Author: admindiocesi

Ordinazione sacerdotale di don Flavio Tufaro

sabato 22 maggio 2021 alle ore 18.00 nella Cattedrale di Tursi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Chiesa di Dio che è in Tursi-Lagonegro annuncia con gioia l’ordinazione presbiterale del diacono don Flavio Tufaro per l’imposizione della mani e la preghiera di ordinazione di S.E. Rev.ma Mons. Vincenzo Carmine Orofino sabato 22 maggio 2021 alle ore 18.00 nella Cattedrale “Maria SS. Annunziata” in Tursi (MT).

Documenti, Orientamenti e Comunicazioni per il periodo di pandemia

 

 

 

 

 

 

 

Clicca qui per il video della Messa Crismale

 

AVVISO PER LA MESSA CRISMALE
In considerazione dell’attuale stato di salute
di alcuni Sacerdoti della Diocesi ancora positivi al Covid-19
e dell’ampia diffusione del virus in diverse comunità parrocchiali
la SANTA MESSA CRISMALE sarà celebrata
alle ore 10,00 sabato 1 maggio 2021
nella Chiesa “Buon Pastore” in Policoro (MT)

 

Tursi, 18 marzo 2021

don Domenico Buglione, 

Vicario Generale

 

Considerando l’eccezionalità del periodo che stiamo vivendo è stata prodotta tanta letteratura di documenti e comunicazioni nelle scorse settimana anche in riferimento alle celebrazioni e alle modalità possibili.
In questa pagina pensiamo di offrire, per chiarezza e completezza, i Decreti, gli Orientamenti e le Comunicazioni a cui fare riferimento per la Diocesi di Tursi-Lagonegro.
Con l’augurio che possa essere tempo di grazia e di misericordia per tutti quello che ci apprestiamo a vivere, vi saluto nel Signore.

 

 

Ultimo aggiornamento:  18 marzo 2021

 

#chiciseparera


#DARETOCARE, osare prendersi cura

I Giovani dei Focolari propongono la Settimana Mondo Unito 2021 dal 1 al 9 maggio

 

 

 

 

 

 

 

 

Il vaccino anti Covid come bene comune universale, l’adesione al trattato ONU per la proibizione delle armi nucleari, la messa in atto di strategie globali per l’accoglienza dei migranti. Poi legalità, economia civile ed ecologia integrale saranno al centro della 25ma edizione della Settimana Mondo unito (1-9 maggio 2021), evento internazionale promosso dai giovani dei Focolari e trasmesso in streaming dalla piattaforma multilingua www.unitedworldproject.org.
L’evento centrale internazionale si svolgerà a Bruxelles (Belgio), dal 7 al 9 maggio, con una Convention internazionale in cui interverrà David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo.

La cura come azione politica e risposta alle sfide ecologiche
Al cuore di questa edizione c’è la “cultura della cura”, espressa dallo slogan #DARETOCARE, (osare prendersi cura). Si tratta di una campagna di sensibilizzazione e azione in cui i giovani hanno individuato nella capacità e nel coraggio di adottare la cura anche come paradigma politico, inteso come servizio ad ogni persona e ambito sociale, la strada da percorrere per costruire un futuro migliore.
La prima fase della campagna ha avuto l’obiettivo di orientare alla “cura” il nostro agire di cittadini e l’azione politica; la seconda, che partirà proprio con la Settimana Mondo Unito 2021, si concentrerà sulla “cura” del pianeta e sulle sfide dell’ecologia integrale.
Tra gli eventi di quest’anno:
Il 2 maggio il Movimento Politico per l’Unità, in occasione del 25° anniversario della sua nascita, propone un evento on-line con il lancio di un “Appello per una nuova qualità della politica”.
Dal 7 al 9 maggio una Convention internazionale in streaming da Bruxelles (Belgio), dove cittadini e politici, come in un’agorà on-line, potranno pensare, confrontarsi e lavorare insieme.
Interverrà David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo, protagonista il 7 maggio di un faccia a faccia con alcuni giovani sui temi della pace, della politica, dell’accoglienza dei migranti e dell’ecologia.
Prenderanno parte agli eventi della Settimana Mondo Unito: gli economisti Jeffrey SachsSir Partha Dasgupta e Luigino BruniSimone Borg, docente di diritto ambientale e delle risorse presso l’Università di Malta; Lorna Gold, docente di Ambiente, sostenibilità e giustizia sociale, presso la National University of Ireland Maynooth (Irlanda); Catherine Belzung, docente di neuroscienze presso l’università di Tour (Francia); Pasquale Ferrara, ambasciatore e diplomatico; Giuseppe Gatti magistrato della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo; Margaret Karram e Jesús Morán, Presidente e Copresidente del Movimento dei Focolari; don Luigi Ciotti, fondatore di Libera.
La Settimana Mondo Unito è un evento internazionale promosso dai giovani dei Focolari che dal 1996 coinvolge giovani e adulti, Istituzioni e associazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sui temi della pace, della fratellanza e promuovere azioni ed impegni concreti.

