Archivi della categoria: Curia e Uffici Pastorali

In preghiera per le vocazioni

Domenica 25 aprile 2021 la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni

 

 

 

 

 

 

 

“A questo tendono le vocazioni: a generare e rigenerare vite ogni giorno. Il Signore desidera plasmare cuori di padri, cuori di madri: cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze”. Così scrive Papa Francesco nel suo Messaggio, datato 19 marzo, per la 58ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebra domenica 25 aprile. Tema scelto da Papa Francesco, nello speciale Anno dedicato al Patrono della Chiesa universale, indetto lo scorso 8 dicembre, “San Giuseppe: il sogno della vocazione”. Il materiale per l’animazione della giornata, predisposto fin da settembre dall’Ufficio Nazionale per la pastorale delle vocazioni, è disponibile nel sito dell’Ufficio.

 

(da www.chiesacattolica.it)

RINVIATA – Ordinazione sacerdotale di don Flavio Tufaro

a Sant'Arcangelo (PZ) sabato 27 febbraio 2021

AVVISO PER I FEDELI DELLA DIOCESI
Causa covid, l’ordinazione sacerdotale di don Flavio Tufaro, in programma per sabato 27 febbraio, è rinviata a data da destinarsi. Accompagniamolo con la preghiera e rendiamo grazie a Dio anche perché don Vincenzo Di Tomaso lunedì 22 febbraio è diventato sacerdote a Rotonda.
Chiediamo al Signore il dono di tanti e santi sacerdoti a servizio della Chiesa e del mondo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Diocesi di Tursi-Lagonegro, insieme alle comunità parrocchiali “San Luca abate” in Carbone, “San Nicola” e “San Giuseppe” in Sant’Arcangelo, con gioia annuncia che il diacono don Flavio Tufaro sarà ordinato presbitero per l’imposizione della mani e la preghiera di ordinazione di S.E. Rev.ma Mons. Vincenzo Carmine Orofino sabato 27 febbraio 2021 alle ore 17.30 nella Chiesa Madre di Sant’Arcangelo (PZ).

 

Il novello presbitero presiederà per le prima volta la Celebrazione eucaristica Domenica 28 Febbraio alle ore 11.00 nella Chiesa di San Giuseppe in Sant’Arcangelo.

Il Vescovo Orofino benedice il reparto covid-19 di Chiaromonte

nella Giornata del Malato (11 febbraio 2021) l'attenzione della Diocesi a quanti sono provati dal virus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La 29ma Giornata Mondiale del Malato, ancora più rilevante in tempo di pandemia, porta alla nostra attenzione l’importanza della cura delle relazioni, come si evince dal tema scelto: “La relazione di fiducia alla base della cura dei malati”.

Papa Francesco nel messaggio per la Giornata sottolinea che una “società è tanto più umana quanto più sa prendersi cura dei suoi membri fragili e sofferenti, e sa farlo con efficienza animata da amore fraterno”.

Facendo proprio l’invito del Santo Padre, la Diocesi di Tursi-Lagonegro, attraverso l’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute e la Caritas diocesana, ha ritenuto opportuno celebrare la Giornata Mondiale del Malato in maniera singolare, donando una parte dell’arredo per il nuovo reparto Covid-19 dell’Ospedale “San Giovanni Battista” di Chiaromonte, individuato dalla regione Basilicata per l’area sud della Regione.

Mons. Vincenzo Orofino, vescovo, ha ritenuto opportuno collaborare con gli enti preposti attraverso questa modalità, che non solo permette di celebrare la Giornata del Malato, sottolineando in particolare l’incidenza etica, ma allo stesso tempo rende la Chiesa diocesana partecipe fattivamente, al fianco delle istituzioni territoriali, nelle iniziative di contrasto al Covid19 e per la cura dei malati.

Giovedì 11 febbraio, memoria della Madonna di Lourdes, alle ore 16.00 presso l’Ospedale di Chiaromonte, il Vescovo alla presenza delle Autorità, del direttore ospedaliero dott. Lamboglia, del direttore generale Asl dott. Bochicchio e dei sacerdoti benedirà e visterà il nuovo reparto. Sarà soprattutto l’occasione per ringraziare coloro che da mesi, negli ospedali si prendono cura dei sofferenti con spirito di servizio e abnegazione.

