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Avvento-Natale di Fraternità

L'invito della Caritas diocesana a sostenere la Missione a Panama

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Consapevole delle parole offerte al Mondo da Papa Francesco nell’omelia di domenica 14 novembre, nella quinta Giornata Mondiale dei Poveri: “I poveri di ogni condizione e ogni latitudine ci evangelizzano, perché permettono di riscoprire in modo sempre nuovo il volto del Padre”, la Caritas Diocesana di Tursi-Lagonegro invita a compiere il gesto della raccolta di offerte del periodo di Avvento e Natale 2021 a sostegno della Missione a Panama.

I donativi possono essere versati su conto corrente postale n. 1019117413 intestato a “DIOCESI DI TURSI-LAGONEGRO” specificando la causale “AVVENTO – NATALE 2021”

Tendi la tua mano al povero

Domenica 15 novembre 2020 la IV Giornata Mondiale dei Poveri

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

IV GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

Domenica XXXIII del Tempo Ordinario
15 novembre 2020

 

“Tendi la tua mano al povero”
(cfr Sir 7,32)

 

“Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7,32). La sapienza antica ha posto queste parole come un codice sacro da seguire nella vita. Esse risuonano oggi con tutta la loro carica di significato per aiutare anche noi a concentrare lo sguardo sull’essenziale e superare le barriere dell’indifferenza. La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli (cfr Mt 25,40).

1. Prendiamo tra le mani il Siracide, uno dei libri dell’Antico Testamento. Qui troviamo le parole di un maestro di saggezza vissuto circa duecento anni prima di Cristo. Egli andava in cerca della sapienza che rende gli uomini migliori e capaci di scrutare a fondo le vicende della vita. Lo faceva in un momento di dura prova per il popolo d’Israele, un tempo di dolore, lutto e miseria a causa del dominio di potenze straniere. Essendo un uomo di grande fede, radicato nelle tradizioni dei padri, il suo primo pensiero fu di rivolgersi a Dio per chiedere a Lui il dono della sapienza. E il Signore non gli fece mancare il suo aiuto.

Fin dalle prime pagine del libro, il Siracide espone i suoi consigli su molte concrete situazioni di vita, e la povertà è una di queste. Egli insiste sul fatto che nel disagio bisogna avere fiducia in Dio: «Non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Nelle malattie e nella povertà confida in lui. Affidati a lui ed egli ti aiuterà, raddrizza le tue vie e spera in lui. Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere» (2,2-7).

2. Pagina dopo pagina, scopriamo un prezioso compendio di suggerimenti sul modo di agire alla luce di un’intima relazione con Dio, creatore e amante del creato, giusto e provvidente verso tutti i suoi figli. Il costante riferimento a Dio, tuttavia, non distoglie dal guardare all’uomo concreto, al contrario, le due cose sono strettamente connesse.

Lo dimostra chiaramente il brano da cui è tratto il titolo di questo Messaggio (cfr 7,29-36). La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio. Da tale attenzione deriva il dono della benedizione divina, attirata dalla generosità praticata nei confronti del povero. Pertanto, il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà. È vero il contrario: la benedizione del Signore scende su di noi e la preghiera raggiunge il suo scopo quando sono accompagnate dal servizio ai poveri.

3. Quanto è attuale questo antico insegnamento anche per noi! Infatti la Parola di Dio oltrepassa lo spazio, il tempo, le religioni e le culture. La generosità che sostiene il debole, consola l’afflitto, lenisce le sofferenze, restituisce dignità a chi ne è privato, è condizione di una vita pienamente umana. La scelta di dedicare attenzione ai poveri, ai loro tanti e diversi bisogni, non può essere condizionata dal tempo a disposizione o da interessi privati, né da progetti pastorali o sociali disincarnati. Non si può soffocare la forza della grazia di Dio per la tendenza narcisistica di mettere sempre sé stessi al primo posto.

Tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Non si tratta di spendere tante parole, ma piuttosto di impegnare concretamente la vita, mossi dalla carità divina. Ogni anno, con la Giornata Mondiale dei Poveri, ritorno su questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa, perché i poveri sono e saranno sempre con noi (cfr Gv 12,8) per aiutarci ad accogliere la compagnia di Cristo nell’esistenza quotidiana.

