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Fatti di Caritas… e non solo parole

“Non amiamo a parole ma coi fatti”: uno slogan o forse un monito? Un sogno o una preghiera? Ci sono luoghi dove non amare a parole ma coi fatti è solo la semplice realtà, quella ordinaria. È così nella Caritas parrocchiale di Chiaromonte dove le mele, donate alla parrocchia, diventano torte da vendere per l’autofinanziamento, dove gli immigrati che arrivano “nudi” e “forestieri” vengono vestiti e ospitati, dove gli anziani creano gli addobbi per l’albero della solidarietà. È così a Lagonegro dove l’Episcopio è diventato “mensa dei poveri” e magazzino di viveri, la dispensa di chi ha fame e ancora a Colobraro, dove educare alla carità è uno stile di vita quotidiano, dove si cucina anche nei pentoloni da campo perché ci sia abbastanza cibo per tutti, dove le scuse di chi inventerebbe di tutto pur di non stare solo non sono “capricci” o a Sant’Arcangelo dove il povero che grida viene ascoltato e saziato, dove l’oratorio è anche scuola di danza gratuita, laboratorio dove usare le mani per costruire una relazione senza chiedere nulla in cambio, senza se, senza però e senza forse. Questi sono solo alcuni dei fatti raccontati al Convegno delle Caritas Parrocchiali che si è tenuto a Tursi domenica 12 novembre e che ha aperto la settimana di riflessione in preparazione alla Giornata Mondiale dei Poveri voluta da Papa Francesco per domenica 19 novembre.
Nel Messaggio per la Giornata il Papa aveva espresso un desiderio: le comunità cristiane si impegnino a creare momenti di incontro e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto.
La Caritas Diocesana di Tursi-Lagonegro ha accolto l’invito, si è lasciata invitare alla mensa dei poveri, alla festa di Dio dal 12 al 19 novembre, in un percorso di condivisione e riflessione.
Il Vescovo monsignor Vincenzo Orofino, don Giuseppe Gazzaneo, direttore della Caritas e vicario episcopale per la carità, l’equipe Caritas diocesana, il Laboratorio Caritas diocesano, le Caritas parrocchiali: uomini e donne di buona volontà, animati da un senso di responsabilità comune, dalla consapevolezza che i poveri “non sono un problema ma una risorsa a cui attingere per accogliere e vivere l’essenza del Vangelo”, hanno accolto l’invito del Papa e si sono messi in cammino. Hanno intrapreso un viaggio attraversando la Diocesi, macinando chilometri e, partiti da Tursi domenica 12, martedì 14 novembre si sono incontrati a Policoro per ascoltare la voce incrinata dall’emozione di Ivan Sagnet. Ivan che, arrivato in Italia dal Camerun con un sogno e catapultato nell’incubo del caporalato a Nardò, nella Puglia della raccolta dei pomodori, non ha dimenticato che la dignità della persona è sacra e si è ribellato, inneggiando allo sciopero, facendo arrivare il suo grido alla Magistratura che ha arrestato 16 caporali e li ha condannati per riduzione in schiavitù. L’incubo, che Ivan ha vissuto, è tornato ad essere un sogno, è diventato legge contro il caporalato, un’associazione dall’emblematico nome “NO CAP” che diventerà presto una rete di supermercati dove si venderanno prodotti raccolti da mani che nessuno ha sfruttato. Alla voce tremante di Ivan ha fatto eco quella indignata di Gianni Fabbris di Altragricoltura a difesa della nostra terra, dei contadini, dei lavoratori in lotta contro la speculazione che crea crisi economica e inequità sociale.