Info e contatti: Tamara Pastorelli – (+39)  347 0064403
Ufficio Comunicazioni Focolari – Stefania Tanesini – (+39) 338 5658244

 

PROGRAMMA

1 maggio
Ore 15.00: spettacolo “Primo Maggio di Loppiano”, in diretta dalla cittadella dei Focolari, un appuntamento fisso per migliaia di giovani provenienti da ogni regione italiana, ma anche del mondo.

Ore 21.00: il concerto della band internazionale Gen Verde.

2 maggio
Dalle ore 11.00 alle ore 12.00 di ogni fuso orario si correrà virtualmente “Run4unity”, una staffetta sportiva non stop con giochi, sfide, testimonianze e impegni, per simbolicamente sulla terra un arcobaleno di unità e di pace.
Ore 14.00: il Movimento Politico per l’Unità, in occasione del 25° anniversario della sua nascita, propone un evento on-line con il lancio di un “Appello per una nuova qualità della politica”.

4 maggio
Ore 17.00: “Storie di sport al femminile”, con Lucia Castelli, Maddalena Musumeci, Dona Neide, Patricia Furtado, organizzato dall’associazione Sportmeet;
5 maggio
Ore 16.00: “The Economy of Francesco”, giovani in dialogo con l’economista indiano Sir Partha Sarathi Dasgupta;

6 maggio
Ore 19.00: Città Nuova presenta “La legalità del Noi al tempo del COVID 19”, con Giuseppe Gatti, magistrato della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, l’economista Luigino Bruni, il giornalista Gianni Bianco e Don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera.

7 maggio
Ore 13.00: giovani in dialogo con David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo;

7-9 maggio da Bruxelles (Belgio) – Forum mondiale #daretocare

7 maggio
Ore 12.00 (UTC+1): da Bruxelles, “Dare To Care International Convention, Opening show. In collaborazione con la casa di produzione televisiva Sylvester Productions, con storie, buone pratiche, idee, ispirazioni per “osare prendersi cura” da tutto il mondo.
Ore 13.00: Giovani in dialogo con David Sassoli, Presidente del Parlamento Europeo;
Ore 14.00: The Economy of Francesco, Policies & Happiness and Care’s proposals

8 maggio
Ore 14.00: “A vaccine for all, a Common Good the whole world needs”, con Jeffrey Sachs, economista e saggista (USA), e Catherine Belzung, psicologa e professore in neuroscienze all’università di Tours (Francia).
Ore 21.00: il concerto della band internazionale Gen Rosso.
9 maggio
Ore 12.00 (UTC+1): da Bruxelles, lo show “#daretocare for People and the Planet”, in collaborazione con la casa di produzione televisiva Sylvester Productions, per lanciare la seconda fase della campagna #daretocare, che si concentrerà sulle sfide dell’ecologia integrale, con esperienze e azioni d’ispirazione da tutto il mondo.
Ore 15.00: “Care and COP26” con Simone Borg, docente di diritto ambientale e delle risorse presso l’Università di Malta; Lorna Gold, docente di Ambiente, sostenibilità e giustizia sociale, presso la National University of Ireland Maynooth (Irlanda); Pasquale Ferrara, diplomatico e ambasciatore.