La giornata si concluderà alle ore 17.30 nella Chiesa Parrocchiale, dove il Vescovo insieme ai sacerdoti, nel rispetto delle normative, celebrerà l’Eucarestia ricordando coloro che sono morti a causa del Covid-19, coloro che soffrono, le loro famiglie e tutti coloro che in vario modo e a vario titolo se ne prendono cura.

L’auspicio è che in questa Giornata particolare, ogni uomo e ogni cristiano possa prendere consapevolezza che la cura verso coloro che soffrono non può essere opzionale ma necessaria per il perseguimento del bene e la sua realizzazione.

L’icona del buon Samaritano, immagine dell’agire di Cristo, possa animare tutti coloro che nelle parrocchie, nelle associazioni, negli ospedali e nelle strutture residenziali si occupano costantemente e amorevolmente dei malati, immagine di Cristo.

Giornata per la Vita e per la Pace 2021

Domenica 7 febbraio 2021, alle ore 19.30, in collegamento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

https://fb.watch/3vXicZumFs/

Si svolgerà in streaming l’edizione 2021 della Giornata per la Vita e per la Pace che per la Diocesi di Tursi-Lagonegro rappresenta uno dei momenti di maggiore coinvolgimento.
La Commissione di Pastorale Familiare rende noto che, come di consueto, avrà un taglio esperienziale, sarà un racconto di “risurrezione” e di “moltiplicazione”.
Sarà possibile partecipare seguendo in diretta streaming sulla pagina Facebook della Diocesi. Su questa pagina del sito internet sarà possibile, durante il collegamento, trovare il link di rimando alla diretta.

 

Clicca qui per il Messaggio che il Consiglio Episcopale Permanente della CEI ha preparato per la 43ma Giornata Nazionale per la Vita che si celebrerà il 7 febbraio 2021 sul tema “Libertà e vita”.

 

Appuntamento formativo in preparazione alla Giornata del Malato

in collegamento Martedì 9 febbraio 2021 alle ore 16.00

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CLICCA QUI PER IL VIDEO: https://fb.watch/3ymDl9D7nS/

In preparazione alla 29ma Giornata Mondiale del Malato (11 febbraio 2021), che quest’anno diviene ancora più rilevante, l’Ufficio diocesano di Pastorale della Salute di Tursi-Lagonegro organizza un approfondimento teologico-etico e pastorale.

Martedì 9 febbraio dalle ore 16.00 alle 17.00, su piattaforma Zoom e sulla pagina Facebook della Diocesi, don Massimo Angelelli, direttore Nazionale dell’Ufficio di Pastorale della Salute presenterà il documento “Alla sera della vita. Riflessioni sulla fase terminare della vita terrena”.

A introdurre la relazione sarà don Nicola Caino, direttore dell’Ufficio di Pastorale della Salute di Tursi-Lagonegro; conclude S. E. Mons. Vincenzo Orofino, vescovo diocesano e Segretario della Commissione CEI per la Salute.

L’appuntamento è rivolto agli operatori pastorali, sanitari, ai ministri straordinari della Comunione e a tutti coloro che in maniera associativa e personalmente si occupano della cura dei malati e del mondo della sofferenza.

È l’occasione per compiere una seria riflessione sulla vita e su come siamo chiamati a prendercene cura. L’incontro ha lo scopo di ampliare lo sguardo sulla persona umana in un orizzonte più grande che non si esaurisce nella vita terrena ma che ha il suo compimento nella vita eterna.

Riflettere sul fine vita dell’uomo significa comprendere in che modo accompagnare l’uomo in ogni stagione della sua esistenza, anche quando quest’ultima è segnata dalla malattia che può essere anche terminale. Si tratta di offrire premure al malato terminale, sostenendolo e instaurando con lui una relazione che tenga insieme vari aspetti: medico, familiare, spirituale e psicologico.

Ordinazione sacerdotale di don Vincenzo Di Tomaso

a Rotonda (PZ) lunedì 22 febbraio 2021

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Diocesi di Tursi-Lagonegro, unitamente alle comunità parrocchiali “Natività di Beata Vergine Maria” in Rotonda e “Sant’Ippolito” in Roma, con gioia annuncia che il diacono don Vincenzo Di Tomaso sarà ordinato presbitero per l’imposizione della mani e la preghiera di ordinazione di S.E. Rev.ma Mons. Vincenzo Carmine Orofino lunedì 22 febbraio 2021 alle ore 17.00 presso il Palazzetto dello Sport di Rotonda.

