni creatura. Occasione di grazia per leggere, nel segno della memoria, ciò che il Signore ha fatto insieme a quanti ne hanno mediato l’opera in questi anni, e per guardare avanti con fiducia, con la generosità di chi intende continuare a costruire la Chiesa perché risplenda Cristo, luce delle genti.

Nei giorni della Novena, in preparazione alla Festa, è particolarmente significativa la presenza dei Vescovi delle diocesi lucane e limitrofe che si stanno alternando a partire proprio dal 30 agosto scorso, insieme alle Comunità parrocchiali delle quattro zone pastorali della Diocesi di Tursi-Lagonegro, nel segno dell’appartenenza, della comune devozione alla Madre di Dio e, nella disponibilità a rendersi protagonisti del cammino che li attende, perché “in tutto sia glorificato il nome del Signore” (cfr. 2Ts 1,12).

Ancora. Sabato 5 settembre, dalle ore 10.30, è in programma la “Giornata della Fraternità e della Prossimità”, promossa da Caritas Diocesana, dall’UNITALSI e da alcune realtà cooperative che operano sul territorio: in programma la preghiera comunitaria e le testimonianze che saranno offerte nel corso della Celebrazione presieduta da S.E. Mons. Benoni Ambarus, presidente di Caritas Italiana e Arcivescovo di Matera-Irsina e Vescovo di Tricarico. Seguirà il pranzo di fraternità.

E poi l’incontro-testimonianza con il cardinal Pizzaballa indirizzato ai giovani, “sentinelle del mattino e speranza della comunità cristiana” (San Giovanni Paolo II), “viandanti della fede” (Benedetto XVI) e “costruttori di pace e di fraternità” (Leone XIV). Mercoledì 9 settembre 2026, alle ore 9.30, nel Santuario Diocesano “Beato Domenico Lentini” in Lauria superiore (PZ) ci si ritroverà per vivere questo momento anzitutto nel segno della gioia dell’ascolto e del dialogo con il Cardinal Pizzaballa, poi in cammino verso il Santuario dell’Assunta ove sarà allestita una mostra a cura di Gioventù Studentesca dal titolo “Profezie di Pace”.

Il Vescovo Orofino invita tutti i fedeli della Diocesi di Tursi-Lagonegro a unirsi nella lode a Dio e nella gioia di ritrovarsi di fronte all’effige della Beata Vergine Maria, tanto cara a tutto il popolo di questo territorio lucano, perché, nella luce della maternità della Madonna, possa riscoprire le radici della fede, della speranza e della carità, per vivere in maniera lieta e feconda l’appartenza alla Chiesa, sacramento di Cristo nel mondo. La testimonianza nasce dall’incontro con Gesù vivo, presente e all’opera anche nel nostro tempo. E mentre ai giovani ripete: “Voi siete l’oggi di Dio” (Papa Francesco), a tutti rivolge l’augurio perché si possa ripartire, con cuore rimotivato, nell’opera di evangelizzazione e di servizio a ogni uomo, con la Chiesa, nella Chiesa, senza timore ma con rinnovato coraggio evangelico.

Aperte le iscrizioni all’Istituto Teologico di Basilicata per l’anno 2026/2027

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Le nostre energie e risorse convergono sull’Istituto Teologico di Potenza: sarà l’unica sede dove iscriversi al primo anno a partire dall’anno accademico 2026-2027. L’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Matera non aprirà a nuove iscrizioni al primo anno, ma porterà regolarmente a conclusione i corsi già avviati: chi è già iscritto arriverà al traguardo, nessuno resterà indietro. Questo è l’avvio di un progetto che dovrà ancora tradursi in una pianificazione condivisa, passo dopo passo”. Lo scrivono i Vescovi di Basilicata, prospettando la riorganizzazione della formazione Teologica Accademica regionale.