Quarto focus del percorso “In ascolto del Creato”

sabato 8 maggio 2021 dalle ore 17.30 alle ore 19.30

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Clicca qui per il VIDEO: https://fb.watch/5mqUfKCdRH/

Sabato 8 maggio 2021, dalle ore 17.30 alle ore 19.30, si svolgerà a distanza l’ultimo dei quattro focus previsti nel percorso ecclesiale annuale “In ascolto del creato”, finalizzato alla “conversione ecologica globale” personale e comunitaria, proposto dal Consiglio Pastorale Diocesano e dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali di Tursi-Lagonegro.

Traccia tematica del focus: “In ascolto del grido dei poveri”.

È possibile partecipare tramite la pagina Facebook “Diocesi Tursi-Lagonegro” o la piattaforma Zoom (ID 894 7048 8916 – passcode 080521).

Interviene il prof. Andrea Riccardi, Storico, Fondatore della Comunità di Sant’Egidio.

Il programma prevede la preghiera iniziale, guidata da don Gianluca Bellusci, Assistente della CDAL, il saluto del Vescovo S.E. Mons. Vincenzo Orofino e la presentazione dei lavori da parte di Anna Maria Bianchi, Presidente CDAL.

Quindi il prof. Andrea Riccardi terrà la Relazione: “Ascoltare la storia e il grido dei poveri”.

A seguire l’interazione a distanza e le Conclusioni di di Anna Maria Bianchi, Presidente CDAL

Per porre al Relatore domande scritte attinenti alla tematica affrontata, durante il focus è disponibile il numero telefonico 375 5933457 (solo whatsapp).

 

Perché ho avuto fame …

A mezzo secolo dal cosiddetto Patto delle Catacombe, sottoscritto da oltre cinquecento padri conciliari pochi giorni prima della chiusura  del Vaticano II, Papa Francesco riprende una felice espressione del Documento di Puebla (1979), l’opzione preferenziale per i più poveri (LS  158) e la propone con forza come imperativo etico. Inserendo la riflessione sulla crisi ambientale nel contesto più ampio dell’Insegnamento sociale della Chiesa, prospetta un modello in cui sviluppo sostenibile e grandi sfide si affrontano guardando gli ultimi, gli scartati, quelli che finora hanno pagato il prezzo più alto, soffrendo di privazioni gravi che minacciano la dignità della persona. Il Signore si è identificato con loro (cfr Mt 25, 31-46), quindi l’opzione preferenziale è scelta cristologica. Non opzione facoltativa, ma una decisione a cui ogni credente è chiamato, una carità non estranea alla giustizia.

In genere tendiamo a fare in modo che i poveri non siano troppo visibili: va bene rispondere alle loro necessità immediate, ma che poi non diano fastidio! Perché il dolore fa paura, il disagio inquieta, il bisogno scomoda la nostra tranquillità; perché è ancora mentalità diffusa considerare la povertà un fenomeno “naturale”, nonostante don Tonino Bello avesse già detto negli anni ottanta che poveri non si nasce, ma si diventa. In sintesi, diciamo povertà, ma dovremmo dire impoverimento, un processo strutturale costruito dalle società umane scegliendo principi e pratiche sociali di un certo tipo piuttosto che di un altro. L’azione per debellarlo consiste anzitutto nel contrastare l’arricchimento ingiusto e predatore. Questo non avviene in generale e nella nostra realtà regionale in particolare. Che cosa sostanzialmente non funziona? Scelte politiche che continuano a coltivare assistenzialismo invece di promuovere emancipazione. La ragione fondamentale dell’insuccesso ad oggi delle politiche nazionali ed internazionali per la riduzione e l’eliminazione della povertà perseguite fin dagli anni  settanta sta proprio nel fatto che sono state centrate sulla cura delle conseguenze, intervenendo sotto forma di aiuti sui sintomi, e non sulle cause strutturali dell’impoverimento.