Mercoledì 15 novembre il viaggio è proseguito verso Lagonegro per ascoltare i fatti della vita di Andrea Costantino che, dopo aver giocato d’azzardo ha capito che il gioco più bello è puntare sulla vita, per imparare da Angela Canzoniere, psicologa e psicoterapeuta della Cooperativa “Il pozzo di Sicar” di Tricarico, che il gioco può diventare un carcere e tramutarsi in malattia, ma anche che chi vive un dramma del genere può essere curato, facendosi carico della sua persona al di là dei dati e delle false probabilità. Piera Vitelli, della Comunità Exodus di Tursi, ha raccontato dei suoi ragazzi, quelli che hanno cercato i paradisi artificiali, che si sono persi per le strade senza meta della droga e dell’alcool, e ha rivolto il suo accorato appello ai 60 ragazzi dell’Istituto “Pitagora” di Policoro, che hanno partecipato al Concorso indetto dalla Caritas e dal Miur sulla Ludopatia con i loro disegni e le loro speranze, invitandoli a farsi testimoni e protagonisti nella lotta alle forme di dipendenza. Mons. Orofino ha consegnato una targa a una delle allieve del Pitagora, segno di ringraziamento per l’impegno e per cristallizzare il senso profondo di una battaglia che si può vincere.
La riflessione è passata per Francavilla in Sinni: giovedì 16 novembre si è tenuto un incontro in cui poter conoscere modi diversi di “essere abili”. Nicoletta Messuti ha presentato i ragazzi con disabilità di Casa Angelica con sede a Lauria, quelli del “Dopo di Noi”, le persone a cui la legge 112 del 22.06.2016 vorrebbe garantire il benessere, l’autonomia e la piena inclusione sociale, persone che hanno bisogno di Nicoletta e degli altri operatori come quelli di Casa Angelica per sentirsi a casa e in famiglia anche quando non ne hanno più una.
“La diversa abilità presuppone un diverso modo di essere, essere autistico presuppone un altro modo di sentire per cui un abbraccio può essere solo un sovraccarico sensoriale di impulsi contraddittori”: le parole di Franco Addolorato, dette con la forza dell’esperienza, con l’autorità della conoscenza e dell’impegno, col sentimento di un padre che ha spesso bisogno delle sagge parole del figlio, Vincenzo, che con voce impostata ha ricordato al suo papà e a tutti i presenti che “solo chi sogna può volare”.
Riflettendo sui fatti e sui gesti siamo arrivati a San Brancato di Sant’Arcangelo per parlare di “immigrazione”. E da qui il cuore e la mente hanno spaziato a tutto tondo. Caterina Boca, avvocato e consulente del Coordinamento Nazionale Immigrazione di Caritas Italiana, coi dati nazionali ed europei sull’immigrazione, lei che da anni vive a Roma ma viene da Vena, paesino calabrese a cultura arbereshe che negli anni ‘90, quando gli albanesi sbarcarono in massa sulle coste pugliesi ha visto suo padre partire alla volta di Bari per andare ad accogliere i “compaesani” e portarli a Vena e dar loro un tetto e un sostegno… che sente ancora suo padre lamentarsi perché gli hanno messo fuori uso una lavatrice. A Caterina ha fatto eco don Giuseppe Gazzaneo che ha ricordato che “siamo uomini e non lavatrici… non abbiamo bisogno di separarci per colore!”. I presenti all’incontro di venerdì 17 novembre hanno ancora negli occhi il piccolo Hiab, figlio di una coppia di immigrati, ospite del Cas di Rotondella, che di fronte alla croce pettorale di Mons. Orofino ha mostrato, sollevando il suo maglioncino blu, la piccola croce di legno che aveva al collo e, in un gesto innocente, ha scritto un trattato sull’uguaglianza e la fratellanza in Cristo! Nessuno dimenticherà le parole dei due ragazzi immigrati che hanno voluto raccontarci i “fatti loro”, che a Senise e a San Brancato si sentono a casa, come se fossero nati qui, che pensano che l’immigrazione sia un movimento di persone alla ricerca di se stesse e non solo la ricerca affannosa e disperata di un posto dove stare. E nessuno scorderà le parole del sociologo Rocco Di Santo, che dopo aver dato i suoi numeri, ha guardato il piccolo Hiab ricordandoci che lui è il futuro.