4. Sempre l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire ad eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza? Come possiamo aiutarla nella sua povertà spirituale? La comunità cristiana è chiamata a coinvolgersi in questa esperienza di condivisione, nella consapevolezza che non le è lecito delegarla ad altri. E per essere di sostegno ai poveri è fondamentale vivere la povertà evangelica in prima persona. Non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra. Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità.

È vero, la Chiesa non ha soluzioni complessive da proporre, ma offre, con la grazia di Cristo, la sua testimonianza e gesti di condivisione. Essa, inoltre, si sente in dovere di presentare le istanze di quanti non hanno il necessario per vivere. Ricordare a tutti il grande valore del bene comune è per il popolo cristiano un impegno di vita, che si attua nel tentativo di non dimenticare nessuno di coloro la cui umanità è violata nei bisogni fondamentali.

5. Tendere la mano fa scoprire, prima di tutto a chi lo fa, che dentro di noi esiste la capacità di compiere gesti che danno senso alla vita. Quante mani tese si vedono ogni giorno! Purtroppo, accade sempre più spesso che la fretta trascina in un vortice di indifferenza, al punto che non si sa più riconoscere il tanto bene che quotidianamente viene compiuto nel silenzio e con grande generosità. Accade così che, solo quando succedono fatti che sconvolgono il corso della nostra vita, gli occhi diventano capaci di scorgere la bontà dei santi “della porta accanto”, «di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 7), ma di cui nessuno parla. Le cattive notizie abbondano sulle pagine dei giornali, nei siti internet e sugli schermi televisivi, tanto da far pensare che il male regni sovrano. Non è così. Certo, non mancano la cattiveria e la violenza, il sopruso e la corruzione, ma la vita è intessuta di atti di rispetto e di generosità che non solo compensano il male, ma spingono ad andare oltre e ad essere pieni di speranza.

6. Tendere la mano è un segno: un segno che richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore. In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene. Tutte queste mani hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione.

7. Questa pandemia è giunta all’improvviso e ci ha colto impreparati, lasciando un grande senso di disorientamento e impotenza. La mano tesa verso il povero, tuttavia, non è giunta improvvisa. Essa, piuttosto, offre la testimonianza di come ci si prepara a riconoscere il povero per sostenerlo nel tempo della necessità. Non ci si improvvisa strumenti di misericordia. È necessario un allenamento quotidiano, che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi.

Questo momento che stiamo vivendo ha messo in crisi tante certezze. Ci sentiamo più poveri e più deboli perché abbiamo sperimentato il senso del limite e la restrizione della libertà. La perdita del lavoro, degli affetti più cari, come la mancanza delle consuete relazioni interpersonali hanno di colpo spalancato orizzonti che non eravamo più abituati a osservare. Le nostre ricchezze spirituali e materiali sono state messe in discussione e abbiamo scoperto di avere paura. Chiusi nel silenzio delle nostre case, abbiamo riscoperto quanto sia importante la semplicità e il tenere gli occhi fissi sull’essenziale. Abbiamo maturato l’esigenza di una nuova fraternità, capace di aiuto reciproco e di stima vicendevole. Questo è un tempo favorevole per «sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo […]. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà […]. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente» (Lett. enc. Laudato si’, 229). Insomma, le gravi crisi economiche, finanziarie e politiche non cesseranno fino a quando permetteremo che rimanga in letargo la responsabilità che ognuno deve sentire verso il prossimo ed ogni persona.

8. “Tendi la mano al povero”, dunque, è un invito alla responsabilità come impegno diretto di chiunque si sente partecipe della stessa sorte. È un incitamento a farsi carico dei pesi dei più deboli, come ricorda San Paolo: «Mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. […] Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 5,13-14; 6,2). L’Apostolo insegna che la libertà che ci è stata donata con la morte e risurrezione di Gesù Cristo è per ciascuno di noi una responsabilità per mettersi al servizio degli altri, soprattutto dei più deboli. Non si tratta di un’esortazione facoltativa, ma di una condizione dell’autenticità della fede che professiamo.