Cambiare prospettiva implica puntare alla vera inclusione, impostare diversamente il welfare, considerare gli impoveriti non meramente destinatari di pietà, ma veri agenti di cambiamento per uno sviluppo sostenibile. Questa è un’acquisizione non scontata e non secondaria, al pari della ricca complessità della parola sostenibilità: non solo ambientale, economica e sociale, ma anche umana. Un’ecologia umana che tende a divenire teologica, in una dinamica di assunzione e di purificazione che orienta alla pienezza del definitivo in Dio.

Abbiamo chiesto al prof. Andrea Riccardi, storico, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, di aiutarci a capire cosa vuol dire nel concreto saper ascoltare la voce, il grido dei poveri, nell’ottica di una vera conversione ecologica, che  è insieme personale e comunitaria.

Siamo convinti che come singole persone si può  fare molto nelle comunità locali, però aiutare singolarmente avallando nel contempo con la nostra inerzia un sistema sbagliato non può farci sentire con la coscienza a posto. Ci rendiamo conto che non è ancora quotidianità, nonostante le tante buone pratiche, il sentire  insieme, come popolo di Dio, il desiderio di costruire concretamente la società del gratuito, l’economia del dono.  Eppure ci è chiesta una opzione di fondo (Fratelli tutti 67): farsi carico del dolore o passare a distanza, riconoscere l’uomo caduto o affrettare il passo, l’inclusione o l’esclusione di chi soffre …. Deve continuare la logica per cui chi non ha “potere”, chi non ha i numeri è sempre perdente? Possiamo noi essere voce di chi non ha voce, suscitare consapevolezza, esercitare responsabilità, cercare di individuare e rimuovere le cause che possono accrescere povertà e marginalizzazione almeno nel nostro contesto?

Se vogliamo davvero non lasciare nessuno indietro, obiettivo per altro presente anche nell’Agenda 2030 (Dichiarazione, punto 4 dell’Introduzione), dobbiamo ricordarci con don Benzi che “non basta mettere le spalle sotto la croce del fratello; a chi fabbrica le croci occorre dire di smetterla”.

 

Anna Maria Bianchi, Presidente CDAL


Abitare una nuova stagione economico-sociale

Pubblichiamo il Messaggio dei Vescovi per la Festa del 1° maggio 2021 dal titolo “«E al popolo stava a cuore il lavoro» (Ne 3,38). Abitare una nuova stagione economico-sociale”.

Il libro di Neemia, nella Bibbia, racconta l’impegno del popolo d’Israele intento a ricostruire le mura di Gerusalemme. Al lavoro generativo della gente, però, si oppongono le derisioni e le critiche dei popoli nemici: «Che vogliono fare questi miserabili Giudei?» […] «Edifichino pure! Se una volpe vi salta sopra, farà crollare il loro muro di pietra!» (Ne 3,34-35). Neemia, invece, ricorda l’unità e la caparbietà del popolo nel portare a termine l’opera intrapresa, commentando che «al popolo stava a cuore il lavoro» (Ne 3,38). Il brano biblico presenta la forte opposizione tra chi sta a guardare criticando e chi invece mette tutto l’impegno possibile perché nasca qualcosa di nuovo. È la contrapposizione tra il lavoro parlato e il lavoro realizzato concretamente, tra modelli vecchi di lavoro e nuove opportunità che si affacciano. In un contesto molto diverso, oggi scopriamo l’importanza della generatività, che si fonda sull’«amore pieno di verità» (CV 79). Il generare richiede la responsabilità e la capacità di uscire da se stessi per aprirsi all’altro nel segno di una vita segnata dall’amore, unica realtà in grado di rendere la vita piena e feconda. Ciò comporta un conflitto tra il vecchio che resiste e il nuovo che s’impone con la sua forza di cambiamento. A chi affronta questa dinamica è richiesto di abitare una sana tensione tra la paura di perdere quello che si era, o si deteneva come certezza nell’agire, e un rinnovato impegno verso nuovi stili di vita. D’altronde chi ha incontrato il Signore Gesù, chi lo ha sperimentato come Signore della propria vita, «è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche» (Mt 13,52).