Ma perché vi sia un futuro sereno è necessario che vi sia lavoro per tutti. Avevamo, dunque, l’obbligo di riflettere sulla crisi economica e sulla mancanza di occupazione. E lo abbiamo fatto a Senise, al Centro Parrocchiale, con gli imprenditori Franco Cupparo e Rocco Messuti e le loro storie: Cupparo che da ragazzo faceva l’acquaiolo in un cantiere a Ginosa e oggi da lavoro a cento persone, Messuti che, insieme a suo fratello Egidio, per amore del suo paese, è rimasto a Senise lanciandosi in un’avventura che oggi gli consente di dare lavoro a 60 occupati. Lo abbiamo fatto con Maria Grazia Tammone, psicologa e psicoterapeuta della Caritas di Tricarico, della Cooperativa “Il pozzo di Sicar”, nata dall’esperienza dei progetti in Caritas e in seno alla Chiesa che si occupa di nuove e vecchie dipendenze, di sostegno alle famiglie con grave disagio economico, e che offre lavoro a 16 persone. E ancora con Franco Marcone e la sua esperienza nel mondo sindacale, dalla parte dei lavoratori con uno sguardo attento e le mani protese ad offrire supporto e spesso conforto.
Su tutte la voce del Vescovo che ha ricordato come “ognuno di noi, quando viene al mondo, è accolto in una relazione, in una relazione d’amore. Le relazioni sono fatti, non sono solo parole o sentimenti! La carità è un fare, è un’azione! Le relazioni non sono funzionali a un qualche cosa ma sono qualificanti. La vita delle persone si determina dalle relazioni, le relazioni danno qualità alle persone. Le persone, davvero degne di questo nome, amano relazionarsi con gli altri. Ma qualcosa si è guastato nel cuore dell’uomo e invece di globalizzare la solidarietà stiamo globalizzando l’indifferenza e il rifiuto. Se rimaniamo fedeli alla nostra natura saremo naturalmente portati ad aprirci agli altri e più ci apriremo agli altri più saremo realizzati. Non c’è bisogno di essere eroi per stare accanto a chi porta con sé una povertà… basta essere normali”.
Domenica 19 novembre, Giornata Mondiale dei Poveri, la Caritas Diocesana con il Vescovo e il Direttore è arrivata a Lauria dove, realizzando il desiderio del Papa, ha diviso il pane coi poveri e coi poveri ha celebrato l’Eucarestia, ai piedi del Beato Lentini a cui quest’anno guardiamo in maniera particolare nel ricordo del 20mo anniversario della beatificazione.
E a tavola c’erano Enzo che tifa Juve, Domenica col suo sguardo timido e la sua collana di perle, Maria e il suo voler essere abbracciata, Gigino coi suoi occhi sorridenti… e tra loro la Caritas Parrocchiale, la Croce Rossa, i volontari, gli operatori delle caritas parrocchiali della diocesi, uomini e donne di buona volontà che tengono fisso lo sguardo su quanti gridano aiuto e chiedono solidarietà.
Una settimana ricca di fatti, di gesti di premura e cordialità, che lascia il segno nella vita di tanti: ci sta a cuore il benessere della nostra gente, la promozione della persona, la bontà dell’operato ordinario della Chiesa e delle istituzioni presenti nel territorio. Perché parlare di povertà non è questione di astrazione ma di attenzione concreta a uomini e donne che vivono problematiche di cui Caritas vuole farsi carico in vista di percorsi educativi strutturati e abituali.
In un mondo che ci suggerisce di imitare ciò che il marketing decide per noi, vogliamo farci imitatori della vita di Cristo, portarlo nelle nostre esistenze e far sì che pervada le nostre responsabilità sociali a garanzia della giustizia delle nostre decisioni e dei nostri gesti.
