Author: admindiocesi

PASSIO CHRISTI nelle vie crucis della “casa comune”

La proposta della CDAL per la Via Crucis del 26 marzo 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali ha preparato, come è ormai tradizione, una via crucis da compiere il venerdì che precede la Domenica delle Palme, quest’anno venerdì 26 marzo.

Il momento attuale ancora una volta non consente di farlo in presenza. Per essere comunque in comunione, insieme anche se distanti, offriamo a tutta la Diocesi le riflessioni e le preghiere curate dalla CDAL con la collaborazione del Circolo Laudato si’  Valsarmento, prendendo le mosse dalle parole di Papa Francesco nella Laudato si’ e nella Evangelii Gaudium e da quanto suggerisce il Compianto sul Cristo morto di Giotto, icona scelta per accompagnare il tema di quest’anno: vedere la Passione di Cristo nelle tante croci della nostra “casa comune” e dei suoi abitanti, posando su di esse lo sguardo degli occhi e del cuore.

Riflettere sulle gravi conseguenze del peccato ecologico e dei peccati sociali che fatichiamo a riconoscere, può aiutare a scuoterci dall’inedia e dalla rassegnazione e ad uscire da una comoda  indifferenza.

 

#unitinellasperanza


Sussidio di preghiere per l’Anno di san Giuseppe

Alla luce dei temi evidenziati dalla Lettera apostolica Patris corde e dalle indicazioni specifiche riguardo all’Indulgenza plenaria, l’Ufficio Liturgico Nazionale ha predisposto questo sussidio liturgico-pastorale che potrà sostenere la preghiera delle nostre comunità ecclesiali.

In occasione dei 150 anni del Decreto Quemadmodum Deus, con il quale il Beato papa Pio IX dichiarò san Giuseppe Patrono della Chiesa Cattolica, papa Francesco, con la Lettera apostolica Patris corde, ha indetto uno speciale Anno di san Giuseppe, dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021.

La pubblicazione della Lettera apostolica è accompagnata dal decreto della Penitenzieria Apostolica con la relativa concessione del dono di speciali Indulgenze, dove si da rilevanza ai giorni tradizionalmente dedicati alla memoria dello Sposo di Maria, come il 19 marzo e il 1 maggio, e agli ammalati e anziani «nell’attuale contesto dell’emergenza sanitaria».

Alla luce dei temi evidenziati dalla Lettera e dalle indicazioni specifiche riguardo all’Indulgenza plenaria, l’Ufficio Liturgico Nazionale, a nome della Segreteria Generale della Conferenza Episcopale Italiana, ha predisposto questo sussidio liturgico-pastorale che, mediante qualche schema di celebrazione, testi e orazioni antichi e recenti dedicati a san Giuseppe, potrà sostenere la preghiera delle nostre comunità ecclesiali.

Nelle diverse Chiese che sono in Italia non mancherà il costante e significativo richiamo alla dimensione della carità, evidenziando la particolare concessione dell’Indulgenza a «coloro i quali, sull’esempio di san Giuseppe, compiranno un’opera di misericordia corporale o spirituale». Altresì, saranno valorizzati i santuari o le chiese parrocchiali intitolate a san Giuseppe, come punti di riferimento per la preghiera comunitaria e personale e per la celebrazione del sacramento della riconciliazione.

Ogni diocesi saprà indicare i tempi e i modi più opportuni per venerare san Giuseppe e invocare la sua protezione sulla Chiesa, sulle famiglie e sull’intero popolo di Dio.

 

✠ Stefano Russo

Segretario Generale
della Conferenza Episcopale Italiana

 

(da www.chiesacattolica.it)


Terzo focus del percorso “In ascolto del Creato”

domenica 14 marzo 2021 dalle ore 17.30 alle ore 19.30

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il video integrale del focus clicca qui: https://fb.watch/4eVKsXOm9y/

 

 

Domenica 14 marzo 2021, dalle ore 17.30 alle ore 19.30, si svolgerà a distanza il terzo dei quattro focus previsti nel percorso ecclesiale annuale “In ascolto del creato”, finalizzato alla “conversione ecologica globale” personale e comunitaria, proposto dal Consiglio Pastorale Diocesano e dalla Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali di Tursi-Lagonegro.