La terribile prova della pandemia ha messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico. Nel mondo del lavoro si sono aggravate le diseguaglianze esistenti e create nuove povertà. Già prima di essa il Paese appariva diviso in tre grandi categorie. Una composta da lavoratori di alta qualifica o comunque tutelati e privilegiati che non hanno visto la loro posizione a rischio. Essi hanno potuto continuare a svolgere il loro lavoro a distanza e hanno perfino realizzato dei risparmi avendo ridotto gli spostamenti durante il periodo di restrizioni alla mobilità. Una seconda categoria di lavoratori in settori o attività a forte rischio o comunque con possibilità di azione ridotta è entrata in crisi: commercio, spettacoli, ristorazione, artigiani, servizi vari. L’intervento pubblico sul fronte della cassa integrazione, delle agevolazioni al prestito, dei ristori e della sospensione di pagamenti di rate e obblighi fiscali ha alleviato in parte, ma non del tutto, i problemi di questa categoria. Un terzo gruppo è rappresentato dai disoccupati, dagli inattivi o dai lavoratori irregolari e coinvolti nel lavoro nero che accentua una condizione disumana di sfruttamento. Sono gli ultimi, in particolare, ad aver vissuto la situazione più difficile perché fuori dalle reti di protezione ufficiali del welfare. Va anche considerato il fatto che il Governo ha bloccato i licenziamenti, ma quando il blocco verrà tolto la situazione diventerà realmente drammatica.

Un piccolo segno di speranza è la forte ripresa delle attività sociali ed economiche nell’estate 2020. Ha dimostrato come, appena il giogo della pandemia si allenterà, la voglia di ripartire dovrebbe generare una forte ripresa e vitalità della nostra società contribuendo ad alleviare i gravi problemi vissuti durante l’emergenza. È fondamentale, pertanto, che tutte le reti di protezione siano attivate. Il «vaccino sociale» della pandemia, infatti, è rappresentato dalla rete di legami di solidarietà, dalla forza delle iniziative della società civile e degli enti intermedi che realizzano nel concreto il principio di sussidiarietà anche in momenti così difficili. Un aspetto fondamentale di questo tempo per i credenti è la gratitudine di aver incontrato il Vangelo della vita, l’annuncio del Salvatore. La pandemia, infatti, ci ha permesso di sperimentare quanto siamo tutti legati ed interdipendenti. Siamo chiamati ad impegnarci per il bene comune: esso è indissolubilmente legato con la salvezza, cioè il nostro stesso destino personale.

«Peggio di questa crisi, c’è solo il dramma di sprecarla, chiudendoci in noi stessi» ci ha avvertiti papa Francesco. I periodi di prova sono anche momenti preziosi che ci insegnano molto. La crisi ci ha spinto a scoprire e percorrere sentieri inediti nelle politiche economiche. Viviamo una maggiore integrazione tra Paesi europei grazie alla solidarietà tra stati nazionali e all’adozione di strategie di finanziamento comuni più orientate all’importanza della spesa pubblica in materia di istruzione e sanità. L’insostenibilità dei ritmi di lavoro, l’inconciliabilità della vita professionale ed economica con quella personale, affettiva e famigliare, i costi psicologici e spirituali di una competizione che si basa sull’unico principio della performance, vanno contrastati nella prospettiva della generatività sociale. L’esercitazione forzata di lavoro a distanza a cui siamo stati costretti ci ha fatto esplorare possibilità di conciliazione tra tempo del lavoro e tempo delle relazioni e degli affetti che prima non conoscevamo. Da questa terribile prova sta nascendo una nuova era nella quale impareremo a diventare «imprenditori del nostro tempo» e più capaci di ripartirlo in modo armonico tra esigenze di lavoro, di formazione, di cura delle relazioni e della vita spirituale e di tempo libero. Se le relazioni faccia a faccia in presenza restano quelle più ricche e privilegiate, abbiamo compreso che in molte circostanze nei rapporti di lavoro è possibile risparmiare tempi di spostamento mantenendo o persino aumentando la nostra operosità e combinandola con la cura di relazioni e affetti.