Maria Lucia Cristiano

Avvento-Natale di Fraternità 2017

Un cuore che vede nasce da un cuore che ascolta. Vuole sostenere l’Oasi di Spiritualità “Santa Maria degli Angeli” in Lagonegro la Colletta che la Caritas diocesana promuove come gesto educativo nel periodo dell’Avvento e del Natale.
Caritas Diocesana invita a versare i donativi su conto corrente postale n. 1019117413 intestato a “DIOCESI DI TURSI-LAGONEGRO” specificando la causale “AVVENTO – NATALE 2017”.

La settimana di riflessione in preparazione alla prima Giornata mondiale dei Poveri

Non amiamo a parole ma con i fatti”. È con questa frase tratta dalla prima lettera di Giovanni che Papa Francesco ci vuole condurre nella riflessione per la prima Giornata Mondiale dei Poveri da lui stesso voluta al termine del Giubileo della Misericordia come occasione concreta per dare seguito a quell’evento straordinario, e che celebreremo il 19 novembre p.v. “La nuova Giornata è occasione per farsi incontro ai più poveri, per trascorrere un po’ di tempo con loro, per avvicinarsi, per invitarli nella nostra comunità e nella nostra casa non come “persone bisognose” ma come fratelli che ci possono accompagnare nella crescita come cristiani e come uomini. Senza dimenticare che a fondamento di questo incontro sta sempre la preghiera, specialmente quella del Padre Nostro che è la preghiera dei poveri in cui nessuno viene emarginato, ma tutti si riconoscono come uno”. Lo scrive don Giuseppe Gazzaneo, vicario episcopale per la Carità, presentando la Settimana di riflessione in preparazione alla prima Giornata mondiale dei Poveri che in Diocesi si articola con una serie di momenti e appuntamenti non solo celebrativi ma di testimonianza, di riflessione su tematiche di attualità legate al nostro territorio e di condivisione.
Il nostro Vescovo, nella Lettera Pastorale “Al fine di edificare il Corpo di Cristo”, ci ricorda che “la sofferenza e la povertà sono scuole di vita e di amore per tutti, insegnano ad ascoltare e a non enfatizzare i problemi, fanno ritrovare semplicità ed essenzialità, chiedono attenzione solidale e comunicano fortezza morale. Poveri e sofferenti sono i garanti dell’affetto e della tenerezza che ogni essere umano ha bisogno di dare e ricevere” (n. 33).
Il Papa, nel Messaggio per la Giornata, ci esorta a “creare momenti di incontri e di amicizia, di solidarietà e di aiuto concreto” (n. 7).
La Diocesi di Tursi-Lagonegro ha organizzato una settimana di riflessione che dovrà formulare gesti concreti a favore dei poveri.
La settimana si aprirà con il Convegno annuale delle Caritas Parrocchiali il 12 novembre a Tursi, nel pomeriggio.
Martedì 14 novembre alle 18.30 a Policoro ci sarà un convegno sul tema del “caporalato”.
Mercoledì 15 novembre alle 18.30 a Lagonegro sulla “ludopatia e le altre dipendenze”.
Giovedì 16 novembre alle 18.30 a Francavilla in Sinni sulle “diverse abilità”.
Venerdì 17 novembre alle 18.30 a San Brancato di Sant’Arcangelo sulla “immigrazione”.
Sabato 18 novembre alle 18.30 a Senise dulla “crisi economica”.
Si concluderà la settimana domenica 19 novembre a Lauria, casa del beato Domenico Lentini, il Santo dei poveri, con il pranzo di solidarietà e la Santa Messa presiduta da Mons. Orofino.
Anche le comunità parrocchiali sono invitate a organizzare dei momenti di riflessione secondo modalità opportune e proprie.