 

 


Domenica 26 Luglio Colletta Nazionale per le popolazioni del Venezuela

 

 

 

 

 

 

 

La Presidenza della CEI, profondamente vicina alle sofferenze della popolazione venezuelana colpita il 24 giugno da terremoti di vaste proporzioni, ha deciso di indire attraverso Caritas Italiana una Colletta nazionale in tutte le chiese italiane domenica 26 luglio. “È un modo concreto per mostrare solidarietà a chi ha perso tutto, piange i propri cari, è sfollato, ferito o vive in condizioni di grande precarietà. Sarà anche un momento per esprimere, nella preghiera comune, la nostra vicinanza alle persone provate dalla tragedia”, sottolinea il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.
Attualmente molte abitazioni risultano distrutte, lesionate o non sicure e a questo si aggiungono i danni a infrastrutture, scuole, strutture sanitarie e servizi essenziali. In diversi territori l’accesso all’acqua potabile, all’igiene, all’alimentazione e alle cure mediche resta difficile. L’emergenza si inserisce in un contesto già segnato da fragilità economiche e sociali, con bisogni umanitari diffusi e una rete di servizi pubblici spesso sotto pressione.

“Per rispondere ai bisogni materiali e spirituali, le offerte vanno convogliate attraverso i canali sicuri già attivati da Caritas Italiana, che è in contatto diretto con Caritas Venezuela per la risposta umanitaria e il coordinamento degli aiuti”, ricorda don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana, annunciando che, “nelle prossime settimane, una nostra delegazione si recherà nel Paese per rafforzare tutte le forme di collaborazione già avviate”. “La presenza capillare della Chiesa locale – evidenzia Pagniello – consente oggi di raggiungere anche comunità difficili da intercettare, accompagnando le persone con aiuti concreti e con una prossimità che è parte essenziale della risposta”. Gli interventi si concentrano in particolare sulla distribuzione di acqua potabile, beni alimentari, kit igienici, materiali di prima necessità, medicinali, supporto sanitario, psicosociale e spirituale. Particolare attenzione viene riservata agli sfollati, alle famiglie con bambini, agli anziani, a quanti hanno patologie croniche e si trovano in condizioni di maggiore vulnerabilità.

Nel ricordare che in questa fase è importante evitare iniziative isolate, comprese raccolte di beni materiali in Italia, la Presidenza della CEI invita dunque a partecipare alla Colletta del 26 luglio: quanto raccolto sarà destinato a far fronte alle emergenze presenti e future. E sarà un gesto unitario che esprime l’abbraccio della Chiesa italiana a quella venezuelana.

Notizie e aggiornamenti sulla situazione in Venezuela e sulle modalità di donazione sono disponibili sul sito di Caritas Italiana: www.caritas.it.

Una giornata, un traguardo, una festa

La premiazione del Concorso “Frate sole, sora luna… 800 anni di meraviglia”

 

 

 

 

 

 

 