Sarà possibile seguire la Celebrazione sulla pagina Facebook “Parrocchia Natività di Beata Maria Vergine – Rotonda”, sul canale 876 (Mediasud) del digitale terrestre o sul sito dell’emittente www.italiacable.it

Il novello presbitero presiederà le Celebrazioni eucaristiche di Martedì 23 Febbraio alle ore 11.00 e 17.30 nella Chiesa Madre di Rotonda.

 

 

A RITMO DELL’AMORE

Corso online per fidanzati

La Commissione per la Pastorale della Famiglia propone il cammino preparatorio al sacramento delle nozze.

Si terrà su piattaforma ZOOM e avrà la durata di 6 incontri. Volutamente non sarà trattato il Rito, perché provveda ciascun parroco a organizzare la celebrazione.
Ci si può iscrivere contattando la Commissione.
Su richiesta sarà rilasciato anche un certificato di frequenza.
La prossimità del Santo Natale offre l’occasione per augurare ogni bene e fecondità spirituale.
Un caro saluto fraterno,
Don Michelangelo
e la Commissione per la Pastorale della Famiglia.

Il CAV di Policoro celebra la Giornata per la Vita

sabato 6 febbraio 2021 al Centro Giovanile Padre Minozzi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

AGGIORNAMENTO – Il CAV DI POLICORO COMUNICA CHE PER LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA DELLA GIORNATA DELLA VITA, IN SOSTITUZIONE DELLA DOTT.SSA COSTANZA, IMPOSSIBILITATA A PARTECIPARE, SARANNO PRESENTI IL DR. MARCELLO RICCIUTI E L’ING. GIANCARLO GRANO.  CONFERMATO IL PROGRAMMA.
Policoro, 06.02.2021

 

Si svolgerà sabato 6 febbraio 2021 alle ore 17.00 la Celebrazione della Giornata per la Vita promossa dal CAV (Centro di aiuto alla Vita) di Policoro.
Ai saluti di don Michele Celiberti e dell’avv. Franca Mauro (presidente del CAV) seguiranno gli interventi di don Antonio Donadio, vicario parrocchiale, e della dott.ssa Costanza Miriano, giornalista e scrittrice. Conclusioni affidate a S.E. Mons. Vincenzo Orofino, vescovo.
Domenica 7 febbraio, alle ore 19.00, nella Chiesa del Buon Pastore, la Celebrazione Eucaristica per la Vita.

 

Tendi la tua mano al povero

Domenica 15 novembre 2020 la IV Giornata Mondiale dei Poveri

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO

IV GIORNATA MONDIALE DEI POVERI

Domenica XXXIII del Tempo Ordinario
15 novembre 2020

 

“Tendi la tua mano al povero”
(cfr Sir 7,32)

 

“Tendi la tua mano al povero” (cfr Sir 7,32). La sapienza antica ha posto queste parole come un codice sacro da seguire nella vita. Esse risuonano oggi con tutta la loro carica di significato per aiutare anche noi a concentrare lo sguardo sull’essenziale e superare le barriere dell’indifferenza. La povertà assume sempre volti diversi, che richiedono attenzione ad ogni condizione particolare: in ognuna di queste possiamo incontrare il Signore Gesù, che ha rivelato di essere presente nei suoi fratelli più deboli (cfr Mt 25,40).

1. Prendiamo tra le mani il Siracide, uno dei libri dell’Antico Testamento. Qui troviamo le parole di un maestro di saggezza vissuto circa duecento anni prima di Cristo. Egli andava in cerca della sapienza che rende gli uomini migliori e capaci di scrutare a fondo le vicende della vita. Lo faceva in un momento di dura prova per il popolo d’Israele, un tempo di dolore, lutto e miseria a causa del dominio di potenze straniere. Essendo un uomo di grande fede, radicato nelle tradizioni dei padri, il suo primo pensiero fu di rivolgersi a Dio per chiedere a Lui il dono della sapienza. E il Signore non gli fece mancare il suo aiuto.