Tra i gesti parrocchiali c’è quello del mandato ai ministri straordinari della Comunione perché questi possano, consapevolmente, offrire il loro servizio come gesto di amore e carità a nome della Comunità parrocchiale, certi che l’attenzione più alta rimane quella di portare il Signore a quanti sono impossibilitati, per motivi di salute o per l’età, a recarsi in chiesa la domenica.

Convegno regionale incaricati parrocchiali del Sovvenire

IL CONVEGNO DEL SOVVENIRE, NARRATO A PAROLE E FOTOGRAMMI
Si è svolto a livello regionale l’incontro per i referenti parrocchiali del Sovvenire per le sei diocesi della Basilicata. Il tema centrale è stato sviluppato dal dott. Stefano Gasseri: “La promozione del sostegno economico alla Chiesa. Il ruolo del referente parrocchiale”. Un vero momento di alfabetizzazione per i nuovi incaricati e un’occasione per rinnovare l’impegno per quanti svolgono questo ministero già da tempo. L’incontro si è tenuto nel pomeriggio di sabato 11 novembre 2017 presso la Sala ricevimenti “Villa Arcobaleno” in Brindisi di Montagna (PZ).
Nell’introduzione al Convegno, don Domenico Lorusso, incaricato regionale, ha richiamato come “servizio e partecipazione siano segni esteriori dell’appartenenza alla Chiesa” e che “la promozione del sostegno economico alla Chiesa va collocata nella pastorale ordinaria della Comunità Cristiana”. Ha quindi ribadito che l’incaricato parrocchiale debba farsi carico, insieme agli organismi di partecipazione alla vita parrocchiale, di educare, in maniera ordinaria al sostegno economico (e non solo in occasione della Giornata “Insieme ai Sacerdoti” e di promozione dell’8×1000), insieme ai parroci e ai consigli per gli affari economici. Ha quindi proposto a modello di carità San Martino di Tours, nella sua memoria liturgica, richiamando il dono del suo mantello.
S. E. Mons. Giovanni Intini, vescovo di Tricarico e delegato della CEB per il Sovvenire, ha quindi ribadito che parlare del promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica non è fare un discorso tecnico ma si tratta di entrare in un ordine di idee che permette di cogliere quale sia il quadro di riferimento ecclesiale nel quale viviamo. Richiamandosi a 2Cor 8-9 (la colletta promossa da Paolo per la Chiesa Madre di Gerusalemme) si è riferito a san Paolo che porta a modello di generosità la Chiesa di Macedonia: pur non essendo ricca è stata davvero generosa. Paolo scrive che la generosità prova la sincerità dell’amore attraverso la premura verso gli altri. Anche oggi l’amore va manifestato e mostrato, provvedendo ai bisogni della Comunità cristiana a tutto tondo. Gesù Cristo da ricco che era si è fatto povero per venire incontro alla debolezza degli uomini.
Il riferimento a Lumen Gentium 8 ha permesso di richiamare alla mente dei tanti presenti che la Chiesa non è una ong ma nemmeno una società spirituale senza strutture: la Chiesa è un organo visibile sulla terra di cui Cristo si serve per comunicare al mondo fede e speranza.
Anche la Chiesa è chiamata a percorrere la via della povertà per porgere al mondo la salvezza nello stile della sobrietà e della libertà nell’uso dei beni del mondo. Da questo quadro ecclesiologico nasce l’esperienza del Sovvenire e il modello dell’ecclesiologia di comunione rimane la sua base. Poiché la Chiesa è comunione, è famiglia, oggi occorre ribadire che vanno educate tante persone che pensano la Chiesa come un’agenzia che offra servizi religiosi: in parrocchia non siamo ospiti di passaggio in una stazione di servizi. L’esperienza della “Chiesa-comunione” può permettere di far comprendere anche la corresponsabilità. E lo stile di trasparenza è fondamentale nelle nostre comunità, non è solo uno spot promozionale.