Il libro del Siracide ritorna in nostro aiuto: suggerisce azioni concrete per sostenere i più deboli e usa anche alcune immagini suggestive. Dapprima prende in considerazione la debolezza di quanti sono tristi: «Non evitare coloro che piangono» (7,34). Il periodo della pandemia ci ha costretti a un forzato isolamento, impedendoci perfino di poter consolare e stare vicino ad amici e conoscenti afflitti per la perdita dei loro cari. E ancora afferma l’autore sacro: «Non esitare a visitare un malato» (7,35). Abbiamo sperimentato l’impossibilità di stare accanto a chi soffre, e al tempo stesso abbiamo preso coscienza della fragilità della nostra esistenza. Insomma, la Parola di Dio non ci lascia mai tranquilli e continua a stimolarci al bene.

9. “Tendi la mano al povero” fa risaltare, per contrasto, l’atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici. L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano. Che differenza rispetto alle mani generose che abbiamo descritto! Ci sono, infatti, mani tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni. Ci sono mani tese ad accumulare denaro  con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà. Ci sono mani tese che nell’ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera. Ci sono mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto. E ci sono anche mani tese che nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano.

In questo panorama, «gli esclusi continuano ad aspettare. Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 54). Non potremo essere contenti fino a quando queste mani che seminano morte non saranno trasformate in strumenti di giustizia e di pace per il mondo intero.

10. «In tutte le tue azioni, ricordati della tua fine» (Sir 7,36). È l’espressione con cui il Siracide conclude questa sua riflessione. Il testo si presta a una duplice interpretazione. La prima fa emergere che abbiamo bisogno di tenere sempre presente la fine della nostra esistenza. Ricordarsi il destino comune può essere di aiuto per condurre una vita all’insegna dell’attenzione a chi è più povero e non ha avuto le stesse nostre possibilità. Esiste anche una seconda interpretazione, che evidenzia piuttosto il fine, lo scopo verso cui ognuno tende. È il fine della nostra vita che richiede un progetto da realizzare e un cammino da compiere senza stancarsi. Ebbene, il fine di ogni nostra azione non può essere altro che l’amore. È questo lo scopo verso cui siamo incamminati e nulla ci deve distogliere da esso. Questo amore è condivisione, dedizione e servizio, ma comincia dalla scoperta di essere noi per primi amati e risvegliati all’amore. Questo fine appare nel momento in cui il bambino si incontra con il sorriso della mamma e si sente amato per il fatto stesso di esistere. Anche un sorriso che condividiamo con il povero è sorgente di amore e permette di vivere nella gioia. La mano tesa, allora, possa sempre arricchirsi del sorriso di chi non fa pesare la propria presenza e l’aiuto che offre, ma gioisce solo di vivere lo stile dei discepoli di Cristo.

In questo cammino di incontro quotidiano con i poveri ci accompagna la Madre di Dio, che più di ogni altra è la Madre dei poveri. La Vergine Maria conosce da vicino le difficoltà e le sofferenze di quanti sono emarginati, perché lei stessa si è trovata a dare alla luce il Figlio di Dio in una stalla. Per la minaccia di Erode, con Giuseppe suo sposo e il piccolo Gesù è fuggita in un altro paese, e la condizione di profughi ha segnato per alcuni anni la santa Famiglia. Possa la preghiera alla Madre dei poveri accomunare questi suoi figli prediletti e quanti li servono nel nome di Cristo. E la preghiera trasformi la mano tesa in un abbraccio di condivisione e di fraternità ritrovata.

Roma, San Giovanni in Laterano, 13 giugno 2020, Memoria liturgica di Sant’Antonio di Padova.

 

Francesco


Avvento-Natale di fraternità 2019

La Caritas diocesana propone ancora per l’Avvento-Natale 2019 un gesto di attenzione da parte della Comunità ecclesiale di Tursi-Lagonegro a favore dell’Oasi di Spiritualità “Santa Maria degli Angeli” in Lagonegro, destinandole la Colletta promossa nelle parrocchie della diocesi nel periodo di Avvento e Natale.
Caritas Diocesana invita a versare i donativi su conto corrente postale n. 1019117413 intestato a “DIOCESI DI TURSI-LAGONEGRO” specificando la causale “AVVENTO-NATALE DI FRATERNITA’ 2019”.