Traccia tematica del focus: “Economia come sviluppo sostenibile”.

È possibile partecipare tramite la pagina Facebook “Diocesi Tursi-Lagonegro” o la piattaforma Zoom (833 9374 8929 – passcode 140321).

Interviene il prof. Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia delle scienze sociali.

Il programma prevede la preghiera iniziale, guidata da don Gianluca Bellusci, Assistente della CDAL e la presentazione dei lavori da parte di Anna Maria Bianchi, Presidente CDAL.

Quindi il prof. Stefano Zamagni terrà la Relazione: “Prosperità inclusiva e sviluppo umano integrale: le trasformazioni necessarie”.

A seguire l’interazione a distanza e le indicazioni per continuare il lavoro nelle Parrocchie. Per porre al Relator

e domande scritte attinenti alla tematica affrontata, durante il focus è disponibile il numero telefonico 375 5933457 (solo whatsapp).

 

Oltre, non altro

 

Prosegue il cammino di approfondimento della Laudato si’, che ci porta ad esplorare territori con i quali, dobbiamo riconoscerlo, abbiamo poca dimestichezza. Dopo aver preso in esame la teologia della creazione e l’ecclesiologia dell’enciclica, il terzo focus fermerà l’attenzione sull’economia. Non a caso i lavori saranno introdotti dalle note di Turn Around, il nuovo singolo del Gen Verde, presentato per la prima volta durante l’incontro internazionale The Economy of Francesco. Una canzone e al tempo stesso una preghiera e una riflessione che parla apertamente dei problemi climatici e chiede un cambiamento di rotta, dando voce alle richieste e aspettative dei più giovani.

In genere ci appassioniamo poco agli aspetti economici (era emerso anche nel secondo Focus). Un primo frutto del percorso che stiamo vivendo, in particolare con l’opportunità offerta da questo focus, è capire che l’economia fa parte della conversione ecologica globale. Tutto è interconnesso!

C’è una domanda di fondo: è possibile umanizzare l’economia, coniugare mercato e bene comune? E se sì, quale via percorrere? In teoria la via è chiara, quella dell’economia civile, un paradigma le cui caratteristiche sono semplici: non esclude nessuno dal mercato, afferma che il fine dell’agire economico è il bene comune, non totale, e asserisce che l’ordine sociale è frutto dell’interazione fra stato, mercato e società civile. In pratica le cose vanno ben diversamente.

Reciprocità, fraternità, gratuità sono anche i principi richiamati in Evangelii gaudium, Laudato si’ e ora in Fratelli tutti. Sono davvero praticabili in economia? Servono e quanto per il benessere sociale?

Angelo Tartaglia nel suo libro Lettera di un fisico alla politica afferma una verità lapalissiana: in un ambiente finito non si può crescere all’infinito. Eppure è quanto si è finora inseguito, la chimera di una crescita senza fine, per via cumulativa. Certamente far crescere la produttività non è un male, tanto più che il tasso di imprenditorialità in Italia è calato molto e muoiono o passano di mano ad aziende di altri Stati molte più imprese di quante ne nascano. Anche nella nostra regione le iniziative imprenditoriali più consistenti sono dagli anni ’80 in mano a multinazionali o grandi compagnie per lo più estere, che mirano a massimizzare i profitti, beneficiano dei fondi UE e delle agevolazioni fiscali e sovvenzioni regionali e poi delocalizzano o chiudono e lasciano tutto in stato di abbandono, quando non da bonificare (vedi Valbasento). Non parliamo solo di ENI o Total per il petrolio. Quello che sta accadendo per la Whirlpool e inizia a profilarsi per la Stellantis è emblematico. Di contro non abbiamo ancora imparato a capitalizzare le esperienze positive come la Ferrero, studiando seriamente il modello utilizzato e i fattori che ne consentono il successo.

Il male, allora, probabilmente sta nel modo in cui ci siamo organizzati per produrre. Bisogna riconvertire l’economia, stabilizzare i flussi, passare a economia circolare e riduzione degli sprechi.