Fin dalle prime pagine del libro, il Siracide espone i suoi consigli su molte concrete situazioni di vita, e la povertà è una di queste. Egli insiste sul fatto che nel disagio bisogna avere fiducia in Dio: «Non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni. Accetta quanto ti capita e sii paziente nelle vicende dolorose, perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore. Nelle malattie e nella povertà confida in lui. Affidati a lui ed egli ti aiuterà, raddrizza le tue vie e spera in lui. Voi che temete il Signore, aspettate la sua misericordia e non deviate, per non cadere» (2,2-7).

2. Pagina dopo pagina, scopriamo un prezioso compendio di suggerimenti sul modo di agire alla luce di un’intima relazione con Dio, creatore e amante del creato, giusto e provvidente verso tutti i suoi figli. Il costante riferimento a Dio, tuttavia, non distoglie dal guardare all’uomo concreto, al contrario, le due cose sono strettamente connesse.

Lo dimostra chiaramente il brano da cui è tratto il titolo di questo Messaggio (cfr 7,29-36). La preghiera a Dio e la solidarietà con i poveri e i sofferenti sono inseparabili. Per celebrare un culto che sia gradito al Signore, è necessario riconoscere che ogni persona, anche quella più indigente e disprezzata, porta impressa in sé l’immagine di Dio. Da tale attenzione deriva il dono della benedizione divina, attirata dalla generosità praticata nei confronti del povero. Pertanto, il tempo da dedicare alla preghiera non può mai diventare un alibi per trascurare il prossimo in difficoltà. È vero il contrario: la benedizione del Signore scende su di noi e la preghiera raggiunge il suo scopo quando sono accompagnate dal servizio ai poveri.

3. Quanto è attuale questo antico insegnamento anche per noi! Infatti la Parola di Dio oltrepassa lo spazio, il tempo, le religioni e le culture. La generosità che sostiene il debole, consola l’afflitto, lenisce le sofferenze, restituisce dignità a chi ne è privato, è condizione di una vita pienamente umana. La scelta di dedicare attenzione ai poveri, ai loro tanti e diversi bisogni, non può essere condizionata dal tempo a disposizione o da interessi privati, né da progetti pastorali o sociali disincarnati. Non si può soffocare la forza della grazia di Dio per la tendenza narcisistica di mettere sempre sé stessi al primo posto.

Tenere lo sguardo rivolto al povero è difficile, ma quanto mai necessario per imprimere alla nostra vita personale e sociale la giusta direzione. Non si tratta di spendere tante parole, ma piuttosto di impegnare concretamente la vita, mossi dalla carità divina. Ogni anno, con la Giornata Mondiale dei Poveri, ritorno su questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa, perché i poveri sono e saranno sempre con noi (cfr Gv 12,8) per aiutarci ad accogliere la compagnia di Cristo nell’esistenza quotidiana.

4. Sempre l’incontro con una persona in condizione di povertà ci provoca e ci interroga. Come possiamo contribuire ad eliminare o almeno alleviare la sua emarginazione e la sua sofferenza? Come possiamo aiutarla nella sua povertà spirituale? La comunità cristiana è chiamata a coinvolgersi in questa esperienza di condivisione, nella consapevolezza che non le è lecito delegarla ad altri. E per essere di sostegno ai poveri è fondamentale vivere la povertà evangelica in prima persona. Non possiamo sentirci “a posto” quando un membro della famiglia umana è relegato nelle retrovie e diventa un’ombra. Il grido silenzioso dei tanti poveri deve trovare il popolo di Dio in prima linea, sempre e dovunque, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità.

È vero, la Chiesa non ha soluzioni complessive da proporre, ma offre, con la grazia di Cristo, la sua testimonianza e gesti di condivisione. Essa, inoltre, si sente in dovere di presentare le istanze di quanti non hanno il necessario per vivere. Ricordare a tutti il grande valore del bene comune è per il popolo cristiano un impegno di vita, che si attua nel tentativo di non dimenticare nessuno di coloro la cui umanità è violata nei bisogni fondamentali.