Verso la Terza Giornata dei Poveri

Si celebra domenica 17 novembre 2019 la Terza Giornata dei Poveri. Tema scelto dal Papa è: “La speranza dei poveri non sarà mai delusa”.
Il direttore della Caritas Diocesana don Giuseppe Gazzaneo, nella lettera inviata ai parroci e ai responsabili delle caritas parrocchiali, esorta a vivere in maniera attiva la settimana di preparazione come occasione di preghiera, di riflessione e con alcuni gesti concreti che permettano di entrare ancor di più nello spirito con cui Papa Francesco e il Vescovo Orofino invitano a vivere la Giornata.
La settimana si aprirà con il Convegno annuale delle Caritas Parrocchiali, domenica 10 novembre a Tursi, presso la Sala “Benedetto XVI” e avrà il seguente programma:
16.00 Preghiera
16.15 Introduzione della Vice Direttrice. Testimonianze e confronto
17.15 Intervento del Direttore
18.00 Conclusioni del Vescovo Sua Ecc.za Rev.ma Mons. Vincenzo Orofino
18.30 Santa Messa in Cattedrale presieduta dal Vescovo
La settimana di preparazione alla Terza Giornata Mondiale dei Poveri potrà poi essere vissuta e organizzata nelle singole Comunità parrocchiali con proposte e momenti pensati e realizzati a partire dal sussidio, edito dalle Ed. San Paolo, nel quale sono presenti suggerimenti utili e un programma tipo, adattabile alle diverse realtà parrocchiali:
• tre Lectio Divine;
• una Veglia di Preghiera;
• una raccolta alimentare, per i Poveri della propria Parrocchia;
• animazione della Messa domenicale del 17 Novembre, con la presenza dei Poveri.
A seguire si suggerisce il Pranzo con i Poveri, comunitario e/o nelle famiglie.
Clicca qui per il Messaggio del Papa in formato A4, pronto per la stampa.
Clicca qui per il Comunicato stampa
Programmi della settimana nelle parrocchie

Alla Scuola della Carità

La Caritas Diocesana e il Servizio diocesano di Pastorale Giovanile di Tursi-Lagonegro propongono ai giovani anche quest’anno una esperienza di carità e di prossimità.
Dal 2 al 5 gennaio 2019, ad Aversa (CE), presso la Sede della Caritas diocesana, i giovani potranno affiancarsi agli operatori del posto, offrendo il loro servizio per diverse situazioni: visita in strada ai Senza Fissa Dimora, Prostituzione “La strada a luci spente”, Accoglienza Migranti e Servizio Mensa.
E’ possibile iscriversi nelle proprie parrocchie entro il 20 dicembre 2018, chiedendo informazioni al proprio parroco.