Bisogna cambiare, forse, anche terminologia. Ad esempio, spesso parliamo di imprenditori e abbiamo in testa il profilo del manager, che è altra cosa.

Papa Francesco ci ammonisce: “La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia…. La bolla finanziaria di solito è anche una bolla produttiva. In definitiva ciò che non si affronta con decisione è il problema dell’economia reale …” (LS 189).

Il prof. Stefano Zamagni, economista, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze sociali, ci aiuterà a capire quali sono i cambiamenti necessari affinché questa economia malata, economia “che uccide”, si trasformi nella direzione di una finanza posta al servizio dell’economia reale, di una prosperità che includa tutti, della centralità dei beni comuni. Ci aiuterà, insomma, a guardare le cose di sempre con sguardo “oltre”, non nella prospettiva cumulativa dello sguardo “altro”.

È un cambiamento sostanziale, soprattutto ricordando che il superlativo di oltre è ultimo.

 

Anna Maria Bianchi,

Presidente CDAL


Il Vescovo Orofino positivo al covid-19

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Vescovo Orofino parla delle sue condizioni di salute alla fine dell’intervista di Mario Lamboglia per la rubrica “L’Oasi della Domenica” de “L’Eco di Basilicata” (28.03.2021)

Si comunica che venerdì 26 febbraio 2021, sottopostosi a tampone molecolare, il vescovo di Tursi-Lagonegro, Monsignor Vincenzo Orofino, è risultato positivo al covid-19.

Già dalla tarda serata di lunedì 22, il Presule, appena venuto a conoscenza della positività di un sacerdote da lui incontrato sabato 20, si è ritirato in isolamento volontario presso la Sede episcopale di Lagonegro, particolarmente idonea allo scopo.

Dal 20 al 22 febbraio Monsignor Orofino ha dimorato in famiglia a San Severino Lucano, dove ha celebrato la Santa Messa domenica 21. Nella serata di sabato 20 e nel pomeriggio di lunedì 22 ha celebrato, rispettivamente, al Santuario di Anglona e a Rotonda.

In questi giorni il Vescovo non ha frequentato Tursi, né i locali dell’episcopio e gli uffici della Curia che, quindi, restano regolarmente aperti.

Monsignor Orofino sta molto bene, non avverte alcun sintomo riconducibile al covid-19 e, amorevolmente assistito dai fedeli di Lagonegro, segue con attenzione la vita della Comunità diocesana, dedicandosi alla preghiera, alla meditazione e alla lettura.

Tutti gli impegni pastorali del Vescovo sono sospesi fino a nuova indicazione.

RINVIATA – Ordinazione sacerdotale di don Flavio Tufaro

a Sant'Arcangelo (PZ) sabato 27 febbraio 2021

AVVISO PER I FEDELI DELLA DIOCESI
Causa covid, l’ordinazione sacerdotale di don Flavio Tufaro, in programma per sabato 27 febbraio, è rinviata a data da destinarsi. Accompagniamolo con la preghiera e rendiamo grazie a Dio anche perché don Vincenzo Di Tomaso lunedì 22 febbraio è diventato sacerdote a Rotonda.
Chiediamo al Signore il dono di tanti e santi sacerdoti a servizio della Chiesa e del mondo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Diocesi di Tursi-Lagonegro, insieme alle comunità parrocchiali “San Luca abate” in Carbone, “San Nicola” e “San Giuseppe” in Sant’Arcangelo, con gioia annuncia che il diacono don Flavio Tufaro sarà ordinato presbitero per l’imposizione della mani e la preghiera di ordinazione di S.E. Rev.ma Mons. Vincenzo Carmine Orofino sabato 27 febbraio 2021 alle ore 17.30 nella Chiesa Madre di Sant’Arcangelo (PZ).

 

Il novello presbitero presiederà per le prima volta la Celebrazione eucaristica Domenica 28 Febbraio alle ore 11.00 nella Chiesa di San Giuseppe in Sant’Arcangelo.

Il Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2021

 

 

 

 

 

 

Pubblichiamo di seguito il testo del Messaggio di Papa Francesco per la Quaresima 2021 sul tema: “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme…” (Mt 20,18). Quaresima: tempo per rinnovare fede, speranza e carità. 