Si è svolta il 4 giugno 2026, a Senise, nella location del Complesso Monumentale San Francesco, la Giornata del creato che ha chiuso il percorso del Concorso “Frate sole, sora luna… 800 anni di meraviglia”. Un percorso voluto dalla Diocesi e organizzato dalla CDAL che ha impegnato le scuole dal febbraio 2026, ma cominciato ben prima nell’ideazione: nel 2025, ricorrenza degli 800 anni dalla composizione del Cantico delle creature e dalla morte di San Francesco e dei dieci anni dalla pubblicazione dell’enciclica Laudato si’.
Il Cantico nel tempo è stato visto prevalentemente sotto il profilo letterario, della storia della letteratura italiana e dell’uso del volgare. Le sue mille sfaccettature sono state spesso trascurate. Il punto che offre oggi più forte impatto e sollecitazione, data la temperie sociale, economica e politica in cui ci troviamo, è la riscoperta del senso di creaturalità. Se ci percepiamo creature cade ogni senso di onnipotenza che ci fa sentire padroni e non custodi della nostra casa comune. Se siamo convinti che tutto quello che abbiamo ci è donato e non è eredità da padri e nonni, ma prestito da figli e nipoti, allora lo sguardo cambia, i sentimenti cambiano, i gesti cambiano. Lo ha sottolineato anche l’intervento online di padre Enzo Fortunato, che ci ha accompagnato alla
scoperta dei “segreti” del Cantico ed ha proposto punti di connessione con la Laudato si’.
A questo ha guardato l’iniziativa del Concorso: una proposta di rilettura del Cantico come invito a uno sguardo nuovo sul mondo, sulla natura, sugli altri e su se stessi, come invito a riscoprire la meraviglia delle creature rappresentate da frate sole, sora luna, frate vento, sora acqua, frate focu, sorella madre terra, espressioni simboliche dell’armonia fra uomo e natura. L’offerta di un’occasione per innescare riflessione nelle scuole.
Concorso sì, dunque, ma con finalità particolari, eminentemente educative, non agonistiche e competitive. La partecipazione, infatti, è stata prevista non individuale, ma per classi intere o gruppi di alunni della stessa istituzione scolastica, in modo da renderla un momento di condivisione e di inclusione. Il Concorso prevedeva le tre sezioni letteraria, artistica, multimediale, perché le forme di intelligenza sono tante, come già insegnava Gardner, e tutte ugualmente valide e importanti; perché i talenti sono tanti, tutti diversi e tutti doni da condividere, non da tenere gelosamente per sé come proprietà privata. Anche in questo motivazione e finalità chiaramente educative.
Comunque concorso, quindi elaborati da premiare, ma con premi simbolici e in linea con il tema del Cantico. E comunque, al di là dei premiati, è stato previsto un piccolo riconoscimento per tutte le classi che si sono impegnate a realizzare elaborati di vario genere, e un attestato, che forse ha rappresentato il premio più gradito.
La risposta delle scuole è andata oltre le previsioni iniziali, con una partecipazione la cui ricchezza i numeri rendono solo in parte: 13 Istituzioni scolastiche, 68 classi partecipanti, 98 elaborati distribuiti fra IC e IIS e fra le tre sezioni del Concorso. Molto più ricca in termini qualitativi, tanto che in più di un’occasione la Giuria ha avuto difficoltà a scegliere “a fronte di opere prodotte dalle classi una più meritevole dell’altra”, come ha affermato il Presidente della Giuria prof. Giovanni Robertella.
Per i ragazzi, gli studenti, che cosa ha voluto dire partecipare? Come hanno vissuto l’esperienza? Quali emozioni, sentimenti, pensieri mentre lavoravano agli elaborati? Doveva essere il senso delle testimonianze. Qualcuna è scivolata sulla presentazione del prodotto, ma in molte la sottolineatura del lavorare insieme, dell’avvertire necessità e responsabilità di farsi “custodi” della nostra casa comune e in particolare della nostra regione, è emersa in modo vivido, anche nello spazio di pochi minuti.
Un clima di festa. Una sala davvero strapiena, con classi intere anche di scuola primaria. Non tutti hanno trovato un posto a sedere, ma soppalco e gradini hanno sopperito alla necessità e l’entusiasmo ha coperto ogni disagio ed ha contagiato anche il nostro Vescovo mons. Orofino, che per l’intera mattinata ha condiviso con noi momenti di riflessione, esplosioni di gioia, applausi, allegria e foto di gruppo. Anche l’allestimento della mostra nel chiostro è stato un momento di festa allegra e “confusionaria”, come doveva essere. Un’occhiata alla galleria fotografica può rendere il clima più di tante parole e descrizioni.
La pubblicazione sul sito della Diocesi degli elaborati premiati, oltre ad adempiere un impegno previsto nel bando, può diventare, per chi non ha potuto partecipare alla giornata o non ha avuto modo di visitare la mostra, aperta anche nelle ore pomeridiane, un modo e un’occasione per “farsi un’idea” delle meraviglie accadute.

Anna Maria Bianchi
Presidente CDAL
Animatrice Laudato si’

ECCO DI SEGUITO GLI ELABORATI PREMIATI – ISTITUTI COMPRENSIVI

Sezione Artistica

 

Primo Premio
Secondo Premio
Terzo Premio

 

Sezione Letteraria

 

Primo Premio
Secondo Premio
Terzo Premio

Sezione Multimediale

 

Primo Premio
Secondo Premio
Terzo Premio

 

ECCO DI SEGUITO GLI ELABORATI PREMIATI – ISTITUTI DI ISTRUZIONE SUPERIORE

 

Sezione Artistica

 

Primo Premio
Secondo Premio
Terzo Premio

 

Sezione Letteraria

 

Primo Premio
Secondo Premio
Terzo Premio

 

Sezione Multimediale

 

Primo Premio
Secondo Premio
Terzo Premio