Terzo e Quarto appuntamento di Dottrina sociale della Chiesa

“La SOLIDARIETÀ è l’altro nome della carità, è quanto è capace di umanizzare l’uomo distratto del nostro tempo, è ciò che mette in discussione eppure rende l’uomo capace di sentirsi felice di esistere perché l’altro lo completa, gli rivela la sua identità”.
Lo ha detto il Cardinal MONTENEGRO, don Franco, che è intervenuto al Cinema di Francavilla in Sinni nel contesto di Scuola di Cristianesimo, “voluta – ha ribadito Orofino – perché maturi un criterio di giudizio per stare nella realtà. Non un corso ma una scuola perché la fede ha a che fare veramente con la vita e vogliamo che diventi cultura”.
Le parole di Montenegro sono stata una lezione di vita offerta da una persona semplice, felice di amare, lui testimone e maestro autorevole della “chiesa del grembiule”, di come ci si prende cura dell’altro, ovunque… quindi anche a Lampedusa, nella diocesi da lui guidata. Sua Eminenza ha richiamato che si ha a che fare con Dio quando si prega e quando si continua il dialogo con l’Eterno a contatto con la sua carne, ogni uomo, povero incluso. Perché ogni creatura umana, nella sua unicità, è volto di Cristo, sua manifestazione storica. “E alle caritas, nelle parrocchie, – ha aggiunto il porporato – non compete sostituirsi ai fedeli nell’esercizio della delega all’amore ma tocca educare a questo stile di prossimità vero ogni cristiano delle nostre comunità”. Si è felici se si ama Cristo e se si aspira lietamente alla santità. Il sorriso sincero e il volto serafico del Presidente di Caritas Italiana, oltre che vescovo di Agrigento, ne sono prove incontestabili.
Giovanni Lo Pinto
Clicca qui per il Comunicato Stampa
Bellissimo l’incontro a Francavilla in Sinni sul “bene comune, la dimensione sociale e comunitaria del bene morale“. Presente l’onorevole Enrico Letta che, con l’arte narrativa e lo spiccato acume di un “maestro vero”, ha offerto una lezione che ha abbracciato a tutto tondo lo scenario internazionale, la realtà educativa e l’impatto dei mezzi di comunicazione nei contesti vitali attuali. Partendo dalla Sacra Scrittura, dalla storia di Giuseppe e del faraone, ha presentato un incoraggiante quadro relazionale ed educativo. Non è mancato uno sguardo attento alla geografia e ai cambiamenti demografici dell’ultimo cinquantennio. Un europeista convinto che ha invitato a far sì che i valori fondanti la nostra civiltà possano essere al centro delle scelte: welfare (senza il quale non ci sarà bene comune), lotta alla corruzione e all’evasione fiscale (solo la comune appartenenza allo Stato aiuta a sostenere la causa di tutti). E infine ha affermato che solo una sussidiarietà autenticamente vissuta aiuta a leggere il Sud in un quadro profondamente unitivo del Paese che vada oltre federalismi e regionalismi mal interpretati che aprono alla sfiducia nei confronti di una “questione meridionale” perennemente aperta. Il tema era stato sollecitato da Edmondo Soave che, introducendo, ha presentato la forza della speranza cristiana che ardisce cercare il bene comune anche in una terra in cui, a cusa di tante vicissitudini, rischia di farla apparire fioca. La logica dell’incarnazione, ha affermato Soave, chiede di leggere la realtà con l’intelligenza della fede e questa è la sfida che sottostà al percorso di Scuola di Cristianesimo della Diocesi di Tursi-Lagonegro.
Il vescovo Mons. Vincenzo Orofino ha concluso invitando a rinnovare l’incontro con Gesù Cristo che cambia la vita e le dona una direzione decisiva. Appartenere alla Chiesa – ha affermato il presule – fa la differenza. Ha lodato infine l’argomentazione del concetto di “restituzione” caro al già premier Letta che aveva presentato l’esperienza di una “scuola” alla quale prendono parte cento giovani italiani, sostenuta da borse di studio create con la generosità di tante persone che si sono realizzate nella vita lavorativa e che ora possono incoraggiare altri ragazzi ad uno sguardo oggettivo e lucido sulla realtà offerto da 40 figure autorevoli che diventano testimonial e narratori di come sia possibile “pensare e fare in grande”.
La sussidiarietà – ha affermato Letta – rende grande la persona e, al contempo, la società.
Appuntamento al 28 aprile quando sarà presente il Cardinale Francesco Montenegro, presidente di Caritas Italiana, che guiderà la riflessione sulla solidarietà, principio sociale e virtù morale.
Tutti possono partecipare mentre sono particolarmente invitati, oltre agli operatori pastorali, gli amministratori e gli operatori sociali.
Giovanni Lo Pinto
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Quaresima-Pasqua di Carità

La Caritas diocesana, come per l’Avvento-Natale 2017, propone ancora un gesto di attenzione da parte della Comunità ecclesiale di Tursi-Lagonegro a favore dell’Oasi di Spiritualità “Santa Maria degli Angeli” in Lagonegro, destinandole la Colletta promossa per la Quaresima e la Pasqua 2018.
Caritas Diocesana invita a versare i donativi su conto corrente postale n. 1019117413 intestato a “DIOCESI DI TURSI-LAGONEGRO” specificando la causale “QUARESIMA-PASQUA 2018”.

Alla Scuola della Carità

Si svolgerà a Lecce l’esperienza di servizio e carità programmata da Pastorale Giovanile e Caritas diocesana nei giorni 2-5 gennaio 2018.
Base sarà la struttura di Emmanuel e da lì ci si muoverà per offrire servizio su diversi fronti: Casa per Ragazze madri, Comunità educative per Minori, Dipensenze e Migrazioni.
La proposta si rivolge a giovani di età compresa tra i 16 e i 30 anni.
Occorre iscriversi entro il 17 dicembre 2018.
Clicca qui per scaricare il MODULO di iscrizione/autorizzazione.