Come Chiesa italiana abbiamo due bussole da seguire nel cammino pastorale e nel servizio al mondo del lavoro. La prima è costituita dall’enciclica di papa Francesco Fratelli tutti: la fraternità illumina anche i luoghi di lavoro, che sono esperienze di comunità e di condivisione. In tempo di crisi la fraternità è tanto più necessaria perché si trasforma in solidarietà con chi rischia di rimanere fuori dalla società. «Il grande tema è il lavoro. Ciò che è veramente popolare – perché promuove il bene del popolo – è assicurare a tutti la possibilità di far germogliare i semi che Dio ha posto in ciascuno, le sue capacità, la sua iniziativa, le sue forze» (FT 162). Per questo, il mondo del lavoro dopo la pandemia ha bisogno di trovare strade di conversione e riconversione, anche per superare la questione della produzione di armi. Conversione alla transizione ecologica e riconversione alla centralità dell’uomo, che spesso rischia di essere considerato come numero e non come volto nella sua unicità. Ci inseriamo nella seconda bussola che è il cammino verso la Settimana Sociale di Taranto (21-24 ottobre 2021) sul tema del rapporto tra l’ambiente e il lavoro. Lo ricorda molto bene l’Instrumentum laboris che afferma: «La conversione che ci è chiesta è quella di passare dalla centralità della produzione – dove l’essere umano pretende di dominare la realtà – a quella della generazione – dove ciò che facciamo non può mai essere slegato dal legame con ciò e con chi ci circonda, oltre che con le future generazioni» (n. 25).

Il 1° maggio, festa di San Giuseppe lavoratore, che Papa Francesco ha voluto celebrare con un anno a lui dedicato, ci spinga a vivere questa difficile fase senza disimpegno e senza rassegnazione. Abitiamo i nostri territori diocesani con le loro potenzialità di innovazione ma anche nelle ferite che emergono e che si rendono visibili sui volti di molte famiglie e persone. Sappiamo che ogni novità va abitata con una capacità generativa e creativa frutto dello Spirito di Dio. Nulla ci distolga dall’attenzione verso i lavoratori. Parafrasando un celebre brano di Gaudium et spes, le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce del mondo del lavoro, dei poveri soprattutto e di coloro che soffrono, sono i sentimenti dei discepoli di Cristo Signore. Condividiamo le preoccupazioni, ma ci facciamo carico di sostenere nuove forme di imprenditorialità e di cura. Se «tutto è connesso» (LS 117), lo è anche la Chiesa italiana con la sorte dei propri figli che lavorano o soffrono la mancanza di lavoro. Ci stanno a cuore.

 

Roma, 19 marzo 2021
Solennità di San Giuseppe

 

La Commissione Episcopale
per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace

(da www.chiesacattolica.it)

In preghiera per le vocazioni

Domenica 25 aprile 2021 la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

 

 

 

 

 

 

 

“A questo tendono le vocazioni: a generare e rigenerare vite ogni giorno. Il Signore desidera plasmare cuori di padri, cuori di madri: cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze”. Così scrive Papa Francesco nel suo Messaggio, datato 19 marzo, per la 58ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebra domenica 25 aprile. Tema scelto da Papa Francesco, nello speciale Anno dedicato al Patrono della Chiesa universale, indetto lo scorso 8 dicembre, “San Giuseppe: il sogno della vocazione”. Il materiale per l’animazione della giornata, predisposto fin da settembre dall’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni, è disponibile nel sito dell’Ufficio.