Cari fratelli e sorelle,
annunciando ai suoi discepoli la sua passione, morte e risurrezione, a compimento della volontà del Padre, Gesù svela loro il senso profondo della sua missione e li chiama ad associarsi ad essa, per la salvezza del mondo.
Nel percorrere il cammino quaresimale, che ci conduce verso le celebrazioni pasquali, ricordiamo Colui che «umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8). In questo tempo di conversione rinnoviamo la nostra fede, attingiamo l’“acqua viva” della speranza e riceviamo a cuore aperto l’amore di Dio che ci trasforma in fratelli e sorelle in Cristo. Nella notte di Pasqua rinnoveremo le promesse del nostro Battesimo, per rinascere uomini e donne nuovi, grazie all’opera dello Spirito Santo. Ma già l’itinerario della Quaresima, come l’intero cammino cristiano, sta tutto sotto la luce della Risurrezione, che anima i sentimenti, gli atteggiamenti e le scelte di chi vuole seguire Cristo.
Il digiuno, la preghiera e l’elemosina, come vengono presentati da Gesù nella sua predicazione (cfr Mt 6,1-18), sono le condizioni e l’espressione della nostra conversione. La via della povertà e della privazione (il digiuno), lo sguardo e i gesti d’amore per l’uomo ferito (l’elemosina) e il dialogo filiale con il Padre (la preghiera) ci permettono di incarnare una fede sincera, una speranza viva e una carità operosa.

1. La fede ci chiama ad accogliere la Verità e a diventarne testimoni, davanti a Dio e davanti a tutti i nostri fratelli e sorelle
In questo tempo di Quaresima, accogliere e vivere la Verità manifestatasi in Cristo significa prima di tutto lasciarci raggiungere dalla Parola di Dio, che ci viene trasmessa, di generazione in generazione, dalla Chiesa. Questa Verità non è una costruzione dell’intelletto, riservata a poche menti elette, superiori o distinte, ma è un messaggio che riceviamo e possiamo comprendere grazie all’intelligenza del cuore, aperto alla grandezza di Dio che ci ama prima che noi stessi ne prendiamo coscienza. Questa Verità è Cristo stesso, che assumendo fino in fondo la nostra umanità si è fatto Via – esigente ma aperta a tutti – che conduce alla pienezza della Vita.
Il digiuno vissuto come esperienza di privazione porta quanti lo vivono in semplicità di cuore a riscoprire il dono di Dio e a comprendere la nostra realtà di creature a sua immagine e somiglianza, che in Lui trovano compimento. Facendo esperienza di una povertà accettata, chi digiuna si fa povero con i poveri e “accumula” la ricchezza dell’amore ricevuto e condiviso. Così inteso e praticato, il digiuno aiuta ad amare Dio e il prossimo in quanto, come insegna San Tommaso d’Aquino, l’amore è un movimento che pone l’attenzione sull’altro considerandolo come un’unica cosa con sé stessi (cfr Enc. Fratelli tutti, 93).
La Quaresima è un tempo per credere, ovvero per ricevere Dio nella nostra vita e consentirgli di “prendere dimora” presso di noi (cfr Gv 14,23). Digiunare vuol dire liberare la nostra esistenza da quanto la ingombra, anche dalla saturazione di informazioni – vere o false – e prodotti di consumo, per aprire le porte del nostro cuore a Colui che viene a noi povero di tutto, ma «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14): il Figlio del Dio Salvatore.