5. Tendere la mano fa scoprire, prima di tutto a chi lo fa, che dentro di noi esiste la capacità di compiere gesti che danno senso alla vita. Quante mani tese si vedono ogni giorno! Purtroppo, accade sempre più spesso che la fretta trascina in un vortice di indifferenza, al punto che non si sa più riconoscere il tanto bene che quotidianamente viene compiuto nel silenzio e con grande generosità. Accade così che, solo quando succedono fatti che sconvolgono il corso della nostra vita, gli occhi diventano capaci di scorgere la bontà dei santi “della porta accanto”, «di quelli che vivono vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio» (Esort. ap. Gaudete et exsultate, 7), ma di cui nessuno parla. Le cattive notizie abbondano sulle pagine dei giornali, nei siti internet e sugli schermi televisivi, tanto da far pensare che il male regni sovrano. Non è così. Certo, non mancano la cattiveria e la violenza, il sopruso e la corruzione, ma la vita è intessuta di atti di rispetto e di generosità che non solo compensano il male, ma spingono ad andare oltre e ad essere pieni di speranza.

6. Tendere la mano è un segno: un segno che richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore. In questi mesi, nei quali il mondo intero è stato come sopraffatto da un virus che ha portato dolore e morte, sconforto e smarrimento, quante mani tese abbiamo potuto vedere! La mano tesa del medico che si preoccupa di ogni paziente cercando di trovare il rimedio giusto. La mano tesa dell’infermiera e dell’infermiere che, ben oltre i loro orari di lavoro, rimangono ad accudire i malati. La mano tesa di chi lavora nell’amministrazione e procura i mezzi per salvare quante più vite possibile. La mano tesa del farmacista esposto a tante richieste in un rischioso contatto con la gente. La mano tesa del sacerdote che benedice con lo strazio nel cuore. La mano tesa del volontario che soccorre chi vive per strada e quanti, pur avendo un tetto, non hanno da mangiare. La mano tesa di uomini e donne che lavorano per offrire servizi essenziali e sicurezza. E altre mani tese potremmo ancora descrivere fino a comporre una litania di opere di bene. Tutte queste mani hanno sfidato il contagio e la paura pur di dare sostegno e consolazione.

7. Questa pandemia è giunta all’improvviso e ci ha colto impreparati, lasciando un grande senso di disorientamento e impotenza. La mano tesa verso il povero, tuttavia, non è giunta improvvisa. Essa, piuttosto, offre la testimonianza di come ci si prepara a riconoscere il povero per sostenerlo nel tempo della necessità. Non ci si improvvisa strumenti di misericordia. È necessario un allenamento quotidiano, che parte dalla consapevolezza di quanto noi per primi abbiamo bisogno di una mano tesa verso di noi.

Questo momento che stiamo vivendo ha messo in crisi tante certezze. Ci sentiamo più poveri e più deboli perché abbiamo sperimentato il senso del limite e la restrizione della libertà. La perdita del lavoro, degli affetti più cari, come la mancanza delle consuete relazioni interpersonali hanno di colpo spalancato orizzonti che non eravamo più abituati a osservare. Le nostre ricchezze spirituali e materiali sono state messe in discussione e abbiamo scoperto di avere paura. Chiusi nel silenzio delle nostre case, abbiamo riscoperto quanto sia importante la semplicità e il tenere gli occhi fissi sull’essenziale. Abbiamo maturato l’esigenza di una nuova fraternità, capace di aiuto reciproco e di stima vicendevole. Questo è un tempo favorevole per «sentire nuovamente che abbiamo bisogno gli uni degli altri, che abbiamo una responsabilità verso gli altri e verso il mondo […]. Già troppo a lungo siamo stati nel degrado morale, prendendoci gioco dell’etica, della bontà, della fede, dell’onestà […]. Tale distruzione di ogni fondamento della vita sociale finisce col metterci l’uno contro l’altro per difendere i propri interessi, provoca il sorgere di nuove forme di violenza e crudeltà e impedisce lo sviluppo di una vera cultura della cura dell’ambiente» (Lett. enc. Laudato si’, 229). Insomma, le gravi crisi economiche, finanziarie e politiche non cesseranno fino a quando permetteremo che rimanga in letargo la responsabilità che ognuno deve sentire verso il prossimo ed ogni persona.