 

(da www.chiesacattolica.it)

Messaggio della Presidenza della CEI per la 97ª Giornata per l’Università Cattolica

Pubblichiamo di seguito il messaggio della Presidenza della CEI per la 97ª Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 18 aprile 2021 sul tema “Un secolo di storia davanti a noi”.

Quando un secolo fa, il 7 dicembre 1921, veniva inaugurata l’Università Cattolica del Sacro Cuore, un misto di stupore, esultanza e trepidazione si respirava nella grande Aula Magna della nuova sede appena realizzata restaurando e adattando l’antico convento di S. Agnese a Milano. Lo stupore era dovuto al fatto di essere riusciti nell’impresa di avviare e dare una sede dignitosa all’Ateneo dei cattolici italiani. Per molti un vero e proprio miracolo, a partire dalle risorse economiche arrivate nonostante lo scetticismo che circondava l’iniziativa di P. Gemelli e dei suoi collaboratori. Ma soprattutto perché finalmente prendeva forma un luogo di alta formazione accademica promosso dalla Chiesa in un tempo in cui i cattolici restavano ancora ai margini della vita sociale e culturale del Paese. L’esultanza perché contro ogni resistenza e contrarietà si realizzava un sogno lungamente coltivato nei decenni che avevano fatto seguito all’unità d’Italia e alla scomparsa dallo scenario pubblico di istituzioni universitarie cattoliche. Prendeva finalmente forma quanto più volte auspicato nei congressi e nei convegni dei movimenti cattolici e fortemente desiderato da esponenti di spicco come il Beato Giuseppe Toniolo che sul letto di morte consegnava a P. Gemelli e ai suoi collaboratori la fiaccola per la realizzazione di una Università Cattolica. Non meno forte era la trepidazione per un’avventura che era partita con grande entusiasmo da parte di un gruppo di ferventi cattolici e illuminati fautori dell’impegno culturale della Chiesa. Ma c’erano anche enormi problemi da affrontare: dalla sostenibilità economica al riconoscimento governativo fino alla peculiare offerta accademica da organizzare. Si trattava di declinare, in modo credibile e senza ambiguità, libertà di ricerca scientifica, piena adesione alla dottrina cattolica, formazione integrale degli studenti dal punto di vista professionale, umano e spirituale.

Questa straordinaria sfida fu affrontata confidando nel primo e fondamentale protagonista, il Sacro Cuore di Gesù a cui l’Ateneo è consacrato. Il delegato Pontificio, l’allora arcivescovo di Milano, card. Achille Ratti, futuro Pio XI, fece un discorso solenne di grande apprezzamento per l’iniziativa e di forte incoraggiamento per il suo sviluppo che si concluse con la formula augurale: vivat, crescat, floreat.  In breve tempo questo augurio si è tradotto in realtà, superando ogni aspettativa. L’Ateneo, pur tra mille difficoltà in tempi complessi come quelli tra la prima e la seconda guerra mondiale, ha conosciuto uno sviluppo costante, guidato nei primi quattro decenni dalla geniale e autorevole personalità di P. Gemelli e poi da una comunità accademica che in tutte le sue componenti non ha mai smesso di coltivare lo spirito e le istanze originarie.

Anche noi sentiamo lo stupore per tutto quello che è stato realizzato grazie al generoso impegno dei fondatori e di generazioni di professori e di studenti che nel tempo hanno sviluppato la fisionomia e le finalità dell’Ateneo. E non possiamo non esultare e ringraziare il Signore per le opere meravigliose che in questi cento anni si sono realizzate con il moltiplicarsi delle sedi e dell’offerta accademica, anche grazie al sostegno, materiale e spirituale, dei cattolici italiani. Viviamo, inoltre, questo anniversario anche con la trepidazione e la consapevolezza che «a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più» (Mt 12,48). L’Ateneo ha ricevuto molto ed è chiamato oggi ad affrontare sfide non meno impegnative di quelle iniziali, sia sul versante strettamente accademico con le necessarie innovazioni per la didattica e la ricerca sia per dare pieno sviluppo a quella terza missione che fin dall’inizio ne costituisce l’anima e ne delinea gli obiettivi.