2. La speranza come “acqua viva” che ci consente di continuare il nostro cammino
La samaritana, alla quale Gesù chiede da bere presso il pozzo, non comprende quando Lui le dice che potrebbe offrirle un’“acqua viva” (Gv 4,10). All’inizio lei pensa naturalmente all’acqua materiale, Gesù invece intende lo Spirito Santo, quello che Lui darà in abbondanza nel Mistero pasquale e che infonde in noi la speranza che non delude. Già nell’annunciare la sua passione e morte Gesù annuncia la speranza, quando dice: «e il terzo giorno risorgerà» (Mt 20,19). Gesù ci parla del futuro spalancato dalla misericordia del Padre. Sperare con Lui e grazie a Lui vuol dire credere che la storia non si chiude sui nostri errori, sulle nostre violenze e ingiustizie e sul peccato che crocifigge l’Amore. Significa attingere dal suo Cuore aperto il perdono del Padre.
Nell’attuale contesto di preoccupazione in cui viviamo e in cui tutto sembra fragile e incerto, parlare di speranza potrebbe sembrare una provocazione. Il tempo di Quaresima è fatto per sperare, per tornare a rivolgere lo sguardo alla pazienza di Dio, che continua a prendersi cura della sua Creazione, mentre noi l’abbiamo spesso maltrattata (cfr Enc. Laudato si’, 32-33.43-44). È speranza nella riconciliazione, alla quale ci esorta con passione San Paolo: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Ricevendo il perdono, nel Sacramento che è al cuore del nostro processo di conversione, diventiamo a nostra volta diffusori del perdono: avendolo noi stessi ricevuto, possiamo offrirlo attraverso la capacità di vivere un dialogo premuroso e adottando un comportamento che conforta chi è ferito. Il perdono di Dio, anche attraverso le nostre parole e i nostri gesti, permette di vivere una Pasqua di fraternità.
Nella Quaresima, stiamo più attenti a «dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano, invece di parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano» (Enc. Fratelli tutti [FT], 223). A volte, per dare speranza, basta essere «una persona gentile, che mette da parte le sue preoccupazioni e le sue urgenze per prestare attenzione, per regalare un sorriso, per dire una parola di stimolo, per rendere possibile uno spazio di ascolto in mezzo a tanta indifferenza» (ibid., 224).
Nel raccoglimento e nella preghiera silenziosa, la speranza ci viene donata come ispirazione e luce interiore, che illumina sfide e scelte della nostra missione: ecco perché è fondamentale raccogliersi per pregare (cfr Mt 6,6) e incontrare, nel segreto, il Padre della tenerezza.
Vivere una Quaresima con speranza vuol dire sentire di essere, in Gesù Cristo, testimoni del tempo nuovo, in cui Dio “fa nuove tutte le cose” (cfr Ap 21,1-6). Significa ricevere la speranza di Cristo che dà la sua vita sulla croce e che Dio risuscita il terzo giorno, «pronti sempre a rispondere a chiunque [ci] domandi ragione della speranza che è in [noi]» (1Pt 3,15).

3. La carità, vissuta sulle orme di Cristo, nell’attenzione e nella compassione verso ciascuno, è la più alta espressione della nostra fede e della nostra speranza
La carità si rallegra nel veder crescere l’altro. Ecco perché soffre quando l’altro si trova nell’angoscia: solo, malato, senzatetto, disprezzato, nel bisogno… La carità è lo slancio del cuore che ci fa uscire da noi stessi e che genera il vincolo della condivisione e della comunione.
«A partire dall’amore sociale è possibile progredire verso una civiltà dell’amore alla quale tutti possiamo sentirci chiamati. La carità, col suo dinamismo universale, può costruire un mondo nuovo, perché non è un sentimento sterile, bensì il modo migliore di raggiungere strade efficaci di sviluppo per tutti» (FT, 183).
La carità è dono che dà senso alla nostra vita e grazie al quale consideriamo chi versa nella privazione quale membro della nostra stessa famiglia, amico, fratello. Il poco, se condiviso con amore, non finisce mai, ma si trasforma in riserva di vita e di felicità. Così avvenne per la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che offre la focaccia al profeta Elia (cfr 1 Re 17,7-16); e per i pani che Gesù benedice, spezza e dà ai discepoli da distribuire alla folla (cfr Mc 6,30-44). Così avviene per la nostra elemosina, piccola o grande che sia, offerta con gioia e semplicità.
Vivere una Quaresima di carità vuol dire prendersi cura di chi si trova in condizioni di sofferenza, abbandono o angoscia a causa della pandemia di Covid-19. Nel contesto di grande incertezza sul domani, ricordandoci della parola rivolta da Dio al suo Servo: «Non temere, perché ti ho riscattato» (Is 43,1), offriamo con la nostra carità una parola di fiducia, e facciamo sentire all’altro che Dio lo ama come un figlio.
«Solo con uno sguardo il cui orizzonte sia trasformato dalla carità, che lo porta a cogliere la dignità dell’altro, i poveri sono riconosciuti e apprezzati nella loro immensa dignità, rispettati nel loro stile proprio e nella loro cultura, e pertanto veramente integrati nella società» (FT, 187).

