3° Appuntamento della CDAL per approfondire la fede

Domani, sabato 12 ottobre, alle ore 15.30, presso l’Ostello della Gioventù a Chiaromonte, il laicato cattolico di Tursi-Lagonegro si ritrova per il terzo seminario di approfondimento: “Rendere visibile il grande SI della fede“. 
Promosso dalla Consulta diocesana delle Aggregazioni laicali di Tursi-Lagonegro, a Chiaromonte la relatrice sarà Giuliana MARTIRANI*, docente presso l’Università “Federico II” di Napoli, chiamata a presentare il tema: “Una comunità che si educa ed educa alla solidarietà”. 
Primo appuntamento è stato quello del 1° dicembre 2012, a un mese e mezzo dall’apertura dell’Anno della Fede, presso la sala Conferenze “Benedetto XVI” della Cattedrale di Tursi; il secondo presso la Parrocchia San Giuseppe a Lagonegro il 6 aprile 2013. Sono stati presenti a questi due incontri la prof.ssa Giuseppina De Simone e Serena Noceti.
 
PROGRAMMA
ore 15.00 Accoglienza
ore 15.45 Preghiera Comunitaria
Introduzione ai lavori
– mons. Salvatore De Pizzo, vicario per il laicato
– prof.ssa Anna Maria Bianchi, presidente CDAL
 
relazione della Prof.ssa Giuliana Martirani
“Una comunità che si educa ed educa alla solidarietà”
ore 17.15 Intervallo
ore 17.30 Dialogo con la Relatrice
ore 18.30 Conclusioni
S. E. Rev.ma Mons. Francesco Nolè, Vescovo
Preghiera
 
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* La professoressa Giuliana Martirani è nata e vive a Napoli. Docente di Geografia politica ed economica all’Università di Napoli “Federico II” e alla Lumsa di Palermo, ha insegnato alla Ottawa University (Canada), è stata delegata ufficiale alla Conferenza mondiale dell’ONU sulla donna (Pechino, 1995),  ha animato un gruppo su Impegno sociale e politico al III Convegno della Chiesa Italiana (Palermo 1995), è stata Presidente del MIR e membro del direttivo dell’IPRA con stato consultivo presso l’Unesco e le Nazioni Unite. Ha fatto parte del gruppo di iniziatori del Progetto Policoro.
Scrive su molte  riviste e collabora alla formazione per numerosi organismi, fra cui Unicef, Caritas italiana, AC, Focsiv.
Tra le pubblicazioni, dedicate in particolare a sviluppo, pace, ambiente, intercultura:  Assicurare la sostenibilità ambientale, Aspes, 2011; Spiritus, Messaggero, 2011; Viandante maestoso. La via della bellezza, Paoline, 2006; La danza della pace. Dalla competizione alla cooperazione, Paoline, 2004; Il drago e l’agnello. Dal mercato globale alla giustizia universale, Paoline, 2001; La civiltà della tenerezza. Nuovi stili di vita per il terzo millennio, Paoline, 1997; Facciamo politica, Qualevita, 1995.
è delegata presso l’Ufficio Giustizia Pace Salvaguardia del Creato della Conferenza Episcopale Campana e all’Ufficio Scuola e Università della CEI.
 
 
Una rete di prossimità
“Servire significa lavorare a fianco dei più bisognosi, stabilire con loro prima di tutto relazioni umane, di vicinanza, legami di solidarietà. Solidarietà, questa parola che fa paura per il mondo più sviluppato. Cercano di non dirla. E’ quasi una parolaccia per loro. Ma è la nostra parola! Servire significa riconoscere e accogliere le domande di giustizia, di speranza, e cercare insieme delle strade, dei percorsi coerenti di liberazione”. Sono alcune delle parole pronunciare da papa Francesco in visita ai rifugiati al centro Astalli. Parole forti, che declinano nel contesto attuale la Parola che sarà l’unico metro di giudizio per il destino eterno di ciascuno: avevo fame, avevo sete, ero nudo… L’amore a Dio e per il prossimo, la fede e la carità vanno di pari passo: metterli insieme non riguarda realtà astratte, ma la vita concreta delle persone.
Sono parole che possiamo assumere da guida per il nostro terzo seminario, teso appunto ad approfondire, alla luce dei documenti conciliari e della Dottrina sociale della chiesa, il tema di una comunità che si educa ed educa alla solidarietà.
Una comunità vuol dire non ognuno da solo, individualmente; vuol dire mirare ad un’azione che presuppone la presenza di una comunità ecclesiale strutturata sulle basi emerse dai seminari precedenti: ecclesiologia conciliare, comunione, chiesa popolo di Dio.
Educarsi richiama il lavoro preliminare da fare su se stessi, per uscire dalla carità delle briciole e assumere la solidarietà come compassione, nel senso etimologico di quel patire insieme che è più della stessa empatia, come emerge anche dai contributi di approfondimento di Associazioni e Movimenti dopo il secondo seminario.
Educare porta a considerare che anche il “destinatario” della nostra solidarietà deve diventare soggetto attivo del suo riscatto.
Allora serve assumere uno sguardo “oltre”, vedendo gli ultimi non come soggetto a cui guardare, ma da cui e con cui guardare al contesto sociale, per trasformarlo. Andare oltre “per” gli altri e arrivare a “con” gli altri, ricordando sempre che ultimo è superlativo di oltre.
Anche l’icona scelta, una rete in costruzione, vuole portarci in questa direzione. Servono più mani per costruirla, secondo un progetto comune. E una volta realizzata può essere usata per irretire (dare il pesce per asservire l’altro nel bisogno, mantenendolo dipendente da noi) o diventare strumento per rendere autonomi e liberi (insegnare a usarla per pescare). A noi la scelta, includendo una terza possibilità: contribuire a mettere fine a tante ingiustizie sociali insegnando a costruirsi la rete, a dotarsi degli strumenti per rompere una condizione di marginalità, facendoci così realmente prossimo.
Per farlo, però, è necessaria una chiesa davvero povera e dei poveri, è necessario un popolo di Dio con una spiritualità solida e priva di esibizionismi, sempre al servizio della realtà ecclesiale e civile di cui è e si sente parte.
Anna Maria Bianchi