8. “Tendi la mano al povero”, dunque, è un invito alla responsabilità come impegno diretto di chiunque si sente partecipe della stessa sorte. È un incitamento a farsi carico dei pesi dei più deboli, come ricorda San Paolo: «Mediante l’amore siate a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: Amerai il tuo prossimo come te stesso. […] Portate i pesi gli uni degli altri» (Gal 5,13-14; 6,2). L’Apostolo insegna che la libertà che ci è stata donata con la morte e risurrezione di Gesù Cristo è per ciascuno di noi una responsabilità per mettersi al servizio degli altri, soprattutto dei più deboli. Non si tratta di un’esortazione facoltativa, ma di una condizione dell’autenticità della fede che professiamo.

Il libro del Siracide ritorna in nostro aiuto: suggerisce azioni concrete per sostenere i più deboli e usa anche alcune immagini suggestive. Dapprima prende in considerazione la debolezza di quanti sono tristi: «Non evitare coloro che piangono» (7,34). Il periodo della pandemia ci ha costretti a un forzato isolamento, impedendoci perfino di poter consolare e stare vicino ad amici e conoscenti afflitti per la perdita dei loro cari. E ancora afferma l’autore sacro: «Non esitare a visitare un malato» (7,35). Abbiamo sperimentato l’impossibilità di stare accanto a chi soffre, e al tempo stesso abbiamo preso coscienza della fragilità della nostra esistenza. Insomma, la Parola di Dio non ci lascia mai tranquilli e continua a stimolarci al bene.

9. “Tendi la mano al povero” fa risaltare, per contrasto, l’atteggiamento di quanti tengono le mani in tasca e non si lasciano commuovere dalla povertà, di cui spesso sono anch’essi complici. L’indifferenza e il cinismo sono il loro cibo quotidiano. Che differenza rispetto alle mani generose che abbiamo descritto! Ci sono, infatti, mani tese per sfiorare velocemente la tastiera di un computer e spostare somme di denaro da una parte all’altra del mondo, decretando la ricchezza di ristrette oligarchie e la miseria di moltitudini o il fallimento di intere nazioni. Ci sono mani tese ad accumulare denaro  con la vendita di armi che altre mani, anche di bambini, useranno per seminare morte e povertà. Ci sono mani tese che nell’ombra scambiano dosi di morte per arricchirsi e vivere nel lusso e nella sregolatezza effimera. Ci sono mani tese che sottobanco scambiano favori illegali per un guadagno facile e corrotto. E ci sono anche mani tese che nel perbenismo ipocrita stabiliscono leggi che loro stessi non osservano.

In questo panorama, «gli esclusi continuano ad aspettare. Per poter sostenere uno stile di vita che esclude gli altri, o per potersi entusiasmare con questo ideale egoistico, si è sviluppata una globalizzazione dell’indifferenza. Quasi senza accorgercene, diventiamo incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 54). Non potremo essere contenti fino a quando queste mani che seminano morte non saranno trasformate in strumenti di giustizia e di pace per il mondo intero.

10. «In tutte le tue azioni, ricordati della tua fine» (Sir 7,36). È l’espressione con cui il Siracide conclude questa sua riflessione. Il testo si presta a una duplice interpretazione. La prima fa emergere che abbiamo bisogno di tenere sempre presente la fine della nostra esistenza. Ricordarsi il destino comune può essere di aiuto per condurre una vita all’insegna dell’attenzione a chi è più povero e non ha avuto le stesse nostre possibilità. Esiste anche una seconda interpretazione, che evidenzia piuttosto il fine, lo scopo verso cui ognuno tende. È il fine della nostra vita che richiede un progetto da realizzare e un cammino da compiere senza stancarsi. Ebbene, il fine di ogni nostra azione non può essere altro che l’amore. È questo lo scopo verso cui siamo incamminati e nulla ci deve distogliere da esso. Questo amore è condivisione, dedizione e servizio, ma comincia dalla scoperta di essere noi per primi amati e risvegliati all’amore. Questo fine appare nel momento in cui il bambino si incontra con il sorriso della mamma e si sente amato per il fatto stesso di esistere. Anche un sorriso che condividiamo con il povero è sorgente di amore e permette di vivere nella gioia. La mano tesa, allora, possa sempre arricchirsi del sorriso di chi non fa pesare la propria presenza e l’aiuto che offre, ma gioisce solo di vivere lo stile dei discepoli di Cristo.

