Venerdì 19 Gennaio 2018
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Cenni Storici   versione testuale


Brevi cenni storici della Diocesi di Tursi – Lagonegro
Della Diocesi di Anglona e Tursi, che si estendeva nell’estrema parte della Calabria citeriore, sul litorale del Mar Jonio non si hanno notizie sicure.
Per una memoria certa basta fare riferimento alla nota “Relatio” di Liutprando, Vescovo da Cremona, che conferisce del mandato del Patriarca di Costantinopoli, Polieucto, con il quale del 968 concedeva all’Arcivescovo di Otranto la facoltà di ordinare, tra gli altri Vescovi, quello di Tursi e alla Riforma amministrativa realizzata da Nociforo Foca, intorno al 975, con la creazione del Catepanato d’Italia entro cui aveva trovato una sua legittimazione il tema della Lucania, risultante dall’aggregazione dei tre territori del Latinianon, del Merkurion e di Lagonegro. Questi tre territori risultano citati nella vita di Cristofaro e Macario, scritta da Oreste, Patriarca di Gerusalemme. 
Su una parte di questi territori (certamente il Latinianon e probabilmente il Merkurion) esercitava la giurisdizione il Vescovo di Tursi.
Non è convincente l’ipotesi di uno sdoppiamento della Sede vescovile di Tursi con due sedi differenti serie di Vescovi, l’una greca e l’altra latina. 
Anche se la presenza di vescovi latini non poteva non tenere nella dovuta considerazione ambienti e luoghi impregnati di cultura bizantina. Nella diocesi tursitana gravita una fitta rete di monasteri italo-greci. 
La conquista normanna della Basilicata modificò notevolmente la geografia politica ed ecclesiastica della Regione. A livello ecclesiastico nel 1068 Tursi risulta affidata alla Sede Metropolitana di Acerenza e, come tutti i vescovadi greci dell’Italia Meridionale, latinizzata. Oltre a costruire ponti, torri e castelli, i nuovi signori diedero anche un notevole impulso alla vita monastica, appoggiando e sostenendo l’espansione del monachesimo benedettino. 
Sua Santità Paolo III unì la Sede Vescovile di Anglona alla Sede di Tursi (1545) e stabilì che la nuova Diocesi si chiamasse “Anglona-Tursi”. La Diocesi comprendeva un vasto territorio che dalle rive del Mar Jonio si inoltrava per circa 50 miglia nell’entroterra, con un appendice nella limitrofa Calabria. Sulla sua superficie di 150 miglia quadrate si trovavano 35 chiese ricettizie, 4 grandi monasteri, 15 conventi di frati mendicanti, 11 santuari mariani e un numero imprecisato di edicole lungo i tratturi dei pastori transumanti.
 
Confini ecclesiastici e civili
Dal 1976 per far coincidere i confini ecclesiastici con quelli delle regioni civili, la Sacra Congregazione per i Vescovi separa dalla diocesi di Anglona-Tursi i Comuni di Alessandria del Carretto, Amendolara, Canna, Montegiordano, Nocara, Oriolo, Rocca Imperiale e Roseto Capo Spulico, che assegna alla Diocesi di Cassano. Da questa stacca e aggrega alla Diocesi di Anglona-Tursi i comuni di Castelluccio Inferiore, Castelluccio Superiore, Rotonda, Viggianello e le parrocchie di Agromonte Magnano e Agromonte Mileo, che appartengono al Comune di Latronico; dalla Diocesi di Policastro per essere assegnati alla Diocesi di Anglona-Tursi, i Comuni di Lagonegro, Latronico, Lauria, Maratea, Nemoli, Rivello e Trecchina. Inoltre la stessa Congregazione stabilisce che dall’Arcidiocesi di Potenza e Marsico siano separati per essere uniti alla Diocesi di Anglona-Tursi i Comuni di Moliterno e Sarconi e dalla Diocesi di Anglona-Tursi siano staccati per essere annessi all’Archidiocesi di Matera i Comuni di Craco, Montalbano Jonico e Scanzano Jonico.
 
L’8 settembre 1976: la nuova denominazione
La Sede Apostolica l’8 settembre 1976 stabilisce che la medesima Chiesa in avvenire sia denominata “Tursi-Lagonegro”, e che il titolo di Anglona, perché non si perda, sia inserito nell’indice delle Sedi Titolari.
La Diocesi di “Tursi-Lagonegro”, nella sua attuale identità si estende per 2.509 kmq, dallo Jonio al Tirreno, con una popolazione di circa 125.000 abitanti. 
La Comunità diocesana vive nel territorio di due province: Potenza e Matera. Questa distinzione amministrativa ha due diversi sviluppi in base alla geografia del territorio: zone montuose, seppur suggestive, nella parte potentina e zone collinari e pianeggianti nella parte materana. Due fasce litoranee e brevi sul Tirreno e sullo Jonio. 
Questo ambiente diversificato, che influenza la comunicazione e lo scambio fra i paesi, le cittadine e i due estremi, incidono ovviamente e significativamente sull’unità diocesana e sulla stessa pastorale ordinaria. 
 
L’attuale configurazione 
L’attuale configurazione ha avuto quattro Vescovi: Mons. Vincenzo Franco (8 settembre 1976 – 27 gennaio 1981; Mons. Gerardo Pierro (6 settembre 1981 – 28 febbraio 1987); Mons. Rocco Talucci (10 aprile 1988 – 5 febbraio 2000): Mons. Francescantonio Nolè (7 gennaio 2001).
La Diocesi è suddivisa in quattro Zone pastorali: Jonica, Sinnica, Val d’Agri e Mercure-Tirrenica.
Santi e Beati della Diocesi sono: Sant’Andrea Avellino di Castronuovo (1521 – 1608); il beato Domenico Lentini di Lauria (1770 – 1828), sacerdote diocesano; il beato Giovanni da Caramola (+1339), converso cistercense.

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