Don Giuseppe Abbate, moderatore dell’incontro, ha richiamato che per chi vive in trasparenza e nella legalità non ci sia nulla da temere. Anzi la pedagogia della corresponsabilità e della generosità prevede percorsi educativi più efficaci se si vive in maniera immediata anche la narrazione del bene che si fa con le risorse a disposizione della Chiesa.
Stefano Gasseri, da anni in prima fila nella promozione della mentalità del Sovvenire in Italia, è partito nel suo intervento dall’affermare che solo quando l’uomo si concepisce legato a tutti gli altri, sentiti come fratelli, sia concepibile una prassi pastorale nella quale il bene comune e la povertà non sono cose astratte. La povertà a cui invita Gesù nel Vangelo è quella che vuole arricchire l’altro a cui si è legati perché fratello. Per i credenti, discepoli di Gesù e membri della Chiesa, si tratta di strutturare relazioni di fraternità, relazioni autenticamente e cristianamente vissute. L’importanza del “sovvenire alle necessità della Chiesa” va ribadita per educarci a vivere in uno spirito di comunione vera, con il solo obiettivo del bene comune. L’economia di condivisione è conseguenza di una carità vissuta come relazione di amore. Qui si tratta di capire che “mi sta a cuore” la Chiesa quindi partecipo, sono trasparente, mi sento legato ai fratelli di una comunità che mi appartiene.
Per luogo comune c’è chi dice: ai preti ci pensa il Vaticano, al loro stipendio ci pensa l’8×1000…
Da 2000 anni nella Chiesa la generosità dei fedeli è stata sempre la fonte primaria di sussistenza dei fedeli che accedono agli ordini sacri e della realizzazione delle opere di culto e sociali. Quando Chiesa e Stato hanno fatto il Concordato la cosa chiara era che al sostentamento dei sacerdoti provvedono i fedeli. Quindi è stato richiamato ai presenti che uno dei precetti della Chiesa dice di provvedere e sovvenire alle necessità della Chiesa. Il Codice di diritto canonico dice che ai fedeli (quindi a tutti i battezzati) spetta di sostenere i sacerdoti.
Con la congrua accadeva che chi viveva in una parrocchia benestante stava bene, chi invece era vice parroco o operava in una parrocchia povera o piccola rischiava di fare la fame.
Primo compito ribadito agli incaricati parrocchiali è quello di incentivare le offerte deducibili: lo Stato mette a disposizione questo strumento per aiutare i fedeli, riconoscendo loro un’agevolazione fiscale, a sostenere i sacerdoti. L’idea originaria era basata sulla prospettiva che dovessero essere sufficienti al sostentamento dei sacerdoti le offerte liberali e le rendite delle proprietà acquisite dagli istituti diocesani di sostentamento del clero. Così non è stato perché da cica 30 anni si è dovuto ricorrere, annualmente, ad una fetta dei fondi dell’otto per mille per giungere alla cifra che permette di offrire ai sacerdoti l’integrazione spettante loro.
Con la legge 222/85 sono nati gli istituti diocesani e si è avviato un percorso di perequazione tra parrocchie più povere e parrocchie più ricche. Nel momento in cui un sacerdote ha un’altra entrata (insegnante, cappellano…) questi non ha bisogno di attingere alle risorse dell’istituto diocesano. Perciò il bisogno di un istituto centrale per il sostentamento del clero che acquisisce le offerte e le ripartisce in maniera perequativa.
L’8×1000 alla Chiesa cattolica nasce per il culto e la pastorale, per la carità in Italia e nel Terzo Mondo e per il sostentamento del clero. Per quest’ultima voce si tratta di un capitolo integrativo. La condivisione non è solo una bella parola ma è la felice scoperta da cui si vuole ripartire. Compito dell’incaricato parrocchiale del Sovvenire è anche quello di conoscere la parrocchia: il pensionato, il signore che non è tenuto alla dichiarazione dei redditi vanno cercati, educati, riscoprendo il porta a porta perché il concetto di promozione apre al prenderci cura del bene comune. Sì, perché sovvenire significa proprio prendersi cura.
