Tutta la ricchezza pastorale sperimentata in questi cinquant’anni di vita diocesana, i frutti ecclesiali della Visita Pastorale compiuta negli anni 2021 – 2024 e la forza propositiva del cammino sinodale ci chiedono di osare e di avere il coraggio di un reale cambiamento ecclesiale, consapevoli che ogni rinnovamento comporta sempre il recupero della sorgente originaria. Ci è chiesto di stare e operare nella Chiesa per quella che è: mistero di comunione missionaria, come ci ha insegnato il cammino sinodale. Dobbiamo imparare questo stile di vita, definito dalla comunione e dalla missione, evitando di darlo per scontato. Quanto di bello e di buono abbiamo vissuto in questi anni chiede di essere accolto, custodito e di farlo diventare metodo permanente di azione pastorale.
Non si tratta di aggiungere nuove iniziative a quelle esistenti, né di moltiplicare strutture e adempimenti, ma di assumere sempre più chiaramente lo stile sinodale come forma ordinaria della vita della Comunità diocesana e delle nostre parrocchie, «criterio di discernimento, modalità di esercizio dell’autorità, pratica di corresponsabilità e via concreta per annunciare il Vangelo nel tempo presente e in quello che verrà».Lo dobbiamo fare con scelte concrete, capaci di avviare reali processi di rinnovamento ecclesiale, con chiara e ferma decisione, ma anche con pazienza e perseveranza, evitando la tentazione di ottenere risultati immediati.
Siamo chiamati ad avviare, con pazienza e perseveranza, processi di vita cristiana tendenti a favorire relazioni ecclesiali più evangeliche e a formare testimoni credibili del Signore Gesù, per evitare di «parlare di sinodalità senza formare soggetti sinodali, di volere la corresponsabilità senza educare alla responsabilità, di invocare il rinnovamento senza generare cristiani adulti, di tutelare la parrocchia senza immergerla nel respiro ecclesiale, di custodire le tradizioni senza evangelizzarle, di moltiplicare le attività senza verificare se edificano il Regno di Dio, di ridurre l’opera della grazia a invadente attivismo, di confondere una comunità viva con una parrocchia semplicemente occupata». Tutto concorre a dire che il Signore ci chiede un vero rinnovamento, che può scaturire solo da un cuore ridestato dall’incontro con il Signore Gesù. Un incontro che deve riaccadere ogni giorno e ogni istante, per vivere tutto nel rapporto con Cristo. Questo è il culto spirituale che il Signore vuole da ciascuno di noi. Solo questo incontro può cambiare la nostra vita e quella della Comunità a cui apparteniamo. Quando questo accade tutto cambia: la missione non è percepita come mera occupazione, ma è vissuta come lieta e stupefatta testimonianza; il servizio non è un peso, ma espressione di grata condivisione; «l’obbedienza
non è mortificazione, ma fiducia in un bene più grande; la comunione non è un accordo psicologico, ma riconoscimento di una comune origine. La presenza cristiana diventa allora riconoscibile non perché ostenta simboli religiosi, ma perché introduce nel mondo un’umanità diversa: più libera, più lieta, più disponibile, più capace di stare davanti alle circostanze senza fuggire».
«Come pietre vive, siamo chiamati a essere Chiesa ben radicata nel territorio, Chiesa che cammina in mezzo alle fatiche e alle speranze della gente, esperta nell’arte di ascoltare e di accompagnare, curando le relazioni». Confortati dall’esortazione che il Sommo Pontefice ha rivolto alla comunità cristiana di Pavia, anche noi dobbiamo riproporre con maggiore convinzione la ricchezza antropologica e la forza dirompente della Dottrina sociale della Chiesa attraverso tutte quelle iniziative che la nostra creatività riesce a mettere in atto per discernere con sguardo evangelico i fenomeni che orientano la vita sociale del nostro territorio.
In particolare, è bene dare seguito a quanto abbiamo compiuto lo scorso anno pastorale in ordine alla “profezia sociale” e approfondito durante il Convegno diocesano residenziale di Scalea (CS), con la relazione del dott. Gianpiero Perri e il discernimento del gruppo di studio 6. Occorre recuperare il protagonismo dei singoli e delle comunità, insito nella vita di coloro che seguono il Signore Gesù e sono affascinati dallo spettacolo della santità.