In questo cammino di incontro quotidiano con i poveri ci accompagna la Madre di Dio, che più di ogni altra è la Madre dei poveri. La Vergine Maria conosce da vicino le difficoltà e le sofferenze di quanti sono emarginati, perché lei stessa si è trovata a dare alla luce il Figlio di Dio in una stalla. Per la minaccia di Erode, con Giuseppe suo sposo e il piccolo Gesù è fuggita in un altro paese, e la condizione di profughi ha segnato per alcuni anni la santa Famiglia. Possa la preghiera alla Madre dei poveri accomunare questi suoi figli prediletti e quanti li servono nel nome di Cristo. E la preghiera trasformi la mano tesa in un abbraccio di condivisione e di fraternità ritrovata.

Roma, San Giovanni in Laterano, 13 giugno 2020, Memoria liturgica di Sant’Antonio di Padova.

 

Francesco


Domenica 22 novembre: Giornata Nazionale Offerte per il sostentamento dei sacerdoti

La Giornata Nazionale delle Offerte è una domenica di comunione tra preti e fedeli, tenuti uniti dallo Spirito, affidati gli uni agli altri. È la festa del sovvenire, cioè del provvedere alle necessità della Chiesa con una scelta di condivisione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“I sacerdoti, donando sé stessi, ci insegnano che Dio è la realtà più bella dell’esistenza umana”. Sono circa 34 mila in Italia i ministri dei sacramenti che – come evidenziato da Papa Francesco- si fanno pane spezzato per gli altri. Per i più abbandonati e per ognuno di noi. Quotidianamente ci fanno spazio, ci offrono il loro tempo, dividono volentieri un pezzo di strada con noi senza chiederci chi siamo. Preti necessari a tutti, perché siamo tutti poveri, bisognosi di misericordia, di incontrare Gesù che rinnova la nostra vita.

La Giornata Nazionale delle Offerte è una domenica di comunione tra preti e fedeli, tenuti uniti dallo Spirito, affidati gli uni agli altri. È la festa del sovvenire, cioè del provvedere alle necessità della Chiesa con una scelta di condivisione. È l’ingresso con passo nuovo nell’anno liturgico, scegliendo di accompagnare la missione dei sacerdoti. Non solo domenica 22, ma in tutto il periodo di Natale, per poi ripetere l’Offerta nel corso dei mesi successivi. Basta anche una piccola somma ma donata in tanti.

Ogni Offerta è il segno concreto di questa vicinanza. Raggiunge tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro -spiega il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni- Tanto più nell’anno difficile del Covid, in cui da mesi i preti diocesani continuano a tenere unite le comunità disperse, incoraggiano i più soli e non smettono di servire il numero crescente di nuovi poveri. Oggi più che mai i nostri sacerdoti sono annunciatori di speranza, ci incoraggiano a vivere il Vangelo affrontando le difficoltà con fede e generosità, rispondendo all’emergenza con la dedizione”.

Le Offerte per i sacerdoti si aggiungono all’obolo domenicale, sono il segno della “Chiesa-comunione” auspicata dal Concilio Vaticano II. È possibile donarle attraverso conto corrente postale, bonifico bancario, carta di credito o donazione diretta (vedi allegato). Destinate all’Istituto centrale sostentamento clero, sono uno strumento che ha origine dalla revisione concordataria del 1984. Da oltre un trentennio infatti il clero italiano non riceve più la congrua, ma è affidato alle comunità per il sostentamento.

Oggi le Offerte raggiungono circa 34 mila pastori, tra cui 400 missionari inviati nei Paesi in via di sviluppo e 3 mila preti ormai anziani o malati, dopo una vita di servizio ai fratelli. Nel 2019 sono state raccolte oltre 84 mila Offerte. Una cifra ancora lontana dalle esigenze di un sostegno decoroso. Per questo abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti.

Per maggiori informazioni e approfondimenti consultare il sito www.insiemeaisacerdoti.it

In allegato il comunicato stampa con allegati sulla raccolta storica delle Offerte, fabbisogno e modalità per donare.

 

(www.chiesacattolica.it)