Infine il dott. Gasseri ha raccontato che in tante diocesi ci sono cose straordinarie, portando alcuni esempi ai presenti. Per sovvenire occorre promuovere e ogni incaricato per promuovere deve innanzitutto formarsi. Stare con la gente è il vero senso della missione.
Dal Convegno emerge il bisogno di sostenere la Chiesa. Lo ha affermato a conclusione dell’incontro Mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo metropolita: a tutto tondo la vita delle nostre parrocchie deve esprimere trasparenza e partecipazione. La formazione e l’informazione al sovvenire è questione di mentalità a cui richiamarci ed educarci per informare e formare i nostri fratelli che vivono nelle parrocchie delle diocesi lucane. Non c’è da vergognarsi ma da spendersi perché più si vive in maniera libera più si è evangelici e credibili: la forza del nostro impegno rimane la testimonianza dell’appartenenza alla Chiesa di cui ci sentiamo davvero figli riconoscenti. E solo la riconoscenza apre le porte del cuore a vivere con generosità e consapevolezza.
Don Giovanni Lo Pinto

La proposta per le Famiglie: Betania… e non solo

clicca qui per scaricare la brochure preparata dall’Ufficio di Pastorale Familiare
La Commissione per la Pastorale familiare della Diocesi di Tursi-Lagonegro propone sei giornate di ritiro spirituale, distribuite nell’arco dell’anno pastorale, come occasione di ristoro per le famiglie, nella luce della grazia di Dio e nella fraterna condivisione di una domenica da vivere insieme.
Santuario di Anglona a Tursi (per le zone pastorali Jonica e Val d’Agri) e Convento di Santa Maria degli Angeli a Lagonegro (per le zone Mercure-Tirrenica e Sinnica) sono i luoghi scelti. Il programma si articolerà dalle 9.30 alle 16.30.
Le date: 22 ottobre e 3 Dicembre 2017, 28 Gennaio, 18 Febbraio, 11 Marzo e 22 Aprile 2018
Sono previsti ulteriori momenti, per i fidanzati, con il percorso #fidanzAMI che si rivolge ai giovani che si sentono chiamati ad un progetto di vita insieme.
Il fidanzamento, infatti, è un tempo importante di discernimento vocazionale, con delle caratteristiche proprie, che prepara ad uno stato di vita nuovo. Un tempo di scoperta del disegno di Dio sui fidanzati.
12 Novembre 2017 a Policoro presso l’Istituto delle Suore Figlie dell’Oratorio
29-30 Dicembre 2017 a Lagonegro presso il Convento di Santa Maria degli Angeli
11 Febbraio e 15 aprile 2018 a Policoro presso l’Istituto delle Suore Figlie dell’Oratorio
Una proposta ricca che si completa con altri tre appuntamenti:
31 DICEMBRE, Festa della Santa Famiglia: in ogni parrocchia, tutte le famiglie insieme con i nubendi, coloro che si sono sposati nell’anno in corso e coloro che celebrano l’anniversario di matrimonio si rende lode al Signore per il dono della famiglia.
4 FEBBRAIO, Giornata Diocesana per la Vita, istituita nel 1978, in occasione dell’approvazione della legge 194,  si propone di ricordare al mondo che il dono prezioso della Vita merita di essere custodito fin dal suo concepimento.
2 GIUGNO, Giornata Diocesana della Famiglia, istituita con lo scopo di vivere la comunione attraverso lo “stare insieme”, consapevoli che le relazioni si coltivano attraverso la semplicità del vedersi e del condividere.
Per informazioni è possibile contattare:
– don Guido Barbella 328 6125520
– don Giuseppe Viggiani 3492518746
Coniugi Esposito 3284271372
– don Michelangelo Crocco 3289124916
Coniugi Antonucci 3331976647