La Giornata per l’Università Cattolica del Sacro Cuore che si celebrerà domenica 18 aprile 2021 approfondirà il tema “Un secolo di storia davanti a noi”. Sarà un’occasione preziosa, proprio nel contesto del centenario, per ripensare il valore e il ruolo dell’Ateneo nella vita della società e della comunità ecclesiale. Fare tesoro dell’esperienza passata costituisce la migliore premessa per affrontare il futuro che si presenta incerto e gravido di trasformazioni epocali. In questo tempo, segnato da una persistente epidemia, si fa più esigente l’impegno a formare professionisti che con profonde convinzioni morali e con qualificate competenze scientifiche possano contribuire a realizzare quello sviluppo sostenibile di cui il nostro Paese e l’intera umanità hanno particolare e urgente bisogno. Come ci ricorda Papa Francesco, la pandemia ha rivelato «un mondo malato non solo a causa del virus, ma anche nell’ambiente, nei processi economici e politici, e più ancora nei rapporti umani. Ha messo in luce i rischi e le conseguenze di un modo di vivere dominato da egoismo e cultura dello scarto e ci ha posto davanti un’alternativa: continuare sulla strada finora percorsa o intraprendere un nuovo cammino» (Discorso al Corpo Diplomatico, 8 febbraio 2021).

L’Università Cattolica del Sacro Cuore facendosi interprete delle istanze lanciate dal Pontefice, anche sul versante del Patto educativo globale e del Patto per ripensare l’economia, è chiamata ad essere volano del rinnovamento, soprattutto aiutando i giovani ad essere protagonisti di questo nuovo cammino. La prossima beatificazione di Armida Barelli, artefice instancabile della nascita e della crescita dell’Ateneo, offre a tutti l’opportunità di misurarsi con un modello di santità femminile che ha precorso i tempi dando vita ad opere straordinarie che hanno segnato la vita della Chiesa e del Paese. La sua fede incrollabile nel Sacro Cuore ci sia d’esempio e ci aiuti a sostenere la vita dell’Ateneo e il cammino della Chiesa italiana.

La Presidenza
della Conferenza Episcopale Italiana

Roma, 22 febbraio 2021
Cattedra di San Pietro Apostolo

(da www.chiesacattolica.it)

PASSIO CHRISTI nelle vie crucis della “casa comune”

La proposta della CDAL per la Via Crucis del 26 marzo 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali ha preparato, come è ormai tradizione, una via crucis da compiere il venerdì che precede la Domenica delle Palme, quest’anno venerdì 26 marzo.

Il momento attuale ancora una volta non consente di farlo in presenza. Per essere comunque in comunione, insieme anche se distanti, offriamo a tutta la Diocesi le riflessioni e le preghiere curate dalla CDAL con la collaborazione del Circolo Laudato si’  Valsarmento, prendendo le mosse dalle parole di Papa Francesco nella Laudato si’ e nella Evangelii Gaudium e da quanto suggerisce il Compianto sul Cristo morto di Giotto, icona scelta per accompagnare il tema di quest’anno: vedere la Passione di Cristo nelle tante croci della nostra “casa comune” e dei suoi abitanti, posando su di esse lo sguardo degli occhi e del cuore.

Riflettere sulle gravi conseguenze del peccato ecologico e dei peccati sociali che fatichiamo a riconoscere, può aiutare a scuoterci dall’inedia e dalla rassegnazione e ad uscire da una comoda  indifferenza.

 

#unitinellasperanza