Cari fratelli e sorelle, ogni tappa della vita è un tempo per credere, sperare e amare. Questo appello a vivere la Quaresima come percorso di conversione, preghiera e condivisione dei nostri beni, ci aiuti a rivisitare, nella nostra memoria comunitaria e personale, la fede che viene da Cristo vivo, la speranza animata dal soffio dello Spirito e l’amore la cui fonte inesauribile è il cuore misericordioso del Padre.
Maria, Madre del Salvatore, fedele ai piedi della croce e nel cuore della Chiesa, ci sostenga con la sua premurosa presenza, e la benedizione del Risorto ci accompagni nel cammino verso la luce pasquale.

Roma, San Giovanni in Laterano, 11 novembre 2020, memoria di San Martino di Tours

12 Febbraio 2021

Il Vescovo Orofino benedice il reparto covid-19 di Chiaromonte

nella Giornata del Malato (11 febbraio 2021) l'attenzione della Diocesi a quanti sono provati dal virus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La 29ma Giornata Mondiale del Malato, ancora più rilevante in tempo di pandemia, porta alla nostra attenzione l’importanza della cura delle relazioni, come si evince dal tema scelto: “La relazione di fiducia alla base della cura dei malati”.

Papa Francesco nel messaggio per la Giornata sottolinea che una “società è tanto più umana quanto più sa prendersi cura dei suoi membri fragili e sofferenti, e sa farlo con efficienza animata da amore fraterno”.

Facendo proprio l’invito del Santo Padre, la Diocesi di Tursi-Lagonegro, attraverso l’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute e la Caritas diocesana, ha ritenuto opportuno celebrare la Giornata Mondiale del Malato in maniera singolare, donando una parte dell’arredo per il nuovo reparto Covid-19 dell’Ospedale “San Giovanni Battista” di Chiaromonte, individuato dalla regione Basilicata per l’area sud della Regione.

Mons. Vincenzo Orofino, vescovo, ha ritenuto opportuno collaborare con gli enti preposti attraverso questa modalità, che non solo permette di celebrare la Giornata del Malato, sottolineando in particolare l’incidenza etica, ma allo stesso tempo rende la Chiesa diocesana partecipe fattivamente, al fianco delle istituzioni territoriali, nelle iniziative di contrasto al Covid19 e per la cura dei malati.

Giovedì 11 febbraio, memoria della Madonna di Lourdes, alle ore 16.00 presso l’Ospedale di Chiaromonte, il Vescovo alla presenza delle Autorità, del direttore ospedaliero dott. Lamboglia, del direttore generale Asl dott. Bochicchio e dei sacerdoti benedirà e visterà il nuovo reparto. Sarà soprattutto l’occasione per ringraziare coloro che da mesi, negli ospedali si prendono cura dei sofferenti con spirito di servizio e abnegazione.

La giornata si concluderà alle ore 17.30 nella Chiesa Parrocchiale, dove il Vescovo insieme ai sacerdoti, nel rispetto delle normative, celebrerà l’Eucarestia ricordando coloro che sono morti a causa del Covid-19, coloro che soffrono, le loro famiglie e tutti coloro che in vario modo e a vario titolo se ne prendono cura.

L’auspicio è che in questa Giornata particolare, ogni uomo e ogni cristiano possa prendere consapevolezza che la cura verso coloro che soffrono non può essere opzionale ma necessaria per il perseguimento del bene e la sua realizzazione.

L’icona del buon Samaritano, immagine dell’agire di Cristo, possa animare tutti coloro che nelle parrocchie, nelle associazioni, negli ospedali e nelle strutture residenziali si occupano costantemente e amorevolmente dei malati, immagine di Cristo.